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TERZA
STAGIONE: MITO O REALTÀ?
di Matteo
"Norton" Bistoletti
Giallo, blu e rosso: eccoli,
finalmente, i nostri bei mitici cofanetti della serie classica, dei veri e propri
mattoni di storia della televisione e della fantascienza, oltre che inesauribile
fonte di passione per noi Trekker. Eppure a noi per primi quando l’occhio
ci cade su quello rosso, si accende un lampadina interna di avvertimento. Forse
è dovuto al colore che ricorda il destino di tanti ufficiali della sicurezza,
o forse…
Se la terza stagione è stata per TNG un giro di boa positivo non indifferente
in seno alla qualità della serie, per la serie classica la terza stagione
ne è stata l’epitaffio.
Ma è davvero giustificato tutto questo accanimento contro la terza stagione
della serie classica? Ne ha davvero causato la fine prematura? È davvero
così diversa dalla precedenti stagioni? E in questo caso, cosa ha portato
a questi cambiamenti?
Non ho intenzione di dilungarmi eccessivamente
sulla storia di Star Trek, che tanto è già nota ai più.
Ci basti ricordare come la terza stagione nacque da subito sotto una cattiva
stella. Star Trek fu ufficialmente dichiarato chiuso dopo la
seconda stagione e solo una campagna di lettere lo salvò dalla cancellazione.
La serie fu però spostata ad un orario più svantaggioso (il venerdì
sera, proprio come avvenne per la quarta stagione di Enterprise l’anno
scorso). Roddenberry e Coon, i due maggiori
responsabili del successo delle precedenti serie, forse in segno di protesta
o forse per stanchezza e delusione, si riservarono un ruolo più marginale
e lasciarono la serie nelle mani di Fred Freiberger. Egli prese
la decisione di rendere la serie più diretta e facilmente raggiungibile
ad un pubblico più ampio e in un certo senso infantile (nel senso di
meno attento). Il processo avvenne attraverso storie meno elaborate e contenutisticamente
meno complesse e più puntate verso l’avventura e trame lineari
o comunque senza eccessivi fronzoli esplicativi, rosicando sulla credibilità
delle tali.
Oltre le storie anche i personaggi ne risultarono snaturati, soprattutto Spock,
tanto da far irritare in primo lo stesso Nimoy che da tempo minacciava di abbandonare
la serie, mettendo in forte dubbio la sua partecipazione ad una eventuale quarta
stagione. Di certo non possiamo addossare tutte le colpe ad un'unica persona,
ma non é una caso che Freiberger ripeté anni dopo questo stesso
processo di trasformazione anche per la seconda stagione di Spazio 1999,
ottenendo in pratica il medesimo mediocre risultato.
Se
dovessimo sintetizzare in due parole l’insuccesso della terza stagione,
tutti concorderanno nell’urlare: “Operazione cervello”!!!
La stagione inizia sugli schermi americani proprio con questo celebre
episodio, divenuto nei decenni successivi vero e proprio simbolo del trash
televisivo più estremo e che ben poco aveva in comune con lo Star
Trek a cui eravamo abituati. Posso immaginare le reazioni dei fan americani
che, dopo aver visto sullo schermo uno Spock guidato da un joystick da
videogioco Amiga, si siano chiesti se davvero avesse valuto la pena sudare
sette camicie nella campagna epistolare per salvare la serie. Nonostante
delle premesse, strano a dirsi, altamente interessanti, la puntata è
un susseguirsi di eventi e scene al limite del ridicolo e che la rendono
difficilmente accettabile anche se si fosse trattato di un cartone animato
o una sitcom.
Prima
abbiamo parlato proprio dell’incongruenza dell’agire dei personaggi,
soprattutto Spock. Se già la storia hippy di “Viaggio
verso Eden” lascia il tempo che trova per la sua imbarazzante
banalità, è ancora più fuori luogo il comportamento
di Spock nei loro confronti. La superficialità inoltre con cui
Spock parla della sua sessualità in “Una città
tra le nuvole” è pari solo a come è stato
trattato lo stesso argomento in seguito in Voyager e Enterprise e poco
si addice a quel capolavoro della seconda stagione “Il duello”.
Molte,
troppe, sono le puntate che per un motivo o per l’altro risentono
della banalità stilistica scelta per la nuova rotta della serie:
“Velocità luce” oltre che chiudersi
nella maniera meno Trek possibile e anche uno spaccato di illogicità
senza fine. “Il marchio di Gideon” si apre
con un mistero davvero interessante (Kirk che vaga da solo su un Enterprise
deserta, con l’unica compagnia di una misteriosa fanciulla) e si
chiude con un insieme di conclusioni che fanno acqua da tutte le parti.
Anche la storia de “Il diritto si sopravvivere”
sembra un po’ troppo raffazzonata, anche se il personaggio di Gemma
con la sua dolcezza risolleva da sola la puntata.
Altre
puntate sono invece semplicemente brutte, sempre all’insegna dell’immediatezza
e della banalità: i bambini posseduti di “Sul pianeta
Triacon” sembrano usciti da un filmetto horror di bassa
lega; “Sfida all’ultimo sangue” anche
se basata su uno script di Roddenberry è decisamente troppo didascalica,
quasi a voler recuperare a tutti i costi le superficialità finora
incorse. Disastroso anche il finale della serie “L’inversione
di rotta” che, aldilà di un’ottima interpretazione
di Shatner, offre una vicenda assurda su delle premesse (quella della
lotta fra i sessi) veramente fuori luogo.
Infine episodi come “Elena
di Troia”, “Un pianeta ostile”,
“Le speranze di Zetar” o “Il sogno
di un folle” sono episodi senza infamia e senza lode che di certo
non lasciano il segno, ma neppure infastidiscono più di tanto.
Tutto quanto detto finora basterebbe a giustificare
un giudizio negativo sulla terza stagione e le conseguenze che essa ha causato.
Eppure non è del tutto vero. La terza stagione di Star Trek è
tutt’altro che superflua: essa presenta alcuni dei momenti più
importanti ed intensi di tutto Star Trek.
La
superficialità dei contenuti scelta per la terza stagione non ha
intaccato il mio episodio preferito della stagione e che ha lanciato la
teoria vulcaniana dell’IDIC (Infinite Diversità in Infinite
Combinazioni) alla base della cosiddetta filosofia Trek. Sto parlando
di “La bellezza è verità?”
dove un complessa vicenda si integra perfettamente con la psicologia dei
personaggi. Più didascalico ma forse uno dei più significativi
tasselli della storia Trek è “Sia questa l’ultima
battaglia”, vera e propria metafora sul razzismo. Questi
due episodi sono tra i più riusciti e convincenti esempi di quello
che Roddenberry intendeva trasmettere agli spettatori attraverso il futuro
rappresentato da Star Trek.
“Incidente all’Enterprise” è
stato invece il capostipite di una lunga serie di episodi Trek dediti
allo spionaggio e agli intrighi politici, che caratterizzeranno soprattutto
le serie successive. Storia avvincente, personaggi ben calibrati e scenari
interessanti hanno reso memorabile l’episodio.
Dopo i Romulani non potevano mancare i Klingon, con una puntata, “La
forza dell’odio”, che ci mostra come la paura e l’odio
siano facilmente manovrabili e come anche il nemico sia in un qualche
modo avvicinabile. Insomma: Star Trek allo stato puro!
Una
perla della stagione è senza ombra di dubbio “La
ragnatela Tholiana”: misteriosi, affascinanti e letali
nuovo nemici catturano l’Enterprise in una mortale trappola, Kirk
viene dato per disperso nello spazio e lascia la baracca in mano a Bones
e Spock che si ritrovano ben presto a doversi confrontare col vuoto lasciato
da Kirk e non senza esclusioni di colpi (esclusivamente verbali ovvio),
una misteriosa crisi dilaga fra l’equipaggio e crea il panico fra
gli uomini già confrontati con la presunta morte del loro capitano.
Insomma un vero mix di intensità estrema, con in aggiunta degli
effetti speciali da urlo, candidati agli Emmy di allora.
Altri
episodi della terza stagione hanno addirittura avuto la grandezza di passare
alla storia non tanto per la storia narrata ma per singole scene.
“Umiliati per forza maggiore” non ha bisogno
di altre presentazioni dopo il famoso bacio interrazziale tra Uhura e
Kirk. Questa singola scena causò ai tempi problemi di messa in
onda in diversi luoghi del globo e sicuramente preoccupò non poco
i vertici degli emittenti televisivi che trasmettevano Star Trek.
Personalmente mi piace ricordare anche il finale di “Requiem
per Matusalemme”. Abituati
ai soliti siparietti comici finali tipici di quegli anni, questa puntata
si chiude con una delle scene più toccanti che io ricordi e che
suggella ancora una volta l’amicizia profonda tra Kirk e Spock.
Tra alti e bassi quindi la terza stagione
è tutt’altro che solo un disastro. Sicuramente un cambiamento
rispetto le precedenti c’è stato, e, sicuramente, non è
stato positivo. Eppure i punti alti non stati pochi. Ciononostante questa
è stata la serie che ha determinato la fine (provvisoria) di Star
Trek: probabilmente è la solita storia del bicchiere mezzo pieno
o mezzo vuoto. Troppi, soprattutto ai tempi, lo videro solo mezzo vuoto.
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