FESTIVAL SHATNER PARTE SECONDA
di Domenico Ciccone


Chiusa la TOS nel 1968, si apre per Shatner una stagione ruggente, quella degli anni ’70, che lo vede protagonista di una meraviglia dopo l’altra (meraviglie per questa rubrica, si intende).
Cominciamo da “Impulse” del 1974. È la storia di un ricco playboy, Matt Stone, che ha un’inquietante paranoia: non può fare a meno di uccidere tutte le sue conquiste dopo averci fatto sesso. Questa mania omicida scaturisce dal fatto che all’età di tredici anni, Matt ha visto sua madre violentata da un veterano della Seconda Guerra Mondiale impazzito, e in preda al terrore, ha ucciso l’uomo cattivo infilzandolo con una spada da samurai, che il veterano teneva in casa come ricordo del suo servizio in Asia (Signore, aiutaci….).
Un giorno una ragazza sbandata di nome Tina, dopo aver rubato del denaro alla propria madre, fa l’autostop in mezzo alla strada, e chi incontra che le dà un passaggio? Ma naturalmente Matt, che comincia a chiederle della sua situazione familiare, e scopre che la ragazza ha una madre vedova con la quale non va per niente d’accordo. Oltre alla morbosità delle domande, Tina capisce definitivamente che il tizio non è tanto a posto quando, essendoci un cane in mezzo alla strada, Matt lo investe senza tanti complimenti. A quel punto scende dalla macchina e scappa, ma ormai il danno è stato fatto (queste squinzie degli anni ’70….). Matt, infatti, rintraccia la madre di Tina grazie alle informazioni date dalla ragazza in macchina, la corteggia e la fa capitolare: tutto ciò, naturalmente, grazie all’indubbio fascino del nostro grande Kirk e dialoghi di grande pregnanza, del tipo “Hey, I have the most beautiful view from my hotel room..." (“Ho il miglior panorama dalla mia camera d’albergo….”). A questo punto entra in scena “Karate” Pete, un losco figuro con cui Matt aveva fatto dei traffci in passato. Questo Pete conosce il “vizietto” di Matt, e lo ricatta. Matt, allora, gli dà appuntamento in un posto isolato con la scusa di pagarlo, e poi lo uccide (innovativo….). Ma la scena viene vista da Tina, la quale, preoccupata per la relazione della madre con quello che lei ha capito essere uno psicopatico, si era nascosta nella sua automobile per seguirlo. Riuscirà Tina a convincere la madre che il suo boyfriend in realtà è un pazzo furioso? Non ho trovato il finale, ma presumo di sì.
Come potete ammirare nella foto di scena qui a lato, la trama del film dà a Shatner la possibilità di esprimere tutte le potenzialità della sua arte recitativa, ponendosi come un perfetto psicopatico. Ma la cosa più interessante che ho trovato riguardo questo film, è che sarebbe all’origine del “mito del parrucchino”. Dalla capigliatura vista nella TOS, Shatner passa, in questo film, a sfoggiare una “qualità” di capelli molto diversa, anche da scena a scena (la foto a lato rende bene l’idea su esposta). Magari il film era sponsorizzato da un’azienda produttrice di toupees, e Bill aveva l’obbligo di mostrare i prodotti. Sembra, comunque, che sul set il nostro capitano suscitasse una certa ilarità, con questi repentini “cambi” di capelli, soprattutto perchè abbinati agli improbabili abbinamenti di vestiario tipici dello Shatner anni ’70. Un commento di uno spettatore di Los Angeles, significativamente intitolato “Kirk’s Waterloo”, traccia chiaramente la strada della carriera shatneriana post Star Trek: “Ho partecipato alla mia prima e unica convention su ST a Chicago, nel 1974. L’intero cast era presente, ad eccezione di Shatner. Chi avrebbe potuto immaginare che era in Florida a girare “Impulse”? (…) Shatner è spesso preso in giro ingiustamente, ma in questo caso se l’è proprio andata a cercare. Cercando di dare al personaggio il carattere dell’infantilità, arranca in una serie di caratterizzazioni improbabili come il suo guardaroba, Ma aveva forse bisogno di soldi?”.

Due parole le merita anche il film “Big Bad Mama”, sempre del 1974 (anno d’oro, a quanto pare), ennesima variazione sul tema della mamma-western con figli criminali al seguito. La mamma in questione è una splendida Angie Dickinson, in quegli anni al suo massimo, che interpreta Wilma McClatchie, la vedova di un contrabbandiere nei ruggenti anni ‘30. Dopo la morte dell’amato marito, Wilma tenta di prendere in mano i suoi traffici, ma senza molto successo. Chiede allora aiuto a Fred, un amico rapinatore, che la convince a partecipare ad una cicciuta rapina in banca insieme con le sue figlie, Billy Jean e Polly (a proposito…Fred e Wilma??? Ma gli sceneggiatori chi erano, Hanna & Barbera?). Nel frattempo, tanto per non rimanere con le mani in mano, Wilma organizza il rapimento del figlio del milionario William J. Baxter (ecco il nostro Bill). Wilma non sa che il suddetto milionario è andato in bancarotta, e quindi da questo rapimento non potrà cavare granchè in termini di riscatto. Succede però che Baxter si innamora di Wilma e tenta di sottrarla a Fred: si crea così un triangolo amoroso sullo sfondo di rapine varie, sparatorie, inseguimenti, corruzioni e tanto tanto sesso (pare che le scene con Angie Dickinson nuda valgano da sole l’intero film).
Difficile quindi inquadrare il genere, se un trash-western o un soft-porno, dato che entrambe le ipotesi sarebbero giustificate dal manifesto del film, con abbondanza di pere al vento e pistole.
Serafico il giudizio di un internauta di Houston “Non è malaccio, se lo guardi senza aspettarti chissà che cosa”. Ancora più drastico un altro commento: “Provate ad immaginare ‘Bonny and Clyde’ e considerate che qui ci sono anche due ragazzette in calore e William Shatner”.

Viriamo ora decisamente verso l’horror (si fa per dire, ovviamente), con “The Devil’s Rain” del 1975. Il titolo, “La pioggia del Diavolo”, suggerisce che in questo film si parli di satanismo (uuuhhh….paura, eh?). Protagonista è Jonathan Corbis, leader di una setta di stregoni, che all’epoca del Puritanesimo venne arso sul rogo con i suoi adepti. I suoi grandi poteri, tuttavia, gli hanno consentito di sopravvivere sotto mentite spoglie fino ai giorni nostri; la sua missione è ora quella di recuperare un libro magico che gli consentirebbe di liberare i suoi seguaci demoniaci dall’oltretomba. Il libro magico è custodito e nascosto dagli eredi degli antichi inquisitori di Corbis (ma pensa!!!) e Corbis tenta in tutti i modi di riprenderselo, uccidendo i vari membri della famiglia o trasformandoli in zombies. Bill ha la parte di Mark Preston, il figlio del capofamiglia: tenta di contrastare il diavolo, ma soccombe, diventando zombie a sua volta e passando il testimone al fratello Tom. (bello il cappello di paglia stile mondina degli anni ’50). C’è anche John Travolta, in una delle sue prime apparizioni cinematografiche (una particina come seguace di Corbis). Recensioni su questo filmone ne ho trovate a bizzeffe, in particolare su un sito di nome www.badmovies.org (chissà poi perché, neh?).
Gli effetti speciali, anzitutto: “The Devil’s Rain” si può considerare la sublimazione dello splat a basso costo, tanto caro agli horror di serie strazeta; “Quando suo padre si scioglie improvvisamente dentro una piscina di frappè e cera per candele, sotto ai suoi occhi, Shatner tenta di mostrare (con evidente insuccesso) quanto sia sconvolto” . Non che gli alti attori se la cavino meglio, intendiamoci, come si evince da questo giudizio: “Due ragioni per vedere questo film: 1) Il cast! William Shatner, Tom Skerritt, Ernest Borgnine, John Travolta, e Eddie Albert in un improbabile film sul diavolo? 2) Gli ultimi dieci minuti del film vedono i satanisti sciogliersi dentro quella che sembra essere un’enorme pozza di sorbetto al limone.” ….e anche da quest’altro “È il classico film che tu affitti, prendi un’enorme scatola di popcorn e un sacco di lattine di soda, e te lo guardi per disperazione”.
A guardare le foto trovate in abbondanza, però, mi sento di esprimere un parere controcorrente. Non sarà che gli sceneggiatori di grandi successi cinematografici e televisivi di fantascienza, negli anni immediatamente successivi, abbiano apprezzato questo film e si siano ispirati ad esso per le loro ambientazioni? Osservate attentamente questo Ernest Borgnine in versione Gran Sacerdote degli Inferi: come trucco e costume, non vi sembra paro paro l’Imperatore della saga di STAR WARS?
E quest’altra foto, sempre di Borgnine, in versione diavolo? Toglietegli le improbabili corna da stambecco e avrete Adama di BATTLESTAR GALACTICA.

Per non parlare del nostro Shatner in versione zombie: pare preso di peso con tanto di ammennicolo satanico dal set di BALLE SPAZIALI!!!

E, come diceva il grande Corrado, non finisce qui...

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