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5 APRILE 2268
di Riccardo
"Summer" Palazzani
A passo veloce, stringendo nella destra
il collo di una bottiglia di brandy sauriano, il dottor Leonard McCoy
svoltò a sinistra imboccando il corridoio principale. Aveva lasciato
l’Infermeria nelle sapienti mani del dottor M’Benga e dell’infermiera
Chapel, prendendosi una mezz’ora di pausa, con l’intenzione
di raggiungere il capitano nel suo alloggio per festeggiare l’anniversario.
Il trillo del campanello avvisò Kirk che il dottor McCoy, come
concordato, era giunto in perfetto orario.
“Avanti”
Il medico capo dell’Enterprise, con aria furtiva, varcò rapidamente
la soglia lanciando un’occhiata alle spalle, come se temesse di
essere stato seguito.
“Jim, guarda cosa ho recuperato dalla riserva speciale di Scotty!”
esclamò mostrando la bottiglia di brandy.
“Deve essere stata dura convincerlo a cederne una. È notoriamente
molto attaccato alla sua riserva”
“Infatti. Appena passa in infermeria gli chiederò il permesso”
disse McCoy mostrando un ghigno beffardo accompagnato da una scrollata
di spalle.
“Bones!” reagì Kirk divertito.
“Al diavolo, Jim! Ho visto quante bottiglie di brandy nasconde il
nostro ingegnere dei miracoli. Una in meno non farà differenza.
Stai tranquillo. Piuttosto passami due bicchieri, non ho molto tempo a
disposizione”
Kirk sorrise ed eseguì prontamente l’ordine. Due piccoli
bicchieri dal colore verdastro fecero la loro apparizione sulla piccola
scrivania dell’alloggio del capitano. McCoy, seduto ad una delle
estremità, versò con cura il brandy e successivamente, posata
la bottiglia, passò a Kirk uno dei bicchieri.
“È bello, anche qui in mezzo allo spazio profondo, trovare
il tempo per fermarsi a commemorare un giorno come questo, soprattutto
se si ha l’opportunità di sorseggiare un brandy d’annata
come questo” giubilò McCoy con il bicchiere sollevato in
alto, intento ad osservarne il contenuto con l’atteggiamento dell’intenditore.
Kirk si limitò ad avvicinare il bicchiere al naso e ne assaporò
la fragranza tipica. Scotty, come sempre, forniva il meglio in fatto di
brandy sauriani.
“Che stavi leggendo?” s’impicciò McCoy indicando
il monitor del computer personale del capitano.
“Vecchi diari astrali. Missioni del passato. Mi piace confrontarmi
con i capitani che comandarono le prime navi della Flotta Stellare. Erano
tempi assai diversi da oggi. Navi fragili e lente, comunicazioni difficoltose...
C’è molto da imparare”
“Davvero? A livello medico le informazioni diventano obsolete ogni
sei mesi. C’è sempre qualche ricercatore che scopre nuove
cure, nuovi vaccini e purtroppo anche nuove malattie. I rapporti medici
del passato sono un passatempo, e se vado indietro di più di cento
anni mi vengono i brividi.”
“Posso comprendere” concordò Kirk
“Chi è il fortunato questa volta?” domandò curioso
McCoy
“Cosa?” balbettò Kirk senza comprendere il riferimento
“Sì. Il capitano. Chi è il fortunato di cui stai leggendo
i diari?”
“Archer. Il capitano Archer”
McCoy annuì facendo intendere di conoscere il personaggio in questione
“Il primo capitano del Progetto Curvatura cinque. Sei proprio agli
albori della nostra storia spaziale”
“Non proprio. I viaggi nello spazio iniziarono ben duecento anni
prima. Ricordi? La missione Apollo e l’atterraggio sulla Luna”
“Quelli non erano viaggi spaziali. Erano una manciata di folli a
bordo di bagnarole a propulsione chimica! Per quanto mi riguarda l’era
spaziale dell’umanità è iniziata il giorno prima del
Primo Contatto con il primo volo di Zefram Cochrane”
“Dottore, lei è ingeneroso nei confronti di quegli uomini.
Leggere delle loro esperienze è molto... educativo. Conoscere da
dove siamo partiti aiuta a comprendere dove stiamo andando”
“Molti di loro non andarono molto lontano. Ricorda le missioni shuttle?”
fu il caustico commento di McCoy
“Il loro sacrificio è servito a comprendere gli errori fatti
ed a non ripeterli. Per questo rileggo questi vecchi diari. Sono fonte
d’ispirazione”
“Non ne dubito. Il capitano Archer è stato uno dei primi
grandi della Flotta Astrale. Un vero pioniere”
“Realmente, Bones. Sai che è stato lui a stabilire il primo
contatto con molte delle razze della Federazione? Proprio come i Vulcaniani
fecero con noi il 5 aprile di trecento anni fa”
“Quello con i Klingon non fu un gran successo, a dire il vero”
“I Klingon non sono mai stai un buon primo contatto per nessuno.
Sono degli stupidi guerrafondai!” S’inalberò improvvisamente
Kirk. Solo sentire parlare dei Klingon gli faceva ribollire il sangue.
“Calmati, Jim! Era solo una battuta. Lo so anch’io che non
fu colpa nostra. Archer non avrebbe potuto fare meglio di quello che fece.
Non con i Klingon. Sono la nostra nemesi e personalmente credo che continueremo
a batterci in eterno” profetizzò con amarezza McCoy
“Non ne sono così convinto” continuò Kirk ,
che aveva ripreso il controllo “prima o poi avremo la meglio e forse
un giorno l’Impero Klingon farà parte della Federazione”
“Ti ho mai detto che a volte penso che tu sia un povero illuso?”
I due si fissarono intensamente per un istante e scoppiarono in una fragorosa
risata che si poté udire anche dal corridoio.
“Jim, allora, brindiamo?”
Kirk annuì e afferrò il suo bicchiere nuovamente.
“D’accordo, Bones. Non dobbiamo dimenticare da dove siamo
venuti, anche se non vediamo casa da... da quanto tempo ormai?”
“Due anni, quattro mesi e dodici giorni Jim. Un’eternità”
“Così a lungo?” si domandò Kirk rendendosi conto
di avere una percezione del tempo trascorso assai più breve
“Jim, mi meraviglio di te! Abbiamo festeggiato lo stesso anniversario
giusto un anno fa, sempre qui nel tuo alloggio. Sempre tu ed io.”
“Hai ragione. Ho ancora freschi i ricordi della partenza. Mi sembra
ieri quando abbiamo lasciato la stazione spaziale in orbita attorno alla
Terra”
“Molte cose sono successe da allora”
“Molti uomini sono caduti, Bones”
“Non dirlo a me. Chi credi che abbia dovuto constatarne il decesso
fino ad oggi?”
L’espressione di Kirk si fece contrita. Il divertimento di pochi
istanti prima aveva lasciato campo ad un senso di vuoto e di perdita.
E soprattutto di colpa. Ogni singolo membro dell’equipaggio che
era deceduto, in qualche modo doveva la sua morte ad un suo ordine o ad
una sua decisione al comando dell’Enterprise. La responsabilità
del comando a volte gli pesava insopportabilmente.
“Non torturarti sempre, Jim. Siamo ancora interi e abbiamo portato
a termine numerose missioni con successo. Le tue scelte si sono rivelate
sempre giuste”
“Ma non per tutti. Ci sono notti in cui mi sveglio di soprassalto.
E mi sembra di udire ancora le loro voci, le loro ultime parole...”
McCoy posò il bicchiere sulla scrivania, si alzò repentinamente
e si voltò verso l’uscita
“Bones, te ne vai?”
“Puoi contarci. Ero venuto qua per festeggiare e non per ascoltarti
mentre ti esibisci per l’ennesima volta nel lamento del capitano
schiacciato dalle responsabilità!” esclamò con durezza
il dottore.
“Hai ragione, Bones, non è il momento” concordò
Kirk facendo uno sforzo per sorridere ma senza ottenere un risultato apprezzabile.
“Per cinque minuti prova ad essere soltanto Jim dell’Iowa
e non il capitano James T. Kirk dell’astronave Enterprise. Oggi
è il 5 aprile e voglio brindare al Primo Contatto come si deve”
Kirk fece cenno a McCoy di tornare a sedersi ed il medico acconsentì
di buon grado.
“Al Primo Contatto allora?” disse Kirk sollevando il bicchiere
con il brandy
“Al 5 aprile 2063...”
I due avvicinarono i bicchieri ma Kirk improvvisamente si arrestò
come se avesse avuto un ripensamento
“E al capitano Archer. Anzi a tutti i capitani” aggiunse Kirk
“Direi a tutti gli uomini di buona volontà che hanno dato
le loro vite permettendoci di essere oggi qui a brindare” corresse
McCoy
Kirk sorrise trovandosi in accordo con il suo dottore
“E sia”
In un sorso il brandy passò dai bicchieri allo stomaco dei due
amici.
“Ma dove lo trova del brandy così?” si domandò
McCoy assaporando la piacevole sensazione che stava lentamente risalendo
lungo l’esofago.
“Me lo domando sempre anch’io. Non vuole rivelare le sue fonti,
purtroppo”
Il campanello trillò nuovamente interrompendo la conversazione
“Chi può essere? Avanti”
La figura dell’ingegnere capo Montgomery Scott fece capolino nell’alloggio
del capitano. Era livido in volto e pareva sul punto di scoppiare in una
crisi isterica.
“Scotty...” balbettò Kirk
Scott afferrò la bottiglia di brandy sauriano, togliendola dalla
tavola e rapidamente ne analizzò la quantità che era stata
consumata.
“Appena in tempo...” mormorò fra sé quasi rincuorato.
“Stavamo brindando... se volesse unirsi...” continuò
a balbettare Kirk preso in contropiede dalla situazione.
Scott mise sottobraccio la bottiglia e rivolse uno sguardo di fuoco ai
presenti. Stava evidentemente attendendo delle spiegazioni per l’impropria
sottrazione di una bottiglia dalla sua preziosa cambusa segreta.
“Jim, te l’avevo detto che se la sarebbe presa! È stata
una pessima idea, la tua!” esclamò McCoy alzandosi in piedi
e portandosi verso l’uscita.
“Ora devo tornare in Infermeria. All’anno prossimo, capitano”
terminò Bones abbandonando vigliaccamente l’alloggio del
capitano, lasciandolo in balia di un furente Scott dopo avergli scaricato
la patata bollente.
“Bones!” lo richiamò inutilmente Kirk
“Scott lei non crederà che io...” cercò di giustificarsi
il capitano senza successo. Scotty ora lo fissava con uno sguardo omicida.
Bones gli aveva tirato un bello scherzo e non sarebbe stato facile calmare
Scotty, ma non importava. Erano amici.
Kirk scrollò le spalle ed affrontò il capo ingegnere facendo
appello alla sua faccia da poker:
“Scotty, capita a fagiolo, le ho già detto che la settimana
prossima installeranno quegli induttori di fase che mi sta richiedendo
da sei mesi...”
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