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SPIDER-MAN 2
di Guillaume
Riggio
Che
definizione dare al concetto di ‘Eroe’?
Personalmente ritengo che un Eroe sia colui che ha il coraggio di portare
a termine la cosa giusta da fare, senza aspettarsi niente in cambio ed
indipendentemente dalle possibili conseguenze e dal prezzo da pagare che
esse comportano.
Peter Parker (per i non addetti l’alter ego di
Spider-Man) incarna interamente questo ruolo grazie all’insegnamento
ricevuto da suo Zio Ben riguardo il concetto di potere e responsabilità,
riuscendo purtroppo ad assimilarlo solo nel momento in cui questi viene
ucciso dalla diretta conseguenza del suo mancato intervento nella cattura
di un ladruncolo.
Da grandi poteri derivano grandi responsabilità.
Ho sempre considerato il primo capitolo
della saga cinematografica di Spider-Man un ottimo film, fedele adattamento
della filosofia Marvel sui supereroi con superproblemi. Incastonato nel
filone dei film d’azione, fortunatamente il regista Sam
Raimi fa in modo che non ne diventi il punto focale, riuscendo
a far emergere la storia, i personaggi e le loro emozioni tra uno scontro
e l’altro.
La scena conclusiva con Peter che, pur ricambiandola, è costretto
a rifiutare l’amore di Mary Jane a causa delle
sue responsabilità come Uomo Ragno, anche se in controtendenza
rispetto al classico ‘happy ending’, è assolutamente
coerente con la natura e lo sviluppo del personaggio.
Spider-Man 2 tiene
alta la mia considerazione sull’avventura cinematografica del Tessiragnatele,
mantenendo i lati positivi del primo e sviluppando alcune delle tematiche
più classiche ed interessanti della carriera del nostro affezionato
Uomo Ragno di quartiere, introducendo anche qualche interessante nuovo
spunto.
Ma andiamo con ordine.
Peter, completamente assorbito dal
suo ruolo di Uomo Ragno, si trova a trascurare ogni altro aspetto della
sua vita: a causa dei suoi continui ritardi al lavoro perde il posto e
la sua carriera universitaria è messa in serio pericolo per lo
scarso impegno (“geniale.. ma pigro” lo definisce il Dott.
Connors) che il ragazzo dedica agli studi.
Per il resto non potrebbe andare peggio: Peter è costantemente
lacerato dall’amore verso Mary Jane che non riesce
ad esprimere a causa della sua doppia vita e dei pericoli che ne derivano,
l’anziana Zia May sta per essere sfrattata, ed
altre piccole varie cose, come il padrone di casa che vuole l’affitto,
il vecchio J.Jonah Jameson che continua a gettare fango
sopra le gesta del Ragnetto… ah, ed ogni tanto i poteri fanno cilecca,
per cui il Nostro si trova a rimanere senza ragnatela ed a precipitare
nel vuoto.
Come
se non bastasse Harry, il migliore amico di Peter, nutre
un odio ossessivo nei confronti del Ragno, che ritiene responsabile della
morte del padre Norman Osborn (a.k.a. Goblin,
nemesi del ragnetto nel fumetto ed ovviamente scelta obbligata come nemico
nel primo film, morto durante lo scontro finale contro il Ragno), e si
trova a dover portare avanti l’azienda di famiglia, la Oscorp
Corporation, tentando di realizzare grazie agli studi dello scenziato
Otto Octavius la fusione a freddo.
Insomma,
la sfiga universale che da sempre gravita intorno all’Arrampicamuri
(resa ottimamente, anche se a mio avviso a lungo andare leggermente ridondante)
non si smentisce.
Durante il classicissimo ‘intoppo durante l’esperimento’,
dalle ceneri del Dottor Octavius e dei suoi arti meccanici dotati di intelligenza
artificiale, nasce il Dott. Octopus.
Il chip inibitore dell’a.i., che dovrebbe permettere al buon dottore
di controllare i suoi arti extra fa la sua breve apparizione per poi finire
frantumato dopo pochi secondi e da vita al geniale ‘supercriminale
suo malgrado’, prima vera innovazione del film.
Il
primo scontro (in realtà il secondo, ma il primo era più
che altro una scaramuccia al laboratorio della Oscorp) tra Spidey e Doc
Ock vede la vecchia Zia May ostaggio del dottore, ed il successivo, rocambolesco
salvataggio da parte del nostro eroe (aiutato, dobbiamo dirlo, da un ombrellata
della zia) contribuirà a far cambiare radicalmente alla vecchietta
l’idea che aveva del Ragno, passando da adepta di JJJ a fan del
Tessiragnatele.
A causa dei suoi impegni come Uomo Ragno, Peter fa ovviamente tardi allo
spettacolo teatrale in cui recita Mary Jane, confermando la sua inaffidabilità
agli occhi della ragazza che non riesce però a fare a meno di essere
innamorata di lui.
Peter
si rende conto di tutto questo ed anche del fatto che le sue responsabilità
come Tessiragnatele hanno ormai completamente assorbito la sua esistenza,
ed arriva alla decisione di non essere più l’Uomo Ragno (la
scena del costume nel bidone è un tributo alla splendida tavola
di John Romita Senior in Amazing Spider-Man #50),
e decide inoltre di confessare a Zia May di essere il responsabile della
morte dell’amato Ben, avendo lasciato scappare il ladro che l’avrebbe
poi ucciso.
Grandi responsabilità. Grandi sensi di colpa.
L’amara rivelazione non sembra però sconvolgere la vecchia
zia più di tanto, dato che la volta successiva in cui la vediamo
sembra aver già perdonato il nipote, soffermandosi su ben altri
argomenti, come il trasloco in un altro appartamento e la prolungata assenza
del Ragno dalla scena.
“Ma tornerà?” chiede in merito Harry
(mi sembra si chiamasse così), un ragazzino che aiuta Zia May nel
trasloco, e la risposta spaesata di Peter non poteva che essere “Non..
non lo so.”
Da li inizia un monologo della vecchia zia sulla figura dell’eroe
e sull’importanza che ha per l’essere umano che incrina sempre
più la decisione di Peter di abbandonare la sua carriera di Uomo
Ragno.
Il
Dottor Octopus, nel frattempo, ha completato la costruzione dell’apparecchiatura
per tentare nuovamente l’esperimento sulla fusione a freddo, ma
necessita ancora della materia prima dal nome letente (nel senso che ha
la capacità di non farsi ricordare, non fetente) e decide perciò
di rivolgersi al suo ex datore di lavoro, Harry Osborn, per potersela
procurare.
I due stringono un patto per cui se Doc Ock avesse consegnato ad Harry
il Ragno, avrebbe avuto in cambio quello di cui aveva bisogno. Il buon
dottore si mette sulle tracce di Spidey partendo, sotto consiglio di Harry,
proprio da Peter Parker, rapendo già che c’era la bella Mary
Jane.
Sapere
la sua amata in pericolo di vita fa scattare l’ultima molla in Peter,
che torna ad indossare il costume ed inizia una spettacolare lotta con
Ock sul treno della metropolitana.
Nel tentativo di fermare il treno dalla folle corsa in cui il Dottore
l’aveva bloccata, Spidey perde i sensi, senza maschera, ed è
soccorso dai passeggeri che si rendono conto che devono a lui la loro
vita.
Chissà perché in questo punto mi è venuto da sorridere,
ricordando il discorso che Goblin fece a Spidey nel primo film, quando
affermava che la gente ancor più di un eroe ama vedere l’eroe
cadere. Splendido
modo per smentire il Folletto Verde.
Non appena riprende i sensi, rassicurato dalla gente che promette di mantenere
il segreto, il Ragno si trova nuovamente a dover affrontare il Dottore
ma nonostante il gesto eroico dei passeggeri che si frappongono tra lui
e Octopus, viene catturato e consegnato come d’accordo a Harry,
che viene così a sapere della vera identità del suo odiato
nemico, mentre Ock se ne va con la materia prima di cui necessitava.
Spidey, dopo aver convinto Harry a rivelargli il nascondiglio di Octopus
(anche se Dio solo può sapere come facesse a conoscerne l’ubicazione),
si precipita a sventare il folle piano del Dottore. Non dimentichiamoci
inoltre che questi tiene sempre in ostaggio Mary Jane.
Altra battaglia, altra maschera che se ne vola via. Così, dopo
che sia Ock che Mary Jane vengono a sapere che Peter Parker è L’Uomo
Ragno manca solo Zia May (che secondo me comunque l’ha subodorato)
e Jameson.
Peter convince il Dottor Octopus della pericolosità del suo esperimento
che minaccia di distruggere la città e questi riprende il controllo
sull’intelligenza artificiale degli arti meccanici e si sacrifica
per distruggere l’apparecchiatura.
Mary Jane capisce infine le cause del tormento che avevano portato Peter
a rifiutarla più volte nonostante fosse innamorato di lei e si
rende conto di non poter sposare il figlio di JJJ, John, con cui si era
messa insieme solo perché più affidabile del suo amato.
Il film si chiude quindi con la solita acrobazia del Ragnetto che volteggia
verso l’emergenza di turno… e con Mary Jane che guarda fuori
dalla finestra aspettando il rientro di Peter.
E
la questione dei poteri che se ne andavano e poi tornavano?
Pensate che me ne fossi dimenticato?
Altro spunto interessante del film è l’introduzione del concetto
che più che schiavo della responsabilità di avere certi
poteri, Peter fosse succube dai sensi di colpa derivati da essi.
Il suo non aver accettato il fatto era la causa psicosomatica delle improvvise
perdite di poteri.
Solo nel momento in cui Peter riesce a venire a patti con la realtà
dei fatti, aiutato dallo shock del rapimento di Mary Jane ed al conseguente
rischio di perdere nuovamente qualcuno che ama a causa del suo mancato
intervento, l’Eroe può definitivamente tornare in scena.
Il fatto che lui non voglia accettare questa realtà perché
gli impedisce di vivere una vita normale, e soprattutto di poter dire
alla persona amata quello che prova, provoca in lui un rifiuto per quelle
responsabilità così grandi da poter gestire da solo, così
pesanti da interferire in ogni aspetto della sua esistenza.
Poteri e responsabilità.
Per
che cosa, poi? Per leggere gli editoriali di Jameson che non fa altro
che accusarlo di collusione con coloro che Spidey cerca di tenere lontano
da tutti gli Zio Ben del mondo?
Per essere costantemente e sistematicamente disprezzato da coloro che
ama per le conseguenze che comporta essere se stesso (e che non può
permettersi di rivelare a nessuno, pena metterli in pericolo)?
È per tutto questo che Peter decide di gettare la spugna, inconsapevole
del fatto che non può rinunciare ad una parte di se stesso ed a
tutto quello che ne deriva.
Ma anche se suo malgrado, Peter è un Eroe, e sono anche i suoi
occhi sbarrati nella scena in cui si lascia alle spalle un pestaggio senza
intervenire che ce lo comunicano.
Peter è un eroe anche senza il costume, come ci dimostra il fatto
che nel momento in cui i poteri vengono a mancargli completamente (non
riesce neanche a sfondare una porta con una spallata o fare un ‘semplice’
salto di pochi metri), nonostante sia un comune essere umano, si tuffa
alla ricerca di una bambina intrappolata in un edificio in fiamme.
Quando, sul treno della metropolitana, si trova a dover fermare le carrozze
lanciate a velocità folle su un binario morto, il suo primo istinto
è quello di togliersi la maschera per poter vedere meglio quanto
distasse alla fine delle rotaie, incurante di proteggere la sua identità
segreta. La sua priorità era la vita dei passeggeri. Ed è
alla loro mercè che si trova nel momento in cui, stremato per lo
sforzo di aver fermato il treno, sviene.
Loro potrebbero fare un semplice identikit e decretare così la
fine dell’Uomo Ragno.
Ma Goblin si sbagliava.
C’è sorpresa nei loro occhi, per la giovane età di
Peter, c’è riconoscenza per il gesto compiuto, c’è
quasi una religiosa deferenza nei confronti del suo corpo inerme.
Ma
non c’è la smania di veder l’Eroe cadere.
Questo perché è il corpo dell’uomo che aveva appena
salvato la loro vita che stavano soccorrendo, di colui che senza pensarci
sopra aveva messo a repentaglio la propria incolumità per loro.
Mary Jane è il sogno di Peter.
Il suo sogno proibito.
Ma, al contrario di quello a cui capita a noi poveri mortali, non è
proibito per il fatto che lei non lo guarda neppure, e neanche perché
è gia feudalmente promessa a qualcun altro. Magari fosse così.
In realtà Peter ritiene (a ragione) che, stringendo legami affettivi
con qualcuno, potrebbe metterlo in pericolo a causa della suo alter ego.
Riecheggia ancora la risata di Goblin che, nel primo film, non appena
appresa l’identità segreta di Spidey, si rende conto che
l’eroe va colpito al cuore.
Ed è infatti la povera Zia May a pagare il prezzo del segreto di
Peter, spaventata a morte dal perfido Folletto Verde.
Così come nel fumetto gli attacchi trasversali sono sempre i preferiti
dei cattivi di turno per colpire l’Eroe: Goblin provoca la morte
della prima ragazza di Peter, Gwen Stacy, Venom alla sua prima apparizione
(Amazing Spider-Man #300) terrorizza la povera Mary Jane Watson (Parker),
Harry Osborn tramite il Camaleonte crea delle forme di vita artificiali
con le fattezze dei genitori di Peter in un elaborato piano per rovinargli
la vita, lo Sciacallo crea un clone di Peter (Benjamin Reilly, carino
tra l’altro l’aneddoto che sta alla base del nome del clone:
non potendo conservare il nome di Peter Parker, egli prese il nome dello
zio , Benjamin appunto, ed il cognome da nubile di May, Reilly) e dopo
quattro anni, manipolando le analisi del dna, e fa credere che Ben è
il vero e unico Uomo Ragno. E potrei continuare ancora a lungo.
Il concetto, in ogni caso, è che Peter cerca erroneamente di proteggere
coloro che ama tenendoli a distanza, di fatto decidendo per loro.
In realtà anche Mary Jane, nel suo piccolo, compie il suo atto
eroico quando si rende conto che è Peter l’uomo che veramente
ama, e nello scoprire la sua doppia identità non si tira indietro
a causa dei pericoli che possono comportare essere la ragazza di un supereroe,
ma al contrario lascia la cerimonia nuziale, con John Jameson già
all’altare, per andare da colui che ama realmente. Indipendentemente
dai pericoli.
Amare è un atto eroico dunque?
Beh, per la mia concezione di eroismo, non risponderò mai ‘no’
ad una domanda del genere.
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