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DARWIN
VS DIO?
di Fabiano
"Langley" Piccione
Una sentenza
che di recente è stata emessa da un giudice nella contea americana
di Cobb, in Georgia (apparentemente una delle aree geografiche
statunitensi in cui persistono sacche di conservatorismo più strenue),
ha sancito la rimozione dei bollini di avvertenza imposti
ai libri scolastici di biologia, atti ad avvisare che nei libri stessi
fossero esplicitati i principi della teoria dell’evoluzione darwiniana
e che tale concezione non fosse da trattare come scienza,
ma solo come un insieme di formulazioni teoriche da trattare criticamente.
I bollini sono stati ritenuti incostituzionali dal giudice Clarence
Cooper, sostenendo che “L’evoluzione può
essere ragionevolmente affrontata con criticità, ma il bollino
conduce piuttosto alla percezione della teoria evoluzionistica come scarsamente
rilevante nella comunità scientifica”, quando invece
è ben noto che la comunità scientifica mondiale sia preponderantemente
evoluzionistica nell’approccio.
Premetto
che in questo articolo non nasconderò la mia propensione evoluzionistica:
non sono un divulgatore, non ho l’arroganza di assumermi tale ruolo
e quindi mi riservo il diritto di far trapelare la mia forma mentis. Dopo
aver fatto questo doveroso ragguaglio, posso dire che la trovata del bollino
d’avvertenza mi fa sorridere, personalmente, perché trovo
che la cosa sia stata un po’ “oscurantista”. Ma vi svelerò
che, dopo avere fatto un po’ di ricerca, ho scoperto che noi europei
diamo per scontato qualcosa che negli Stati Uniti non è: negli
USA le sacche creativiste non sono poche, forse risvegliate dall’ondata
politica conservatrice di questi ultimi tempi. Le battaglie legali aumentano
e lo scontro fra creativismo ed evoluzionismo, se in Europa è quasi
totalmente inesistente, negli Stati Uniti è un fenomeno da non
trascurare anche in ambito scientifico. La prima data simbolica di questa
sfida è quella del 1925, quando un insegnante del Tennessee,
un tal Mr. Scopes, venne processato per avere fatto dei
cenni alla teoria dell’evoluzione darwiniana in classe, trasgredendo
così alle leggi locali. Si parla sempre dell’area meridionale
degli States, in cui l’integralismo cristiano è ben più
dilagante che in tutto il resto dell’Unione. Dopo la suddetta sentenza
del ’25, per decenni in diversi Stati dell’Unione continuarono
a persistere divieti di divulgazione della teoria darwiniana, o quantomeno,
ove non ci fosse divieto, continuò a vigere l’obbligo di
accompagnare lezioni e testi con note che sancissero il carattere strettamente
ed unicamente “teorico” e non “scientifico” della
concezione evoluzionistica. Negli anni, divenuto ormai impossibile perpetrare
questi divieti ed obblighi, il mondo creativista più conservatore
tentò di invocare la parità di diritti e la libertà
di opinione come armi atte a concedere pari dignità scientifica
alla visione creativistica come all’evoluzionistica. Ma nel 1987
una sentenza di nuovo funse da giro di boa per quanto riguarda questa
lotta fra fazioni: la Corte Suprema Federale stabilì che non fosse
possibile dare pari dignità scientifica alle due concezioni, perché
l’una dogmatica e l’altra alla ricerca di prove per confermare
le proprie teorie.
Visto che tutt’oggi non possiamo scrivere la parola fine a questa
guerra, stabiliamo quantomeno quando tutto questo possa essere cominciato:
Charles Darwin pubblicò “L’origine
della specie attraverso la selezione naturale” nel 1859,
esponendo in esso i risultati di una vita di osservazioni e dando così
origine ad una corrente teorico-scientifica detta “evoluzionismo”.
Secondo tale concezione, la nascita e la presenza della vita sulla Terra
sarebbe stata figlia di processi naturali, partendo da
una semplicità primordiale per poi proseguire verso la crescente
complessità e la crescente varietà. Tutti gli esseri viventi
sarebbero imparentati fra loro, avendo una comune discendenza genealogica,
e le loro piccole e grandi differenze biologiche odierne sarebbero frutto
di successive diversificazioni, specializzazioni e processi di adattamento
alle condizioni ambientali.
Il collo della giraffa, per fare un esempio a caso ma davvero didascalico,
non è sempre stato lungo, secondo questa teoria. A
causa di mutazioni genetiche casuali è accaduto
che nascesse un individuo giraffa anomalo, con il collo più lungo
di quello delle altre giraffe. Questa anomalia permise a tale individuo
“mutante” di avere maggiore facilità nel nutrirsi delle
foglie degli alberi della savana, raggiungendo germogli migliori e più
abbondanti perché al di fuori della portata degli altri individui
giraffa con collo normale. La mutazione, rivelandosi fortuitamente conveniente,
ha portato l’individuo anomalo a condurre una vita più agevole
e quindi a garantire la perpetrazione della sua discendenza e della mutazione
di cui era portatore: i figli della giraffa a collo lungo, anch’essi
presumibilmente con un collo più lungo delle altre giraffe, avrebbero
avuto gli stessi vantaggi e non sarebbero morti per denutrizione come
altri individui non in grado di nutrirsi con la stessa facilità.
Nel corso di milioni di anni….tutto questo ha agevolato il carattere
“collo lungo” e ne ha garantito le migliori
possibilità di perpetrazione della specie, lasciando che gli individui
a collo corto si estinguessero perché svantaggiati nella concorrenza
con la specie mutata. Ed ecco che oggi, ciò che un tempo era un’anomala
mutazione, è la prassi.
Secondo tale teoria l’evoluzione delle specie non è si è
mai fermata, bensì è continua e avviene anche sotto i nostri
occhi. Ma le tempistiche sono così lunghe che tutto ciò
non è davvero sperimentabile empiricamente, né osservabile
mentre avviene. O almeno questa è la critica che viene principalmente
mossa contro il darwinismo: si tratterebbe solo di teorie scientifiche,
non verificabili perché alla nascita della vita non ci potevano
essere testimonianze per accertare alcunché, né l’evoluzione
si svolgerebbe in lassi di tempo tali da rendere tutto questo sperimentabile,
quindi constatabile in modo tale da fare diventare una teoria un vero
e proprio principio scientifico.
Mi permetto di ricordare, però, che pur essendo in parte vera questa
critica….. la stessa può essere mossa al creativismo, la
cui filosofia sottesa è quella invece che vede tutte le cose dell’universo
come create tramite potenza del Creatore, che generò
tutte le entità organiche ed inorganiche come perfette, con specifiche
forme e funzioni proprie stabilite ed impostate da principio. Chi è
in grado di testimoniare come accadde veramente la “scintilla della
vita” e da chi fu generata?
Secondo il creativismo puro (lasciando perdere quello
biblico, davvero fondamentalista e schematico nei suoi dettami) lo scorrere
della vita è teso a conservare i processi e gli equilibri, così
come le funzioni delle specie viventi, perché create come perfette.
Ciò non nega il carattere di variabilità intrinseco in ogni
essere vivente, intendiamoci, ma ne implica una libertà ed un potenziale
di variabilità che comunque non sarà mai tale da fuoriuscire
dai binari pre-tracciati e creare nuove specie basilari e fondamentali.
Piuttosto sarà possibile la creazione di nuove sottovarietà.
Il modello evoluzionista non potrebbe spiegare, secondo alcuni, il perché
molto spesso reperti fossili “giovani” vengano ritrovati sotto
a reperti fossili datati come più antichi. Non riuscirebbe a spiegare
come ci possano essere, oltre che dei tratti di forte affinità
biologica fra le specie diverse, anche forti tratti di discontinuità.
Dall’altro lato il creativismo puro, a parere mio, non può
spiegare in modo convincente come il modello sostanzialmente auto-conservativista
delle specie possa conciliarsi con il dato di fatto che numerose specie
vegetali e animali del passato siano oggi totalmente estinte. La loro
creazione sarebbe stata inutile, dato che la loro esistenza è cessata.
Come può essere se la vita, nel suo incedere, viene concepita dai
creazionisti come atta a conservare se stessa e le proprie caratteristiche
“fondamentali” di specie e scopo? Ogni specie sarebbe necessaria,
se creata da principio con uno scopo preciso. Venendo a mancare una specie,
l’equilibrio del creato verrebbe sconvolto. A meno che questo modello
non implichi un progetto “divino” che avesse già in
sé il creato come qualcosa in cui le specie viventi avessero carattere
di mutazione e di estinguibilità per fare spazio ad altre specie,
in una ciclicità continua. Questo modello, che potrei definire
per iniziativa personale come “creativismo moderato”,
potrei già deglutirlo di più, nonostante non mi convinca
comunque per ovvi motivi di personale ateismo.
I creativisti sostengono provocatoriamente che l’evoluzionismo sia
anch’esso un dogma religioso, perché non
comprovabile empiricamente ed accettabile solo con atto fideistico. È
vero che il metodo sperimentale non è utilizzabile per provare
la validità della teoria evoluzionistica, ma è anche vero
che tramite osservazione non si possono negare delle “prove”
che fondamentalmente suggeriscono la validità della teoria stessa:
le stesse vestigia ancestrali del nostro corpo mostrano
come certi caratteri anatomici umani siano andati persi o siano mutati
sensibilmente nel tempo, dato che oggi non paiono avere alcuno scopo apparente
e nel contempo mostrano evidenti somiglianze con caratteri riscontrabili
in altre specie. Il coccige umano, ad esempio, rappresenta evidenti somiglianze
con un organo caudale. La forma odierna del coccige come potrebbe spiegarsi,
se non con l’applicazione del modello evoluzionistico secondo cui
un primate, attraverso processi di adattamento e mutazioni, sia diventato
l’essere umano odierno, con conseguente atrofizzazione della coda
man mano che questo conquistava la posizione eretta per motivi di adattamento?
La stessa embriologia comparata porta prove evidenti
del comune ceppo biologico a tutte le specie: un embrione di squalo ed
un embrione umano, nei primi stadi di formazione, mostrano evidenti tratti
anatomici comuni, ad esempio, eppure si tratta di specie così diverse
fra loro da suscitare in me una meraviglia indescrivibile solo a pensarci.
Io cugino lontanissimo di uno squalo! Ma ci pensate?!
I due modelli non sono inconciliabili, se vogliamo. Un modello unificatore
potrebbe essere quello citato in precedenza, secondo cui la creazione
sia avvenuta da una scintilla divina, dalla quale il progetto sotteso
sarebbe stato quello di un processo evolutivo nell’arco di migliaia,
anzi milioni di anni. In questo caso il Creatore sarebbe un Deus
Ex Machina iniziale. Avrebbe funto da “batteria”
affinché il motore dell’evoluzione partisse e, una volta
messo in moto, andasse da sé.
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