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LA SERIE CLASSICA PUO' ANCORA DEFINIRSI ATTUALE?
di Susanna
Ricci
Sarà
che anche io quest’anno compio i fatidici 40. Sarà che questa
cosa mi fa riflettere su quanto effettivamente il tempo sia solo un concetto
relativo. Fatto sta che “l’altro giooorno”,
parlando con dei cari amici, mi sono ritrovata in una interessante discussione:
Star Trek serie classica a confronto con Spazio
1999.
Secondo il mio interlocutore, sebbene le storie di Spazio 1999 siano molto
belle, soprattutto quelle della prima stagione, lo show non ha avuto abbastanza
respiro da superare il suo tempo. Al di là dell’anno di ambientazione,
il 1999 ormai già superato dalla realtà, l’aver creato
una ambientazione che seguisse in una certa misura la “moda”
degli anni ’70, ne fa un prodotto che non può più
considerarsi credibile. I pantaloni a zampa d’elefante, le poltroncine
(a
dire il vero oggi ricercatissime), le pettinature da hippy… ma anche
i computer con tastiere senza simboli che rendono responsi su scontrini
della coop, o Aquile che rombano tuonanti nello spazio hanno contribuito
a rendere out of date l’impostazione del telefilm. Nel momento in
cui veniva trasmesso infatti il tutto forniva certamente alla serie un
aspetto molto futuribile, ma con il passare del tempo non è riuscito
a mantenere l’illusione che quanto si vede possa essere effettivamente
una possibile “evoluzione” del genere umano. Se cambiassimo
cioè il titolo in Spazio 2099, il telefilm non
reggerebbe comunque.
Al
confronto Star Trek, con i suoi colori psichedelici anni ’60, infonde
ancora oggi un senso di “futuro” che potrebbe essere. Al di
là delle vertiginose minigonne infatti, i “pigiamini”
sono abbastanza slegati da qualsiasi contesto storico, la tecnologia è
in qualche modo più credibile, tanto che gli ingegneri di oggi
cercano di ricreare gli oggetti che ci servono seguendo in qualche modo
l’onda della moda lanciata da Star Trek: un esempio su tutti i telefonini
della Motorola, che sin da subito ha fatto del comunicatore di Kirk il
suo modello di riferimento.
Dunque se Spazio 1999 ha seguito la moda degli anni settanta e lì
è rimasto ancorato, Star Trek, pur riecheggiando la moda degli
anni sessanta ha saputo gettare i propri semi più avanti nel tempo,
diventando di fatto un punto di riferimento a cui attingere. Non un telefilm
che segue la moda del momento dunque, ma un telefilm talmente di culto
da dettare la moda degli anni seguenti.
Si
tratta del noto fenomeno della “sospensione dell’incredulità”:
se una storia che non ha niente di vero riesce comunque a catturare l’attenzione
e la fantasia di uno spettatore, tanto da fargli soprassedere ad una o
più “incongruenze”, allora ha centrato il bersaglio.
Se guardando un telefilm si riesce solo a pensare a quanto siano ridicole
le zeppe del dottor Bergman, allora no.
Per quanto mi riguarda non sono completamente d’accordo con questa
teoria: penso che Spazio 1999, pur soffrendo effettivamente di questo
gap, rimanga uno show molto ben fatto e godibilissimo. E sebbene mi si
accapponi la pelle nel vedere Kano consultare uno scontrino per dire a
Koenig che Aquila 2 è in difficoltà, lo riguardo sempre
volentieri.
Certo che è comunque innegabile che i due telefilm abbiano avuto
fortune decisamente diverse.
Le storie raccontate da Spazio 1999 sono veramente molto belle, spesso
quasi oniriche. La maggiore differenza con Star Trek sta nel fatto che
non sono storie che riguardano i sentimenti umani, ma sono incentrate
molto più spesso su fenomeni spaziali inspiegabili e civiltà
aliene quasi sempre ostili, il tutto immerso in un clima di suspance e
sottile paura. Ricordo che da piccolina mi tenevano incantata davanti
alla tivù con il loro senso del “wonder”, impaurita
molto più spesso che affascinata, ma non di meno innamorata del
modo in cui le storie venivano presentate: non ne perdevo una sola puntata,
anche se spesso chiedevo ai miei genitori di guardarle con me, con la
luce accesa!
Star
Trek invece, come tante volte è stato detto, parla dell’animo
umano. Gli alieni, le astronavi, i pianeti lontani sono solo un pretesto
per esplorare sentimenti ed emozioni, per far vedere posizioni diverse,
per allargare la mente all’ignoto e accettare il diverso da sé
proprio in virtù di tale diversità.
Forse allora è proprio questo che ha decretato il successo immortale
di uno e il lento declino dell’altro: capire che una guerra globale
viene perpetrata perché una fazione ha la faccia mezza nera a destra
e l’altra ha la faccia mezza nera a sinistra, innesca
meccanismi di riflessione più profondi che capire che passando
attraverso una nebbia misteriosa gli alphani si trasformano in cavernicoli.
Bele: It is obvious
to the most simple-minded that Lokai is of an inferiore breed.
Spock: The obvious visual evidence, Commissioner, is
that he is of the same «breed» as yourself.
Bele: Are you blind, Commander Spock? Well, look at me.
Look at me.
Kirk: You are black on one side and white on the other.
Bele: I am black on the right side.
Spock: I fail to see the significant difference...
Bele: Lokai is white on the right side. All
of his people are white on the right side.
Bele:
È ovvio anche agli occhi di un idiota che Lokai è di una
razza inferiore.
Spock: Commissario, l’ovvia evidenza è che
Lokai è della sua stessa razza.
Bele: È cieco, comandante Spock? Mi guardi! Mi
guardi attentamente!
Kirk: Lei è nero da una parte e bianco dall’altra.
Bele: Sono nero nella parte destra.
Spock: Non riesco a cogliere la differenza significativa…
Bele: Lokai è bianco nella parte destra.
Tutta la sua gente è bianca sulla parte destra.
Non
voglio essere fraintesa: io adoro Spazio 1999. È la prima fantascienza
televisiva che ho visto, il primo innamoramento, il primo batticuore.
Con Spazio 1999 ho capito che non potrò mai rimanere indifferente
di fronte ad una astronave o una tuta spaziale: è stato il mio
outing alla fantascienza.
Ma Star Trek va oltre la semplice pistola laser.
I due telefilm propongono la visione dei loro creatori: da una parte la
paura dell’ignoto (non dimentichiamo che gli autori di Spazio 1999
sono gli stessi di UFO Base Shado, dove la paranoia da alieno scorre potentissima),
dall’altra la fiducia nell’umanità.
Ci possono anche essere degli alieni ostili e pronti alla guerra, ma con
il cuore, l’intelligenza e la passione si riuscirà a ragionare
anche con loro: ecco perché Star Trek appare ancora come un futuro
possibile e non datato. L’umanità non è ancora arrivata
ai livelli di tolleranza ed apertura della Federazione e manca ancora
molto molto tempo prima che vi possa giungere, ma la speranza c’è
ed è quella che ancora ci fa sognare quando guardiamo, con infinito
affetto, un episodio della serie classica.
Forse non è un caso che un altro mio carissimo amico, ormai oltre
i cinquanta, mi abbia chiamato l’altra sera “aggredendomi”
al telefono e dicendomi “Ma perché non mi hai mai detto
che i telefilm di Star Trek erano così belli?????”.
E non ha ancora finito di guardarsi il cofanetto della prima stagione….
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