L'ALBA DELLA NOTTE
di Peter F. Hamilton

di
Susanna Ricci


L’Alba della Notte non è un libro.
È un affresco.
Conta qualcosa come 3750 e rotte pagine, distribuite in tre volumi dal titolo: La Disfunzione della Realtà; L’Alchimista; Il Dio Nudo.
In Italia è stato pubblicato unicamente da Urania, a partire dal 2002 e fino a metà del 2004, e distribuito in 10 libri (quattro per il primo libro, quattro per il secondo e due per il terzo). So che non è bello da dire, perché in genere Urania fa sempre le cose fatte per bene, ma ritengo che con questo libro si sia comportata in maniera indegna, soprattutto per quanto riguarda la traduzione, che ho trovato particolarmente poco attraente.
Chi ne ha la possibilità, lo legga in lingua originale: ne godrà molto di più la ricchezza, non solo di contenuti, ma anche di stile.
Per parte sua Peter F. Hamilton è un giovane autore britannico che ha pubblicato anche altri libri, ma che ha creato con questa serie qualcosa che da alla fantascienza nuova linfa vitale, e ha creato qualcosa di vivo e dinamico come non se ne vedeva in giro da tempo immemore!
Da una parte ricorda molto Asimov prima maniera, con una descrizione precisa dei fenomeni scientifici che stanno dietro alla magica creazione delle sue fantasie: fantascienza hard, come veniva chiamata negli anni ’50, che mostra non solo che un’astronave può muoversi nello spazio, ma spiega anche il perché lo può fare.
Dall’altra scivola nelle terre maledette di Anne Rice, o di Romero, mescolando tra loro generi che apparentemente non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro: morti che tornano, messe nere dedicate al Portatore di Luce (Lucifero), riti satanici e pianeti che scompaiono in universi paralleli.
Parlare di un personaggio principale non ha assolutamente alcun senso, visto che nell’arco della storia si sviluppano come minimo una ventina di trame parallele ed intrecciate, su almeno il doppio dei pianeti. E non è che una storia sia meno importante delle altre, ai fini della descrizione dell’affresco, poiché ogni particolare serve esattamente a descrivere nel modo migliore lo svolgersi dell’azione e a definire la cornice in cui si muovono tutti i personaggi.
Se proprio proprio comunque si vuole identificare un protagonista più intrigante degli altri, almeno dal mio punto di vista, questo è senza dubbio Joshua Calvert, un capitano di astronave poco più che ventenne, con una ragazza in ogni porto (alle volte anche più di una), in grado di pilotare ad “istinto” e di barcamenarsi nelle situazioni più intricate grazie sostanzialmente ad una dose di fortuna che ha dell’inverosimile.
Il suo scopo, così come quello di tutti gli altri protagonisti del libro, è quello di far fronte a quella che, giustamente, viene chiamata la crisi della realtà.
L’anno è il 2600 e qualcosa, la terra si è data alla conquista dello spazio e ha creato una Confederazione di pianeti. Gli uomini hanno scoperto come viaggiare sfruttando la creazione di micro buchi neri che permettono il trasferimento istantaneo di cose e persone da un punto all’altro della galassia e si sono diversificati in due forme di vita distinte, gli Adamisti e gli Edenisti.
Gli Adamisti sono basicamente i nostri discendenti, hanno dei processori neurali che permettono loro di comandare e comunicare con i computer tramite il pensiero (sono in grado di visionare finestre di dati materializzandole direttamente davanti alla loro retina), hanno mantenuto la religione come base di vita e terraformano pianeti per la colonizzazione.
Gli Edenisti hanno modificato il gene dell’affinità e sono in grado di comunicare tra di loro in maniera telepatica; vivono in una sorta di simbiosi all’interno di “habitat”, orbitanti attorno a pianeti giganti gassosi, che sono essi stessi delle forme di vita. La mente collettiva dell’habitat accoglie le singole menti degli Edenisti al momento della morte e cresce di esperienza e di saggezza con il passare dei secoli. Anche le astronavi degli Edenisti sono “vive” e sono in affinità con i loro capitani. La religione per loro è solo un mito senza costrutto.
Ma cosa mette in crisi la realtà?
Una cosa che nessuno avrebbe mai pensato possibile: a causa infatti di una messa nera operata da parte di uno dei cattivi più cattivi che la storia della fantascienza ricordi da tantissimo tempo a questa parte, e grazie alla concomitante presenza di una forma di alieni costituiti di sola energia, si apre un varco dimensionale tra il nostro universo e l’”aldilà”. Le anime dei morti possono attraversare questo varco e tornare sulla terra, prendendo possesso dei corpi di coloro che, stremati dal dolore fisico delle torture cui vengono sottoposti, cedono il passo e rimangono intrappolati nel profondo di se stessi.
L’aldilà non è un luogo metafisico, viene studiato dagli scienziati adamisti che si mettono alacremente al lavoro, e risulta appunto un universo parallelo al nostro dotato di entropia e di leggi fisiche, diverse dalle nostre, ma non di meno reali e codificate.
L’altra sera mio marito mi ha chiesto di raccontargli un po’ il libro che da circa due mesi a questa parte sta assorbendo tutto il mio tempo passato sul treno a fare la pendolare. Ho cominciato dicendogli: ecco, vedi, Al Capone ha creato la sua base operativa su New California… Al Capone? Ma non leggevi un libro di fantascienza? Esatto caro….
I soliti rumori dicono che forse dai tre libri verrà ricavato un film… se ci si mette Peter Jackson allora forse riusciremo a vedere sugli schermi un altro capolavoro degno e all’altezza del Signore degli Anelli. Spero che sia così.
In alternativa, mi va bene anche una serie televisiva fatta per il verso.
Non si accettano meno di un centinaio di puntate….


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