WORF UMANO, WORF KLINGON
Questioni d'onore

di Guillaume Riggio


Worf :“La vita è molto più complicata con questa uniforme rossa, signore.”
Sisko: “Aspetti di avere quattro pallini sul colletto. Rimpiangerà molto di non aver scelto la botanica.”

… E via con i titoli di coda. A quel punto mi sono fermato un attimo a riflettere, ho acceso una sigaretta ed ho tirato lentamente un paio di boccate.
Poi, con calma, mi sono alzato, sono andato in cucina ed ho messo sul fuoco l’acqua per il tè.
Questa si che era una frase di chiusura! Riusciva a comunicarmi tutto il peso, tutto il senso di essere costantemente sotto pressione, in prima linea. Mi trasmetteva l’asprezza dei compromessi, a cui ero così poco abituato in TNG, mi ha fatto venire in mente l’immagine di colui che sa ridere in faccia al proprio destino, alla propria ineluttabilità, all’avversità della situazione.
Ma soprattutto la discussione finale tra Worf e Sisko mi rendeva assolutamente chiara (nella mia mente perversamente distorta quantomeno), la netta differenza che esiste tra il Worf-Umano ed il Worf-Klingon.
Ma andiamo con ordine.
Quando sono tornato in soggiorno il dvd era tornato al menù ed il tema principale di Deep Space Nine risuonava trionfale, accompagnato dai rumori della stazione, incurante del fatto che fosse quasi l’una di notte.
Rimasi ad osservare il teleschermo, godendomi la melodia per qualche momento, e decisi che dovevo rivedere l’episodio un'altra volta.
Alla fine del teaser tolsi l’acqua dal fuoco e misi in infusione il tè.
Tornai giusto in tempo per vedere la Defiant che entrava nel tunnel spaziale.
L’episodio ricominciava.
Worf è agli arresti ed in attesa di processo per l’accusa di aver distrutto, durante una battaglia con degli incrociatori Klingon, un trasporto civile in disoccultamento nella zona dello scontro, uccidendo i 441 passeggeri. L’esito delle udienze determinerà se Worf debba essere estradato e affrontare il giudizio dell’Impero Klingon e, se ciò accadesse, come effetto collaterale si verificherebbe la perdita di credibilità da parte della Federazione, costretta ad ammettere che uno dei suoi ufficiali ha dimostrato negligenza in battaglia, compiendo una carneficina.
Il tutto andrebbe naturalmente a favore dell’Impero, impegnato a conquistare quanti più territori possibili dei Cardassiani ormai allo sbando.
L’episodio “Le regole del Combattimento” inizia con questi presupposti, con Sisko nel ruolo di avvocato difensore e Ch’Pok, un guerriero Klingon forense, all’accusa.

Ch’Pok: “La verità va conquistata. Ci vediamo sul campo di battaglia.”

Subito ci viene presentato lo spietato modo di considerare i fatti da parte di Ch’Pok, che riesce abilmente a convincere pian piano l’ammiraglio del fatto che Worf non sia altro che un essere assetato di sangue desideroso solo di trovarsi sul campo di battaglia pur di placare il suo bisogno di combattere.
Ch’Pok è molto sicuro di se, sa esattamente dove vuole arrivare ed il confronto con Sisko non sembra preoccuparlo minimamente, essendo ben conscio del fatto che ha un alleato su cui contare per vincere quel processo: Worf stesso.
Sapendo sfruttare alla perfezione le debolezze del Klingon, passo dopo passo lo rende involontariamente ed inesorabilmente un ottimo teste a favore dell’accusa.
Tanto per iniziare, per rendere ammissibili come prova dei file personali del Klingon ottenuti senza autorizzazione, lo provoca abilmente chiedendogli se ha forse qualcosa da nascondere, ed ovviamente la reazione del fiero ufficiale è quella di acconsentire riguardo l’utilizzo di quei dati durante l’udienza.
Grazie alle informazioni contenute nei file, Ch’Pok rende noto che il giorno prima di partire per la scorta alle navi cardassiane che avrebbe poi portato al tragico conflitto, Worf durante una sessione nella sala ologrammi, impersonando un antico Imperatore Klingon, con un solo, feroce ordine, aveva fatto spazzare via un intera città, condannando a morte migliaia di persone, tra cui, ovviamente, civili. Donne e bambini.
Giusto per iniziare il processo con una nota di colore. Rosso scuro.
E così via, colpo su colpo, testimone dopo testimone. Dax, Quark, O’Brien, tutti teste a favore, loro malgrado, della tesi dell’accusa.

Worf: “Ed ho provato la stessa sensazione quando le navi klingon ci hanno attaccato: finalmente un occasione di vendetta. Non avrei dovuto accettare la missione.”

Eccoci arrivati alla deposizione di Worf, vero capolavoro del piano dell’Impero.
Ch’Pok riesce a far leva su tutti i nervi scoperti del Klingon, dal fatto di essere stato allevato dagli umani fino al disonore caduto sul casato di Mogh a causa della sua presa di posizione durante l’invasione di Cardassia, dal mettere in dubbio il suo coraggio fino al tirare in ballo il figlio Alexander.
Worf si incastonava alla perfezione nei piani dell’Impero: il suo bisogno di sentirsi accettato dagli altri Klingon ed allo stesso tempo il suo status di Traditore lo rendevano la vittima perfetta.
Fino alla ciliegina sulla torta, nel momento in cui l’ufficiale viene chiamato a deporre e Ch’Pok utilizza la provocazione definitiva dipingendo Worf come “un piccolo essere spaventato che ha distrutto una nave piena di bambini per dimostrare il suo coraggio”, provocando l’immediata reazione del Klingon che avrebbe sancito la sua definitiva condanna, confermando il profilo descritto dall’avvocato dell’accusa.
Se non fosse per il fatto che… nella nave non c’era nessuno.
Il tutto faceva parte di un piano dell’Impero per estradare Worf e gettare fango sulla Federazione, facendo disoccultare quella nave da trasporto (il cui equipaggio era morto due settimane prima nello schianto su un pianeta) durante la battaglia erano sicuri che il Klingon avrebbe reagito d’istinto, facendo fuoco, e non avevano sbagliato.

L’impostazione dei fatti così come viene pian piano esposta da Ch’Pok non avrebbe lasciato alcuno scampo a Worf, che dal mio punto di vista, come ogni volta che lo vediamo interagire con i Klingon, si trova diviso tra l’onore che deve alla Flotta Stellare e quello dovuto nei confronti dell’Impero, dando inevitabilmente la priorità alla propria specie.
Non che questo sia sbagliato, anzi, ma ritengo che questo istinto sia pesantemente condizionato dal Worf-Umano, da colui che per troppo tempo ha vissuto a stretto contatto con esseri umani ed essendo l’unico della sua specie e che ha maturato durante tutto questo periodo un moto d’inferiorità al quale, trovandosi a confrontarsi coi propri simili, cerca di sopperire ad ogni costo. Il suo concetto dell’onore viene inevitabilmente distorto ogni volta che i Klingon fanno capolino. E’ più onorevole proteggere l’equipaggio nel rispetto delle procedure della flotta o dimostrare ai propri simili che anche lui è un guerriero?
La puntata focalizza alla perfezione la questione portando alla luce risposte che, senza l’intervento del deus ex machina impersonato da Odo, risulterebbero molto amare da digerire.
Pur di dimostrare ai propri simili che è un vero Klingon, Worf è arrivato a sparare contro qualcosa che non aveva identificato, ripudiando senza possibilità d’appello ed in un sol colpo tutto quello in cui aveva giurato di credere e rispettare ed a cui per anni aveva deciso di portare onore.
La sua controparte, il Worf-Klingon è quello che vediamo normalmente quando non c’è qualche esponente della sua specie in zona, dedito all’onore ed a tutti i tremilaseicentocinquanta rituali annuali che la tradizione impone, ma che mai si sognerebbe di commettere una leggerezza simile in una situazione così delicata.

Worf: “Quando la nave si è disoccultata avrei dovuto controllare il bersaglio prima di far fuoco.”
Sisko: “Non c’è dubbio che doveva controllare. Sapeva che c’erano navi civili nell’area e ha sparato su qualcosa che non aveva identificato. Lei ha preso una pesante decisione militare per proteggere la nave e l’equipaggio. Ma lei è un ufficiale della Flotta Stellare. Noi non mettiamo i civili in pericolo, neanche potenzialmente, per salvare noi stessi. A volte questo significa che perdiamo la battaglia ed a volte anche la nostra vita. Ma se non è in grado di fare questa scelta, temo proprio che non possa indossare questa uniforme.
[…] La realtà è che non ci sono vittime innocenti. Non ci sono bambini morti sulla sua coscienza. Ha avuto fortuna.

In realtà non c’era nulla di sbagliato nel piano congegnato dall’impero, se non per il fatto che avevano sottovalutato la capacità di Odo di risalire alle informazioni su come si erano svolti realmente i fatti.
Se avessero deciso di sacrificare un numero imprecisato di Klingon (volontari da spedire a morire in battaglia per la gloria dell’Impero ne avrebbero trovati milioni) da mettere nel mirino di Worf, Ch’Pok avrebbe vinto, e lo scenario, per la Federazione, sarebbe diventato ancora più tetro.
Questo perché Worf aveva davvero dimostrato negligenza in battaglia, ma pur essendo ben conscio di tutto questo Sisko l’ha difeso, nonostante fosse in posizione di estremo svantaggio.
Per prima cosa Ch’Pok è stato in grado di far leva in modo eccellente su ogni singolo punto debole di Worf, riuscendo inoltre a dire esattamente quello che serviva per provocare determinate reazioni nel Klingon, che in questo modo non faceva altro che fare il suo gioco, chiudendo il circolo di questo piano perverso.
La colpevolezza di Worf era programmata e prestabilita dal momento stesso in cui ha accettato la missione.

In ogni caso, una vocina insistente continua a ripetermi che Sisko aveva scelto apposta Worf per quell’incarico, naturalmente nella speranza che non si verificasse l’ipotesi (d'altronde remota) che una nave civile finisse bel bel mezzo di una battaglia, perché sapeva benissimo come avrebbe reagito il Klingon. Secondo me il chiaro intento del Capitano era proprio quello di mettere alla prova Worf, facendogli imparare una lezione che avrebbe potuto apprendere solo sul campo di battaglia, solo confrontandosi con i propri demoni, contro la paura di non essere all’altezza, contro questo morboso attaccamento all’ideale di dover rispettare un fantomatico ‘standard Klingon’.
Tutte informazioni di cui l’Impero era perfettamente a conoscenza e che, al momento opportuno, ha cercato di sfruttare senza ritegno.. né onore.
D’altronde non è né la prima volta che l’Impero cerca di strumentalizzare Worf per raggiungere i propri obiettivi, né la prima volta che Worf prende l’iniziativa (guarda caso accade esclusivamente quando ci sono di mezzo i Klingon) pur sapendo di andare contro le direttive della Flotta Stellare (basti ricordare l’episodio “Successione”, TNG, quarta stagione).

Worf-Umano, Worf-Klingon, dicevo all’inizio.
E’ vero che nessuno è morto a causa dell’avventatezza del Klingon, ma è una pura formalità in realtà. Secondo la mia interpretazione questo è il punto di non ritorno per Worf-Klingon, il momento in cui è costretto ad affrontare un ultima volta il senso di inferiorità che lo tiene legato all’Impero, perché così come è vero che questa volta ha avuto fortuna, allo stesso modo potrebbe non averne altrettanta la volta successiva. E Sisko, da gran capitano qual è, non nota di farglielo immediatamente notare, una volta chiuso il sipario sulla faccenda.

Worf: “Ma io non posso, non me la sento di festeggiare.”
Sisko: “Compito di un capitano è anche saper sorridere. Far felici le truppe. Anche quando è l’ultima cosa al mondo che vorresti fare. Perché loro sono le tue truppe, e hai il dovere di averne estrema cura.

In definitiva, se il Worf-Klingon vuole sopravvivere e trovare il suo spazio nella Flotta Stellare, il Worf-Umano deve soccombere, altrimenti le possibili conseguenze, adesso più che mai sotto gli occhi di tutti, finirebbero (finiranno: notare uno dei rari casi di ‘condizionale sicuro’) per distruggere entrambi.
E l’ironia è che il primo cadrebbe a causa della sua stessa natura, l’essere Klingon, per cui obiettivo imprescindibile nei piani dell’Impero ogniqualvolta fosse necessario mettere ‘in crisi’ la Federazione, ed il secondo a causa del suo voler compiacere l’ideale di un Impero che così poco ha fatto per lui.

Infine, una delle cose che più mi sono rimaste impresse è il discorso finale di Benjamin Sisko sulle responsabilità di un ufficiale superiore nei confronti delle proprie truppe che, per quanto riesca a ricordare, per la prima volta ci fa rendere conto che a volte anche un Klingon ha bisogno di una lezione sull’Onore.


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