Nei
cult della fantascienza televisiva, accanto all’ormai divenuto
monumentale marchio di Star Trek, vi è un’altra serie,
forse meno conosciuta dallo spettatore medio, ma sicuramente non meno
celebre e apprezzata da chi se la ricorda e da noi appassionati del
genere.
A ben vedere, soprattutto in Italia, “Spazio 1999”
fu per taluni un precursore di Star Trek, in quanto, benché prodotta
quasi dieci anni dopo, approdò nel nostro paese un paio d’anni
prima rispetto alla serie originale di Star Trek. La tempestività
eccezionale delle televisioni italiane di un tempo è fuori discussione;
infatti “Spazio 1999” fu una serie coprodotta,
insieme agli inglesi, proprio dalla Rai. In cambio
essi ottennero il ruolo di due degli attori principali (quelli del pilota
Alan Carter e di Sandra Benes), progetto che fallì per cause
contrattuali e la presenza italiana sul set si limitò a quattro
importanti guest stars in altrettanti episodi.
Avendo appena avuto modo di apprezzare nuovamente la prima stagione
attraverso l’ottima versione DVD, mi limiterò per ora a
parlare dei primi mitici 24 episodi che compongono la prima stagione
di “Spazio 1999”. Infatti mai come in “Spazio 1999”
possiamo quasi dividere due distinte serie: la prima stagione è
quella sicuramente più storica e apprezzata, la seconda quella
più contestata, a causa dei vari cambiamenti non solo formali,
che Fred Freiberger apportò alla serie.
Venendo
finalmente a parlare della serie in sé, è innegabile che
“Spazio 1999” sia davvero - e lo dico senza troppi mezzi
termini - una gran bella serie di fantascienza.
Anzi, azzardo di più: nonostante Spazio sia formalmente ormai
da classificare come fanta-storia più che come fanta-scienza
(come si evince dal titolo la serie è ormai ai giorni nostri
ambientata nel passato), devo ammettere che essa rappresenta per me
la vera essenza e il vero spirito di quello che dovrebbe essere la più
pura fantascienza.
Infatti in essa scienza e fantasia si amalgamano perfettamente con una
forte dose di mistero e misticismo che danno allo spettatore quel senso
di meraviglia che solo la fantascienza può generare e che, sempre
a mio insindacabile avviso, è venuto sempre maggiormente meno
nella più recenti serie di fantascienza (Star Trek compreso).
Una
delle chiavi di forza di Spazio 1999 è proprio la sua atmosfera
derivante in gran parte dalle premesse da cui la serie prende avvio.
Per quanto queste premesse siano dal punto di vista della logica e della
credibilità molto forzose, diventano trascurabili se prese nel
giusto contesto. Infatti Spazio non vuol essere un trattato di scienza
e preferisce la sua inclinazione più fantastica a quella scientifica.
Questo non vuol dire che non ci sia accuratezza scientifica (lo stesso
Asimov lodò l’accuratezza di alcuni dettagli
scientifici come l’atmosfera lunare e di certo non si lesinò
sui costi dal punto di vista tecnico e visivo creando una delle serie
più tecnicamente all’avanguardia mai viste e ancora oggi
affascinanti anche visivamente), ma sicuramente, abituati alle attuali
serie di fantascienza, ci accorgiamo di come le cose siano cambiate
negli anni, e non solo dall’ovvio punto di vista tecnico. Il rapporto
fanta/scienza é passato nei decenni in netto favore della scienza
rispetto alla componente fantastica, e non dev’essere per forza
visto come un fenomeno positivo su tutti i fronti. Questo fenomeno appare
particolarmente chiaro se si confrontano le varie serie serie di Star
trek nei decenni da TOS ai film, a TNG, per arrivare fino a Voyager.
Le
esplosioni nucleari con relativo distacco della luna dalla sua orbita,
il viaggio della luna nello spazio e l’incontro casuale dei vari
pianeti nello sconfinato cosmo sono solo una parte delle incredibili
premesse su cui la serie poggia le sue basi.
Ma se queste premesse ai limiti dell’assurdo oggi potrebbero causare
fastidi tali da rovinare il giusto gusto della serie, per i tempi erano
solo un pretesto come un altro per creare la giusta atmosfera.
Ed ecco quindi un gruppo di uomini a bordo di una base spaziale itinerante
vagare nello spazio sconosciuto, completamente in balia degli eventi.
Possiamo caratterizzare la serie di Spazio mettendola
a confronto proprio con la nostra saga favorita e scopriremo quelle
che secondo me sono le due vere caratteristiche peculiari della serie.
La
prima è proprio questa descritta finora. Le premesse di Star
Trek comprendono degli esploratori consenzienti che
a bordo di un astronave manovrabile decidono di compiere un viaggio
nello spazio sconosciuto.
Gli uomini di Alpha nello spazio sconosciuto ci vengono buttati,
sono inconsapevoli, assolutamente non preparati e soprattutto
privi di ogni difesa e potenzialità, se non il loro inesauribile
spirito umano. L’odissea che compie la luna di Spazio 1999 è
molto diversa da quella che compie l’Enterprise: nonostante le
similitudini dei alcune storie, razze, pianeti o situazioni è
innegabile che l’approccio dei due equipaggi è assolutamente
differente.
La
luna prosegue un viaggio involontario e assolutamente indecifrabile
(dove va, quando si ferma o quando si scontra con altri corpi celesti
non è una decisione umana ma del fato) mentre l’Enterprise
compie un viaggio ben preciso, anche se anch’essa in uno spazio
conosciuto. Questo senso di impotenza dell’uomo nei confronti
degli eventi e dell’universo che lo circonda rende la serie molto
meno umano-centrica rispetto a Star Trek e aggiunge mistero e tensione
alle varie vicende (un esempio fra mille si vede nell’episodio
“Il cervello spaziale” ).
Prima
ho usato una parola che ben si aggancia alla seconda grande differenza
tra le due serie. Il fato. Il destino è infatti
un fil rouge che accompagna ogni episodio della saga degli
Alfani. Infatti sembra esserci per tutta la durata della serie una sorta
di mente superiore (un dio, un Q o chiamiamolo “semplicemente”
destino) che sembra guidare questa luna e i suoi abitanti.
Per esempio a volte la luna si scontra con altri corpi celesti (accade
in “Rotta di collisione”) ma era destino
che ciò accadesse per far evolvere un intera razza. Come era
destino che due terrestri chiudessero il circolo di vita del pianeta
Arcadia in “Il testamento degli Arcadi".
Nel finale de “Il pianeta di ghiaccio”
sentiamo addirittura una profonda voce fuori campo rispondere ad un
quesito esistenziale di Koenig. Ma potremmo dire che ogni incontro spaziale
degli Alfani sia in un qualche modo legato al destino, risulterebbe
altrimenti difficile credere alle premesse di tale serie che vede gli
Alfani incontrare peripezie con una probabilità ben troppo al
di sopra della logica ragione.
Ecco
quindi la seconda grande differenza tra Star Trek e Spazio 1999. La
parte scientifica di Spazio 1999 viene unita, e per assurdo che possa
sembrare viene fatto per razionalizzarla, ad una forte dose di misticismo.
L’uomo di Star Trek è figlio dell’Illuminismo, l’uomo
di Spazio 1999, benché non legato ad una precisa fede religiosa,
resta fortemente spirituale.
La ricerca di un nuovo mondo, l’abbandono del vecchio e tutte
le vicende che intercorrono tra questi due eventi (anche se noi non
vedremo mai - almeno ufficialmente in quanto esiste un episodio finale
girato dai fan - il definitivo sbarco su una nuova terra degli Alfani)
sono impregnati di una forte componente e carica spirituale che prescinde
la scienza. L’ambientazione temporale stessa della serie (meno
di trenta anni avanti rispetto ai tempi di produzione) fu una scelta
che contribuì ad alimentare una fede più spirituale che
scientifica: è infatti più facile affidarsi alle tecnologie
di un'astronave del ventitreesimo secolo rispetto ad una base lunare
di trent’anni più moderna. Perfino il ruolo del computer
di Alfa appare in parte mistico: prima di tutto il suo legame insostituibile
e insolubile con l’umano Kano sono una componente
sconosciuta in Star Trek (dove addirittura si creò una sorta
di computer itinerante biologico con la mente evoluta del signor Spock
prima o parabiologico di Data poi). Inoltre ben poco peso sembra avere
il computer che spesso si limita a dare sterili dati o nozioni già
note o ancora a dire semplicemente “non lo so” o a guastarsi.
Le
singole storie di Spazio nella prima stagione sono una conferma delle
due grosse caratteristiche qui sopra discusse: il pilot della serie
è forse la puntata più fuori dal coro dell’intera
serie in quanto non presenta alcun particolare elemento fantascientifico…o
sarebbe meglio dire nessun elemento fanta-mistico. Si recupera velocemente
con il celebre “Sole nero”, episodio emblematico
per il finale aperto e mistico che dà il primo decisivo colpo
di volta stilistico alla serie. Ma praticamente ogni storia si chiude
con una sorta di interrogativo o riflessione sulla vita, che, grazie
alla situazione straordinaria vissuta da questi uomini, sembra assumere
sempre nuovi contorni.
Spazio 1999 non lesina di certo su altre componenti molto
più immediate, ma egualmente efficaci: il mistero è la componente
più massiccia di quasi ogni episodio e tiene ancorato lo spettatore
alla poltrona. Questo mistero si risolve spesso nel sense of wonder
(termine inglese per descrivere quel senso di meraviglia e sorpresa che si
ha soprattutto in vicende fantastiche) di cui parlavamo prima e di cui serie
più recenti sono scarse. Lasciando libero spazio alla fantasia, non
lasciandola troppo ancorata ai rigidi schemi di logica legati ad una serie
realistica, ogni scrittore ottiene una libertà infinita e dalle grandi
potenzialità. La troppa logica e realisticità ha reso l’universo
in cui si svolgono serie come ad esempio Star Trek Voyager (serie
dalle premesse non poi così distanti da Spazio 1999, ma da questo punto
di vista decisamente non così efficace), molto meno misterioso e più
accogliente rispetto al misterioso ed inquietante universo sconosciuto di
Spazio 1999, dove tutto, ma davvero tutto, è possibile, e non si sa
mai cosa aspettarsi.
I
personaggi di Spazio sono più al servizio delle storie che a
loro stessi, ed é forse questa è l’unica critica
movibile alla serie. Di per sé, anche se la serie è legata
dai fil rouge finora descritti, ogni puntata è a sé
stante e si potrebbe mescolare tutto l’intero ordine della prima
serie senza sconvolgerne la continuità. I personaggi sono e restano
quello che sono (come del resto non si evolvevano i vari Magnum PI,
MacGyver, Fonzie o perfino Kirk e Spock nel contesto della serie classica)
per tutta la serie.
Possiamo però immaginarci noi oggi una loro evoluzione:
con due facili calcoli ormai sono in viaggio da quasi sei anni.
In una notte stellata senza luna, volgete lo sguardo all’infinito come
solevano fare Koenig e compagni alla fine di ogni episodio e chiedetevi anche
voi se lassù, da qualche parte, si è compiuto il destino degli
Alfani.
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