LO SGUARDO ALIENO
di Matteo "Norton" Bistoletti

Una delle caratteristiche più uniche e tipiche di Star Trek e che bene o male si trova in ognuna delle sue incarnazioni è quello che viene da tempo definito dai Trekker come “lo sguardo alieno sull’umanità”, ovvero un personaggio che ritrovandosi in mezzo a noi umani (o umanoidi) viene costretto, volente o nolente, a conviverci, non senza lasciarsi andare a commenti e deliberazioni sul nostro comportamento, sul nostro modo di agire, di essere e di provare.
Ognuno di questi sguardi alieni sono in gran parte le chiavi del successo di una serie e ne determinano spesso e volentieri i momenti più indimenticabili ed arguti.

In base a quanto detto finora, non per niente quindi il primo rappresentante di questa categoria è forse per eccellenza uno dei capi saldi dell’intera saga.
Spock non passa inosservato fin da subito: esso è l’unico alieno in un equipaggio di soli umani. Sia la produzione che i telespettatori lo notano immediatamente anche se reagendo in modi diversi. Laddove la produzione si dichiara inizialmente infastidita da questo personaggio dalle demoniache fattezze che interagisce con gli altri protagonisti umani della serie, gli spettatori sembrano fin da subito cogliere il fascino del personaggio proprio per la sua diversità tanto da far rivedere fin dal principio le idee ai produttori.
Spock è il primo rappresentante di questa categoria di sguardi alieni ed è stato sicuramente una delle trovate più geniale ed intelligenti fatte da Roddenberry ai tempi in cui la TOS venne creata.
Caposaldo e metro di paragone per tutti i suoi successori osservatori dell’umanità, come noi tutti sappiamo Spock è un vulcaniano, ma solo per metà; sua madre era infatti umana. Spock, cresciuto comunque in un contesto pienamente vulcaniano dove viene privato delle emozioni ed educato nel seguire la pura logica in base alla filosofia vulcaniana, egli vive questo suo retaggio con estrema difficoltà, arrivando a ripudiare la sua metà umana.
Salendo a bordo dell’Enterprise Spock si ritrova in mezzo a centinaia di umani. Cosa lo abbia spinto a questa scelta non ci è mai stato detto a chiare lettere nel corso della saga, ma così facendo Spock si trova costretto sempre di più a fare i conti con la sua metà umana. Sempre pronto a logici commenti sul nostro modo di essere e fare, egli poi si trova costretto a confrontarsi con se stesso quando si scopre nelle stesse nostre caratteristiche.

Data è il primo successore del mitico signor Spock, e riesce nel miracoloso tentativo di replicare uno sguardo alieno senza essere ripetitivo né copiare un’idea già usata. Inizialmente, quando ancora TNG veniva guardata con diffidenza, Data venne subito bollato come mero tentativo di imitare Spock. Ma ben presto ci rendemmo tutti conti del nostro errore e Data divenne un altro capo saldo della saga Trek nonché uno dei personaggi più complessi ed interessanti di tutto Star Trek, se non di tutta la fantascienza.
La differenza con Spock è sostanziale: Spock era un umano (almeno per metà) che attraverso le sue osservazioni cercava di nascondere la propria umanità, Data al contrario è un androide che, almeno sulla carta, di umano non ha niente ma che tende all’umanità e alla sua comprensione (arrivando spesso ad essere più dannatamente un sincero umano di molti altri). Data, sempre in contrasto con Spock, si ritiene incompleto ed imperfetto perché non umano, mentre Spock nasconde la sua umanità per ambire alla perfezione.
Lo stesso Data dice a Spock nel loro mitico incontro avvenuto nell’episodio di TNG “Unification” quanto sia ilare la loro posizione e il fatto che per destino lui abbia ottenuto e ripudi quello che l’altro che tende a voler avere e non potrà mai avere.
Certo, alla fine il risultato è simile: entrambi i personaggi raffigurano in pieno questo sguardo alieno, logico, razionale e distaccato sulla nostra umanità ma nello stesso tempo ne sono anche coinvolti, sia per volontà, nel caso di Data, sia per obbligo, nel caso di Spock.

Già più difficile risulta inizialmente individuare lo sguardo alieno presente in Voyager. Kes, Tuvok, Neelix e soprattutto il dottore olografico rappresentano un nuovo possibile spunto di vedere l’umanità sotto un altro punto di vista. Ma nessuno dei tre riesce nell’impresa di portare avanti la tradizione inaugurata da Spock e Data. Neelix e Kes risultano infatti entrambi di scarso interesse e anche Tuvok, per altro un vulcaniano purosangue, non è in gradi di portare nuova linfa alla tradizione Trek. Il Dottore olografico invece risulta un personaggio riuscitissimo, ma non nell’ottica finora affrontata. Le cose cambiano nettamente con l’azzeccato ingresso di Sette di Nove nella fila dei personaggi principali. Con essa il tradizionale sguardo oggettivo ed inesorabile sul comportamento umano riceve un nuovo ed interessante spunto.
Sempre se paragonata a Data e Spock, Sette è umana al cento per cento. Ma la sua umanità è stata cancellata fin da piccola quando fu assimilata al collettivo Borg. Sette è quindi riscopre il suo essere umano da un punto oggettivo e lontano dall’umanità stessa: è come una bambina piccola in un corpo, per chi non lo avesse notato, di adulta, una infante che ancora deve sperimentare tutto nella vita ma con una mente razionale e logica di una macchina.

In DS9 non esiste un vero e proprio sguardo alieno, perché in questa serie quasi ogni personaggio è un po’ un outsider, tanto che a volte il punto di vista alieno è proprio il punto di vista trainante delle vicende. Dobbiamo entrare quindi nell’ottica di estrema capitalizzazione Ferengi per poterci godere le loro vicende, così come dobbiamo immergerci nella spiritualità Bajoriana o nell’onore Klingon per seguirne altre. DS9 ci rende sempre meno protagonisti fino a considerarci alieni anche noi. Non ho mai contato con precisione ma sono sicuro che in buona parte delle puntate il punto di vista alieno (e anche la sola vista di alieni) è dominante rispetto a quello “di casa”.

Torniamo quindi brevemente a Spock, Data e Sette. Sicuramente quello che li accomuna è il loro contrasto con il resto del gruppo, giocato appunto sul livello umano. Tutti e tre sono a loro modo distaccati dall’essere umano ma nello stesso tempo vi tendono. Cosa li differenzia sostanzialmente? La logica e l’assenza delle emozioni? Vuoi perché vulcaniani, ex cyborg oppure robot essi si differenziano dal resto del gruppo non per le loro orecchie a punta, il colore olivastro della pelle o per qualche impianto meccanico sul viso, ma bensì per il loro comportamento logico e razionale. I loro interventi spesso ci portano a sottolineare come l’uomo sia ancora e sempre spesso irrazionale e incosciente, a volte schiavo delle proprie emozioni e guidato troppo poco dal raziocinio a favore dei sentimenti. E gli altri? Essi si rendono conto di essere così, ma sembra esserci poco da fare. La battaglia sembra non finire mai: sul piano razionale sembrano vincere loro, sul piano umano (che è poi quello che a noi spettatori, quali umani, alla fine importa di più) vincono sempre gli altri.
Come arrivò a capire ben presto Data l’essere umano è un equazione matematica irrisolvibile. E accettando che non ci potesse essere soluzione a quella equazione fece un grandino importante verso la sua umanità.
O come fece Spock quando disse a suo padre di dire alla madre che si sentiva bene e che aveva degli amici, egli imparò ad accettare la sua natura mista.

Ancora una volta Star Trek ci ricorda quello che conta davvero: gli uomini non sono determinati dal colore della loro pelle o dei loro occhi, né dalla loro provenienza o origine. Gli uomini sono definiti da quello che provano, da quello che fanno, e il bello è che questo è spesso unico ed imprevedibile.

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