Biografia
Per
quanto riguarda le necessarie nozioni biografiche di questo autore, poco
noto al pubblico europeo, ricordiamo che Frank Patrick Herbert
nasce a Tacoma, nello stato di Washington, nel 1920. Egli stesso
ricorda che il giorno del suo ottavo compleanno annuncia alla famiglia,
col fare ingenuo proprio dei bambini, che da grande farà lo scrittore.
Nel 1939 mente sulla sua reale età per conseguire il primo lavoro
come giornalista, e iniziare così la sua lunga carriera come opinionista
e reporter.
Durante la seconda guerra mondiale viene chiamato in servizio dalla marina
militare; dopo la guerra inizia gli studi universitari a Washington dove
conosce la donna che gli rimarrà a fianco per buona parte della
sua vita: Beverly Ann Stuart. Studiano scrittura creativa
e sono gli unici della classe che riescono a vendere alcuni racconti.
I due si sposano nel 1946 e il loro primo figlio, Brian,
arriverà l’anno successivo. Nella biografia del padre, Brian,
ricorda che Frank non terminò mai gli studi universitari.
Dopo il periodo universitario, Frank torna ad occuparsi di giornalismo
lavorando per il Seattle Star e l’Oregon Statesman.
Appassionato lettore di fantascienza già dagli anni quaranta, dieci
anni dopo decide di iniziare a scrivere racconti su quel genere. Nel 1950
i suoi racconti possono essere letti, fra le altre riviste, anche su Startling
Stories.
Herbert inizia la sua carriera come romanziere con la pubblicazione di
The Dragon in the Sea, nel 1955, dove utilizza lo scenario
di un sottomarino avveniristico per esplorare le linee di demarcazione
fra la sanità mentale e la follia. Il libro profetizza conflitti
mondiali basati sulla produzione e il consumo del petrolio. Nonostante
sia un successo di critica, non raggiunge traguardi commerciali e di pubblico
apprezzabili.
Nel
1959 inizia gli studi e le ricerche per Dune, il suo
capolavoro. Dopo sei anni di lavoro Dune è pronto nel 1965. La
pubblicazione viene rifiutata da più di venti case editrici. Uno
degli editori gli rispedisce il dattiloscritto con la nota: ” I
might be making the mistake of the decade, but…”.
Alla fine riesce nel suo intento, l’opera viene pubblicata, riceve
un cospicuo anticipo e Dune diventa presto un successo di critica. Vince
il premio Nebula come miglior romanzo nel 1965 e il premio
Hugo nel 1966. Dune è il primo romanzo ecologico di fantascienza,
ricco di temi interconnessi e di punti di vista multipli dei personaggi:
metodo che diventerà una costante nella produzione di Herbert.
Per la critica Dune diventa un punto di demarcazione rispetto alla narrativa
precedente sotto diversi aspetti. Anzitutto è il primo romanzo
“letterario” di fantascienza: fino a quel momento il successo
della produzione fantascientifica era legato ad un’avvincente idea
tecnologica, la caratterizzazione dei personaggi e la trama occupavano
una posizione di scarso rilievo. Dune pone l’accento, inoltre, su
temi di reale interesse filosofico: sopprimendo la tecnologia nel suo
universo, Herbert pone l’accento sui cambiamenti dell’umanità
e delle istituzioni umane.
Non trascurabile, ma spesso poco riconosciuto, é anche l’impatto
culturale fornito dall’opera. Herbert è un capace divulgatore
di idee scientifiche a livello popolare. In Dune apre possibilità
di confronti e di interesse su temi socio-biologici e politici innescando
nel lettore un meccanismo di curiosità e ricerca di approfondimenti.
Infine, Dune è un opera mastodontica di costruzione di un mondo:
rappresenta ,per la fantascienza, quello che The Lord of the Rings rappresenta
per il genere fantasy. Per rendere vivo il suo universo, l’autore
cura minuziosamente ogni aspetto, incluso glossari, note, citazioni documenti
e storie .
Dune gli apre le strade per un ulteriore miglioramento della sua vita
professionale: nel 1972 diventa lettore in studi interdisciplinari all’università
di Washington e, nello stesso anno lavora come consulente ecologico in
Vietnam e nel Pakistan. Nel 1973 si occupa anche di televisione nel ruolo
di direttore della fotografia per lo spettacolo televisivo The Tillers.
Migliorata la sua situazione economica, tra gli anni settanta ed ottanta,
viaggia dalle isole Hawaii e Washington; durante questo periodo scrive
numerosi libri nei quali porta avanti i propri concetti ecologici e filosofici.
Continua la saga di Dune con la pubblicazione di Dune Messiah,
Children of Dune e God-Emperor of Dune. Inoltre,
degni di nota sono The Dosadi Experiment, The Godmakers, The White
Plague , The Jesus Incident, scritto con Bill Ransom,
The Lazarus Effect e The Ascension Factor.
La
produzione di Herbert successiva a Dune presenta, qualitativamente parlando,
differenze notevoli e cambi di stile riportandolo, a tratti, alla letteratura
ingenua dei primi racconti.
Libri come The Green Brain, The Saratoga Barrier
e Hellstrom’s Hive risentono della necessità
di un’idea tecnologica di base come spunto per il racconto, mostrando
un’involuzione di genere rispetto alla strada già tracciata
dal sopraccitato capolavoro.
Anche Dune Messiah, il seguito di Dune, pubblicato nel 1969, non raggiunge
i livelli stilistici e contenutistici del predecessore, benché
risulti efficace come proseguimento della serie.
Children of Dune viene considerato troppo narrativo ed oscuro per raggiungere
la gloria che gli spetterebbe. The Dosadi Experiment è un raffinato
racconto di fantascienza, ma manca di profondità epica.
Il problema di alcuni fra questi insuccessi di critica, risiede nello
stile narrativo di Herbert che risulta spesso asservito all’esposizione
entusiastica di idee e teorie trascurando lo sviluppo della storia nella
sua globalità.
Un esempio è God-Emperor of Dune che appare come un meraviglioso,
ma incompleto sforzo creativo: cercando di sforzarsi sul perfezionamento
della figura dell’immortale dio imperatore Leto, Herbert trascura
lo sviluppo degli altri personaggi e, quasi inconsapevolmente, da vita
ad una vicenda sottoposta alla valutazione di un unico punto di vista.
A ribadire la difficoltà e la profondità della letteratura
di Malcolm Edwards nella “Encyclopedia of Science Fiction”
scrive:
"Much
of FH's work makes difficult reading. His ideas were genuinely developed
concepts, not merely decorative notions, but they were sometimes embodied
in excessively complicated plots and articulated in prose which did not
always match the level of thinking...His best novels, however, were the
work of a speculative intellect with few rivals in modern sf."
Herbert stesso
non si considera un artista o dotato di particolare talento, ma semplicemente
uno scrittore:
“A man is a fool not to put everything he has, at any given
moment, into what he is creating. You're there now doing the thing on
paper. You're not killing the goose, you're just producing an egg. So
I don't worry about inspiration, or anything like that. It's a matter
of just sitting down and working. I have never had the problem of a writing
block. I've heard about it. I've felt reluctant to write on some days,
for whole weeks, or sometimes even longer. I'd much rather go fishing.
for example. or go sharpen pencils, or go swimming, or what not. But,
later, coming back and reading what I have produced, I am unable to detect
the difference between what came easily and when I had to sit down and
say, "Well, now it's writing time and now I'll write." There's
no difference on paper between the two.”
La pubblicazione
degli ultimi due capitoli della serie, Heretics of Dune e
Chapterhouse: Dune, coincide con la morte della moglie
Bev alla quale dedicherà, nelle pagine conclusive della serie,
una commovente elegia per essere stata una meravigliosa compagna di viaggio
durante la vita.
Herbert si spegne all’età di 65 anni, nel 1986, nel Wisconsin,
dopo quarant’anni di carriera come scrittore e giornalista.
Idee
e tematiche
Frank
Herbert usa la narrazione fantascientifica per esplorare complessi sistemi
di idee riguardanti filosofia, religione, psicologia, politica ed ecologia.
Si potrebbe riassumere affermando che la sua produzione rivela una particolare
attenzione alla questione della sopravvivenza e dell’evoluzione
umana.
I temi ricorrenti nei racconti e nei romanzi di Herbert possono essere
riassunti schematicamente tramite alcuni punti chiave:
• Il concetto di governo, evidenziandone gli errori e i punti deboli:
in special modo la tendenza schiavizzante degli esseri umani a seguire
ciecamente leader carismatici.
• La necessità per l’uomo di dover pensare contemporaneamente
in maniera sistematica anche nei riguardi di fenomeni a lungo termine.
• Le relazioni che intercorrono fra religione, politica e potere.
• Le possibilità relative all’espansione della coscienza
e del subconscio umano.
• Le origini dell’equilibrio mentale e della follia. Herbert
si interessò molto al lavoro di Thomas Szasz e dell’“Anti-psichiatria”.
• Gli effetti e le conseguenze determinate dall’alterazione
della coscienza per opera di agenti chimici. La “spezia” di
Dune deriva da sperimentazioni di allucinogeni assunti in prima persona.
• L’influenza del linguaggio sulle percezioni. Herbert venne
influenzato in modo particolare dal lavoro di Alfred Korzybski sulla “General
Semantics”
• La sociobiologia come rapporto fra le predisposizioni genetiche,
le percezioni primordiali e la società dell’educazione schematica.
Possiamo concludere
affermando che la fantascienza di Herbert si presenta in modo particolarmente
nichilista: non espone soluzioni al problema delle vicende umane, ma cerca
di creare motivi di riflessione. In uno dei suoi romanzi brevi, Godmakers,
rileva che anche la stasi più perfetta non è mai una stasi
completa e non è mai la perfezione. L’equilibrio è
irraggiungibile e il caos è l’unica legge che governa l’universo
e, in parte, l’uomo.
I tentativi di porre ordine riportano al disordine iniziale, così
come, la lettura dei romanzi Herbert, partendo dall’intento di intrattenimento
ed evasione, riporta il lettore con la mente alla realtà.
Dune Chronicles.
“Deep in the human unconscious is a pervasive need for
a logical universe that makes sense.
But the real universe is always one step beyond logic.”
F-Herbert
L’intero universo bibliografico che racconta gli eventi e le vicende
relative al “mondo” di Dune è composto dai seguenti
romanzi scritti da Frank Herbert:
• Dune
(1965)
• Dune Messiah (1969)
• Children of Dune (1976)
• The God Emperor of Dune (1981)
• Heretics of Dune (1984)
• Chapterhouse: Dune (1985)
In tempi recenti
Brian Herbert, figlio di Frank, assieme a Kevin
J. Anderson ha dato alla luce nuovi romanzi legati al ciclo contenenti
episodi cronologicamente precedenti al romanzo originale. Senza nulla
togliere alla qualità di questi ultimi, nella mia trattazione mi
occuperò prevalentemente del ciclo sopra riportato, definito dagli
amanti “Classic Dune”o "Dune Chronicles".
Va menzionata, al fine di una corretta analisi, l’esistenza di un
testo, Dune Enciclopedia, compilato dal Dr. Willis
McNelly ed edito nel 1984, che classifica personaggi, elementi
ecologici, politici e sociali di Dune fornendo una sorta di “vademecum”
e un prezioso aiuto per lo studio dell’opera.
Dune
Nel
ricreare un universo preciso e dettagliato l’autore fa poggiare
la propria “cattedrale fantastica” sulle fondamenta di un’idea
poco originale, quasi da libro giallo, antica come la tradizione della
tragedia: un omicidio a sfondo politico determina la perdita del potere
da parte di un nobile; successivamente il figlio compirà la sua
vendetta nei confronti dei carnefici del padre assassinato e tornerà
a ristabilire l’ordine sconvolto. Proprio su questo nucleo fondamentale
si sviluppa l’intreccio del primo dei sei romanzi, Dune appunto.
Paul Atreides è il figlio del Duca Leto,
feudatario del pianeta Arrakis (Dune).
Dopo l’assassinio del padre ad opera della casata rivale degli Harkonnen
, guidata dal feroce Barone Vladimir, Paul riesce
a trovare scampo fuggendo nel deserto con la madre, Lady Jessica,
che porta nel ventre il secondogenito del defunto Duca. Lady Jessica appartiene
alla sorellanza Bene Gesserit, un ordine femminile votato
alle discipline mentali e al controllo delle stirpi genetiche, che da
centinaia di generazioni cerca nelle famiglie nobiliari la linea genetica
che possa dare vita allo “Kwisatz Haderach”
, leggendario messia in grado di impadronirsi del potere per gli scopi
della sorellanza stessa. Paul e sua madre vengono trovati ed accettati
dalla popolazione del deserto, i Fremen, da cui imparano
gli usi ed i costumi tradizionali necessari per sopravvivere alla più
totale mancanza d’acqua e a fronteggiare le imponenti tempeste e
i giganteschi vermi delle sabbie nel deserto. Nel deserto Paul conosce
anche l’esperienza della “Spezia” (“The
Spice”) una droga prodotta esclusivamente dai vermi sacri
(shai-hulud) di Dune. Questa droga rappresenta la moneta
di scambio privilegiata dell’universo conosciuto in quanto, grazie
al suo potere di allungare la vita e di fornire preveggenza, sta alla
base di numerose attività di estrema importanza (la guida delle
navi spaziali, la capacità di rivivere ricordi di generazioni passate
da parte delle reverende madri Bene Gesserit e altre di minor rilievo).
In
seguito ad una cerimonia rituale Paul sperimenta la trance della droga
da cui si risveglia con la consapevolezza di riuscire ad intravedere attraverso
la fitta ragnatela dei futuri eventuali, tutto questo aggiunto alla sua
educazione ed al suo addestramento, lo porta a diventare una sorta di
capo militare e religioso dei Fremen che lo venerano come il leggendario
profeta Muad’dib proveniente da un altro mondo.
Egli accetta questo ruolo e guida i Fremen contro l’imperatore e
gli Harkonnen pronti ad invadere Dune; una volta sconfitti i nemici, Paul
si appropria del trono e sposa la figlia dell’imperatore Irulan,
rifiutandosi, però, di consumare il matrimonio e rimanendo fedele
a Chani, una fanciulla Fremen.
Dune
Messiah
Dopo
la distruzione della famiglia Harkonnen e l’ascesa al trono imperiale
di Muad’dib inizia il racconto del secondo libro
della saga fantascientifica. In dodici anni di guerre i Fremen hanno soggiogato
i mondi della galassia ostili alla sovranita’ di Paul, uccidendo
ovunque in nome di quella guerra santa intravista nei suoi incubi preveggenti
e così tanto temuta. Con i proventi dell’impero si da’
inizio ad un programma ecologico per trasformare in giardino il deserto
di Arrakis. Ma sia su Dune che nel resto dell’impero nascono correnti
di potere ostili a Paul: le Bene Gesserit relegate in una posizione di
secondaria importanza chiedono vendetta; la famiglia Corrino,
casata del precedente imperatore, complotta per ritornare al vertice,
e gli stessi Fremen che vedono la minaccia alle tradizioni insita nel
piano ecologico. La congiura per distruggere Paul ruota sull’affetto
che lo lega a Duncan Idaho, (capo della guardia del Duca
Leto e morto per salvare Paul e Jessica) il cui corpo ora ospita una personalità
artificiale ricreata dagli scienziati del pianeta Tleilax.
Grazie alla prescienza e alla saggezza dello stesso Duncan che riscoprirà
i suoi antichi ricordi, Paul riesce a sventare la trappola a suo danno
a prezzo della sua vista e della sua compagna, Chani, che muore dando
alla luce due gemelli. Secondo l’uso dei Fremen i ciechi vanno abbandonati
nel deserto, così Paul si incammina nel deserto per morire lasciando
la reggenza a sua sorella Alia che governa in nome dei
gemelli.
In questo secondo
capitolo, dunque, il protagonista si trova a dover fronteggiare la sua
peggiore paura: quella di essere l'emblema religioso tramite il quale
il popolo Fremen possa portare la propria guerra sanguinaria attraverso
l'universo.
Dopo essere stato l'eroe indiscusso degli oppressi abitanti di Dune, Paul
deve ora necessariamente provare sulla propria pelle cosa significa la
gestione del potere e il
mantenimento della propria identità di essere umano minacciata
dalla posizione di semi-dio che si trova a ricoprire e che rappresenta
un costante turbamento nei confronti dei suoi affetti e dei personaggi
della sua corte.
Le sue capacità preveggenti non rappresentano più una sorta
di "vantaggio" a dispetto di chi non le possiede, ma risultano
essere una sorta di limitazione della libertà: egli, infatti, conoscendo
ogni avvenimento del suo futuro ed avendo intravisto ogni possibile conseguenza
delle proprie azioni, è imprigionato nella "noia" data
dalla mancanza di sorprese o di avvenimenti non previsti; inoltre i Fremen
"anziani", sebbene lo agognassero, iniziano a vedere con timore
il cambiamento e l'aumento di umidità all'interno del pianeta.
Anche
la sorella di Paul, Alia, ormai cresciuta si trova a vivere conflitti
interiori molto profondi dovuti dati dalla derealizzazione vissuta dall'essere
considerata una divinità in terra.
Alia, inoltre, a causa del rituale dell'agonia della spezia vissuto dalla
madre incinta di lei, si trova ad essere una reverenda madre dotata di
enormi conoscenze, ma di pochissimo controllo su come utilizzarle. La
reverende madri del Bene Gesserit, infatti, devono all'agonia della spezia
la loro capacità di mantenere i ricordi e le conoscenze di sorelle
defunte, creando quindi una sorta di società dalla mentalità
collettiva. Alia viene considerata potenzialmente una pericolosa "pre-nata"
dalla sorellanza proprio per aver acquisito nel ventre materno tutti gli
"altri ricordi" e la coscienza di esistere senza il controllo
di una personalità già formata.
Rispetto
al primo romanzo viene privilegiato il dialogo allo svolgersi dell'azione
vera e propria. Paul si trova spesso a discutere con Duncan Idaho, un
"ghola", in altre parole un clone di un suo
vecchio amico riportato in vita dalle cellule del cadavere ed in grado
di riappropriarsi dei ricordi della sua vita precedente. Durante le varie
occasioni di confronto, Herbert, sviluppa per bocca di questi due personaggi
concenzioni sottili rigurdanti i fenomeni della vita umana, la psiche
umana e il potere: utilizzando riferimenti che vanno dal pensiero della
filosofia greca spaziando attraverso le religioni del medio ed estremo
oriente. Duncan Idaho è anche un modo per portare all'attenzione
del lettore la possibilità scientifica, all'epoca della stesura
del romanzo quasi fantascientifica, della clonazione umana. La popolazione
chiamata Tleilaxu o Bene Tleilax provvede, infatti, le
conoscenze scientifiche adatte allo scopo di riprodurre esseri umani morti
da frammenti di dna cellulare e, quindi, di "sconfiggere" la
mortalità. Nei romanzi successivi si porrà il problema etico
strettamente collegato alla sofferenza della personalità dell'
individuo "rinato" che sarà in grado di ricordare la
morte subita prima di ogni rinascita.
Children
of Dune
L'azione
del terzo volume avviene nove anni dopo la scompara di Paul nel deserto
che pone fine al "Messia". L'attenzione si sposta ora sui figli
gemelli del defunto imperatore e sulla sorella Alia che, dalla morte del
profeta, si è occupata di rafforzare la religione creata (o subita?)
dallo stesso Paul, trasformandola in una burocrazia che minaccia di ridurre
in schiavitù l'intera galassia. Contro di lei complottano i gemelli,
Leto e Ghanima, anch'essi nella condizione di "pre-nati"
come la stessa Alia, risvegliati, in altre parole, nel grembo materno
con le memorie degli antenati.
I due figli di Paul, accortisi che la zia, non più in grado di
controllare la massa di personalità presenti nella sua coscienza,
si trova ad essere "posseduta" dalla persona del defunto e maligno
barone Harkonnen, tentano di opporsi ai piani di conquista e di distruzione.
Impazzita a causa della possessione Alia si ucciderà gettandosi
dalla finestra della sala del trono.
Anche un misterioso predicatore cieco che viene dal deserto, che si scoprirà
essere Paul sopravvissuto ma profondamente mutato, si scaglia contro Alia
accusando la religone "di stato" di avere tradito il suo profeta.
Altre forze ostili a Dune e agli Atreides si uniscono per prevalere sul
controllo della preziosa droga che da longevità e preveggenza:
fra queste la casata di Corrino, la famiglia a cui apparteneva l'imperatore
deposto da Paul, prepara una trappola mortale per i due gemelli. Infatti,
il giovane Farad'n nipote della principessa Irulan, moglie
di Paul, sarebbe il diretto successore in caso di morte prematura di Leto
e Ghanima. Grazie ai suoi sogni prescienti Leto sventa il pericolo uccidendo
le tigri mandate dai Corrino per eliminare lui e sua sorella e, sempre
sotto l'influsso delle sue visioni si dirige nel deserto per affrontare
il destino intravisto e rifiutato dal padre: nel deserto raccoglie e fa
aderire al proprio corpo le "trote della sabbia", (la fase embrionale
dei giganteschi vermi produttori di spezia) che diventeranno la sua nuova
pelle, fornendogli l'invulnerabilità ed una forza sovrumana.
Le
trote inizieranno una trasformazione del suo corpo mutandolo in una sorta
di ibrido umano-verme invulnerabile e dalla conoscenza sconfinata. In
questa particolare condizione, Leto prende il controllo dell'impero e
del programma genetico del Bene Gesserit utilizzando la sorella come sorgente
genetica della nuova generazione Atreides, inoltre, controllerà
il traffico della spezia e il processo ecologico del pianeta guidando
l'umanità attraverso millenni di un "sentiero dorato"
di prosperità e ricchezza.
Questo terzo capitolo della serie pone come innovazione rispetto ai precedenti
libri uno spostamento continuo del punto di vista, in altre parole non
c'è un solo protagonista con personaggi di contorno, seppur rilevanti;
i protagonisti sono molti e difficilmente un personaggio si troverà
per due capitoli di seguito ad essere il protagonista. L'azione torna
ad essere parte consistente nello sviluppo del romanzo.
The
God-Emperor of Dune
Il quarto capitolo
della saga non inizia esattamente dove finisce i figli di Dune, ma abbiamo
un sostanziale salto in avanti nel tempo: circa tremila anni dagli eventi
precedenti su un pianeta Dune ormai verdeggiante e fertile grazie al cambiamento
ecologico.
Il libro è interamente incentrato sul personaggio ingombrante,
in tutti i sensi, di Leto II, il figlio di Paul divenuto
ibrido fra uomo e verme e indiscusso padrone della scena. Leto conosce
ogni evento ancora prima accada, è in grado di ricordare cose successe
fin dagli albori del genere umano e rappresenta l'unica persona importante
all'interno dell'universo a tutto questo va aggiunto che, dopo l'estinzione
dei vermi delle sabbie, è l'unico dispensatore di spezia; è
letteralmente un Dio sceso in terra.
L'imperatore
Dio regna come sovrano assoluto per millenni fino a quando Siona,
una discendente Atreides, organizza il suo assassinio
assieme a uno dei cloni di Duncan Idaho che ha accompagnato il "verme"
nel corso della sua vita. Dopo la morte di Leto II parte del suo corpo
di verme ritornerà a trasformarsi in trote della sabbia che renderanno,
ancora una volta, deserto il pianeta Dune.
Togliendo quasi totalmente spazio all'azione, il libro è un insieme
di dialoghi e di considerazioni sul potere e sull’animo umano. La
necessità di Leto di fornire una "lezione" al genere
umano di stabilità, di sostanziale mancanza di novità e
cambiamenti, si scontra con la sua trasfigurazione fisica e lo struggimento
del protagonista per non avere vissuto una vita propria. Leto chiama il
suo regno e la sua missione "golden path", una sorta di pace
assoluta e universale a cui però viene sottratto il naturale spirito
vitale e di cambiamento proprio dello spirito dell’essere umano.
Leto, in realtà, non ha un vero e proprio antagonista o una forza
contrastante: è egli stesso che, grazie alle sue conoscenze, fornisce
i mezzi e la forza all'umanità per liberarsi di lui e dalla sua
schiavitù-pace. Gli altri personaggi rivestono un ruolo marginale
e vengono usati per sottolineare la presenza forte e opprimente del protagonista.
Eretics
of Dune
Tempo
dopo la morte di Leto, ancora una volta l'ambiente di Dune (che ora si
chiama Rakis) ha subito un cambiamento ecologico e climatico:
la bellissima trasformazione che aveva portato il verde e l'acqua si è
fermata e sta regredendo in favore del deserto e dei suoi vermi. E assieme
ai mutamenti ecologici sono avvenuti profondi cambiamenti a livello sociale:
dopo Leto è avvenuto il fenomeno della dispersione, ovvero enormi
migrazioni di massa alla ricerca di nuove galassie e nuovi pianeti, dalla
quale moltitudini di individui sono tornati con nuove e strane capacità
e tecnologie innovative. Il fulcro delle contese rimane però sempre
il controllo della spezia, a giocarselo, in particolare, vi sono vecchie
conoscenze come il Bene Tleilax e l'immutato, negli eoni, Bene Gesserit.
Le consorelle Taraza ed Odrade, discendenti
degli Atreides, sono le protagoniste del romanzo; saranno occupate a giocare
una simbolica partita a scacchi fatta di sottili congetture politiche
per il controllo di Rakis e di due bambini, una capace di dominare i vermi
e l'altro l'ennesimo clone di Duncan Idaho con particolari capacità.
Dall’altro lato del tavolo abbiamo le Matres Onorate,
una sorellanza di donne abili e pericolose in grado di soggiogare l’umanità
“debole” con pratiche psico-erotiche. Alla fine pur di sfuggire
alla loro ferocia, le Bene Gesserit dovranno cedere alla distruzione del
pianeta Dune e fuggire nella galassia originaria della sorellanza con
il giovane Idaho e la bambina che controlla i vermi creatori intenzionate
a ricreare il ciclo della spezia.
Chapterhouse:
Dune
Il
sesto e ultimo episodio della saga continua direttamente dall'Armageddon
di Dune e dalla fuga delle sorelle Bene Gesserit verso il pianeta della
casa capitolare; gli unici resti dell’impero Atreides sono queste
ultime consorelle, ultima sacca di resistenza contro l'enorme forza d'urto
delle Matres Onorate intenzionate a eliminare la loro presenza. La reverenda
madre Taraza è morta alla fine degli eventi precedenti per salvare
Sheeana, la ragazza che controlla i vermi, quindi, Odrade
ora si trova sola a dovere prendere decisioni importanti per evitare l'estinzione.
Segretamente dovrà occuparsi anche del progetto di trasformare
il pianeta Bene Gesserit in un nuovo Dune, grazie ad un verme trafugato
prima della distruzione di Rakis, per dare il via ad un ulteriore ciclo
biologico della produzione di spezia. Il romanzo chiude il ciclo e risolve
il conflitto fra le sorelle e le "Matres" grazie al solito fitto
intreccio di manovre e contromanovre politiche che porta ad una sorta
di alleanza forzata delle due fazioni per garantire la sopravvivenza di
entrambe.
La lettura di questi ultimi due romanzi si presenta piuttosto complessa
ed è necessario prestare attenzione anche ai frequenti cambi di
scena e di personaggi che possono disorientare e "far perdere il
filo" della narrazione che assume un tono compassato, meditabondo
e malinconico, quasi da "canto del cigno".
Sembra quasi che i protagonisti esibiscano in lunghe discussioni, una
sorta di testamento all'approssimarsi della loro fine "letteraria",
una sorta di redenzione prima del giorno del giudizio.
Genesi
dell'opera.
"[...] Kynes passed a hard glare over the Duke and Paul,
said: - Most of the desert natives here are a superstitious lot. Pay no
attention to them. They mean no harm. - But he thought of the words of
the legend: 'they will greet you HOLY WORDS and your gifts will a blessing'
[...]"
L'opera
di Frank Herbert è probabilmente una delle saghe di "fantascienza"
più significative e complesse mai create e rappresenta l'apice
del lavoro artistico dell'autore stesso. Il primo aspetto notevole del
romanzo sta nella precisa collocazione e descrizione del mondo in cui
si svolge l'azione: un mondo preciso, dettagliato in disposizione geografica,
ecologia e cultura. Altri motivi che rendono affascinante la lettura di
Dune sono riscontrabili nella descrizione e profondità dei personaggi,
degli scontri "epici", dell'eroismo, degli intrighi e delle
analisi politiche che danno vita ad una storia futuribile che sembra avere
già avuto luogo.
Herbert trascorse la maggior parte della sua vita lavorando come giornalista,
dimostrando un’acuta capacità di analisi critica ed un intenso
interesse nei confronti delle scienze antropologiche e delle scienze sociali.
Lo stesso Herbert ricorda le idee e le motivazioni alla base del suo romanzo
in un articolo apparso nel luglio del 1980 su Omni Magazine: realizzare
un’opera che trattasse delle situazioni che periodicamente, all'interno
della società umana, danno vita a fenomeni messianici e della pericolosità
che i messia ed i "superuomini" rappresentano per la società
stessa.
“I
conceived of a long novel, the whole trilogy as one book about the messianic
convulsions that periodically overtake us. Demagogues, fanatics, con-game
artists, the innocent and the not-so-innocent bystanders-all were to have
a part in the drama. This grows from my theory that superheroes are disastrous
for humankind. Even if we find a real hero (whatever-or whoever-that may
be), eventually fallible mortals take over the power structure that always
comes into being around such a leader.”
Già
nel racconto Under Pressure, precedente a Dune, appare chiaro ed evidente
il desiderio dell’autore di esprimersi su questo fronte della società
umana e presenta l’embrione del romanzo seguente: il rifiuto di
Ramsey, il protagonista del racconto, nei riguardi della psicologia paternalistica
e l’analisi successiva delle relazioni di sottomissione dell’equipaggio
nei confronti del comandante anticipa il motivo dell’adorazione
del genere umano nei confronti di messia e superuomini.
Stabilito il tema fondamentale della narrazione Herbert si trova nella
condizione di creare uno spazio più ampio rispetto al racconto
originale: grazie alle sue competenze giornalistiche svolge ricerche e
per anni raccoglie dati ed informazioni sulle origini e la storia delle
religioni, analizzando la psicologia alla base dei miti messianici senza
trascurare ingerenze antropologiche, filosofiche ed ecologiche.
Nel 1957, Herbert si trova a Florence in Oregon per scrivere un articolo,
mai pubblicato, chiamato "They Stopped the Moving Sands",
riguardante i metodi adottati dal ministero dell'agricoltura statunitense
per arginare l'avanzate delle sabbie costiere e per limitare l'aggressione
alle terre fertili da parte di zone desertiche; la riflessione sulla potenza
della natura e sull'inevitabilità che la sabbia ricopra lentamente,
ma inesorabilmente, grosse aree geografiche, fornisce allo scrittore l'immagine
del pianeta completamente deserto come luogo ideale per ambientare l'epopea
del suo messia; la durezza delle condizioni di vita sul pianeta e la conseguente
necessità di adattamento da parte dell’uomo si pone in antitesi
con il desiderio umano di esercitare potere sul destino e sull'ineluttabilità
degli eventi.
La storia dell'umanità ha spesso dimostrato come condizioni di
vita ostili possano essere fucina di fanatismi religiosi e prospettive
profetiche. Ad un'analisi approfondita, infatti, il richiamo delle società
umane nei confronti delle figure superomistiche è legato ad un’innata
necessità di sicurezza ed equilibrio, messa costantemente in discussione
da un universo mutevole.
Al crescente interesse per le problematiche di convivenza umana come aspetti
strettamente legati all’ambiente in cui prendono vita, sussegue
la creazione di un dettagliato scenario naturale, con una flora ed una
fauna propria e con una popolazione indigena perseguitata in cerca di
riscatto e di condizioni di vita migliori.
La
popolazione dei Fremen, abitanti di Dune, è il distillato di quanto
sia possibile riscontrare in ogni forma di integralismo religioso: cacciati
nei deserti e pronti a combattere la propria "guerra santa"
al seguito di un leader con caratteristiche divine, padroni di una forte
identità culturale ignorata o derisa.
Una sorta di quintessenza di tutte le popolazioni che storicamente hanno
subito lo stesso tipo di destino, dagli Indiani d’America ai nomadi
del Nord Africa e della penisola mediorientale. I Fremen vengono relegati
in regioni inospitali da un nemico straniero superiore in numero ed armamenti,
la superba conoscenza del territorio e delle leggi di natura li rende
un popolo fiero, forte ed esperto nelle tecniche di guerra.
Il prestito di elementi della cultura Araba, come si osserverà
più approfonditamente in seguito, non si ferma al solo ambiente
climatico e naturale, ma prosegue con l’integrazione di elementi
linguistici e sociali propri di un codice d’onore con una forte
connotazione di carattere fanatico religiosa: Paul, definito “mahdi”
dal popolo in lotta, chiama la sua visione di ribellione e guerra “jihad”
meditando sul terribile pericolo che essa comporta. L’universo islamico,
a conti fatti, è stato da sempre il centro di continui movimenti
di tipo mahdista e profetico: il più recente è rappresentato
dal caso politico di T.E. Lawrence. Herbert osserva che se Lawrence fosse
stato assassinato ad un punto cruciale del conflitto sarebbe diventato
il nuovo “avatar” della causa araba come Paul, anch’egli
straniero integrato in una nuova cultura per sete di ambizione, lo diventerà
per la causa Fremen.
D'altro
canto il pianeta Dune e la relativa popolazione non sarebbero presi minimante
in considerazione dal resto dell'umanità se non fossero i custodi
di qualcosa di estremamente prezioso l'universo: da qui nasce l'invenzione
della spezia come moneta di scambio privilegiata nei commerci interplanetari
e come base per lo sviluppo tecnologico.
Il rovescio della medaglia è che l'esistenza della spezia è
legata dalla mancanza di acqua, estremamente nociva per i vermi: ne consegue
che il problema ecologico non sia facilmente risolvibile senza alterare
pericolosi equilibri.
“All
of this encapsulates the stuff of high drama, of entertainment-and I'm
in the entertainment business first. It's all right to include a pot of
message, but that's not the key ingredient of wide readership. Yes, there
are analogs in Dune of today's events-corruption and bribery in the highest
places, whole police forces lost to organized crime, regulatory agencies
taken over by the people they are supposed to regulate. The scarce water
of Dune is an exact analog of oil scarcity. CHOAM is OPEC.”
Herbert utilizza
il piano di rivoluzione ecologica per esemplificare le attese della popolazione
Fremen e per motivare l'attesa spasmodica di rinnovamento sociale e ideologico.
Il simbolo di tutto questo è incarnato dall'eroe modellato dallo
scrittore. L'eroe di Herbert è la sua espressione di profonde idee
riguardanti la manipolazione del potere e la dinamica dei movimenti delle
masse.
Al
centro delle lotte per il potere l'autore pone una serie di intrighi e
sotterfugi militari e politici da parte delle varie fazioni che compongono
il sistema di reggenza del suo mondo. Alla base vi è una struttura
di tipo feudale con l'icona imperiale come riferimento di conservazione
e automantenimento dell'equilibrio economico e sociale; dall'altra le
case feudatarie, fra cui spiccano Atreides e Harkonnen, che lottano per
la conquista della corona con ogni strumento di forza attuabile. Le capacità
coercitive mentali, di preveggenza e di profonda conoscenza del passato
rappresentano elementi fondamentali e discriminante essenziale nella gara
per la sopravvivenza del gruppo e del singolo individuo.
Sarebbe presuntuoso e fuori luogo affermare che il mondo creato da Herbert
sia una rappresentazione completa delle complesse situazioni che si creano
alla base delle logiche sociali della storia mondiale odierna, ma è
altresì vero che possa fornire indicazioni su comportamenti riscontrabili
in situazioni reali analoghe, tanto da impegnare il lettore oltre il semplice
intrattenimento.
A giudizio dello stesso Herbert, infatti, gli spettatori iniziano ad agire
solo quando stimolati a rendersi conto della propria condizione passiva.
Il
pianeta Arrakis
L’autore
colloca nel futuro dell’umanità attuale, o in uno dei suoi
possibili, gli episodi di vita di Paul e delle famiglie feudatarie. Lo
stesso Duca Leto Atreides fa risalire la propria stirpe agli Atridi della
Grecia antica e,a conferma, nelle prime pagine della Dune Encyclopedia
si può leggere la cronistoria degli avvenimenti umani ( A
Cronology of Some Important Events in Human History ) partendo
dagli imperi di Filippo ed Alessandro e finendo con la data ipotetica
di stesura della enciclopedia stessa: 15540 After Guild (l’avvento
della “gilda spaziale” con i viaggi interplanetari rappresenta
lo spartiacque della nuova civilizzazione). Tutto questo permette ad Herbert
di utilizzare con estrema elasticità elementi antropologi, ambientali,
sociali e culturali inventati o realmente presenti nella tradizione umana.
L’intero ciclo dei romanzi si propone di raccontare circa 4000 anni
di “storia umana”.
Una determinata “quantità” di ordine, la presenza di
una particolare struttura è necessaria per poter comprendere ed
interagire nel mondo sensibile; Herbert fornisce svariati livelli di impostazione
strutturale.
La struttura di demarcazione temporale è una delle possibili chiavi
di lettura della saga: il modificarsi delle situazioni politiche e i periodici
impulsi rivoluzionari sono materiale di indubbio interesse e riflessione.
Se si parla di chiavi di lettura è necessario, però tenere
in considerazione ulteriori prospettive: il rapporto fra l’ecologia
del pianeta Arrakis, chiamato Dune dagli indigeni, e i suoi abitanti,
diventa il sistema di esemplificazione delle relazioni che intercorrono
fra gli altri aspetti della storia. L’uomo condiziona l’ambiente
e ne e’ a sua volta condizionato, le trasformazioni di un elemento
hanno conseguenze a livelli differenti.
L’opera non si apre in maniera così immediata sull’ecologia,
ma su colui che diventerà la prima figura di eroe protagonista
della serie di romanzi. Eroe, la cui vita è sicuramente condizionata
dal pianeta in cui andrà a vivere e che condizionerà in
modo decisivo la vita sul e del pianeta.
Il
riferimento immediato è in ogni caso l’individuo, o quantomeno
una serie di individui attraverso gli occhi dei quali il lettore riceve
la narrazione e le informazioni. Da questo presupposto, dunque, l’ecologia,
sebbene importante, si limita ad essere la cornice ideale in cui situare
gli avvenimenti degli attori, e non il cardine di sviluppo della vicenda.Volendo
ricercare una posizione più equilibrata, possiamo dire che, in
quest’ottica, uomini ed ecologia interagiscono fornendosi reciprocamente
i limiti entro cui agire.
Per ottenere l’effetto voluto bisogna fare appello ad un anti-eroe,
non un antagonista, ma una nuova figura di eroe, apparentemente passiva,
la cui presenza lenta ma inesorabile provochi cambiamenti determinanti
storia: ecco quindi che Arrakis, il pianeta delle dune, diventa l’anti-eroe
perfetto.
Da questo punto di vista il discorso ecologico cambia e assume un’importanza
maggiore: la teoria del caos alla quale costantemente ci si appella nel
romanzo, secondo la quale nulla si può prevedere ne programmare,
acquista un valore di legge a cui richiamarsi tutte le volte che l’uomo
cerca di prevaricare sulla vita del pianeta.
Arrakis è quindi un punto di riferimento necessario per comprendere
l’intera saga di Dune: un pianeta deserto dove le condizioni estreme
permettono solo ai più forti di sopravvivere, ma allo stesso modo
e’ la sola e unica fonte della spezia che fornisce prescienza, longevità
e capacità di compiere viaggi interstellari alla velocità
della luce.
Solamente i Fremen, discendenti dei leggendari nomadi Zensunni,
vagabondi di pianeta in pianeta fino a trovare rifugio nel più
inospitale dei luoghi, hanno trovato una sorta di equilibrio con la natura
circostante ed un modo per sfruttare il “potere del deserto”.
Abili tecniche di recupero e riciclo dell’acqua, un codice di vita
basato prevalentemente sulla piena coscienza del valore del prezioso elemento
e il particolare rapporto messo in atto con i giganteschi vermi produttori
di spezia sono testimonianza di come la mancanza di “umidità”
come fattore ambientale sia insieme effetto e causa del destino degli
abitanti del pianeta. La natura è la base fisica e fisiologica
di rappresentazione per tutti gli altri aspetti presenti in Dune. Il pianeta
fornisce il sostentamento e le materie prime per l’individuo ma
forgia allo stesso modo la sua personalità e il suo modo di vivere
come la principessa Irulan, il “narratore” di Dune spesso
ricorda: “God created Arrakis to train the faithful.”
Il
pragmatismo nella vita quotidiana dei Fremen è l’elemento
più visibile. Le loro tute distillanti sono abiti formati da tubi
e sacche che trattengono l’umidità contenuta nel corpo e
negli escrementi umani allo scopo di distillarla e riciclarla per le permanenze
nel deserto . La tuta distillante è un simbolo della cultura Fremen
dettata dalla necessità: semplice, efficace a discapito dell’eleganza
e degli orpelli. Accanto a questo va ricordato il loro enorme rispetto
e timore per tutto cio’ che concerne il deserto, dai pericoli alla
preziosa spezia.
Manlove, nel suo saggio descrive Dune come una “giant spice farm”
; gli indigeni la raccolgono per necessità mentre le case feudali
per avidità e profitto, sebbene gli stessi Fremen siano costretti
a venderne una parte per scopi commerciali atti al sostentamento basilare.
La dualità del verme produttore di spezia è molto significativa:
egli rappresenta uno dei pochi esseri viventi in grado di sopravvivere
al deserto e quindi rappresenta elemento fisico e ambientale, ma , allo
stesso tempo e’ venerato come simbolo di potenza divina e di eternità
tipico della cultura religiosa animista.
Ower in Literary criticism of Dune descrive
i vermi delle sabbie come una fonte immane di energia divina; grazie alla
sua immane longevità ad un certo punto durante il romanzo si conquisterà
il titolo di “Father Time”.
Il verme e’ inoltre “the maker” e i suoi denti “death
maker” vengono raccolti e forgiati a coltello come arma rituale
dai guerrieri Fremen.
“...the
fabled crysknife of Arrakis, the blade that had never been taken off the
planet, and was known only by rumor and wild gossip.”
“Knife, that's "Death Maker" in Chakobsa.”
Per esseri
considerati parte del mondo adulto i giovani delle tribù devono
imparare a chiamare e cavalcare i “creatori”,
come lo stesso Paul ha imparato a sue spese:
“I
am a sandrider, Paul told himself.
He glanced down at the hooks in his left hand, thinking that he had only
to shift those hooks down the curve of a maker's immense side to make
the creature roll and turn, guiding it where he willed. He had seen it
done. He had been helped up the side of a worm for a short ride in training.
The captive worm could be ridden until it lay exhausted and quiescent
upon the desert surface and a new maker must be summoned.”
Su Dune lavora
e diventa leader spirituale Liet-Kynes, un planetologo,
esperto di geologia ed ecologia. Egli è il primo ad intuire i delicati
equilibri del deserto: i vermi delle sabbie non vivono in presenza di
umidità, l’acqua è un elemento letale per loro. Il
sogno di trasformare Dune in un pianeta verde, migliorando le condizioni
di sopravvivenza dei Fremen, si scontra con la certezza di eliminare la
spezia dall’universo. E’ un problema a lungo termine a cui
Kynes non riesce a trovare soluzione; una volta innescato, il processo
di cambiamento può essere rallentato, ma non fermato.
Paul lo accelera, il figlio, Leto II, lo completa. Durante questo percorso
i Fremen perdono le loro abitudini e tradizioni con il progressivo aumento
di acqua: l’economia dell’umidita’ non e’ piu’
necessaria.
L’ecologia di Dune, quindi, comprensiva degli elementi sopra indicati
fornisce a Herbert uno schema basilare, un terreno fertile su cui, nel
corso dell’intera opera, seminare e vedere crescere una rigogliosa
vegetazione di eventi e soggetti: una sorta di sistema ecologico di idee.
Fantascienza
e tecnologia.
Presi in esame gli elementi basilari, che hanno permesso all'autore di
sviluppare l'idea del romanzo ci si rende presto conto, fin dalle prime
pagine, che essi non sono esclusivi, ma che vengono affiancati da numerose
idee e concetti a volte esplicitati, piegati alle esigenze dell'intrattenimento
o lasciati in sospeso durante lo svolgersi della narrazione.
Un’ingente quantità di concetti, indicazioni geografiche,
personaggi e relazioni fornite fin dalle prime battute hanno lo scopo
preciso di creare un effetto particolare di attesa e disorientamento agli
occhi del lettore che necessariamente dovrà pazientare per conquistarsi
il privilegio di accedere al mondo romanzesco e dei suoi risvolti di genere.
Herbert stesso, riguardo al suo primo romanzo, dice:
“It's
a coital rhythm. Very slow pace, increasing all the way through. And when
you get to the ending, I chopped it at a non-breaking point, so that the
person reading skids out of the story, trailing bits of it with him.”
La
scelta di Herbert di utilizzare il romanzo, e non il saggio scientifico,
come mezzo espositivo delle sue idee avviene per un atto volontario di
rimozione: eliminando i legami storici e, in parte, quelli logici che
fissano la nostra attenzione sul presente e sulle sue strutture, tenta
di portare alla luce schemi comportamentali e sociali nascosti e viziati
dalla nostra educazione di cittadini della tecnocrazia del ventesimo secolo.
Necessariamente, però, prima di addentrarci nell’analisi
di genere della serie, e dei motivi per ci troviamo di fronte a narrativa
ascrivibile al filone fantascientifico, e’ necessario fornire, o
tentare di fornire, una definizione di fantascienza per verificarne i
punti in comune con l’oggetto in esame.
Dal momento stesso della nascita della fantascienza, o almeno dalla classificazione
della stessa con un nome specifico (“scientifiction”,
diventato in seguito “science fiction”) nel
1926, uno dei motivi più appassionanti di discussione è
stato proprio quello di attribuirgli una definizione di genere.
Purtroppo
questa ambizione è diventata sempre più utopistica nel tempo.
Infatti, se nel 1926 Hugo Gernsback, nell’editoriale
del primo numero della prima rivista fantascientifica, Amazing Stories,
poteva affermare che: “Per "fantascienza" intendo
storie alla Jules Verne, alla H.G. Wells, alla Edgar Allan Poe... romanzi
affascinanti mescolati a fatti scientifici e visioni profetiche”
, ponendosi come riferimento gran parte della produzione del fantastico
pubblicata fino ad allora citando solo tre autori più rappresentativi,
il genere, poco consono alla costrizione schematica, si e’ reso
progressivamente meno classificabile.
Lo scrittore Norman Spinrad ha dato una sua definizione
pressoché tautologica che appariva fino a pochi anni fa una delle
poche capaci di racchiudere tutto il genere, benché scarsamente
esplicativa: “Fantascienza è tutto ciò che viene
pubblicato sotto il nome di fantascienza.”
Anche spostando il problema dal punto di vista “editoriale”
e non dell’intenzionalità dell’autore, i fenomeni di
commistione dei generi e della pubblicazione di titoli fantascientifici
in collane di narrativa differenti hanno ridotto di molto la validità
di questa affermazione.
Ponendo come riferimento della fantascienza la scienza stessa, negli anni
quaranta, John Campbell, il più famoso direttore
della rivista Analog , scriveva:
“Secondo
il metodo scientifico una teoria non deve solo spiegare i fenomeni conosciuti,
ma anche a predire quelli ancora da scoprire. La fantascienza cerca di
fare la stessa cosa, e descrivere non solo gli sviluppi della tecnica,
ma anche della società umana”.
A ribaltare
questa affermazione ci pensa Arthur Clarke per il quale:”una
tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”.
In conclusione, per non addentrarci nel terreno accidentato di ulteriori
definizioni che si basano sulle intenzioni e non sull’argomento,
poniamo, come punti fermi di ricerca, i motivi dominati della tecnologia,
dell’evoluzione umana e dell’atmosfera di mistero ed inquietudine
legata ad essi.
Analizzando
in profondità Dune ci si accorge che l’elemento fantascientifico
inteso come rapporto di paura e di aspettativa per l’inatteso tecnologico,
non e’ rappresentato sotto forma di automi o di “macchine”
costruite dall’intelletto umano, ma dalle capacità psichiche
e mentali sviluppate dal genere umano in seguito al rifiuto di protesi
tecnologiche per la mente; una sorta di rifiuto della macchina e della
presunzione che essa possa fornire controllo sulla realtà, una
negazione dello strumento, dell’attrezzo, come presupposto fondamentale
per l’evoluzione.
In “2001:A Space Odyssey” , di A.Clarke ,
il momento in cui gli antenati dell’umanità iniziano ad usare
artefatti è il presupposto per il quale l’essere umano smetta
di essere vinto dall’ambiente, diventando elemento attivo nel realizzare
modelli materiali e strutturali concreti per sopperire alle necessità
reali.
Questa prospettiva mentale ha come risvolto quello di mostrare il mondo
sensibile come un insieme di oggetti e risorse utili allo sviluppo dei
progetti umani. Senza dubbio questa visione presuppone una sorta di celata
arroganza: il potere di creare grazie alla padronanza di certi strumenti
fortifica il sentimento di dominio sopra ogni aspetto del reale. Non risulta
sorprendente quindi, che la rivolta a questo atteggiamento abbia spesso
una matrice di tipo religioso, per la quale il creato appartenga ad entità
sovrannaturali e che sia popolato di esseri e di simboli di straordinaria
potenza e spiritualità, non da una semplice collezione di oggetti.
Infatti, la jihad butleriana , avvenuta secoli prima degli avvenimenti
citati in Dune ha dato vita ad una grande rivolta mirata a sradicare la
blasfemia umana propria della pratica di creare “macchine pensanti”.
Il comandamento principe della rivolta, unito ad una sorta di corrente
religiosa diffusa per tutto l’impero, legifera: “Thou
shalt not make a machine in the likeness of human mind”
. La rivolta da quindi vita ad una società totalmente guidata dalle
abilità umane, rifiutando artefatti tecnologici complessi.
Il
pericolo più grave della tecnologia, come lo stesso Paul intuisce
durante il suo regno, risiede nella prospettiva in cui l’utilizzatore
si pone nei confronti dello strumento: un lama può essere uno strumento
efficace per preparare un pasto, ma può essere letale se usato
come arma.
Nel romanzo Limbo di Bernard Wolfe viene
proposta una situazione paradossale, ma efficace, per chiarire il concetto
che la tecnologia non è di per se neutrale, ma deve essere necessariamente
accompagnata da un sistema di valori etici. I protagonisti del romanzo
si sottopongono a mutilazione volontaria degli arti, sostituendoli con
protesi meccaniche eiettabili dal corpo con la presunzione che, eliminando
la possibilità materiale dell’uomo di manipolare il mondo
fisico circostante, possa venire a mancare anche la possibilità
di esercitare violenza; il corpo privato di braccia e gambe dovrebbe rappresentare
il simbolo di pace universale e di abbandono della volontà di sopraffazione,
ma, l’autore stesso osserva che le protesi “eliminabili a
piacere” prevedono l’atto cosciente di privarsene e che quindi
non sono altro che ulteriori variazioni di armi da guerra.
Un analoga situazione si trova in Dune: la realizzazione della rivolta
nei confronti delle intelligenze artificiali, atta ad eliminare la corruzione
della natura umana e a riportarne i veri valori in auge, non raggiunge
lo scopo di eliminare il desiderio di esercitare potere e controllo da
parte delle corporazioni elitarie.
Un esempio chiaro è la sorellanza Bene Gesserit.
Nella scena di apertura del primo romanzo un Paul poco più che
adolescente viene testato da una misteriosa donna per verificare se egli
e’ umano o animale. L’ago intriso di veleno del “gom
jabbar” gli viene appoggiato al collo mentre la voce della
donna gli ordina di infilare la mano in una scatola di dolore ad induzione
nervosa. “This is the only rule”
gli intima, “keep your hand in the box and live. Withdraw
it and die” . Questa è l’iniziazione
della sorellanza Bene Gesserit, una setta semi segreta di donne devote
alla manipolazione di politica e religione.
Grazie
alle Bene Gesserit Herbert può sperimentare il ruolo della psiche
e del subconscio.
In sostanza queste vestali del potere imparano ad osservare minuziosamente
le componenti comportamentali dell’individuo e a giocare con le
debolezze dell’incoscio; il loro potere, applicato a gruppi ed individui,
è in grado di influenzare pesantemente le decisioni morali e politiche.
Una tecnica di conoscenza riconducibile a quella che i fenomenologisti
chiamerebbero “intenzionalità della percezione” basata
sull’interiorità e sulla consapevolezza di se stessi, affinché
si possa diventare padroni della propria percezione.
L’esempio più incredibile delle capacità della sorellanza
è espresso nell’enorme arma della “Voice”:
tramite l’espressione vocale sono in grado di emettere ordini ai
quali le persone, non iniziate, non sono in grado di controbattere facendo
leva su istinti reconditi di risposta a determinati stimoli.
Consapevoli dell’immaturità complessiva del genere umano,
costituiscono un programma di selezione genetica per creare un “mostro”
psichico in grado di catechizzare i popoli utilizzando l’educazione
come indottrinamento e creando un’aspettativa di miti religiosi
alla quale fornire un’adeguata soluzione.
Lo stratagemma della Missionaria Protectiva , inviata a inoculare profezie
e proseliti nei luoghi osservati come terreno fertile di credenze religiose
e superstizioni, rappresenta un ulteriore passo verso il raggiungimento
del loro obbiettivo finale: la Missionaria introduce
su Arrakis il culto dei vermi delle sabbie e il sentore profetico della
venuta del salvatore al fine di spianare il sentiero a quello di loro
fabbricazione.
La sorellanza e’ in grado quindi, di ridisegnare una parte della
storia: una soluzione tecnologica, non nel senso di applicazione di mezzi
tecnologici, ma nella visione della storia stessa e della stirpe umana
come oggetti, come pedoni nel gioco di scacchi galattico sul quale il
Bene Gesserit esercita completo controllo o, per lo meno, ne ha la convinzione.
Nella
scena finale del romanzo Fine dell’Eternità
di Asimov il protagonista prende coscienza di una certezza che fino a
quel momento appariva terrificante e impensabile: l’impossibilita’
di controllare gli eventi, l’esistenza del caso, dell’imprevisto
e dell’errore nella natura umana .
Basato su uno dei temi classici della narrativa fantascientifica, il viaggio
nel tempo, il romanzo narra di un gruppo di navigatori temporali che,
alterando piccole porzioni del flusso della storia, creano nuove realtà
con lo scopo di tutelare l’esistenza e il progresso del genere umano.
La presunzione di possedere la chiave per lo sviluppo di una società
eterne cade di fronte all’impossibilità di valutare le conseguenze
di un’azione a lungo termine e quindi di prevenire ogni margine
di cambiamento possibile.
Nell’universo di Dune, dove la spezia fornisce preveggenza degli
eventi futuri, memoria di quelli passati e permette ai viaggiatori spaziali
di viaggiare alla velocità della luce, avvertendo i pericoli del
percorso prima di incontrarli, il controllo sui cambiamenti sembra a portata
di mano.
Il planetologo Kynes, solo ed in punto di morte nel deserto del pianeta
Arrakis, giunge alla medesima conclusione anticipata da Asimov. Rapito
ed abbandonato dalle truppe Harkonnen sulla superficie del deserto, in
preda alla disidratazione e con il timore di divenire cibo per i vermi,
comprende che l’arrivo imprevisto di Paul su Arrakis avrebbe cambiato
i modi ed i tempi della delicata trasformazione ecologica del volto del
pianeta, rompendo l’equilibrio della spezia. Un attimo prima di
spirare rivede l’ombra del padre che gli dice che per la gente non
c’è catastrofe peggiore che finire nelle braccia di un eroe.
Il messia Paul è il fattore imprevisto.
Asimov fornisce anche lo spunto e il termine di paragone, per la creazione
del profeta inaspettato e per le alchimiste genetiche del Bene Gesserit,
nella sua Trilogia della Fondazione .
La
trilogia è ambientata durante un impero galattico in procinto di
sgretolarsi, in questo contesto il protagonista, Han Seldon, uno “psychohistorian”
analizza con precisione matematica le forze e i moventi che agiscono sulle
masse di popolazione e può predire esattamente ciò che succederà
a distanza di centinaia e migliaia di anni nel futuro. Con questo metodo
statistico istituisce la “Fondazione” con l’intento
di portare ordine nell’universo. I suoi piani hanno successo fino
a quando non nasce “the mule”, un mutante dotato di poteri
empatici, completamente imprevisto da Seldon, poichè le sue teorie
sulle dinamiche di massa non tenevano in conto dell’eccezione individuale.
Herbert utilizza la stessa situazione del classico di Asimov, ma ne rovescia
la posizione dell’eroe: in Asimov l’eroe e la “Foundation”
in Dune e’ “The Mule” .
La nascita stessa di Paul è uno spiacevole imprevisto per i piani
del Bene Gesserit: la madre Jessica, contravvenendo agli ordini della
sorellanza, dà alla luce un figlio maschio per fornire un erede
al Duca Leto, anticipando di una generazione la realizzazione del progetto
genetico “kwisatz Haderach”. Il progetto sfugge dalle mani
delle consorelle e Paul acquista autonomia di controllo.
Anche la comunione orgiastica e visionaria con la spezia appare avere
dei limiti: il profeta Paul è l’essere più intimamente
legato alla visione di chiaroveggenza, ma questa chiaroveggenza non e’
sicura ne stabile, solo contingente. Ciò che è chiaro in
un preciso istante può essere celato successivamente e viceversa.
La sua prospettiva incompleta è composta da una serie di possibilità,
da rapporti causa-effetto, ma questa ragnatela di combinazioni, per quanto
fitta, lascia spiragli al caso, all’incidente e all’imprevisto.
La ragnatela è altresì una trappola psichica per il veggente:
lo stesso Paul spiega che, per chi non la possiede, la previsione del
futuro sembra la soluzione per vincere alla lotteria o per trovare un
tesoro sepolto; in realtà essa imprigiona in una percezione del
tempo su piani paralleli, un continuo deja-vu di scelte già compiute.
Il trovare l’imprevisto sarà per lui fonte di sollievo da
un’esistenza imprigionata nella noia. Giunto alla fine della sua
visione dirà:
“I
think I tried to invent life, not realizing it'd already been invented
[…]
[…] If you need something to worship, then worship life--all life,
every last crawling bit of it! We're all in this beauty together!
”
A
questo punto si può dedurre che la fantascienza nel lavoro di Herbert
non e’ legata ad androidi umanizzati ed intelligenze artificiali
creati allo scopo di evidenziare difetti e limiti dell’essere umano,
né tantomeno a descrizioni e interpretazioni di paradossi di leggi
fisiche, ma dalla psiche della razza “homo sapiens” che, per
quanto guidata verso l’iperconoscenza e addestrata al perfezionamento
non cela la propria naturale fallibilità.
L’ispirazione dei concetti riguardanti l’importanza del linguaggio
nella creazione dell’inconscio umano, del pensiero e del comportamento
é facilmente riconducibile alla disciplina della semantica generale,
molto diffusa nell’America degli anni trenta e studiata da Herbert
nel periodo antecedente la stesura del primo romanzo della serie; lo studio
della semantica ha, inoltre fornito la concretezza e una base scientifica
alla possibilità di addestrare gli esseri umani in maniera mirata
al recupero delle conoscenze primordiali.
L’ibridazione di questi concetti, collegati alla diffusione delle
pratiche Yoga e Zen e ad altre discipline di consapevolezza del linguaggio
non verbale, mostrano una profondità di concettualizzazione letteraria
veramente notevole, tale da dare l’illusione al lettore che il raggiungimento
di determinati stati di coscienza sia realmente attuabile, nonostante
si pongano in contrasto con la prospettiva scientifica.
Dune:
l'eroe e la sua nemesi.
Ricercando
in un’enciclopedia alla voce eroe si trova la seguente definizione:
termine che, nel suo senso generale, indica ogni personalità superiore
agli uomini per qualità fisiche e morali, quindi un essere a metà
fra uomo e dio e partecipe della natura di entrambi, al quale vengono
attribuite imprese prodigiose e che e' oggetto di culto. Una seconda definizione
riporta che: eroe è colui che sa lottare con eccezionale coraggio
e generosità fino al cosciente sacrificio di sé per una
ragione o un ideale ritenuto valido o giusto. Questa precisazione sposta
il nostro punto di vista dall'archetipo classico ad un tipo d’eroe
che probabilmente sentiamo più vicino al pensiero moderno, che
è uno dei primi eroi che abbiamo imparato a conoscere nella storia
della letteratura: l'Eroe Tragico, simbolo primo dell'uomo
civile occidentale, che deve i suoi natali alla tragedia greca.
L'eroe, individuato nella sua personalità tragica, è decisamene
qualcosa in più rispetto all'archetipo primitivo: è l'uomo
che comprende che nulla è stabile e nulla può durare, e
in virtù di questa sua nuova conoscenza individua i suoi limiti
con la quiete necessaria che lo porterà oltre gli stessi.
Nell'universo di Herbert non vi è una gerarchia divina, tipica
del mito greco, alla quale fare riferimento per stabilire i caratteri
propri della figura eroica. In Dune il sentimento religioso è un
mezzo, utilizzato dai gruppi di potere, per il controllo delle masse.
I profeti e le divinità vengono costruite ad hoc per fornire un
punto debole, per creare un gioco di aspettative al quale rispondere in
modo politico.
Resta il fatto che nell'intera saga di Dune sono presenti due figure di
straordinaria rilevanza per avere caratteristiche riconducibili all'ideale
di eroe e superuomo: Paul Mud'dib Atreides e il figlio Leto II, l'imperatore-dio.
Entrambe forniscono allo scrittore il modo per esprimere efficacemente
le teorie sociali delle periodiche rivoluzioni messianiche nella società
umana; sono, inoltre, lo specchio dei pericoli catastrofici cui sono sottoposte
le società in cui vige il culto della persona e l'adorazione religiosa
per un leader, propri dei regimi totalitari ed integralisti .
Il primo dei due personaggi, Paul, protagonista dei primi tre libri della
saga, viene presentato immediatamente al lettore, fin dalle prime pagine,
come un ragazzo fori dal comune. È un ragazzo molto serio, e prende
coscienza rapidamente delle problematiche politiche ed economiche delle
famiglie e dell'Impero, a dispetto dei suoi quindici anni d'età
; i compagni di giochi sono cortigiani che lo istruiscono e lo addestrano
nell'arte del combattimento e delle strategie militari.
Gli Atreides stessi, intesi come famiglia e quindi come stirpe genetica,
hanno sviluppato in modo particolare la mentalità guerriera degli
strateghi arrivando a concepire una sorta di linguaggio codificato di
comunicazione corporea per fornire ordini in battaglia. Il padre di Paul
è descritto come un uomo estremamente intelligente e dotato di
una mente particolarmente arguta per gli affari di stato. La mente del
Duca Leto si arrovella continuamente su possibilità realizzabili,
sui rapporti di amicizia o inimicizia di chi incontra e sul grado di convenienza
nello stringere legami, rapporti ed alleanze.
La madre Jessica fornisce a Paul l'insegnamento tipico di un'adepta dell'ordine
Bene Gesserit, sviluppando in lui straordinarie doti percettive e di controllo
sulle reazioni fisiche ed emotive. I suoi tutori lo educano ad avere l'impostazione
al ragionamento logico propria della scuola dei Mentat , in altre parole,
di computer umani in grado di svolgere operazioni complesse e di vagliare
enormi quantità di dati al fine di ottenere prospetti probabilistici.
Tutto insomma lascia presupporre che Paul sia un individuo dotato di particolari
abilità: la sua capacità di percezione raffinata e sottile,soprattutto
nei confronti del dettaglio, pone Paul e la sua consapevolezza in una
posizione di mancata identificazione nei confronti del lettore. Il lettore
segue l'evoluzione di Paul in modo distaccato, d'altronde l'intero sistema
di personaggi nel libro è costruito sulla base della trasformazione
di Paul in tutto quello che diventerà in seguito.
I Fremen vogliono il messia che li conduca alla liberazione e al rinnovamento
ecologico, la sorellanza ricerca il super burattino per garantire i propri
scopi e la madre Jessica vede nel figlio lo strumento di vendetta nei
confronti della famiglia Harkonnen e dell'impero artefici della morte
del Duca Leto. Per questo motivo Paul diventa il tramite con cui Herbert
riesce, analizzando i singoli personaggi, a delineare un punto di riferimento
ed una critica nei confronti di tutti gli attori della vicenda che hanno
contribuito a trasformarlo in ciò che diventerà, e dunque
per tutti coloro che invece di mirare al suo stato e di competere, hanno
preferito scaricare su di lui le proprie responsabilità ed aspettative.
La definizione d’eroe in senso stretto non è quindi totalmente
valida. Paul non è l'"eroe" in assoluto, non a causa
delle particolari abilità che lo spingono oltre i limiti umani
in senso fisico e mentale; sono in molti ad avere risorse analoghe. Paul
è il saggio tra i saggi, non lo stereotipo dell'eroe che emerge
rispetto alla folla: ogni personaggio, in Dune, è in qualche maniera
consapevole dell'evoluzione degli avvenimenti.
Joseph Campbell nell’"Eroe dai mille volti" definisce
l'eroe come colui che si sottomette volontariamente al proprio destino;
il problema è ora riuscire a capire quanto Paul sia artefice del
proprio destino e quanto, invece, ne sia vittima.
Alcuni fatti che caratterizzano le sue vicende appaiono dimostrare quanto
Paul sia solamente un elemento nello sviluppo di decisioni indipendenti
dalla sua volontà: una pedina del grande gioco come chiunque altro.
Anzitutto egli è il prodotto, sebbene imprevisto, del programma
di allevamento genetico del Bene Gesserit, quindi, il suo patrimonio genetico
non è un evento casuale. Il trasferimento della famiglia Atreides
su Arrakis, con l’incarico di nuovi reggenti del feudo, avviene
per richiesta dell'imperatore: la reverenda Madre Gaius Helen Mohiam,
veridica e consigliera dell'imperatore, quindi, crea i presupposti per
i quali Paul si trovi in contatto con la Spezia e il popolo Fremen.
Una
volta diventato imperatore Paul si rende conto della pericolosità
della sua deificazione e della guerra santa che porterà alla distruzione
di miliardi di vite e di pianeti, ma, anche in quel frangente la necessità
dell'azione gli impedisce di dar voce ai suoi sentimenti per modificare
gli eventi.
Come già visto in precedenza, inoltre, le sue conoscenze di veggente
intrappolano il suo futuro in ipotesi già verificate ed inevitabili;
sul finire della sua avventura cerca il modo di interrompere questa terribile
visione, non grazie ad una soluzione concreta, ma fuggendo nel deserto
per morire. Salvato da un gruppo di Fremen ritorna nella città
di Arrakeen, capitale di Dune, nelle vesti di un predicatore, ancora una
volta costretto ad agire in un determinato modo in ottemperanza a ciò
che il fato lo obbliga a fare.
In Dune Messiah
il "Face Dancer" Scytale descrive
i turbamenti emotivi che possono avere spezzato la psiche di Paul facendo
riferimento al tentativo, fallito, di creare uno "Kwisatz Haderach"
ad opera della razza a cui appartiene, i Telilaxu:
"A
creature who has spent his life creating one particular representation
of his selfdom will die rather than become the antithesis of that representation."
Nei panni del
messia diventa estremamente difficile scegliere una determinata direzione
per la propria vita, consapevole del fatto che le circostanze lo distolgono
dal proposito e che la preveggenza presenta dei limiti. Paul fallisce
nel misurarsi con queste difficoltà: egli è eroe-vittima
delle debolezze umane, uno Kwisatz Haderach mancato.
Durante il dialogo con la madre e la Reverenda madre Mohiam, all'inizio
del romanzo dopo la prova della scatola del dolore, Paul realizza che
il "Kwisatz haderach" sarà un "gom jabbar"
umano, uno strumento per testare la reale natura dell'umanità',
il limite fra l'istinto e la razionalità.
Il regno di Paul riporta un certo ordine all'interno dell'impero fino
a quando il rifiuto della sua visione e il caos provocato dalla reggenza
della sorella Alia, dopo la sua scomparsa, non peggiorano in modo drammatico
gli eventi.
Il
figlio, Leto II, si spinge verso lo spaventoso futuro che il padre ha
visto: diventare un "gom jabbar" vivente.
Herbert dedica un intero libro alla figura dell'imperatore-dio: un libro
praticamente privo di azione, ma ricco di riflessioni riguardanti la necessità
del cambiamento e l'impossibilita' di soluzioni definitive ai problemi
umani.
Leto II, ancora bambino, fonde il suo corpo con quello dei vermi di Dune
diventando un ibrido dalla potenza fisica enorme; inoltre egli è
in grado di rievocare, come le Bene Gesserit, ogni singolo ricordo dei
propri antenati unitamente alla capacità di avere una visione chiara
degli avvenimenti futuri. Perdendo la sua umanità diventa il tiranno
dell'universo e pianifica quello che chiama il "Golden Path",
ossia, oltre tre millenni di forzata stabilità, nei quali egli
lentamente rimuove tutte le cause che hanno portato l'universo allo sbando.
Interrompe le guerre per il controllo della spezia, trasformando Dune
in un pianeta verdeggiante, con la morte di tutti i vermi e diventa l'unico
dispensatore di spezia per tutte le fazioni che la richiedono.
Prende il controllo del programma genetico Bene Gesserit al fine di produrre
esseri umani con nuove abilità, fra le quali, la possibilità
di rendersi invisibili ai veggenti. Sebbene li condanni pubblicamente,
permette che alcuni gruppi sviluppino artefatti tecnologici, con l'intento
di creare astronavi guidate da cervelli elettronici al posto dei potenti
navigatori della Gilda Spaziale.
Come ci si aspetta da ogni dittatore, Leto, fa riscrivere la storia. Uccide
gli storici che dissentono dal suo punto di vista e scrive una mole incredibile
di dissertazioni storiche sotto vari pseudonimi, ma permette alle Bene
Gesserit e alle loro "Other Memories" di sopravvivere, affinché
il loro bagaglio storico possa essere messo in contraddizione con i suoi
scritti.
Leto II vuole impartire una lezione all'umanità', "a lesson
their bones would remember" : utilizzando il suo esercito di "fish
speakers" esercita repressione sui focolai di resistenza preparando
gli abitanti dell'impero alla Dispersione. Questa azione repressiva ha
lo scopo di stimolare un'ancora piu' profonda avversione all'asservimento,
sviluppando nell'umanità' gli anticorpi necessari a rompere le
strutture di potere del vecchio impero in favore dell'evoluzione e della
diversificazione.
La reverenda madre Mohiam nel primo libro della saga ricorda a Jessica
e al lettore gli equilibri imperiali:
"(...) the Imperial Household balanced against the Federated
Great Houses of the Landsraad, and between them the Guild with its damnable
monopoly on interstellar transport. In politics, the tripod is the most
unstable of all structures. It's be bad enough without the complication
of a feudal trade culture which turns its back on most science."
La presenza
della spezia in questi equilibri rappresenta l'elemento destabilizzatore
dell'intera struttura; il regno di Leto II destabilizza anch'esso il sistema,
ma in maniera estremamente radicale e controllata, per rendere possibile
la costruzione di una struttura migliore o, per lo meno, differente.
L'idea già citata di "sistema ecologico di idee" offerto
da Herbert, non solo come mera metafora è efficace in relazione
a Leto II ed evidenziata da questo scambio di battute fra l'imperatore-dio
e il suo cortigiano Moneo:
"(Moneo)
"Lord, have you no improvement of the human stock in mind?"
Leto glared down at him, thinking: If I use the key word now will he understand?
Perhaps...
"I am a predator, Moneo."
"Pred..." Moneo broke off and shook his head. He knew the meaning
of the word, he thought, but the word itself shocked him. Was the God
Emperor joking?
"Predator, Lord?"
"The predator improves the stock."
"How can this be, Lord? You do not hate us."
"You disappoint me, Moneo. The predator does not hate its prey."
"Predators kill, Lord."
"I kill but I do not hate. Prey assuages hunger. Prey is good."
(...)
"For what do you hunger, Lord?" Moneo ventured.
"For a humankind which can make truly long-term decisions. Do you
know the key to that ability, Moneo?"
"You have said it many times, Lord. It is the ability to change your
mind."
Leto
II è un predatore. Il suo intento è di rimuovere le debolezze
degli uomini "animali" e permettere il rinnovamento del sistema,
adattandosi alla progressione dei tempi per rendere consapevoli gli abitanti
dell'universo della necessità del cambiamento. Leto II raggiunge
il suo scopo quando la sua selezione porta alla nascita del movimento
di ribellione che lo ucciderà rendendo l'uomo libero dalla sua
presenza e dalla sua visione.
Sebbene dotato di poteri sovrumani e simbolo dell'incarnazione del dio-verme
shai-hulud, nemmeno Leto II è un eroe nel senso classico del termine.
Herbert lo utilizza per i suoi scopi di analisi sociale ed evolutiva,
ed egli stesso è conscio del fatto di non essere un salvatore,
ma uno strumento atto a salvare l'umanità' da essa stessa.
Struttura e linguaggio.