Redattore
Guillaume Riggio


Mille definizioni dietro ad un nome, mille maschere dietro ogni volto.
Posso essere l'avvocato delle cause perse o colui che sa ascoltare, il cinico dall'umorismo nero o l'appassionato sognatore che si lascia sfiorare da utopie lontane.
Scelgo di non abbandonare gli occhi del bambino, quelli che conservano il dono di filtrare il mondo attraverso la meraviglia, illuminando di stupore tutto ciò che ci circonda.
Posso essere determinato come un fanatico o diplomatico come un mediatore.
Scelgo di non tralasciare nulla, gli estremi o le sfumature, lasciandomi trasportare dalla curiosità di conoscere, di capire, di non lasciarmi sfuggire anche solo l'opportunità di prendere in considerazione un nuovo punto di vista.
Posso essere malinconico fino allo strazio, posso essere tragico come un personaggio teatrale, posso lasciarmi trascinare via dall'immaginazione per ore, perdendomi alla deriva sulle note di canzoni che cullano la mia ispirazione.
Scelgo di essere me stesso in ogni circostanza, per qualsiasi umore, non permettendo all'idea che gli altri si possono fare di me di ostacolarmi. Non per una questione d'onore o di principio, ma semplicemente perché per troppo tempo non ho fatto altro che specchiarmi nelle aspettative altrui, plasmandomi di conseguenza.

Tutto questo perché all'intorpidimento del grigiore della realtà, alla paura di aver paura, all'angoscia di mostrarsi deboli, di lasciarsi trasportare, di essere giudicati, di non essere all'altezza, alla spietatezza del puro interesse, sceglierò sempre il coraggio di sognare.
Lo devo agli occhi di quel bambino.