RUMORE BIANCO
di DeLillo Do
Einaudi Editore - Collana Einaudi Tascabili - 1999
p. 389

di
Christian Calchetti


Dopo mesi di latitanza, dovuta all’irrefrenabile meccanismo della vita, eccomi di nuovo sulle pagine dello STIM per cercare di mettere nero su bianco un’altra esperienza personale di lettore. Per realizzare quest’articolo ho messo all’opera l’intera mia squadra di scimpanzé addestrati a scrivere a soggetto. Fornendo loro alcune tracce basilari si sono cimentati nella realizzazione di lavori letterali. Uno scimpanzé molto ben pettinato mi ha scritto un’intera opera in poesia che parla di un viaggio fantastico nei tre regni dell’aldilà; ne è risultato un lavoro interessante, ma alla fine l’ho scartato poiché credo che gli endecasillabi siano un po’ poco giornalistici. Lo scimpanzé più fricchettone ha scritto la sceneggiatura di un film che racconta di un certo De Sade, eccentrico impiegato delle poste dedito a pratiche sessuali poco ortodosse, non male, ma ovviamente scartata per non turbare le coscienze dei lettori da latte. A questo punto ho cominciato ad avvertire il freddo pungente della disperazione e la lucida consapevolezza che, forse, avrei fatto meglio ad utilizzare i miei amici del centro alcolisti anonimi (che per ovvi motivi non citerò) per scrivere un articolo più concreto, sebbene di modeste pretese. Visto che, dopo averli scovati, li ho sorpresi mentre stavano festeggiando il loro terzo mese di astinenza leccando etichette di grappa, ho optato per una soluzione brillante e geniale: l’articolo l’avrei scritto io personalmente. Inutile dire che, dopo essermi complimentato svariate volte con me stesso per la grandiosa intuizione, l’euforia ha lasciato il posto allo smarrimento nel tentativo di individuare il plico di cellulosa più adatto da leggere e commentare.

Recatomi alla biblioteca pubblica, faccio una breve gimcana fra gli scaffali e mi dirigo immantinente verso lo scaffale dei libri di fantascienza (ebbene si! Nella mia biblioteca hanno scoperto con assoluta certezza quali siano, e un giorno mi diranno anche come hanno fatto a stabilire i confini di genere con tale precisione), ma il mio entusiasmo si placa in modo brusco quando, leggendo la scheda dei prestiti agli utenti di un libro a caso (Fabbricanti di Universi di Farmer), mi accorgo che è stato preso a prestito solo dalla Docca. (che ne è della PRAIVASI nelle biblioteche, che ne è? Nota del direttore)
Va bene che è lungo, ma qualcuno in più poteva leggerselo, o no? Passato il momento di empasse mi decido ad uscire dalla nicchia della finzione scientifica e mi metto ad osservare le meraviglie della narrativa nella sua globalità…Mi si apre un mondo pieno di copertine colorate, di nomi altisonanti, ma la mia attenzione cade sulla costola di un volume in bianco: “mhhh…Don DeLillo, sembra il suono del mio campanello. Rumore bianco…bello, quasi sinestetico. Massì, leggiamolo!”. Questo estratto per dare l’idea di come le mie scelte letterarie seguano un percorso culturale ben definito e provengano da una precisa consapevolezza.
Per aiutarvi a conoscere questo illustre scrittore citerò alcune nozioni biografiche: Don DeLillo è nato nel 1936 nel Bronx, da una famiglia di origine italiana. Vive lontano dalle mondanità della società letteraria, ma pubblica sulle piú importanti riviste degli Stati Uniti, dal «New Yorker» all'«Harper's», e lavora molto per il teatro. È considerato, insieme a Pynchon, il grande maestro della narrativa postmoderna americana. Ha esordito nel 1971 con Americana (ringrazio sentitamente il sito delle Edizioni Einaudi per avermi prestato questi caratteri).

Tralasciando il discorso sul postmodernismo, su Pynchon e sulle origini italiane, addentriamoci nel dettagli del libercolo in questione. Non si tratta di fantascienza (ma va là? Ohhh…Che acume!), ma non per questo meno degno di stimolare gli encefali atrofizzati dal peso dell’esistenza.
Tecnicamente parlando il rumore bianco (white noise) viene così definito: rumore privo di periodicità e che contiene frequenze di tutto lo spettro sonoro ad uguale ampiezza; detto in analogia con la luce bianca, che ugualmente contiene tutte le frequenze dello spettro luminoso. È il rumore prodotto da un televisore o della radio accesi ma non sintonizzati su alcun canale. Per il protagonista del romanzo Jack Gladney, studioso di Hitler e direttore di un dipartimento di studi hitleriani nella sua università, il rumore bianco è una sorta di ossessione, una sottile rappresentazione della morte e del vuoto, in quanto sinfonia quotidiana della vibrazione di fondo prodotta della televisione e in generale delle voci trasmesse, da didascalie commerciali, riassunti e parafrasi blandamente tranquillizzanti di tutto ciò che costituisce la corazza illusoria atta a proteggerci dalla paura della morte.
Il rumore bianco contiene tutto: sogni, desideri e volontà individuali, li assorbe e li restituisce uniformi e disturbanti. Il senso del vivere diventa così una patologia, un’angoscia inutilmente alleviata dal focalizzarsi sulle attività proprie dell’esistenza: mangiare, accoppiarsi e riprodursi. Nemmeno la famiglia colma il senso di vuoto. Essa diviene un luogo come un altro, dove consumare i pasti, dialogare e osservare il tempo che trascorre senza alcun tipo di sacralità o di soddisfazione.
Lo stile di DeLillo presenta una tendenza alla narrazione eclettica, con squarci dettagliati interdisciplinari (nella chimica farmaceutica o nei fenomeni d'inquinamento ambientale) e insieme una tendenza apparentemente semplicistica al coinvolgimento in suggestioni mistiche ed esoteriche; il desiderio implicito di fornire verosimiglianza alla narrazione si intuisce nell'uso di dialoghi scarsamente supportati o totalmente orfani della voce narrante, spesso incompiuti e a tratti serrati.
Come al solito della trama preferisco non trattare, anzitutto perché in libri come questo non è fondamentale, e poi perché ho sempre ritenuto di una banalità sconvolgente la narrazione degli eventi fine a se stessa (cosa ho scritto?). Se, arrivati a questo punto, vista chiedendo per quale motivo questa rubrica si chiami ancora Fantalibri e non Cristian racconta quello che ha letto il mese scorso, beh…personalmente amo l’umanità ed è mia precisa missione allargare i confini culturali degli amanti di Star Trek. Come sono buono, vero? Quasi da non crederci…


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