Nei
tre episodi intitolati, Babel One, United e
The Aenar, si conferma che Jeffrey Combs è
un grande attore, per chi avesse avuto ancora qualche dubbio.
Non so se abbia battuto anche qualche record, in qualità di attore
che ha impersonato il maggior numero di alieni diversi in più
puntate di Star Trek, ma dovrebbe andarci vicino:
il
mitico Weyoun in ben tre incarnazioni diverse (Vorta
di collegamento tra il Dominio e la Flotta Stellare di stanza su Deep
Space Nine), il fantastico Brunt (agente delle tasse
Ferengi, nemesi di Quark), il pavido Krum (ladro Ferengi
sull’Enterprise) ed ora un favoloso Shran, capitano
Andoriano tutto d’un pezzo, amico di Archer.
Era
nemico giurato dei Vulcaniani, ma ora è arrivato al punto di
accettare una sorta di convivenza un po’ tirata; era nemico giurato
dei Tellariti, ma ora è vicino ad una nuova alleanza; era pieno
di pregiudizi nei confronti degli Aenar, cugini albini degli stessi
Andoriani, ma conoscendoli meglio ha avuto modo di cambiare idea anche
nei loro confronti.
Un personaggio che cresce, evolve, cambia, sulla base delle esperienze
e degli incontri che fa, sulla base dei colloqui con il capitano Archer
e delle azioni, onorevoli, di quest’ultimo.
La trilogia in questione è un bell’affresco di alcuni momenti
salienti della storia della futura Federazione Unita dei Pianeti, all’interno
del quale riescono a trovare posto non solo alieni dalle uniformi note,
ma anche nuovi personaggi, affascinanti e bellissimi: gli Aenar
appunto.
Hanno
le antennine ed i capelli candidi come i cugini Andoriani, ma hanno
la pelle completamente bianca e hanno notevolissime facoltà telepatiche.
Vivono tra i ghiacci, in bellissimi agglomerati sospesi nelle caverne
e circondati da stalattiti e stalagmiti congelate, in un caleidoscopio
di colori provenienti dai raggi del sole rifratti sulle strutture ghiacciate.
Un mondo veramente incantato, all’interno del quale vengono dipinti
questi nuovi personaggi con poche, sapientissime pennellate, che ci
danno uno spaccato di una civiltà forte, isolata dal resto di
Andor, con una riservatezza ed un rispetto infiniti nei confronti delle
nuove razze con le quali vengono in contatto.
Sono
bellissimi, vestiti di veli e pellicce, eterei, quasi diafani.
Sembrano delle fate.
Sono certa che diventeranno una delle razze maggiormente rappresentate
durante la prossima sfilata dei costumi della STICCON di maggio.
Come dicevo hanno poteri telepatici fortissimi, tanto che questa loro
dote viene giudicata particolarmente interessante dai Romulani. Ebbene
sì, in Enterprise ci sono anche i Romulani (se è per questo
fanno una fugace apparizione persino i Remani), ma
la cosa, almeno in questo contesto, non deve affatto scandalizzare.
Fino ad ora le loro interazioni con i terrestri si sono svolte nel più
corretto rispetto della continuity: gli umani non li vedono mai, non
sanno chi sono e non sanno che fattezze hanno. Combattono contro di
loro in un gioco a mosca cieca, estremamente intrigante e pericoloso:
da una parte i Romulani che non vogliono che le varie razze umanoidi
si uniscano in alleanza per formare la futura Federazione; dall’altra
Terrestri, Andoriani, Tellariti e Vulcaniani che combattono una loro
personalissima battaglia contro la diffidenza e secoli di pregiudizi,
per formare delle nuove alleanze che possano dare stabilità alla
galassia.
Dalla Serie Classica sappiamo che per anni i Romulani hanno ingaggiato
battaglie selvagge contro la Federazione, senza mai farsi vedere: ebbene
in Enterprise vediamo come.
Gli Andoriani avevano iniziato a studiare, tempo addietro, una nuova
tecnologia per il controllo a distanza di astronavi, pratica che poi
avevano abbandonato perché troppo dispendiosa e difficile da
applicare.
I Romulani si impossessano di questo tipo di conoscenza, ma non solo:
rapiscono un esponente degli Aenar e utilizzano le sue facoltà
telepatiche potenziate, per far sì che la tecnologia di telecomando
a distanza possa funzionare al meglio. In sostanza i Romulani e l’Aenar
si trovano nel loro quartier generale su Romulus, e con una sorta di
sensori da realtà virtuale, comandano le loro astronavi, nello
spazio.
Inoltre,
come se non bastasse, queste astronavi sono dotate anche di una speciale
schermatura che permette loro di essere rilevate di volta in volta come
navi da guerra Andoriane, o Tellarite o altro.
Cosa infine più importante, sono assolutamente vuote: niente
equipaggio, niente atmosfera, niente gravità artificiale, niente
smorzatori inerziali. Lo scoprono fin troppo violentemente Reed e Tucker,
che si ritrovano ad avere un passaggio non autorizzato su una di queste
navi, e scoprono ben presto di non poter far nulla per contrastare il
loro invisibile nemico. L’astronave infatti, oltre ad essere telecomandata
nel movimento, ha anche dei meccanismi di autoriparazione che permette
di ripristinare i vari guasti, dovuti ad intrusi o ad attacchi da parte
di altri astronavi.
Fingendo di volta in volta di essere una nave Tellarite (mentre attaccano
la nave di Shran), di essere un incrociatore Vulcaniano o addirittura
di essere la stessa Enterprise, gettano nel panico tutti quanti, seminando
non solo distruzione, ma sfiducia e sospetto tra i vari ambasciatori
che dovrebbero incontrarsi su Babel One.
Una tattica perfettamente in linea con la mentalità romulana,
di sotterfugio&intrigo.
Al momento attuale, l’unico appunto che ancora si può muovere
nei confronti di Enterprise è il fatto che la tecnologia che
ci mostrano sembra essere veramente secoli luce più avanzata
rispetto a quella cui eravamo abituati a vedere sull’astronave
di Kirk.
Ma d’altra parte non si può pretendere che un prodotto
televisivo realizzato nel 2005 debba fare i conti con gli effetti speciali
degli anni ’60, solo per amore della “credibilità”
scenica.
Le storie sono veramente ben scritte e ben rappresentate e, mentre da
una parte riescono ad introdurre anche nuovi personaggi, dall’altra
danno risposte coerenti a quanto un fan si è sempre chiesto.
Introducono
persino un rituale di battaglia Andoriano, con un’arma
che sembra una mezza ruota di acciaio dentata ed un paio di guanti che
“legano” tra loro i due contendenti fino alla morte di uno
o dell’altro. O fino al taglio di una antenna, come succede in
questo caso.
E,
come logico, scopriamo che il taglio di una antenna, oltre a rappresentare
una sorta di onta (alla quale si può comunque sopravvivere),
rappresenta anche un handicap di un certo livello in quanto riduce il
senso di equilibrio e la percezione dell’ambiente circostante.
Non so se a tutti gli altri fan di Star Trek piaccia questo “ribaltamento”
di rotta subito da Enterprise. So che molti hanno affermato che da questi
telefilm si sarebbero aspettati più avventure, senza dover per
forza rimanere imbalsamati da quanto emerso nel tempo durante la Serie
Classica. Personalmente trovo invece che ora lo show abbia esattamente
assunto le caratteristiche che io desideravo di più: spiegazioni,
rimandi, allacci a cose già viste, continuity. Cercate di capirmi:
io sono una che è semplicemente andata in solluchero quando Asimov
ha iniziato a produrre i ponti di collegamento tra le storie della Fondazione
e quelle dei Robot.
Sono fatta così: mi piace l’ordine.
Se volete commentare questo articolo
scrivete a Warp
Mail