IL GRANDE SPIRITO
di Riccardo "Summer" Palazzani

Gli Indiani d'America non sono una razza aliena, ma sono stati protagonisti in molti episodi di Star Trek, a partire dall'episodio della TOS Il Paradiso Perduto, volutamente da me recensito questo mese nella rubrica Serie Classica, fino alla serie Voyager, che vede un suo rappresentante, l'ex Maquis di origini pellerossa Chakotay, come protagonista fisso del cast.

Al giorno d'oggi resta una manciata di rappresentanti della cultura indigena e delle molteplici tribù nomadi o stanziali che popolavano il Nord America prima dell'arrivo degli europei.
Reclusi in aree territoriali ristrette conosciute come Riserve dall'inizio del ventesimo secolo, oggi sono inseriti in qualche modo nella società moderna, seppur in condizioni economiche non proprio favorevoli. Faticano, schiacciati dalla modernità, a mantenere l'antica cultura e le antiche credenze, sfoggiate ed esibite più per beneficio dei turisti in cerca del Vecchio West, che altro.
Che ne sarà di loro?

TNG prova a fornire una risposta all'interrogativo nell'episodio La fine del viaggio, uno degli ultimi della serie, verso la fine della settima stagione, fortemente influenzata dalle vicende narrate nella ormai concomitante Deep Space Nine, relativamente alla lunga e devastante guerra appena terminata con i Cardassiani.
Secondo gli archivi della Federazione, nel XXII secolo, fra cento anni più o meno, temporalmente concomitante con le vicende della nuova serie Enterprise, si racconta che un folto gruppo di indigeni strettamente legati alle antiche tradizioni della cultura dei Pellerossa sia partito dalla Terra, sfruttando le nuove possibilità offerte dai viaggi spaziali a velocità curvatura, per andare alla ricerca di un pianeta di classe M che venisse percepito come una nuova patria.
Non un pianeta qualsiasi, ma uno che fosse chiaramente indicato dal Grande Spirito. Una Terra Promessa in cui ridare vita e splendore alla cultura dei nativi Americani. A questi terrestri nomadi occorsero circa duecento anni per incappare in Dorvan V, pianeta del sistema Dorvan che sentirono essere la loro Terra Promessa.
Era il 2350, una ventina d'anni prima di TNG.
La Federazione prontamente intervenne per tentare di dissuadere gli esuli, avvisandoli che il pianeta si trovava in un'area di spazio disputata con i Cardassiani e che per tale motivo non erano in grado di garantire loro la sicurezza indefinitamente. I coloni non vollero sentire ragioni e si stabilirono sul pianeta ugualmente, prosperando e rinnovando l'antica cultura indiana del nord America.

Questi indiani del futuro hanno conservato in maniera maniacale ogni aspetto dell'antica cultura, dall'abbigliamento tipico che tante volte abbiamo visto nei film del genere western, all'antica religione animista, molto suggestiva e che ritroveremo più avanti all'interno della serie Voyager in alcuni episodi legati a Chakotay, a suo padre e alla sua tribù d'origine.
Il comandante Chakotay infatti è un discendente degli indiani d'America ed entra a far parte dei Maquis dopo che il suo pianeta (suppongo appunto Dorvan V ma non ho trovato nessuna conferma ufficiale), viene passato di giurisdizione ai Cardassiani come da accordi di pace del 2354.
Il momento di concretizzare gli accordi vede la data del 2370 e Picard & Co. hanno il difficile compito di convincere questi profughi che è nuovamente ora di riprendere il viaggio e di lasciare la Terra Promessa. Sottile il richiamo a quanto accaduto settecento anni prima ad opera di Spagnoli, Francesi, Inglesi e soprattutto Statunitensi. Il capo indiano della piccola tribù stanziale, l'anziano Anthwara, riconosce in Picard un discendente di un altro Picard, che egli racconta aver fatto parte di un corpo di spedizione europeo che causò la morte di molti suoi antenati, ritenendolo un triste presagio, un segno. La Storia è pronta a ripetersi ed anche questa volta combatteranno per la loro terra. L'importanza spirituale di Dorvan V è evidenziata dal fatto che nonostante la Federazione offra ad Anthwara una discreta scelta di altri pianeti di classe M, egli rifiuta fermamente.
Dorvan V non è stato scelto in maniera casuale e non può essere sostituito. È il frutto di un lungo viaggio iniziato dal nonno di Anthwara ed egli non vuole tradire le aspettative dei suoi avi. Il rifiuto di abbandonare il pianeta crea non pochi problemi diplomatici a Picard, il quale non sa più come tenere buoni i Cardassiani, che per diritto pretendono il controllo del pianeta.
Un incidente diplomatico è evitato per miracolo e Picard si vede costretto a rinegoziare il patto con Anthwara e con Gul Evek, il comandante Cardassiano mandato per prendere possesso di Dorvan V, rinunciando ad evacuare la colonia come ordinatogli dall'ammiraglio Nechayev; i Dorvaniani, accettano di rinunciare alla cittadinanza della Federazione con le relative conseguenze, subendo il controllo politico diretto dei Cardassiani, i quali, a parole, si impegnano a rispettare i coloni terrestri.
L'episodio, in classico stile TNG, si conclude con l'Enterprise che se ne va per la sua strada verso l'avventura successiva (lasciando Wesley in mezzo agli indiani!) e con un profondo senso di speranza per il futuro.
Speranza che andranno deluse, come invece ci racconterà la serie DS9 pochi anni dopo, con i Cardassiani che non rispetteranno i patti ed i terrestri che si organizzeranno nei Maquis e combatteranno una guerra di stampo terroristico per la libertà delle loro colonie, fino all'arrivo del Dominio che spazzerà via le residue resistenze.

L'episodio ripropone il tema dello sterminio degli Indiani d'America adattandolo al futuro e cerca di suggerirci che la soluzione migliore, quando due popoli vogliono la stessa terra, è dividersela da buoni amici anzichè combattersi alla morte.
Utopistico, ma in fondo crederci che ci costa?


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