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PROGETTO PROMETEO
di S. Marshak e M. Culbreath
di Riccardo
"Summer" Palazzani
È
aprile e qualcuno potrebbe pensare ad uno scherzo.
Invece no.
È la dura realtà.
Le gemelle del sadomaso trek hanno scritto un quarto romanzo di cui ero
all'oscuro. Dopo Triangolo,
Il
ritorno della Fenice ed Il
destino della Fenice di cui vi ho parlato in numeri passati dello
Star Trek Italia Magazine ecco Progetto Prometeo, terzo in ordine
di produzione (l'originale è del 1981).
L'equipaggio protagonista è quello della Serie Classica, collocato, sul
piano temporale, poco dopo le vicende del primo grande film per il cinema.
Quindi dobbiamo immaginarceli con le attillate tutine grigie, antesignane
dei pigiamini di The Next Generation.
Le autrici amano stravolgere il normale equilibrio del trio Kirk, Spock,
McCoy, rimescolando le carte, forzando i legami, inventando di sana pianta
un ipotetico legami empatico fra il capitano più famoso dell'Universo
ed il suo primo ufficiale. Come sempre, come nei tre romanzi precedenti,
strizzando l'occhio alle allusioni circa un nemmeno troppo velato rapporto
omosessuale fra Kirk e Spock.
Una delle costanti dei romanzi delle due fanciulle è la perdita degli
abiti associata alla devastazione fisica. Amano esaltare questi corpi
nudi e doloranti, dopo lotte disumane contro nemici dalla forza soverchiante.
Si concentrano sempre sulla figura di Kirk, amano metterlo in condizioni
umilianti, amano farlo malmenare a dovere, godono a descriverlo sofferente
fisicamente e psichicamente, giubilano ad immaginarselo in ginocchio mentre
implora pietà e accetta il suo destino con sottomissione, possibilmente
mentre è completamente nudo.
Anche Progetto Prometeo, seppur in misura minore, non
sfugge a questo cliché tanto amato dalle autrici.
L'Enterprise è in missione in un sistema che ospita una razza arretrata
con lo scopo di studiarla. Inspiegabilmente, da un grado culturale parificabile
a quello degli uomini della pietra, questi alieni stanno evolvendo a vista
d'occhio.
Il giorno prima si ammazzavano a colpi di fionda ed il successivo imbracciano
un moschetto. Durante una missione a terra, l'intera squadra di sbarco,
ma Kirk in particolare, soffre di un buco nella memoria. Kirk in particolare
sente affiorare inspiegabili sentimenti di vergogna ed angoscia.
Intanto, da Vulcano, arriva l'Ammiraglio Savaj, una delle più importanti
figure del pianeta d'origine di Spock che inspiegabilmente destituisce
Kirk dal ruolo di capitano affidandolo a Spock. Come vi dicevo, le autrici
amano umiliare Kirk.
Savaj e Spock umilieranno Kirk numerose volte attraverso la pratica di
un'arte marziale vulcaniana chiamata asumi mettendo in evidenza
la sua fragilità di essere umano, incapace di sottomettere un vulcaniano
sul piano fisico.
L'Ammiraglio Savaj si piglia la soddisfazione di massacrare Kirk anche
con gli scacchi tridimensionali. Il vulcaniano Savaj ha raggiunto l'Enterprise
per un motivo preciso: è convinto che una razza superiore stia
manipolando la galassia, come un ricercatore lavora con dei topolini da
laboratorio.
Il suo scopo è attirare l'attenzione degli studiosi per mettersi in contatto
con loro, convinto che questi si trovino proprio dalle parti del pianeta
in cui orbita la nave terrestre.
Questa volta Kirk dovrà affrontare una razza molto evoluta, chiamata i
Progettisti, capace di piegare l'Universo ai propri scopi, alla
ricerca di una soluzione all'imperfezione che affligge tutte le razze
intelligenti e che le porterebbe inevitabilmente all'autodistruzione.
Starà a Kirk & Co. convincerli che per prima cosa gli essere viventi della
galassia non sono cavie e in secondo luogo dimostrare loro che, nonostante
tutta la loro evoluzione, essi hanno perso quel pizzico di umanità necessaria
per poter portare avanti l'esperimento.
Credetemi, ho riletto le pagine più volte, ma ancora adesso ha dei seri
dubbi sul reale significato del romanzo e di cosa realmente stessero cercando
i Progettisti...
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