Una delle
caratteristiche più uniche e tipiche di Star Trek e che bene
o male si trova in ognuna delle sue incarnazioni è quello che
viene da tempo definito dai Trekker come “lo sguardo alieno sull’umanità”,
ovvero un personaggio che ritrovandosi in mezzo a noi umani (o umanoidi)
viene costretto, volente o nolente, a conviverci, non senza lasciarsi
andare a commenti e deliberazioni sul nostro comportamento, sul nostro
modo di agire, di essere e di provare.
Ognuno di questi sguardi alieni sono in gran parte le chiavi del successo
di una serie e ne determinano spesso e volentieri i momenti più
indimenticabili ed arguti.
In
base a quanto detto finora, non per niente quindi il primo rappresentante
di questa categoria è forse per eccellenza uno dei capi saldi dell’intera
saga.
Spock non passa inosservato fin da subito: esso è
l’unico alieno in un equipaggio di soli umani. Sia la produzione
che i telespettatori lo notano immediatamente anche se reagendo in modi
diversi. Laddove la produzione si dichiara inizialmente infastidita da
questo personaggio dalle demoniache fattezze che interagisce con gli altri
protagonisti umani della serie, gli spettatori sembrano fin da subito
cogliere il fascino del personaggio proprio per la sua diversità
tanto da far rivedere fin dal principio le idee ai produttori.
Spock è il primo rappresentante di questa categoria di sguardi
alieni ed è stato sicuramente una delle trovate più geniale
ed intelligenti fatte da Roddenberry ai tempi in cui la TOS venne creata.
Caposaldo e metro di paragone per tutti i suoi successori osservatori
dell’umanità, come noi tutti sappiamo Spock è un vulcaniano,
ma solo per metà; sua madre era infatti umana. Spock, cresciuto
comunque in un contesto pienamente vulcaniano dove viene privato delle
emozioni ed educato nel seguire la pura logica in base alla filosofia
vulcaniana, egli vive questo suo retaggio con estrema difficoltà,
arrivando a ripudiare la sua metà umana.
Salendo a bordo dell’Enterprise Spock si ritrova in mezzo a centinaia
di umani. Cosa lo abbia spinto a questa scelta non ci è mai stato
detto a chiare lettere nel corso della saga, ma così facendo Spock
si trova costretto sempre di più a fare i conti con la sua metà
umana. Sempre pronto a logici commenti sul nostro modo di essere e fare,
egli poi si trova costretto a confrontarsi con se stesso quando si scopre
nelle stesse nostre caratteristiche.
Data
è il primo successore del mitico signor Spock, e riesce nel miracoloso
tentativo di replicare uno sguardo alieno senza essere ripetitivo né
copiare un’idea già usata. Inizialmente, quando ancora TNG
veniva guardata con diffidenza, Data venne subito bollato come mero tentativo
di imitare Spock. Ma ben presto ci rendemmo tutti conti del nostro errore
e Data divenne un altro capo saldo della saga Trek nonché uno dei
personaggi più complessi ed interessanti di tutto Star Trek, se
non di tutta la fantascienza.
La differenza con Spock è sostanziale: Spock era un umano (almeno
per metà) che attraverso le sue osservazioni cercava di nascondere
la propria umanità, Data al contrario è un androide che,
almeno sulla carta, di umano non ha niente ma che tende all’umanità
e alla sua comprensione (arrivando spesso ad essere più dannatamente
un sincero umano di molti altri). Data, sempre in contrasto con Spock,
si ritiene incompleto ed imperfetto perché non umano, mentre Spock
nasconde la sua umanità per ambire alla perfezione.
Lo stesso Data dice a Spock nel loro mitico incontro avvenuto nell’episodio
di TNG “Unification” quanto sia ilare la
loro posizione e il fatto che per destino lui abbia ottenuto e ripudi
quello che l’altro che tende a voler avere e non potrà mai
avere.
Certo, alla fine il risultato è simile: entrambi i personaggi raffigurano
in pieno questo sguardo alieno, logico, razionale e distaccato sulla nostra
umanità ma nello stesso tempo ne sono anche coinvolti, sia per
volontà, nel caso di Data, sia per obbligo, nel caso di Spock.
Già
più difficile risulta inizialmente individuare lo sguardo alieno
presente in Voyager. Kes, Tuvok, Neelix e soprattutto
il dottore olografico rappresentano un nuovo possibile spunto di vedere
l’umanità sotto un altro punto di vista. Ma nessuno dei tre
riesce nell’impresa di portare avanti la tradizione inaugurata da
Spock e Data. Neelix e Kes risultano infatti entrambi di scarso interesse
e anche Tuvok, per altro un vulcaniano purosangue, non è in gradi
di portare nuova linfa alla tradizione Trek. Il Dottore olografico invece
risulta un personaggio riuscitissimo, ma non nell’ottica finora
affrontata.
Le
cose cambiano nettamente con l’azzeccato ingresso di Sette di Nove
nella fila dei personaggi principali. Con essa il tradizionale sguardo
oggettivo ed inesorabile sul comportamento umano riceve un nuovo ed interessante
spunto.
Sempre se paragonata a Data e Spock, Sette è umana
al cento per cento. Ma la sua umanità è stata cancellata
fin da piccola quando fu assimilata al collettivo Borg. Sette è
quindi riscopre il suo essere umano da un punto oggettivo e lontano dall’umanità
stessa: è come una bambina piccola in un corpo, per chi non lo
avesse notato, di adulta, una infante che ancora deve sperimentare tutto
nella vita ma con una mente razionale e logica di una macchina.
In
DS9 non esiste un vero e proprio sguardo alieno, perché in questa
serie quasi ogni personaggio è un po’ un outsider, tanto
che a volte il punto di vista alieno è proprio il punto di vista
trainante delle vicende. Dobbiamo entrare quindi nell’ottica di
estrema capitalizzazione Ferengi per poterci godere le loro vicende, così
come dobbiamo immergerci nella spiritualità Bajoriana o nell’onore
Klingon per seguirne altre. DS9 ci rende sempre meno protagonisti fino
a considerarci alieni anche noi. Non ho mai contato con precisione ma
sono sicuro che in buona parte delle puntate il punto di vista alieno
(e anche la sola vista di alieni) è dominante rispetto a quello
“di casa”.
Torniamo quindi brevemente a Spock, Data e Sette. Sicuramente
quello che li accomuna è il loro contrasto con il resto del gruppo,
giocato appunto sul livello umano. Tutti e tre sono a loro modo distaccati
dall’essere umano ma nello stesso tempo vi tendono. Cosa li differenzia
sostanzialmente? La logica e l’assenza delle emozioni? Vuoi perché
vulcaniani, ex cyborg oppure robot essi si differenziano dal resto del
gruppo non per le loro orecchie a punta, il colore olivastro della pelle
o per qualche impianto meccanico sul viso, ma bensì per il loro
comportamento logico e razionale. I loro interventi spesso ci portano
a sottolineare come l’uomo sia ancora e sempre spesso irrazionale
e incosciente, a volte schiavo delle proprie emozioni e guidato troppo
poco dal raziocinio a favore dei sentimenti. E gli altri? Essi si rendono
conto di essere così, ma sembra esserci poco da fare. La battaglia
sembra non finire mai: sul piano razionale sembrano vincere loro, sul
piano umano (che è poi quello che a noi spettatori, quali umani,
alla fine importa di più) vincono sempre gli altri.
Come arrivò a capire ben presto Data l’essere umano è
un equazione matematica irrisolvibile. E accettando che non ci potesse
essere soluzione a quella equazione fece un grandino importante verso
la sua umanità.
O come fece Spock quando disse a suo padre di dire alla madre che si sentiva
bene e che aveva degli amici, egli imparò ad accettare la sua natura
mista.