QUANDO I KLINGON NON AVEVANO LA CRESTA
di Susanna Ricci

Tutti lo sanno.
Anche quelli che Star Trek lo guardano solo una volta ogni tanto e si confondono tra loro i capitani e le astronavi.
I Klingon della serie classica assomigliavano a dei Tartari: avevano la pelle scura (alle volte opportunamente dipinta con quello che poteva sembrare, almeno a prima vista, del lucido marrone per le scarpe); avevano baffetti sottili che scendevano ai lati delle labbra ad incorniciare alle volte anche una barbettina un po’ a punta; avevano capelli neri, corti, e occhi un po’ a mandorla; costumi consoni al personaggio, in genere roba in pelle, tale che sembrava mancare loro solamente un cavallo bardato, per scorrazzare nella tundra siberiana.

Poi è comparso Worf.
Chi di voi non ha inarcato di scatto il sopracciglio, scagli il primo comunicatore.
L’unica cosa che sembrava essere rimasta uguale era la barba!
E nessuno si è degnato di dare una benché minima spiegazione, sicchè con l’andare del tempo, tutti quanti hanno accettato il nuovo look, lo hanno anzi trovato gradevole ed interessante, fino a che hanno cominciato a storcere il naso di fronte ai Klingon di Kirk, quasi che fossero quelli i taroccati.
Un primo, timido cenno alla questione, direi anzi l’unico, era stato dato in DS9, quando Worf era tornato indietro nel tempo, assieme ai suoi compagni, per cercare di risolvere la crisi dei Tribli: alla domanda se anche “quelli” fossero Klingon, il nostro si era limitato a grugnire che sì, lo erano, ma il motivo del loro aspetto modificato era un argomento di cui i Klingon preferivano non parlare.
Manco fosse il risultato di un rito tipo Pon Farr.
Che chissà, magari come spiegazione poteva anche avere una sua logica: nella furia della passione, sappiamo che le donne Klingon tirano di tutto e mordono come delle forsennate, hai visto mai che qualcuno ci ha rimesso la cresta….
Ma andiamo avanti (o meglio, andiamo indietro) e arriviamo ad Enterprise.
Per la precisione a quei due Potenziati, figliastri di Soong, che avevano preso possesso di una nave Klingon e si erano allontanati dalla futura Federazione a tutta manetta.
Gli umani stanno studiando ingegneria genetica e modificazioni del DNA per potenziare le loro caratteristiche? E chi sono i Klingon? Figli dei poveri asciugamani? Non appena ne hanno l’opportunità e riprendono possesso della loro navetta, si buttano a capofitto nella sfida medica che viene loro prospettata e cercano di ripercorrere le orme dello scienziato terrestre, nel tentativo di creare pure loro una super razza di guerrieri.
Solo che….
Magari non sono così bravi come Soong. O forse hanno un laboratorio più scarso. O magari si sono distratti un attimo. Fatto sta che i loro tentativi, che hanno come base frammenti di DNA presi dai due soggetti umani, producono sì dei Klingon con caratteristiche superiori, ma ahimè, il prezzo da pagare è un aspetto molto più simile a quello dei terrestri di quanto i nostri guerrieri preferiti possano mai sopportare.
E una super influenza mortale come effetto collaterale.

È a questo punto che entra in gioco il Dottor Phlox, che viene debitamente rapito e portato nella classica base segreta dello scienziato pazzo di turno, per poter contribuire, con la sua esperienza, alla risoluzione del problema.
Tutto l’Impero Klingon è in pericolo, non dimentichiamolo, perché la super influenza è estremamente virulenta e facile a propagarsi.
Ovviamente il capo del progetto vorrebbe salvare capra e cavoli e guarire i suoi Potenziati trovando nel contempo il modo di mantenerli superiori. Ma sapete come sono questi dottori della Flotta Stellare: non possono far parte di complotti finalizzati al trionfo del male. Inoltre trovano sempre la soluzione all’ultimo istante possibile, dopo aver infettato e messo in pericolo non un umano qualsiasi che faccia da cavia per la creazione degli opportuni anticorpi, ma niente meno che il Capitano Archer.
Al quale spunta un accenno di creste.
Quando si dicono i casi della vita.
Ad ogni modo, come sempre, tutto finisce in gloria: Phlonx trova l’antidoto alla maxi influenza che debella le caratteristiche dei potenziati, ma ha come effetto collaterale quello di spianare tutte le creste di coloro che vengono vaccinati.
Visto che l’Impero è stato pesantemente toccato da tutta la vicenda, non scandalizza il fatto che un gran numero di guerrieri debba sottostare alla cura e venga trasformato geneticamente mostrando caratteristiche più umane.
Con l’andare del tempo, il meticciamento tra Klingon-crestati e Klingon-tartari porterà alla normalizzazione ed al riemergere del gene dominante.
I Klingon quindi torneranno lentamente ad avere le loro caratteristiche leonine, permettendo nel contempo a Kirk di incontrare sul suo cammino qualcuno di quelli più sfortunati, che hanno dovuto sopportare l’onta di somigliare troppo ai loro arcinemici.
Bene, e anche questo è un altro tassello, infilato al suo posto.
Adesso non ci resta che attendere fiduciosi cosa ci riserva l’Universo dello specchio.

Se volete commentare questo articolo scrivete a Warp Mail