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THE
NET
Parte prima
di Lorenzo "Sunrise"
Pifferi
Nel
numero precedente inneggiavo ad una seconda era di Internet, confidando
nella preparazione di un pubblico ormai sufficientemente abituato al mezzo,
ma soprattutto confidando in tanti e numerosi progetti che potrebbero
cambiare le nostre vite in modo rilevante, anche nel breve periodo. Una
specie di ottimistica euforia per questo mondo triste e contorto, che
ogni giorno ci opprime, e ci digerisce deglutendoci in una spirale di
fatti più o meno inquietanti. Sarà la scelta infelice del
titolo dell’articolo, che ha voluto una “parte seconda”,
quasi ci fosse una parte prima, sarà la suggestione di questo mondo
scemo (se non da manicomio), sarà che l’essere umano è
proprio un concentrato di insensatezza, ma a questo punto ci vuole una
“parte prima”.
Procediamo con ordine: se nella “parte seconda” venivano illustrate
le brillanti prospettive future, per contro adesso vediamo se riusciamo
a tirare le somme del nostro passato. Non è retorica appellare
la rete come specchio dell’animo umano: riflette ogni nostra sfumatura,
da quella più superficiale a quella più intima, se non addirittura
nascosta e per tanto tempo rimossa. Indossiamo la supermaschera dell’anonimato
e diamo sfogo alle nostre personali inclinazioni.
Partiamo dalle banalità: uno studio inglese dimostra che Internet
ha aumentato del quaranta per cento i tradimenti nelle coppie sposate.
Che il matrimonio fosse una istituzione sempre più labile già
lo sapevamo. Quello che non sapevamo è che la maggior parte dei
“tradimenti” su Internet non sono consumati fisicamente, allontanandoci
quindi dai bassi istinti della carne, ci riscopriamo molto più
sentimentali di quello che potremmo pensare. Sarà vero? Credo che
ad aumentare siano anche gli incontri “liberatori” e molto
poco sentimentali. Banalità dicevo, sicuramente la più immediata
di tutte, e poi si sa, il sesso vende. Leggendo queste righe il primo
commento sicuramente sarà “ci risiamo, le solite amenità”,
ma poi ce lo leggiamo tutto di un sorso. È uno dei soliti articoli.
A voi decidere se continuare, visto che stiamo per affrontare il passato,
così come si presenta quando vi collegate.
The Net – Parte prima.
Al
tempo delle prime bbs ero un povero impedito, che sognava
un collegamento ad Internet, di quelli che vedevo a casa del mio amico,
con la sua amiGa, con le scrittine che apparivano sullo schermo. Tornavo
a casa e smanettavo sul mio Macintosh LCIII, colori a 16 bit, 40 Mb di
disco rigido (delle pizze rotanti dentro una base stylosa), un floppy,
ed un programmino che si chiamava Hypercard. Era un programma per realizzare
ipertesti, editabile con un linguaggio ad alto livello, messo a disposizione
per personalizzare i vari “stack” di “card” (vari
siti? Con diverse pagine? Volendo…). Si disponeva di vari strumenti
ed il programma era versatilissimo: semplici animazioni, presentazioni
con tanto di pulsantini, ricchi database, agende e via dicendo. Non avevo
idea di quello che stavo facendo, né che pochi anni dopo l’ipertesto
si sarebbe realizzato così come lo conosciamo oggi. Arrivò
anche il primo abbonamento ad Internet, pagato profumatamente, ed il Macintosh
caricava a fatica i primi motori di ricerca. I nostalgici vadano qui:
http://www.archive.org/
e poi inserissero la pagina interessata, premendo di seguito “take
me back”.
Un risultato potrebbe essere il seguente:
http://web.archive.org/web/19961020022754/http://www9.yahoo.com/
: yahoo! Il 20 ottobre del 1996.
Vedere certe gif fa quasi tenerezza. Non ci volle molto a capire che il
Macintosh al tempo non poteva godersi pienamente quel nuovo mondo: dovevo
lasciare la nicchia sicura della mela, ed affrontare il caos della compatibilità.
Fu così che qualche tempo dopo arrivò il primo piccì,
alle prese con le finestre assai più instabili di Billo Cancelli.
Col tempo arrivò ICQ, arrivò buddyphone, arrivarono un sacco
di cose. Lo ammetto, IRC arrivò diverso tempo dopo, peccato non
averlo conosciuto prima. Mi sono perso un sacco di cose, e tra non molto
capirete il perchè.
Al
tempo chi si collegava era un maniaco del computer, ci volle un bel po’
prima che diventasse moda, per far illudere milioni di azionisti con la
new economy. E tutto sommato ammetto anche avrei voluto conoscere la rete
dall’inizio, ma ahimè i prezzi sono diventati accessibili,
ovviamente, proprio quando il tutto si diffuse tra la massa. Poco male,
ho cavalcato comunque il periodo migliore. La sostanza non cambia: degli
impavidi pionieri davano forma ai primi riti telematici, si riunivano
le prime comunità online. Da pochi hacker a tanti lamer, chissà
in quanti ancora ci sfornano per questo motivo. Non mi ricordo chi lo
disse, ma un tempo il sistemista poteva permettersi la barca a vela, mentre
oggi deve farsi largo tra una schiera di bambini prodigio in grado di
penetrare le banche governative. Ed eccoci giunti finalmente al peggio
della rete. Bando ai moralismi, alle bandiere, alle leggi, vediamo di
riportare qualche caso esemplare. Documentario su discovery channel, mi
pare che fosse del 2001. Un funzionario dell’FBI cercava di intrappolare
un misterioso intruso nella rete del pentagono. Questo intruso sfruttava
vai a sapere quali “buchi” per entrare di soppiatto nei computer
della dirigenza militare e soffiare chissà quale informazione tremendamente
riservata. L’intruso era abbastanza abile da veicolare programmi
in grado di cancellare le tracce del proprio passaggio, ovviamente prima
di autodistruggersi (il dottor dokrobei!?!?). Il povero investigatore
era disperato, gli unici indizi che aveva a disposizione erano delle banali
scritte che l’intruso era solito utilizzare nei suoi accessi non
autorizzati. Una ingenuità che gli è costata cara: è
bastata una semplice ricerca su non mi ricordo quale motore, per vedere
gli stessi termini utilizzati su una board per sedicenti hacker. Colui
che postava si firmava con il nick ElGriton: “lo strillone”.
Se provate ad inserire “ElGriton” su google, qualcosa esce
fuori. Sta di fatto che le indagini si concentrarono sullo strillone.
I federali (che bello usare questo termine, mi sembra di essere in un
telefilm) progammarono uno “spider”: un software che solo
soletto si aggirava per le reti IRC, a caccia dello strillone. Più
semplicemnte un client IRC, modificato ad arte per collegarsi alle diverse
reti, ai diversi canali, e spulgiare tra i “log” le parole
“indiziate”, compreso il suddetto nick (dai collegatevi anche
voi ad IRC, è proprio divertente).
Non ci volle molto per beccare ElGriton in una rete IRC argentina. I federali
isolarono il provider, confrontarono ore e dati dei vari collegamenti,
arrivando dunque alla sorgente del problema: il computer di ElGriton.
Non rimaneva che aspettare lo strillone nuovamente in azione tra i cablaggi
del pentagono.
Una vera e propria trappola per l’ignaro che fu colto in flagrante.
Un ragazzo di 21 anni, oggetto di una mancata estradizione, che al momento
non può lasciare i confini argentini. O almeno al tempo così
confermava il documentario.
Le rete combatte ogni giorno l’incoscienza adolescenziale, e tutti
i più tremendi importunatori son sempre dei baldanzosi giovanissimi
che se ne fregano delle regole. Per fortuna? Bah, al tempo mi collegavo
a Napster e questo mi bastava. Di lì a poco si sarebbero svegliate
anche le case discografiche con le ben note conseguenze. Una guerra commerciale
a suon di processi, intimidazioni, ed altrettanti ragazzini alle prese
con multe fantascientifiche. Ridicolo. Basterebbe poco, ma questo è
un altro discorso.
L’allargamento dell’informatica ha causato di molto peggio.
Il millenium bug? Fantastico. Le carte di credito soffiate? Meraviglioso.
Quintali di spam nella nostra casella di posta? Eccezionale. Per non parlare
dell’intimità rubata di chissà quante persone, e che
ora gira liberamente sui computer di mezzo mondo. Di esempi, sempre più
banali, ce ne sono migliaia, basta pensare a tutto ciò che c’è
di illegale, di oltraggioso, di immorale, di perverso, che su internet
si troverà nel suo aspetto più irriverente. Parola d’ordine,
condividere! Nel bene o nel male. Non so perché, ma non mi sento
proprio a posto con la coscienza. Forse sono un essere umano anche io.
Per fortuna.
“The net – parte
prima” potrebbe essere un articolo ben più lungo,
e riportare tutti i misfatti compiuti ogni giorno grazie alla rete, ma
serebbe troppo lungo e troppo noioso. Troppi concetti si potrebbero ricollegare
a questo discorso: la società, i valori, la giurisprudenza, il
governo, il terrorismo. Da nausea. Mi piace invece vederla come un mondo
scoperto di recente, richiamando l’articolo scritto il mese scorso.
La parte prima si può riassumere come una “esplosione”
di umanità, senza regole, istintiva, ed a parte le esagerazioni
menzionate, per massima parte spontanea e genuina. La
voglia di condividere, e non solo nelle reti p2p, sembra proprio essere
una nostra prerogativa irrinunciabile. Abbiamo assistito al caos primordiale,
alla creazione di genie diverse di utenti, che i centri di ricerca provano
ancora a suddividere in trame orizzontali e verticali, più spesso
perdendosi in conclusioni lontane dalla realtà. Non riuscirono
a trovare dei denominatori comuni nell’800, figuriamoci nel 2005.
Prima o poi arriveremo alla parte seconda, in questo periodo di passaggio,
sperando di capire quali siano le regole da sancire. Ci hanno illuso che
la rete fosse libera. Amara considerazione: inevitabilmente si dovrà
rispondere alle logiche del commercio, le stesse logiche che hanno permesso
una simile espansione. A cosa andiamo incontro dunque? Non sono il solo
a sperare nello sviluppo di una coscienza in grado di fare fronte a questo
marasma che tutt’oggi rimane difficile da controllare. Non sono
neanche il solo a credere nel beneficio futuro, in grado di compensare
le esasperazioni nel passato, senza per questo rimetterci in sentimenti
e passioni. Un equilibrio molto difficile da raggiungere. Che dire…
Buon 2005, Live Long And Prosper
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