STAR TREK: VIRGONAUTS
di Giovanni "DOC" Rossi


“Vorresti dirmi di grazia quale strada prendere per uscire di qui?”.
“Dipende soprattutto dove vuoi andare” disse lo Stregatto.
“Non m’importa molto…” disse Alice.
“Allora non importa che strada prendi” replicò lo Stregatto.
“…Certo, purché arrivi in qualche posto” aggiunse Alice a mò di spiegazione.
“Ah, per questo puoi stare pure tranquilla” disse lo Stregatto, “basta che non ti fermi prima”.

[L. Carroll, Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie]

Una serie? Magari.
Un sogno? Sicuramente.
Per gran parte della mia adolescenza e di certo per la mia maturità, Star Trek ha significato molto più di un passatempo televisivo. E’ un fenomeno culturale che trasmette pensieri, emozioni, valori con straordinaria potenza.
Con la fantascienza sono stato svezzato dalla mia mamma – ce n’è una sola, e ciascuno ha quella a sua misura –, sono cresciuto nella speranza di poter guidare un giorno la DeLorean, sono maturato credendo in un futuro a forma di Federazione. E se una saga riesce a sfondare il tetto dei dieci film e la barriera di centinaia di puntate, ci deve assolutamente essere un motivo a tutto questo.
Credo che comprenderlo richieda tanta passione, ma oggi, quel poco che ho distillato dal grande alambicco di Gene, vorrei condividerlo con voi.
È con queste intenzioni che nasce Virgonauts, uno spin-off ispirato ai frequenti accenni che le cinque serie di Star Trek ci hanno dato di una realtà più lontana del futuro…
Il Ventinovesimo Secolo.
Qualcuno di voi forse riconoscerà la mia penna virtuale, memore delle passate esperienze nelle varie trek community del Bel Paese, e spero vivamente di poter rinverdire i tempi iridati di tante serate trascorse in compagnia della mia tastiera oramai logora.
Dedico questa mia piccola opera a tutti coloro che apprezzano la sana arte della lettura e della scrittura. Un ringraziamento speciale, ovviamente, va alla Redazione dello STIM che ha accolto il mio progetto, a tutta la mia famiglia che ha tollerato il tamburellare notturno per completare l’ultima, fatidica pagina digitale, e a tutti i miei amici che sopportano – e per certi versi stimano – con onore questa mia passione.
Sperando sinceramente che possiate apprezzare questo modesto ma onesto contributo al grande arazzo stellare che continua a vivere da quasi quarant’anni, vi auguro una buona e genuina lettura…
E che i vostri sogni possano diventare realtà.
Oggi, uno di quelli nascosti nel mio cassetto si è avverato.

Giovanni “Doc” Rossi.

Guardò i tre rappresentanti ed infine aggiunse: “Che ci crediate o no, abbiamo riscritto la Storia”.
Poi, in un immenso bagliore di luce, tutto quanto iniziò a dissolversi nell’aria, sgretolando la materia olografica fin dentro il suo tessuto virtuale.
Non rimase nulla di quella sala riunioni, un’abile proiezione fotonica multifasica gestita da un elaboratore posto ad anni luce di distanza. Eppure restava ancora vivida quella sequenza di immagini in movimento, la chiara testimonianza dell’evoluzione tecnologica e scientifica.
La Galassia sarebbe stata davvero pronta alla più grande sfida esplorativa dopo i viaggi a curvatura?

Questo è l’inizio di una nuova avventura.
Questa è l’alba di una nuova era.
Questo è il Ventinovesimo Secolo.

Questa è l’epoca dei viaggi temporali…E delle sfide oscure.

Quando una minaccia impensabile getta la sua ombra sulla Confederazione, soltanto una nave potrà confrontarsi con l’Ignoto: unitevi all’equipaggio della Virgon, l’Ammiraglia della Flotta Temporale, e partite alla scoperta delle luci e delle ombre di una Galassia di civiltà.

Questo è il futuro.
Questo e molto altro sarà Star Trek: Virgonauts.

“Timoniere, inserisca la rotta. Torniamo indietro”.
[Capitano Samuel Gordon Freeman, “Il Tempo Perduto”]

Le silenti stelle del cosmo sembravano improvvisamente ruotare attorno al sole spento di un sistema immerso in un’eterna desolazione.
Le nebulose di plasma incandescente che avvolgevano il primo dei nove pianeti presenti si prolungavano nella distesa quiescente dello spazio fino ad una cintura di asteroidi rocciosi e dalla forma irregolare.
L’indefinito coacervo di terra e cielo che si proiettava davanti agli occhi degli astanti aveva una vaga somiglianza con le bocce iridescenti di un tavolo da biliardo trapuntato nel firmamento, eppure non c’era nessuna poeticità in quell’agghiacciante ritratto d’altri tempi.
“Signori, l’esperimento è riuscito”.
Il sistema d’illuminazione tornò immediatamente in funzione non appena uno degli ufficiali di servizio si accorse della conclusione della registrazione, mostrando così con nitidezza le quattro persone presenti in quell’anonima sala riunioni.
“Spero si renda conto, Viceammiraglio, che questo potrebbe essere l’inizio di una nuova era per questa Galassia”. Samuel fissò gli occhi glaciali della Romulana alla sua destra, saggia e misurata senatrice del suo Impero che non risparmiava mai la sua opinione.
“A parer mio, signori, questa scoperta sensazionale avrà serie ripercussioni sui nostri governi: pensate soltanto quanto le nostre vite potranno cambiare, senza parlare delle conseguenze tecnologiche o persino etiche che ne deriveranno. Se non staremo attenti, rimarremo vittime del nostro stesso progresso”.
Il Viceammiraglio Livingston comprendeva i timori del Generale Thebok, rappresentante dell’Impero klingon che a suo tempo aveva partecipato alla Guerra Intergalattica contro la Specie 8472, riportando numerose vittorie sul campo ma anche altrettante protesi biodermiche.
L’ultimo astante, un Vulcaniano dalle vaghe fattezze cardassiane, non azzardò nessun commento: bastò un movimento delle dita della mano destra, quasi legittimasse quanto aveva appena contemplato.
Samuel sapeva che la Nuova Repubblica di Cardassia aveva bisogno più che mai di un periodo di rinnovamento: gli effetti disastrosi della catastrofica Guerra del Dominio non si erano ancora assopiti, ancorando quel popolo di poeti, strateghi e spie ad un passato difficile e falcidiato.
Il Viceammiraglio si portò al centro del tavolo triangolare che dominava la sala riunioni, tirò un profondo sospiro e concluse: “Quello che oggi avete visto sarà il primo passo per una nuova civiltà galattica. Dovremmo lasciarci alle spalle dissensi, dissapori e contrasti, perché quello che è stato scoperto potrebbe essere la chiave di volta di un secolo rivoluzionario, ma anche il risultato di una reciproca comprensione fra i nostri popoli”.
Guardò i tre rappresentanti ed infine aggiunse: “Che ci crediate o no, abbiamo riscritto la Storia”.
Poi, in un immenso bagliore di luce, tutto quanto iniziò a dissolversi nell’aria, sgretolando la materia olografica fin dentro il suo tessuto virtuale.
Non rimase nulla di quella sala riunioni, un’abile proiezione fotonica multifasica gestita da un elaboratore posto ad anni luce di distanza. Eppure restava ancora vivida quella sequenza di immagini in movimento, la chiara testimonianza dell’evoluzione tecnologica e scientifica.
La Galassia sarebbe stata davvero pronta alla più grande sfida esplorativa dopo i viaggi a curvatura?

GIOVANNI “DOC” ROSSI PRESENTA:

STAR TREK – VIRGONAUTS


Episodio Pilota: Il Tempo Perduto

Quadrante Alpha, Sistema Stellare andoriano. 4 Aprile 2763.
Il Dottor Latej, esimio studioso di meccanica quantistica, si stava preparando per l’imprevisto arrivo di una delegazione federale all’Accademia delle Scienze di Andor.
Si conosceva fin troppo bene per fingere di avere accettato di buon grado quell’interesse impensato per i suoi studi. L’orgoglio era una di quelle cifre scritte a caratteri cubitali nel patrimonio genetico degli Andoriani: se la Terra si stava accorgendo dopo decenni del suo operato, ebbene, quella stessa Terra sapeva di aver troncato la sua carriera professionale all’apice.
Ora, rettore della cattedra di Tecnologia Temporale, Virgon sentiva nell’aria l’inconfondibile aroma del riscatto. Ma prima che lo percepisse con le antenne color del cielo, il portello del suo studio trillò. Il Dottor Latej si concesse un ultimo pensiero prima di lasciare entrare gli astanti, e non si stupì affatto di trovarsi davanti a tre vecchie conoscenze dell’Accademia di Flotta.
“I miei più sentiti saluti, Virgon. E’ molto che non ci sentiamo”.
Boraf Llobrid, un boliano purosangue di mezza età, fu il primo ad allungare la mano verso lo scienziato andoriano, le spalle rivolte verso gli altri due compagni di viaggio.
“Vedo che la Federazione ha scelto le sue carte migliori, nonostante la giornata di festa”.
Virgon guardò la delegazione al completo mentre i portelli si richiudevano ermeticamente: oltre al Comandante Llobrid c’erano un mezzo vulcaniano ed un umano, entrambi desiderosi – seppure a modo loro – di eseguire il compito che la Flotta aveva loro incaricato.
“Hai dannatamente ragione, Virgon: se non fosse stata una questione davvero importante, nemmeno un Q mi avrebbe impedito di andarmene su Risa per il Giorno del Primo Contatto!”.
In quella particolare festività si celebravano infatti i settecento anni da quando una nave vulcaniana aveva intercettato il segnale di curvatura di Zephram Cochrane…Il resto era storia, dopotutto, ed anche l’Andoriano avrebbe preferito evadere dalle quattro mura dell’Accademia del suo pianeta natale piuttosto che dedicarsi ad una tediosa visita diplomatica.
“Le porto i ringraziamenti dal Comando di Flotta per la sua disponibilità, Dottor Latej. Sono sicuro che questa –“.
L’Ammiraglio Berenson schioccò una sonora risata quando Virgon strofinò il pronunciato orecchio destro del terzo astante, un Vulcaniano dai lineamenti romulani.
“Terlak, sei sempre il solito formalista: ma dopotutto non si può chiedere ad un Borg di non assimilare le proprie vittime”.
L’Ambasciatore di Vulcano aggiunse: “A meno che non venga riprogrammato, Virgon. Cosa che tu hai fatto, se non ricordo male, quindici anni fa”.
Il Dottor Latej fece accomodare i compagni che lo avevano raggiunto dopo anni di silenzio, e non esitò a chiarire le regole del gioco: “Voglio che apriate bene le orecchie – compreso tu, Terlak. La Federazione e la Flotta Stellare non hanno mai dato la benché minima fiducia ai miei studi sulla meccanica temporale. Non capisco il motivo della vostra venuta, ma non ho intenzione di ritrattare posizioni che mi parevano più che chiare”.
Yan Berenson si alzò dalla poltrona color viola pastello e raggiunse una holopiastra situata proprio a lato di una finestra ottagonale che si affacciava sui giardini dell’Accademia: chiese con un gesto all’Andoriano di poterla attivare e proiettò i dati contenuti nella placca di memoria.
La luce calò automaticamente, dando vita ad un turbinio di immagini che fluttuavano nell’aria.
“Credo che rimarrai estremamente interessato da quello che vedrai, Virgon”.
La proiezione era una registrazione compiuta da una sonda a lungo raggio, e mostrava con dovizia di particolari una precisa porzione di spazio letteralmente devastata da fenomeni stellari in parte anche sconosciuti. Il file si chiuse bruscamente, dando quasi l’idea di essere stato corrotto.
“Ebbene?”.
La stanza era ancora buia, dato che il contenuto della placca non si era ancora esaurito. In un attimo l’aria fu nuovamente saturata da una nuova proiezione, dai tratti stavolta inconfondibili.
“Saturno, la cintura di asteroidi, Marte, il Sole, Venere …La Terra”.
Tornò nuovamente la luce, ma i pensieri dell’Andoriano erano ancora offuscati.
“Non hai ancora capito, Virgon? La tua proverbiale acutezza si è arrugginita con gli anni?”.
Il Dottor Latej fissava con la mente le due sequenze che aveva appena visto, fino a che non provò a sovrapporle…E la luce tornò davvero.
Virgon guardò attonito i tre scienziati, senza riuscire a proferire una singola parola di senso compiuto. Yan dette una pacca sulle spalle dell’Andoriano e sentenziò: “Che le tue antenne ci credano o no, Virgon, ci siamo riusciti”.


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