THESE ARE THE VOYAGES...
di Guillaume Riggio


Nonostante il titolo dell’articolo di questo mese sia lo stesso del ‘series finale’ di Enterprise, in realtà non ha nulla a che vedere con l’ultima nata in casa Trek. Perlomeno, non consciamente.
Stavolta inizio parlando del titolo perché c’è una cosa curiosa da dire al riguardo.
Di solito prima scrivo l’articolo e poi alla fine cerco di trovare un titolo decente e un occhiello che riesca ad esprimere in poche parole l’argomento che ho deciso di trattare, anche se molto spesso capita che queste ultime semplici operazioni mi portino via una quantità spropositata di tempo e di pazienza lasciandomi inoltre un retrogusto di insoddisfazione per il risultato.
Questa volta, al contrario, è stato il titolo a far capolino per primo mentre mi arrovellavo sull’argomento da trattare dopo l’ingiustificato mese di silenzio dello scorso numero, ponendomi di fronte all’insolita situazione di dover trovare il giusto articolo per il titolo che mi era venuto in mente.
Considerato che amo le sfide e soprattutto che in questo periodo non ho chissà quale ispirazione quando mi metto di fronte al monitor, ho deciso che, in un modo o nell’altro, avrei scritto un articolo partendo dal titolo.

Forse mi avrà - appunto - influenzato inconsciamente il nome dell’ultimo episodio di Enterprise, o forse sarà stato il fatto che quando mi è venuto in mente stavo guidando verso casa per le feste di Pasqua, fatto sta che in quel momento ho capito che l’articolo avrebbe dovuto parlare di viaggi.
Avere già un punto di partenza stabile non è stata cosa da poco dato che in quest’ultimo periodo ho avuto modo di riguardarmi una marea di puntate di TNG, passando le nottate a fare lo stradello tra il divano e il lettore DVD, cercando uno spunto che mi ispirasse abbastanza da permettermi di costruirci un articolo intorno senza però riuscire a trovare un argomento che si adattasse al mio umore attuale, ai miei pensieri, al mio stato d’animo.
Non è stato tanto il fatto che Star Trek non riuscisse più a trasmettermi qualcosa, anzi, in realtà ho già le idee chiare per i quanto riguarda l’argomento dei prossimi tre-quattro articoli, semplicemente mancava lo spunto adatto alla situazione, quel qualcosa che calzasse a pennello con il tipo di pensieri che in questo periodo affolla la mia mente.

Alla fine mi sono reso conto che stavo affrontando la cosa dal punto di vista sbagliato.
In tutto questo tempo non ho fatto altro che insistere episodio dopo episodio cercando di far collimare il mio stato d’animo con la puntata di turno, con il messaggio che la storia voleva trasmettere, con gli interrogativi che voleva suscitare, quando in realtà la soluzione si trovava osservando la situazione dalla prospettiva opposta.
Forse non ero io a dover trovare la storia giusta.
Forse era la storia che doveva trovare i miei pensieri.

Cercherò di spiegarmi meglio: chi tra di voi ha una discreta memoria ed è riuscito a sorbirsi i miei ultimi articoli, a parte il fatto che merita contemporaneamente tutta la mia stima e la mia comprensione, avrà avuto modo di notare che il modo di impostare la rubrica varia molto a seconda dell’umore, e molto spesso ho cercato di trovare un episodio (o un concetto) che fossi dell’umore di approfondire. Questa volta invece sono semplicemente andato a cercare lo spunto adatto per iniziare a parlare di quel che già mi ronzava per la testa.
Una volta resomi conto che dovevo cambiare radicalmente punto di vista, decisi di cominciare da capo a guardarmi TNG, ed effettivamente devo dire di non esser stato costretto ad andare lontano: già nel pilot, “Incontro a Farpoint” ho trovato esattamente quel che stavo cercando.

Di per sè il pilot rappresenta l’inizio del viaggio, dell’avventura dei nostri eroi in uno spazio che avevamo già imparato a conoscere con la Serie Classica, nella quale l’essere umano aveva già trovato una collocazione ben precisa all’interno dello scenario geopolitico del quadrante ed aveva già incontrato molte delle razze che ritroveremo spesso nelle puntate delle varie serie Trek, alleati come gli Andoriani ed i Vulcaniani, ma anche razze belligeranti come i Klingon o insidiose come i Romulani.
A tal proposito, non dimentichiamoci che ancor prima che la Federazione Unita dei Pianeti nascesse, poco meno di un secolo dopo il primo viaggio a curvatura, l’uomo aveva dovuto affrontare la sua prima guerra a livello interplanetario proprio contro i Romulani, e questo pochi decenni dopo l’esser stato ‘costretto’ a dover fare i conti con una delle rivoluzioni fondamentali della sua storia, ovvero il fatto di non potersi più considerare la sola razza senziente dell’universo, venendo improvvisamente catapultato in uno scenario dove esistevano altre culture ed altre civiltà molto diverse da quella terrestre la fuori e che da quel momento in avanti l’umanità avrebbe dovuto fare i conti con i rischi e le sfide che l’essersi affacciati sull’ultima frontiera avrebbe comportato.
In conclusione possiamo dire che nei tre secoli che separano il Primo contatto dall’inizio delle missioni dell’Enterprise-D, l’umanità non solo si era ritrovata ad essere per la prima volta nella sua storia un semplice granello di sabbia nell’universo arrivando a doversi confrontare con le principali potenze del quadrante, vincendo miracolosamente la guerra contro i Romulani, ed affrontando degnamente Klingon e i Cardassiani, non solo era riuscita a sopravvivere ad un cambiamento sociale, politico ed economico così drastico, ma era cambiata a tal punto da riuscire ad essere membro fondatore della Federazione.

Al momento in cui inizia TNG l’avventura era cominciata da un bel pezzo, insomma.
L’Enterprise-D è una nave di pace che di fatto, quando non è impegnata a risolvere i problemi di bordo, non fa altro che correre da una parte all’altra del quadrante per portare medicinali o per prestare soccorso ad un pianeta in difficoltà e questo ci sembra non soltanto perfettamente normale, ma del tutto logico dato che l’abbiamo vista impegnata innumerevoli volte in missioni del genere.
Ma se ci soffermiamo a riflettere per qualche secondo sulla questione in un certo senso è stupefacente il fatto che l’ammiraglia della Flotta Stellare, l’Enterprise, la Nave per eccellenza, sia impegnata in missioni tanto ‘semplici’, tanto di ‘routine’ che potrebbero essere svolte ad esempio dalla gemella, la USS Yamato, ma d’altro canto è anche sintomo del profondo cambiamento dell’uomo avvenuto nel corso di queste poche centinaia di anni.
La nave più potente non serve per pattugliare costantemente la zona neutrale, per mostrare ai Romulani la forza della Federazione e per tenerli costantemente al loro posto, creare una nave del genere non è più un modo per permetterci di sfogare i nostri istinti violenti, ma al contrario è stata costruita per la ragione diametralmente opposta, per mettere al servizio di tutti un bene che è al tempo stesso prezioso e comune.
Questo perché nell’uomo del XXIV secolo non c’è il terrore di affrontare l’ignoto, non c’è quel sentimento di paura costante che impregnerebbe ogni componente di un equipaggio dei giorni nostri, e questo semplicemente non per il fatto che la Federazione si estende per una notevole porzione del quadrante alfa, e neppure perché Jean-Luc sa di poter contare sul resto della Flotta o sui suoi alleati e neanche per le meravigliose conquiste tecnologiche che ha a disposizione, ma semplicemente per il modo differente che ha di affrontare la situazione.
Se penso a cosa avrebbe potuto fare un militare contemporaneo incontrando un entità come Q nel corso della sua prima missione mi vengono i brividi.
Ma la reazione di Picard, a missione conclusa, non è quella di guardare verso ogni nuova stella con sospetto, temendo di doversi confrontare nuovamente con altri esseri come Q o con chissà quali altre minacce.
Non c’è traccia di paura nel suo sguardo, mentre decide di dare sfogo alla sua curiosità e pronuncia una delle battute più curiose ed allo stesso tempo azzeccate (a mio parere) di tutto Next Generation.

Vediamo laggiù che cosa c’è… attivazione!
Jean-Luc Picard – Incontro a Farpoint.

Una frase semplice, ma che secondo me ci fa capire tantissimo sulla differenza che c’è tra Picard e l’uomo contemporaneo, che ci permette di cogliere all’istante che nonostante il Capitano abbia appena vissuto un incontro con quello che può potenzialmente essere il nemico più temibile che l’essere umano avrà mai modo di affrontare, non è con il sospetto o con la paura che l’uomo sarebbe riuscito a vincere.
Anzi, lasciandosi trasportare da emozioni del genere non avrebbe fatto altro che annullare le poche possibilità che aveva di uscire vittorioso da un confronto con un entità del genere.
C’è curiosità, voglia di conoscere negli occhi di Picard, c’è desiderio di scoprire che cosa avrebbe trovato oltre la prossima stella, in uno spazio che per certi versi ha già rivelato molto sui popoli che vi abitano e sui fenomeni stellari che vi avvengono, ma che nasconde ancora altre meraviglie da scoprire.
È a questo che pensa Jean-Luc.
Alle meraviglie. Non alle insidie.

Per la prima di molte volte Picard ci insegna che per viaggiare tra le stelle (così come nella vita) ancor più indispensabile dei motori a curvatura è la capacità di riuscire non tanto ad eliminare i nostri difetti, perché in ogni caso la paura è un sentimento umano ed è indispensabile come tutti gli altri, ma di fare in modo di non essere travolti da essi, cercando per quanto possibile di trovare un equilibrio che ci permetta di non mettere a repentaglio la nostra stessa esistenza e di mantenere quell’istinto di meraviglia e di curiosità che ci spinga sempre verso una crescita.
Ci è stata concessa la coscienza di interrogarci a proposito della nostra vita, del nostro viaggio e delle possibili motivazioni che ci spingono a farlo, permettendoci di dare una spiegazione del tutto personale, soggettiva. Come sarebbe tutto più cupo se ognuno sapesse esattamente dov’è diretto e soprattutto per quale motivo ci si sta recando ancor prima d’iniziare ad imboccare la via?
E non è forse questo quel che ci accade quando ci precludiamo la possibilità di pensare con la nostra testa, lasciando che siano le paure a controllare le nostre azioni, decidendo di non affrontare l’ignoto per rimanere nel nostro comodo e sicuro lembo di universo?
Si, ci sono i Borg là fuori… ma anche meravigliose nebulose che vale la pena andare a vedere.


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