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COMINCIA IL FESTIVAL
SHATNER
di Domenico
Ciccone
Dopo
l’antipasto di due mesi fa a base di canzoni, con questo mese potrete
cominciare a gustare il piatto forte, e cioè la carriera trash
di William Shatner. All’attesissimo ospite d’onore
della STICCON 2005 sarà dedicata una lunga serie
di articoli che coprirà tutto l’arco dei mesi che ci separano
dall’evento, spingendosi anche oltre, se necessario, per arrivare
là dove nessun trekker è mai giunto prima. È noto
a tutti i fan che prima di partecipare a “Star Trek” Bill
aveva già una certa carriera, con interpretazioni di classici quali
“Oedipus Rex”, “I Fratelli
Karamazov” e “Giulio Cesare”,
e film alcuni buoni, altri meno.
Cominciamo l’avventura esaminando proprio uno dei film “meno”,
una produzione immediatamente pre-trek: “Incubus”
del 1965. Come si può facilmente intuire dal titolo, questo film
avrebbe la pretesa di essere un horror (pretesa che ritroveremo costante
nella carriera anni ’70 di Shatner). Nelle intenzioni del regista
Leslie Stevens, Incubus è un film audace, sperimentale,
e che deve molto al cinema giapponese e ai lavori di Ingmar Bergman (nientemeno!!!),
dai quali trae molta ispirazione.
Ma
entriamo nel dettaglio: l’azione è ambientata in una immaginaria
isola chiamata “Nomen Tuum”, dove vivono esseri umani ed esseri
demoniaci, che si scontrano gli uni con gli altri in una lotta eterna
per la vittoria. Kia è una di questi esseri demoniaci, sempre dedita
alla lussuria e alla perfidia. Ad un certo punto, però, si stufa
di questa vita, le sembra troppo facile e scontata, e decide di sperimentare
una relazione con un essere umano, per provare il piacere di convertirlo
al male. Contro
il parere di sua sorella Amael, Kia inizia una relazione con Marc, un
umano buono e coraggioso (Shatner). Dopo una notte passata con lui, Kia
si rende conto con sgomento non solo che la bontà di Marc è
ancora intatta, ma anche che lei stessa sta provando un insolito sentimento
che sembra amore (ooohhh…). Infuriata per questo fallimento, Kia
chiede aiuto ad Amael per creare un maleficio fatto di sofferenze e prove
terribili (l’incubus per l’appunto) in cui coinvolgere Marc
e le persone a lui più care, a cominciare dalla sorella Arndis
(qui a lato potete ammirare la sua eterea figura. Marc affronta così
una nuova lotta contro il male, e naturalmente vince su tutti i fronti.
Si può ben capire come, nella trama di questo film, il grande Kirk
che lotta contro i cattivi e fa cadere le donne ai suoi piedi sia già
alle porte. Forse vi starete chiedendo che razza di nomi hanno i personaggi
di questo film. Infatti La parte più succosa riguarda proprio la
lingua: il film è interamente recitato in esperanto,
con sottotitoli in inglese. Per chi non lo ricordasse, l’esperanto
è una lingua creata a tavolino nel 1887 dalla commistione di grammatica
e sintassi dei ceppi neolatino e indoeuropeo; lo scopo, senz’altro
lodevole, era quello di avere una lingua potenzialmente comprensibile
da centinaia di milioni di persone, anche se l’esperanto non ha
mai veramente “attecchito”. Faccio un esempio: l’inizio
della preghiera “Padre nostro che sei nei cieli” in esperanto
si traduce Patro nia, kiu estas en la cielo.
I più cattivi potrebbero sostenere che l’unico modo per far
sembrare che Shatner sapesse recitare è stato quello di fargli
parlare una lingua quasi incomprensibile, ma noi non siamo così
maligni, nevvero? (domanda retorica, naturalmente… vabbè,
in fondo va premiato almeno lo sforzo di memoria che deve aver fatto il
nostro Bill).
Dal
cosiddetto horror, passiamo al cosiddetto western: “Comanche
Blanco” del 1967. Oltre al manifesto americano che potete
ammirare qui a lato, ho trovato un manifesto che prova la diffusione di
questo filmone anche da noi, con il titolo “E venne l’ora
della vendetta”: del resto, in piena epoca di spaghetti-western,
un film del genere in Italia era garanzia di soldi e successo. In
questo film troviamo ben due Shatner al prezzo di uno, nel senso che Bill
interpreta un doppio ruolo, l’indiano Notah Moon e il suo fratellastro
Johnny. Ma andiamo con ordine: la trama narra di un gruppo di ribelli
comanche che non hanno accettato di essere segregati nelle riserve, e
si nascondono nelle montagne circostanti la solita città polverosa
del far west, assaltando diligenze e sabotando i lavori delle vicine miniere.
Questo gruppo di ribelli è guidato da Notah Moon, venerato come
un grande capo, ma in realtà mezzosangue, perché figlio
di un’indiana e di un uomo bianco. Notah non sa di avere un gemello,
che vive insieme con il padre, e questo padre è proprio lo sceriffo
della città polverosa, ed è quello che fa di tutto per annientare
gli indiani ribelli (quando si dice la combinazione…). Il film avrà
come epilogo un serrato duello a cavallo tra i due fratelli. Per darvi
un’idea ancora più completa del fascino di questo film, sono
riuscito a trovare anche un paio di script di dialogo, che porto alla
vostra attenzione: “The spirits have told me ... the way ...
it will be! In the place called... Rio Hondo ... the paleface will die!"
("Gli spiriti me lo hanno rivelato….il sentiero…è
tracciato! Nel luogo chiamato…Rio Hondo…il viso pallido morirà!”).
Ora, immaginatevi Shatner conciato come da manifesto sopra allegato che
pronuncia queste frasi su un’altura, rivolto al sole calante e con
sguardo fiero, e si potrà facilmente giustificare il seguente commento
trovato in rete: “D’accordo, è un film
orribile, ma la presenza di Shatner come indiano Notah sempre a torso
nudo vale per darci un’occhiata”
Questo è invece un estratto sempre di Shatner, ma stavolta come
Johnny: "His liver is white like his Yankee father. His heart
burns blacker than the skin of his Comanche mother. His white belly, like
his name, a snake." (“La sua pelle è bianca
come quella di suo padre. Il suo cuore avvampa più della pelle
nera della sua madre Comanche. Il suo bianco ventre è come il suo
nome, un serpente”). L’Internet Movie Database precisa
anche che il film è stato girato in Spagna, con un budget minuscolo,
durante una pausa di libertà di Shatner dalle riprese della TOS.
Nel ruolo dello sceriffo, segnalo la presenza di Joseph Cotten
(sì…QUEL Joseph Cotten di Citizen Kane e Il Terzo
uomo). Al prossimo mese per un altro capitolo del festival Shatner.
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