TRE RAZZE IN BARCA (PER NON TACER DI ROMULUS)
di Susanna Ricci

Nei tre episodi intitolati, Babel One, United e The Aenar, si conferma che Jeffrey Combs è un grande attore, per chi avesse avuto ancora qualche dubbio.
Non so se abbia battuto anche qualche record, in qualità di attore che ha impersonato il maggior numero di alieni diversi in più puntate di Star Trek, ma dovrebbe andarci vicino: il mitico Weyoun in ben tre incarnazioni diverse (Vorta di collegamento tra il Dominio e la Flotta Stellare di stanza su Deep Space Nine), il fantastico Brunt (agente delle tasse Ferengi, nemesi di Quark), il pavido Krum (ladro Ferengi sull’Enterprise) ed ora un favoloso Shran, capitano Andoriano tutto d’un pezzo, amico di Archer.

Era nemico giurato dei Vulcaniani, ma ora è arrivato al punto di accettare una sorta di convivenza un po’ tirata; era nemico giurato dei Tellariti, ma ora è vicino ad una nuova alleanza; era pieno di pregiudizi nei confronti degli Aenar, cugini albini degli stessi Andoriani, ma conoscendoli meglio ha avuto modo di cambiare idea anche nei loro confronti.
Un personaggio che cresce, evolve, cambia, sulla base delle esperienze e degli incontri che fa, sulla base dei colloqui con il capitano Archer e delle azioni, onorevoli, di quest’ultimo.
La trilogia in questione è un bell’affresco di alcuni momenti salienti della storia della futura Federazione Unita dei Pianeti, all’interno del quale riescono a trovare posto non solo alieni dalle uniformi note, ma anche nuovi personaggi, affascinanti e bellissimi: gli Aenar appunto.
Hanno le antennine ed i capelli candidi come i cugini Andoriani, ma hanno la pelle completamente bianca e hanno notevolissime facoltà telepatiche. Vivono tra i ghiacci, in bellissimi agglomerati sospesi nelle caverne e circondati da stalattiti e stalagmiti congelate, in un caleidoscopio di colori provenienti dai raggi del sole rifratti sulle strutture ghiacciate.
Un mondo veramente incantato, all’interno del quale vengono dipinti questi nuovi personaggi con poche, sapientissime pennellate, che ci danno uno spaccato di una civiltà forte, isolata dal resto di Andor, con una riservatezza ed un rispetto infiniti nei confronti delle nuove razze con le quali vengono in contatto. Sono bellissimi, vestiti di veli e pellicce, eterei, quasi diafani.
Sembrano delle fate.
Sono certa che diventeranno una delle razze maggiormente rappresentate durante la prossima sfilata dei costumi della STICCON di maggio.

Come dicevo hanno poteri telepatici fortissimi, tanto che questa loro dote viene giudicata particolarmente interessante dai Romulani. Ebbene sì, in Enterprise ci sono anche i Romulani (se è per questo fanno una fugace apparizione persino i Remani), ma la cosa, almeno in questo contesto, non deve affatto scandalizzare. Fino ad ora le loro interazioni con i terrestri si sono svolte nel più corretto rispetto della continuity: gli umani non li vedono mai, non sanno chi sono e non sanno che fattezze hanno. Combattono contro di loro in un gioco a mosca cieca, estremamente intrigante e pericoloso: da una parte i Romulani che non vogliono che le varie razze umanoidi si uniscano in alleanza per formare la futura Federazione; dall’altra Terrestri, Andoriani, Tellariti e Vulcaniani che combattono una loro personalissima battaglia contro la diffidenza e secoli di pregiudizi, per formare delle nuove alleanze che possano dare stabilità alla galassia.
Dalla Serie Classica sappiamo che per anni i Romulani hanno ingaggiato battaglie selvagge contro la Federazione, senza mai farsi vedere: ebbene in Enterprise vediamo come.
Gli Andoriani avevano iniziato a studiare, tempo addietro, una nuova tecnologia per il controllo a distanza di astronavi, pratica che poi avevano abbandonato perché troppo dispendiosa e difficile da applicare.
I Romulani si impossessano di questo tipo di conoscenza, ma non solo: rapiscono un esponente degli Aenar e utilizzano le sue facoltà telepatiche potenziate, per far sì che la tecnologia di telecomando a distanza possa funzionare al meglio. In sostanza i Romulani e l’Aenar si trovano nel loro quartier generale su Romulus, e con una sorta di sensori da realtà virtuale, comandano le loro astronavi, nello spazio.
Inoltre, come se non bastasse, queste astronavi sono dotate anche di una speciale schermatura che permette loro di essere rilevate di volta in volta come navi da guerra Andoriane, o Tellarite o altro.
Cosa infine più importante, sono assolutamente vuote: niente equipaggio, niente atmosfera, niente gravità artificiale, niente smorzatori inerziali. Lo scoprono fin troppo violentemente Reed e Tucker, che si ritrovano ad avere un passaggio non autorizzato su una di queste navi, e scoprono ben presto di non poter far nulla per contrastare il loro invisibile nemico. L’astronave infatti, oltre ad essere telecomandata nel movimento, ha anche dei meccanismi di autoriparazione che permette di ripristinare i vari guasti, dovuti ad intrusi o ad attacchi da parte di altri astronavi.
Fingendo di volta in volta di essere una nave Tellarite (mentre attaccano la nave di Shran), di essere un incrociatore Vulcaniano o addirittura di essere la stessa Enterprise, gettano nel panico tutti quanti, seminando non solo distruzione, ma sfiducia e sospetto tra i vari ambasciatori che dovrebbero incontrarsi su Babel One.
Una tattica perfettamente in linea con la mentalità romulana, di sotterfugio&intrigo.

Al momento attuale, l’unico appunto che ancora si può muovere nei confronti di Enterprise è il fatto che la tecnologia che ci mostrano sembra essere veramente secoli luce più avanzata rispetto a quella cui eravamo abituati a vedere sull’astronave di Kirk.
Ma d’altra parte non si può pretendere che un prodotto televisivo realizzato nel 2005 debba fare i conti con gli effetti speciali degli anni ’60, solo per amore della “credibilità” scenica.
Le storie sono veramente ben scritte e ben rappresentate e, mentre da una parte riescono ad introdurre anche nuovi personaggi, dall’altra danno risposte coerenti a quanto un fan si è sempre chiesto.
Introducono persino un rituale di battaglia Andoriano, con un’arma che sembra una mezza ruota di acciaio dentata ed un paio di guanti che “legano” tra loro i due contendenti fino alla morte di uno o dell’altro. O fino al taglio di una antenna, come succede in questo caso. E, come logico, scopriamo che il taglio di una antenna, oltre a rappresentare una sorta di onta (alla quale si può comunque sopravvivere), rappresenta anche un handicap di un certo livello in quanto riduce il senso di equilibrio e la percezione dell’ambiente circostante.

Non so se a tutti gli altri fan di Star Trek piaccia questo “ribaltamento” di rotta subito da Enterprise. So che molti hanno affermato che da questi telefilm si sarebbero aspettati più avventure, senza dover per forza rimanere imbalsamati da quanto emerso nel tempo durante la Serie Classica. Personalmente trovo invece che ora lo show abbia esattamente assunto le caratteristiche che io desideravo di più: spiegazioni, rimandi, allacci a cose già viste, continuity. Cercate di capirmi: io sono una che è semplicemente andata in solluchero quando Asimov ha iniziato a produrre i ponti di collegamento tra le storie della Fondazione e quelle dei Robot.
Sono fatta così: mi piace l’ordine.

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