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DONNIE DARKO Chiara-
Caro Matteo, eccoci qui a cercare di riunire le nostre molteplici opinioni
su “Donnie Darko”. Allora, poiché
sono io a iniziare, immagino che mi tocchi la patata bollente dell'introduzione:
vediamo se sono in grado. Cosa potremmo dire? Le vicissitudini che hanno
portato "Donnie Darko" fino a noi, nei cinema italiani del 2004,
sono state lunghe e complesse. Il soggetto nasce a fine anni '90 dalla
mente del venticinquenne Richard Kelly, il quale si mette
poi a viaggiare da uno studio cinematografico all'altro in cerca dei finanziamenti
necessari a produrre il film: una ricerca frustrante, segnata da una serie
di buchi nell'acqua, finché un anno e mezzo dopo (botta di fortuna
n° 1) ottiene il supporto degli attori Drew Barrymore
e Jason Schwartzman che lo aiutano a promuovere il progetto.
La Barrymore ne diventa addirittura coproduttrice. Fanno parte del cast
lei stessa, Jake Gyllenhaal nei panni del protagonista,
sua sorella Maggie Gyllenhaal, Noah Wyle,
un autoironico Patrick Swayze e Katharine Ross.
Sembra la realizzazione di un sogno, ma quando esce nelle sale americane,
il film (girato in 28 giorni con un budget inferiore ai 5 milioni di dollari)
si rivela un flop. Be', siamo onesti, era il 2001; la sindrome da attentato
alle Torri Gemelle non ha certo favorito una sceneggiatura in cui uno
degli elementi chiave è rappresentato da un incidente aereo. Comunque,
"Donnie Darko" è archiviato come un modesto tentativo
cinematografico. Poi viene fatto uscire in dvd. E a quel punto (botta
di fortuna n° 2) il passaparola fra cinefili guidato da Internet ne
fa impennare le vendite. Oggi "Donnie Darko" è un film
cult, intorno alla novantesima posizione fra i cento film più belli
della storia del cinema secondo i frequentatori di www.imdb.com.
È da poco uscito nelle sale italiane in versione originale mentre
in quelle statunitensi a partire dall'estate 2004 viene proiettata una
speciale Director's cut. A questo punto, vi starete aspettando un riassunto
della trama. Il compito, tuttavia, è molto difficile, per cui alzo
bandiera bianca. Spero che prima di leggere questo articolo siate riusciti
a vedere il film; dopotutto il nostro scopo è cercare di interpretare
"Donnie Darko": per seguirci in questo tentativo qualunque riassunto
non basterebbe. Matteo- E infatti uno dei primi pensieri avuti una volta uscito dalla sala cinematografica dove lo avevo appena visto era stato quello di dover a tutti costi scrivere un articolo su di esso; ma l’entusiasmo nei confronti di questo piccolo e modesto capolavoro è stato ben presto smorzato dalla sua complessità. Ciononostante mi ritrovo qui ora a cercare di discutere e sviscerare un po’ questo film.
M- Sì,
è un film dalle molteplici chiavi di lettura. La prima, che è
forse la più schietta e diretta ma già di suo abbastanza
complessa da far venire un bel mal di testa nel ragionarci sopra, è
proprio quella puramente fantascientifica. Reduci da film come “L’esercito
delle dodici scimmie” o dagli ancor più complessi
paradossi temporali di Star Trek (“All good things…”
e “Cause and Effect” fra tutti), le nostre
menti ormai smaliziate hanno trovato pane per i loro denti. Viaggi nel
tempo e universi paralleli (qui chiamati Tangenti) fanno
ormai parte del nostro quotidiano bagaglio culturale minimo e vengono
affrontati con la schiettezza e disinvoltura pari alle discussioni sulle
mezze stagioni che normalmente si fanno dal parrucchiere o sull’autobus.
M- Decisamente. Se il film si fosse limitato ad una semplice storia di Viaggi nel tempo od Universi paralleli sinceramente avrei preferito decine di episodi di Star Trek e avrei trovato questo film decisamente inutile, se non a testimoniare la grandiosità della nostra saga preferita (come è successo di recente col film “Io, robot”, cui qualunque episodio con Data come protagonista fa un baffo in quanto a contenuti, coinvolgimento e spessore). La magia di questo film risiede proprio nell’alone magico ed esistenziale che fa da cornice a tutta la vicenda. Anzi, potrei quasi azzardare che è in realtà la parte fantascientifica che fa da contorno ad un gruppo di personaggi che attraverso i fatti assurdi del film indagano loro stessi. In ogni caso direi, per togliere ogni dubbio a chi legge, di sviscerare un attimo questa intricatissima matassa del viaggio nel tempo…o dovrei dire universo parallelo? Vuoi iniziare tu?
M- Quello che dici è a mio avviso solo in parte corretto. Infatti il motore dell’aereo, ossia l’Artefatto che ha generato l’Universo Tangente, esiste a prescindere da Donnie e dalle sue gesta. Dalle sue azioni deriva casomai la presenza dei genitori sull’aereo. Ma comunque ti do atto che sarebbe impossibile determinare una giusta linea di cause ed effetti. Ricordi la famosa farfalla che sbattendo le ali causa un uragano dall’altra parte del mondo? In effetti nulla ci dice che la presenza di mamma Darko e della sorella di Donnie a bordo di quel volo non abbiano, anche con un minimo gesto come il battito delle ali della famigerata farfalla, causato la catastrofe (leggi l’uragano). Secondo me di certo possiamo solo dire che dal momento che Donnie si salva dall’incidente, grazie all’intervento del coniglio, il destino di molte persone a lui care cambierà… E qui, tra conigli e destini, entriamo in quella seconda componente, più soggettiva ed intimista del film, che accennavi qualche riga fa. C- Posso solo essere felice del fatto che nel film si annidi una seconda forte e complessa tematica esistenziale.
C- Già, il coniglio Frank! Io l’ho visto subito, e in tanti l’hanno pensato, come una citazione dal vecchio film “Harvey”, uno dei miei cult. Il protagonista, interpretato da James Stewart, viene ritenuto pazzo dalla sua famiglia perché ha quale amico immaginario un grosso coniglio bianco. Alla fine, però, viene il dubbio che il coniglio esista davvero. In fondo è quello che succede qui… Frank sembra una creatura fittizia mentre in realtà è la proiezione di un ragazzo realmente esistente. M- In quanto a citazioni a me veniva in mente anche la più banale legata a Carroll e al suo “Alice nel paese della meraviglie”. Dici che ci potrebbe stare? C- Senza dubbio. Chissà perché, la figura del Bianconiglio è ricorrente fra visionari e sognatori. Non per fare l’autoreferenziale, ma su questo argomento l’anno scorso avevo anche scritto un articolo per lo Stim!
C- In effetti, senza considerare la spiegazione fornita dal regista tramite il libro, c’è anche la possibilità che tutto ciò che Donnie vive sia solo frutto di una malattia mentale. Se non mi sbaglio, le prime volte in cui vede il coniglio accade dopo l’assunzione dei suoi psicofarmaci. E riguardo alla questione del destino, un punto molto importante secondo me è che Donnie lo veda letteralmente sotto forma di un fascio luminoso che esce dal petto della gente. Il professore di fisica, tuttavia, gli dice di non credere che si possa conoscere il proprio destino: se così fosse, potremmo anche scegliere di non seguirlo. Ma Donnie segue voluttuosamente il proprio destino, senza mai combattere, quasi abbandonandosi ad esso. È come se non potesse lottare contro l’esistenza e, soprattutto, è come se vedesse un unico modo di esistere; mentre la sua vicenda, con questo incrocio di universi paralleli, ci suggerisce che esistono infiniti modi di esistere. M- Resta il fatto concreto che, salvandosi, Donnie dà vita ad un complesso gioco di cause ed effetti che porterà a dei terribili risultati (ma non solo…come vedremo più tardi), tra cui la morte del coniglio Frank (in realtà si trattava di un amico vestito per la festa di Halloween) per mano sua, della ragazza di cui era innamorato, della sorella e della madre. Questi eventi lo porteranno alla presa di coscienza di doversi sacrificare al prossimo “giro di giostra temporale”. C- O forse Donnie, e qui vado sul criptico, si uccide per seguire il proprio modo di esistere fino in fondo. Mi sembra che il parallelo più importante fatto dal film sia quello con la novella di Graham Greene “I distruttori”, il cui senso è che la distruzione sia essa stessa un atto di creazione. Allora Donnie, paradossalmente, si uccide per continuare ad esistere, oppure, seguendo la traccia fantascientifica, si distrugge per creare un nuovo universo.
C- A questo proprio non avevo pensato mentre guardavo il film. L’unico dubbio era l’indizio sulla “Cellar door” dato dall’insegnante di letteratura, grazie al quale Donnie porta la sua ragazza nel luogo in cui verrà uccisa (nella cantina di Nonna Morte). L’insegnante sembra dargli un suggerimento. Una domanda che mi sono posta, comunque, è perché il coniglio Frank salvi la vita a Donnie. Dopotutto Donnie lo uccide (o meglio, uccide il ragazzo che era) nell’universo tangente. La risposta che mi piace maggiormente è ancora una volta di carattere esistenziale: a Frank non importa di essere morto per mano di Donnie poiché non si tratta più dello stesso Frank; quello nuovo, il “fantasma” se così vogliamo chiamarlo, è passato a un nuovo piano di esistenza e intende preservarlo. Così salva la vita a Donnie. In questo modo può perpetuare l’universo tangente continuando a essere ciò che è.
C- “Ognuno muore solo”, è la frase che gli dice Nonna Morte. E la scena della morte di Donnie, con quella canzone meravigliosa (la cover di “Mad World” dei Tears for Fears) e il montaggio basato sul comportamento dei vari personaggi nel medesimo istante, non ti sembra una citazione del finale di “American Beauty”? Anche quel film trasmetteva un forte senso di solitudine stemperato dalla considerazione che, in fondo, non è affatto vero che si debba sempre morire soli: il pensiero di chi si ama può colmare questo vuoto. In un’altra interpretazione, come hai detto prima, Donnie sembra sacrificarsi per salvare le persone amate. M- Non dimentichiamoci che con la sua morte prematura egli sì salverà molte persone a lui care, ma nel contempo egli non avrà la possibilità (datagli comunque sempre attraverso il coniglio) di smascherare il pedofilo. Anche in questo caso la bilancia del Bene e del Male non pende mai unicamente da una parte. Chi ci può assicurare che il personaggio del finto santone non farà del male a molte più persone di quelle salvate da Donnie? Ed è poi comunque giusto contare col pallottoliere quante vite vengono salvate piuttosto che sacrificate? Quella che per Donnie sembra essere al momento la scelta migliore non è automaticamente quella universalmente giusta. C- Come sempre, le scelte che si fanno nella vita non si basano mai su concetti universali ma sulla loro interpretazione: mai sottovalutare il fattore umano… M- In fondo non credo esista Universo, tra gli infiniti universi paralleli e tangenti, dove il Bene vinca sempre e il Male non esista. Ma forse la sola esistenza di questi due concetti può bastare a Donnie e all’universo che attraverso lui continuerà ad esistere. C- Be’, siamo arrivati a scomodare concetti più grandi di noi. Ma cosa c’è di più bello che uscire da un cinema e sentirsi spinti a una discussione simile? Forse è proprio questo l’inafferrabile motivo per cui “Donnie Darko” è diventato un film cult. E ormai, credo lo sia diventato anche per noi… Se volete commentare questo articolo scrivete a Warp Mail |
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