Nei
primi giorni di settembre si è diffusa la notizia di un fantasmagorico
(è proprio il caso di dirlo) segnale radio, proveniente dallo
spazio profondo e di probabile origine artificiale. Tradotto: un potenziale
segnale alieno. Tre brevi sequenze, che sembrano essere
generate da un corpo in rotazione ad una velocità 40 volte superiore
rispetto a quella terrestre. Se non è un disturbo causato dall’uomo,
se non è un nuovo fenomeno astronomico (le emissioni delle stelle
Pulsar furono scambiate inizialmente per segnali extraterrestri), a
mille anni luce di distanza, cioè mille anni fa, un qualcosa
di origine aliena ha prodotto quel segnale. I dati del telescopio di
Arecibo, smistati ed analizzati su tutto il pianeta
grazie al progetto SETI (una tra le più intelligenti
forme di applicazione del calcolo distribuito), ci fanno presumere che
qualcosa forse esiste. Questo è quanto.
Come confidenza personale, sarei contento se l’ipotesi di una
civiltà aliena prendesse consistenza. Che voi crediate o meno,
chi scrive è fermamente convinto che esistano altri esseri coscienti
in giro per l’universo, e se proprio vogliamo dirla tutta, sempre
in clima di confidenze, non siamo noi a cercare loro, ma assai più
probabilmente sono loro a studiare noi. Mi raccomando non ditelo in
giro. Per rimanere con i piedi per terra, e per non farmi ridere dietro,
preferisco affermare che finchè non vedo non credo.
Nel frattempo noi cerchiamo, cerchiamo, cerchiamo…
oltre alle avventure della Huygens-Cassini intorno
a Saturno, ecco qualche notizia interessante dalla missione europea
Esa Mars Express - http://www.esa.int/SPECIALS/Mars_Express/index.html
-: lo spettrometro Planetary Fourier Spectrometer (costruito
in Italia ndr), ha rilevato del vapore acqueo ad una quindicina di chilometri
dalla superficie di Marte, nelle zone equatoriali.
Questo
vapore sembra essere ben distribuito con una presenza non omogenea di
metano. La NASA Odissey aveva già rilevato del
ghiaccio pochi centimetri sotto la superficie di Marte, in corrispondenza
delle stesse aree. Che sublimasse in vapore nelle zone equatoriali non
era tanto inaspettato. E cosa c’entra tutto questo con gli extratterrestri?
Se poco al di sotto della superficie si trova l’acqua ghiacciata,
ad una profondità maggiore potrebbe trovarsi dell’acqua
allo stato liquido. Il calore geotermico spingerebbe l’acqua verso
la superficie, ma ghiacciandosi ancor prima di vedere la luce del sole.
Un fenomeno noto ai geofisici, in gergo, come la “tavola
ghiacciata”. I ricercatori ora si chiedono da dove arrivi
il metano di cui abbiamo parlato poco fa: potrebbe essere sospinto dalla
stessa forza geotermica che ha generato le tavole ghiacciate, oppure
potrebbe essere il prodotto di una intensa attività batteriologica
favorita dall’acqua appunto allo stato liquido. Sicuramente una
spinta in più nel cercare: se potevamo ipotizzare che su Marte
vi era la vita, adesso potremmo anche constatare che la vita sul pianeta
rosso esiste già. Certo non una forma di vita intelligente, ma
sicuramente un qualcosa che potrebbe evolversi. Effettivamente si, siamo
ancora lontani dal trovare una razza aliena con la quale entrare in
rapporto.
Con molto sarcasmo, e per rimanere ancora con i piedi per terra, i più
maligni potrebbero dire che tutti questi sforzi al massimo ci lasciano
ipotizzare la presenza di qualche batterio petomane (cit.).
Rimanendo
nell’ottica di un eventuale (impossibile?) dialogo tra civilà
aliene, forse sarebbe il caso di chiederci se noi saremmo veramente
in grado di sostenere questo rapporto. Apro una parentesi sul dialogo
per gli eventuali extraterrestri in ascolto. Il dialogo tra civiltà
diverse di questi tempi non sembra essere proprio il nostro forte, e
di questo ne siamo tristemente testimoni. Non siamo i primi a pensarci,
già noti personaggi dell’età antica si ponevano
questo problema. L’era moderna, con l’acuirsi del bisogno
di una corretta gestione politica e sociale delle masse, ha visto tutta
una serie di pensatori esprimere una vasta gamma di teorie e considerazioni.
Diverse dottrine si sono confrontate nel cercare di definire il comportamento
e la comunicazione umana: psicologi, sociologi, antropologi, politici,
economisti, etologi, parapsicologi, tutti quanti in cerca di un modello
in grado di definire l’uomo. La verità è che siamo
veramente troppo complessi per poter essere definiti o gestiti dai cosiddetti
modelli causali, e i più hanno rinunciato da tempo all’idea
di poter prevedere in modo soddisfacente il comportamento umano. Per
rimanere nell’ambito della quotidianità, e più precisamente
in quello della comunicazione tra realtà differenti, i più
disillusi negano che il dialogo positivo tra persone sia qualcosa che
appartiene alla nostra natura, al massimo una attitudine sviluppata
ai fini della sopravvivenza (quindi una attitudine estremamente “egoistica”).
Visioni più altruistiche vedono la capacità comunicativa
come un quid in evoluzione, tramandato a livello di norme e
codici standardizzati, che poggiano su classi di valori, anch’essi
condivisi socialmente da un determinato numero di persone: il famoso
concetto di “cultura” tanto caro alla sociologia.
Questo
forse è importante, e una conclusione certa c’è:
il saper dialogare necessita comunque della consapevolezza di un sistema
di regole, oltre che della capacità del saper vedere con l’altrui
punto di vista (non solo quindi una conoscenza grammaticale e sintattica,
ma anche una comprensione del contesto in cui due realtà entrano
in contatto). In altre parole, una crescita che si basa sull’uscire
dall’ottica di Ego per comprendere meglio quella di Alter. La
chiamano “intersoggetività”. Si
potrebbe, e si dovrebbe dire che tanto più il contesto culturale
e sociale in cui viviamo è sviluppato, maggiore sarà la
quantità di strumenti comunicativi che possiamo utilizzare ed
implementare a questo fine. Sembra una considerazione banale, ma se
analizziamo quanto e come comunicano le persone oggi, forse ci rendiamo
conto di non essere cresciuti in un mondo così “sviluppato”.
Tutt’altro: sappiamo essere intersoggetivi tra noi umani? Cari
alieni, non è mica semplice!
Il discorso e le considerazioni possono essere infinite,
per il momento fermiamoci qui. La parentesi l’ho aperta per tornare
a parlare dei nostri piccoli amici verdi. E vi spiegherò il perché.
Non sappiamo ancora se esistono, e facendo soltanto alcune ipotesi provo a
raccontarvi una storia.
Supponiamo che esista un modo per percorrere enormi distanze in breve tempo,
e ipotizziamo che nell’infinito che ci avvolge vi sia qualcuno che abbia
trovato questo modo per viaggiare (come siano fatti questo qualcuno e questo
modo lo affido alla vostra fervida immaginazione). Una conoscenza avanzata,
più profonda della nostra, forse al limite della fisica e del mondo
“tangibile”, qualcosa che non è ancora alla nostra portata.
Sta di fatto (ipotesi di questa favola) che “loro” sono riusciti
veramente ad arrivare fin qui. Cosa fare a questo punto per aprire un dialogo?
Le soluzioni sono tante e le conoscete meglio di me: intrighi fantapolitici
(“gli americani sanno”), rapimenti didattici, fantavisioni.
Ribaltiamo
la situazione: tra qualche secolo i Terrestri, dopo aver colonizzato
il Sistema Solare, riescono a piegare lo spazio-tempo, per spingersi
la dove nessun uomo etcetera etcetera. Le colonie marziane vivono in
pace, gli abitanti delle lune di Saturno si godono gli anelli, il governo
terrestre ha superato ormai da diversi secoli tutti i conflitti generati
nella e dalla famosa era della globalizzazione. Molti pensano che tali
conflitti fossero inevitabili, altri no. Certo, oggi qualche tensione
rimane, per fortuna gli avvocati non mancano.
I testi di storia - pardon - gli omnicd, raccontano ai piccoli terrestri
milleni di guerre. Ma oggi i bambini quando parli di guerra si mettono
a ridere: da grandi vogliono fare gli esploratori spaziali. In fondo
sono i nuovi eroi, solitari e devoti, sempre pronti a sfidare l’ignoto.
I media improvvisamente diffondono la notizia che tutti aspettavamo
da tempo (se volete possiamo fare che il governo tiene tutto sotto la
massima segretezza, dipende da come vi immaginate il futuro): è
stato trovato un pianeta simile alla terra, proprio in quel settore,
ed è abitato. Come la scienza ufficiale aveva pronosticato da
tempo, non siamo soli nell’universo.
Il pianeta appena scoperto è circondato da un numero cospicuo
di satelliti artificiali, le loro lune sono state raggiunte. Il pianeta
è civilizzato. Da quello che si vede un quarto del pianeta è
densamente abitato, e vi sono immense città.
Al centro di controllo sulla Terra gli sguardi sono preoccupati, per
lo più tristi. Purtroppo nessun contatto è stato pianificato:
anche se tutti lo vorrebbero, il protocollo della commissione spaziale
lo impedisce. Non si conoscono le varie istituzioni presenti, aprire
un dialogo è prematuro, la popolazione potrebbe non reggere l’impatto
e potrebbero crearsi nuovi conflitti. Gli omnicd insegnano, come ipotesi
più semplice, che potrebbe risultare drammatico far accettare
agli ignari abitanti di non essere al centro dell’universo. La
paura è quella di spezzare già instabili equilibri di
potere. Per quello che ne sappiamo vi è molto disordine, vi è
molta attività di mezzi militari, ed in giro per il pianeta si
susseguono massacri.
La comunicazione diretta non è possibile… si valutano soluzioni
alternative. Aspettiamo il momento ed il modo giusto per aprire un dialogo
con loro. Missione in stand-by. Dettagli acquisiti: guerra su scala
globale. Rapporto della commissione spaziale: sviluppo sociale insufficiente,
non idoneo al contatto.
Universo, Via Lattea, Sistema Solare, Terra,
Europa, Italia… 2004.
-“Zio! Esistono gli alieni?”
-“Ammesso che esistano bisogna cercarli, e non è facile”
-“E se vengono loro?”
-“Non credo, sai? Non credo.”
-“Zio non crede agli alieni! Zio non crede agli alieni!”
…
-“È più facile credere negli alieni che negli esseri umani…
ma vaglielo a spiegare”
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