ORNARIANI E BREKKIANI
di Riccardo "Summer" Palazzani

Star Trek è una serie di fantascienza ambientata in un lontano futuro, ma non per questo nei suoi episodi non vengono trattati temi di stretta attualità. Naturalmente lo fa contestualizzando la problematica presa in esame alle esigenze dello show costruendo delle sceneggiature fantastiche ambientate nel futuro, ma capaci di farci riflettere sul nostro presente.
L’episodio Simbiosi, della 1° stagione di Star Trek: The Next Generation ne è un esempio lampante.
Il tema che affronta è quello della tossicodipendenza che affligge il nostro presente, ma che nell’immaginario futuro del XXIV secolo non è più un problema dell’umanità e per tale motivo lo sceneggiatore deve inventarsi una storia convincente ed avvincente per ripresentarcelo mantenendo coerenza con la realtà immaginaria del futuro, senza però volerci dare delle soluzioni o lezioni morali ma semplicemente spingendoci a riflettere, lasciando ad ognuno di noi trarre le proprie conclusioni.
Ornara e Brekka sono due pianeti di classe M che orbitano attorno al medesimo sole nel sistema Delos, abitati da due razze umanoidi molto simili, probabilmente originarie del medesimo ceppo ma cresciute separatamente ignare l’una dell’altra, fino a che il livello tecnologico degli Ornariani non fu tale da permettergli i viaggi spaziali. La convivenza fra i due popoli si dimostrò pacifica e gli Ornariani rispettarono i meno evoluti Brekkiani ad un livello tecnologico ancora primitivo.

Tutto questo fino a duecento anni prima dell’incontro di Picard con le due razze durante una missione scientifica mutata in una di salvataggio di un vascello ornariano da trasporto.
Picard incontra due rappresentanti degli Ornariani, T’Jon e Romas, e due dei Brekkiani, Sobi e Langor sottratti alla distruzione del loro cargo, e scopre che da duecento anni a questa parte i due popoli scambiano fra di loro una preziosa sostanza medica, nota come Felicium, che serve agli Ornariani per sopravvivere agli effetti di un temibile virus che in passato ha infettato le popolazioni. Il Felicium non è in grado di sconfiggere la malattia ma ha capacità lenitive riuscendo a renderne gli effetti sopportabili per la popolazione ed è ricavabile da una pianta particolare che cresce solamente su Brekka. Da lungo tempo gli Ornariani scambiano tecnologia e merci in cambio del Felicium mentre i Brekkiani hanno concentrato tutti i loro sforzi tecnologici sulla produzione della sostanza lasciando da parte ogni altro sbocco sia industriale che scientifico.

I superstiti del cargo hanno in corso però una disputa commerciale sul pagamento del carico e inevitabilmente finiscono con il coinvolgere Picard che viene quindi a conoscenza della tragica situazione di Ornara e della sua numerosa popolazione che attende con ansia il carico di Felicium contestato. Più di quattro miliardi di dosi efficaci per un massimo di 72 ore a dose. Picard quindi capisce che gli Ornariani sono totalmente dipendenti dal Felicium e dai Brekkiani e che da ormai duecento anni il loro sviluppo si è arrestato tanto che le poche navi spaziali rimaste in servizio sono fatiscenti e nessuno più su Ornara è in grado di ripararle. I due naufraghi ornariani presentano i segni della malattia che affligge il pianeta ed implorano Picard di aiutarli a riportare il carico sul loro pianeta. Picard acconsente ma ordina alla dottoressa Crusher di esaminarli e verificare se non sia possibile fornire loro una cura definitiva. Una violenta discussione fra T’Jon e Langor svela all’equipaggio dell’Enterprise che entrambe le razze sono dotate di una temibile arma naturale che consiste nella capacità di sprigionare al contatto violente scariche elettriche. La spiegazione è che il sistema Delos è sconvolto da violente tempeste elettromagnetiche a cui i due popoli devono essersi adattati, imparando a sfruttarli durante il processo evolutivo.
Picard offre aiuto agli Ornariani dicendosi disposto a fornire dei pezzi di ricambio per le due navi superstiti dedite al commercio ma Beverly si intromette rivelando al capitano che in realtà gli Ornariani non sono assolutamente malati e che se è vero che duecento anni prima c’è stato un virus esso è stato sconfitto dal Felicium, sostanza che come controindicazione crea dipendenza e i sintomi di cui soffrono T’Jon e Romas non sono dovuti al virus ma all’astinenza da Felicium.

Picard mette alle strette i Brekkiani e apprende che questi, in passato, furono colpiti anch’essi dal virus e compresero che il Felicium era in grado di sconfiggerlo ma che dava allo stesso tempo anche dipendenza. Non rivelarono però la loro scoperta agli Ornariani e continuarono a fornire loro il Felicium concentrando gli sforzi sul miglioramento del processo produttivo nonché dell’efficacia del Felicium stesso. Beverly li accusa anche di averlo reso mille volte più potente e capace di creare una dipendenza assoluta, pena crisi di astinenza dolorose.
Picard ha le mani legate dalla Prima Direttiva e nonostante le vibranti proteste della Crusher decide che non può rivelare la verità agli Ornariani ed interferire quindi con il loro sviluppo ma intelligentemente decide di applicarla fino in fondo ritirando la sua disponibilità a fornire i pezzi di ricambio necessari ai cargo Ornariani. T’Jon lo accusa di voler condannare il suo pianeta allo sterminio, consapevole che le ultime due navi prima o poi si sarebbero guastate irrimediabilmente, accuse che Picard rigetta suggerendogli di avere più fiducia in sé stessi e di esplorare altre possibilità.

Il rapporto che lega Ornara a Brekka è una metafora del sistema di distribuzione delle sostanze stupefacenti che lega indissolubilmente tossicodipendente e spacciatore, con il primo costretto a pagare un prezzo sempre più alto che arriva alla negazione della sua stessa esistenza, asservita al solo scopo di procurarsi ancora una dose capace di porre fine ai sintomi dell’astinenza, ed il secondo che prospera sulla disperazione del primo. Gli Ornariani, schiacciati dalla dipendenza, hanno progressivamente perso la spinta evolutiva e si sono arrestati, incapaci di trasmettere alle generazioni successive le conoscenze, dediti solo alla produzione di beni da essere scambiati con il Felicium, psicologicamente frenati da un futuro che sembra non esserci più senza Felicium, mentre dall’altra parte i Brekkiani hanno convogliato le loro energie alla produzione del Felicium. Lo sviluppo tecnologico dei Brekkiani quindi finalizzato solo alla produzione della sostanza viene tarpato in ogni altro settore. Due popoli che Picard definisce in un rapporto di simbiosi, dove uno ha bisogno dell’altro seppur per motivi diversi, ma con alla base un inganno, quello dei Brekkiani, che nascondono il segreto relativo alla reale necessità di Felicium degli Ornariani.
Picard non può, con le mani legate dalla Prima Direttiva, intervenire direttamente facendo giustizia secondo i suoi parametri culturali, ma si rende conto che l’arrivo dell’Enterprise è un evento casuale nella storia degli Ornariani e per tale motivo non è direttamente responsabile degli sconvolgimenti che le sue scelte potrebbero portare su Ornara. Non consegnando i ricambi promessi Picard crea i presupposti affinché un giorno, una volta fuori uso l’ultima nave, gli Ornariani scoprano sulla propria pelle che il virus non c’è più e che si può vivere senza Felicium. Picard non sa quando questo accadrà, ne può prevedere se altre razze aliene raggiungeranno il sistema Delos interferendo con le due colture o se i Brekkiani saranno capaci di sviluppare il volo spaziale per sopperire alle mancanze degli Ornariani, ma la soluzione che adotta è il massimo che la Prima Direttiva gli consente, comprendendo che se l’Enterprise non fosse mai giunta la situazione avrebbe trovato il medesimo sbocco.

Avrebbe potuto, come proposto da Beverly, fornire agli Ornariani una sostanza capace di alleviare gli effetti dell’astinenza senza però dare dipendenza, ma tale soluzione, oltre ad essere contraria ai dettami della Prima Direttiva, non avrebbe fatto comprendere agli Ornariani di essere stati vittima di un inganno. Per gli Ornariani si prospetta un futuro prossimo di grande sofferenza, dove dovranno dare il meglio di sé per resistere, ma superato un primo momento estremamente duro scopriranno che possono vivere anche senza Felicium ma si troveranno di fronte un pianeta da ricostruire, ad un passato di prosperità ormai molto lontano. Sapranno rinunciare realmente al Felicium o preferiranno invece continuare a servirsene aggrappandosi con disperazione all’effimera felicità chimica che la sostanza sa infondere? È in fondo il dilemma che devono affrontare coloro che cercano di uscire dal tunnel della tossicodipendenza, al termine del quale non c’è un paradiso ma la dura vita di tutti i giorni, che tutti noi affrontiamo ogni giorno senza fare affidamento a sostanze che ci facciano sentire meglio. E come purtroppo spesso accade, chi è stato per anni nel mondo della tossicodipendenza è impreparato ad affrontare la vita senza l’apporto delle sostanze capaci di spegnere le sue angosce e paure e nonostante il suo iniziale desiderio di uscirne e riscattarsi preferisce tornare a rifugiarsi nel mondo della droga, incapace di ritrovare nella nuova realtà le sensazioni esaltanti che gli stupefacenti creano artificialmente.


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