"FLY ME TO THE MOON"
di Matteo "Norton" Bistoletti

Nei cult della fantascienza televisiva, accanto all’ormai divenuto monumentale marchio di Star Trek, vi è un’altra serie, forse meno conosciuta dallo spettatore medio, ma sicuramente non meno celebre e apprezzata da chi se la ricorda e da noi appassionati del genere.
A ben vedere, soprattutto in Italia, “Spazio 1999” fu per taluni un precursore di Star Trek, in quanto, benché prodotta quasi dieci anni dopo, approdò nel nostro paese un paio d’anni prima rispetto alla serie originale di Star Trek. La tempestività eccezionale delle televisioni italiane di un tempo è fuori discussione; infatti “Spazio 1999” fu una serie coprodotta, insieme agli inglesi, proprio dalla Rai. In cambio essi ottennero il ruolo di due degli attori principali (quelli del pilota Alan Carter e di Sandra Benes), progetto che fallì per cause contrattuali e la presenza italiana sul set si limitò a quattro importanti guest stars in altrettanti episodi.
Avendo appena avuto modo di apprezzare nuovamente la prima stagione attraverso l’ottima versione DVD, mi limiterò per ora a parlare dei primi mitici 24 episodi che compongono la prima stagione di “Spazio 1999”. Infatti mai come in “Spazio 1999” possiamo quasi dividere due distinte serie: la prima stagione è quella sicuramente più storica e apprezzata, la seconda quella più contestata, a causa dei vari cambiamenti non solo formali, che Fred Freiberger apportò alla serie.

Venendo finalmente a parlare della serie in sé, è innegabile che “Spazio 1999” sia davvero - e lo dico senza troppi mezzi termini - una gran bella serie di fantascienza.
Anzi, azzardo di più: nonostante Spazio sia formalmente ormai da classificare come fanta-storia più che come fanta-scienza (come si evince dal titolo la serie è ormai ai giorni nostri ambientata nel passato), devo ammettere che essa rappresenta per me la vera essenza e il vero spirito di quello che dovrebbe essere la più pura fantascienza.
Infatti in essa scienza e fantasia si amalgamano perfettamente con una forte dose di mistero e misticismo che danno allo spettatore quel senso di meraviglia che solo la fantascienza può generare e che, sempre a mio insindacabile avviso, è venuto sempre maggiormente meno nella più recenti serie di fantascienza (Star Trek compreso).

Una delle chiavi di forza di Spazio 1999 è proprio la sua atmosfera derivante in gran parte dalle premesse da cui la serie prende avvio. Per quanto queste premesse siano dal punto di vista della logica e della credibilità molto forzose, diventano trascurabili se prese nel giusto contesto. Infatti Spazio non vuol essere un trattato di scienza e preferisce la sua inclinazione più fantastica a quella scientifica. Questo non vuol dire che non ci sia accuratezza scientifica (lo stesso Asimov lodò l’accuratezza di alcuni dettagli scientifici come l’atmosfera lunare e di certo non si lesinò sui costi dal punto di vista tecnico e visivo creando una delle serie più tecnicamente all’avanguardia mai viste e ancora oggi affascinanti anche visivamente), ma sicuramente, abituati alle attuali serie di fantascienza, ci accorgiamo di come le cose siano cambiate negli anni, e non solo dall’ovvio punto di vista tecnico. Il rapporto fanta/scienza é passato nei decenni in netto favore della scienza rispetto alla componente fantastica, e non dev’essere per forza visto come un fenomeno positivo su tutti i fronti. Questo fenomeno appare particolarmente chiaro se si confrontano le varie serie serie di Star trek nei decenni da TOS ai film, a TNG, per arrivare fino a Voyager.
Le esplosioni nucleari con relativo distacco della luna dalla sua orbita, il viaggio della luna nello spazio e l’incontro casuale dei vari pianeti nello sconfinato cosmo sono solo una parte delle incredibili premesse su cui la serie poggia le sue basi.
Ma se queste premesse ai limiti dell’assurdo oggi potrebbero causare fastidi tali da rovinare il giusto gusto della serie, per i tempi erano solo un pretesto come un altro per creare la giusta atmosfera.
Ed ecco quindi un gruppo di uomini a bordo di una base spaziale itinerante vagare nello spazio sconosciuto, completamente in balia degli eventi.

Possiamo caratterizzare la serie di Spazio mettendola a confronto proprio con la nostra saga favorita e scopriremo quelle che secondo me sono le due vere caratteristiche peculiari della serie.
La prima è proprio questa descritta finora. Le premesse di Star Trek comprendono degli esploratori consenzienti che a bordo di un astronave manovrabile decidono di compiere un viaggio nello spazio sconosciuto.
Gli uomini di Alpha nello spazio sconosciuto ci vengono buttati, sono inconsapevoli, assolutamente non preparati e soprattutto privi di ogni difesa e potenzialità, se non il loro inesauribile spirito umano. L’odissea che compie la luna di Spazio 1999 è molto diversa da quella che compie l’Enterprise: nonostante le similitudini dei alcune storie, razze, pianeti o situazioni è innegabile che l’approccio dei due equipaggi è assolutamente differente.
La luna prosegue un viaggio involontario e assolutamente indecifrabile (dove va, quando si ferma o quando si scontra con altri corpi celesti non è una decisione umana ma del fato) mentre l’Enterprise compie un viaggio ben preciso, anche se anch’essa in uno spazio conosciuto. Questo senso di impotenza dell’uomo nei confronti degli eventi e dell’universo che lo circonda rende la serie molto meno umano-centrica rispetto a Star Trek e aggiunge mistero e tensione alle varie vicende (un esempio fra mille si vede nell’episodio “Il cervello spaziale” ).

Prima ho usato una parola che ben si aggancia alla seconda grande differenza tra le due serie. Il fato. Il destino è infatti un fil rouge che accompagna ogni episodio della saga degli Alfani. Infatti sembra esserci per tutta la durata della serie una sorta di mente superiore (un dio, un Q o chiamiamolo “semplicemente” destino) che sembra guidare questa luna e i suoi abitanti.
Per esempio a volte la luna si scontra con altri corpi celesti (accade in “Rotta di collisione”) ma era destino che ciò accadesse per far evolvere un intera razza. Come era destino che due terrestri chiudessero il circolo di vita del pianeta Arcadia in “Il testamento degli Arcadi". Nel finale de “Il pianeta di ghiaccio” sentiamo addirittura una profonda voce fuori campo rispondere ad un quesito esistenziale di Koenig. Ma potremmo dire che ogni incontro spaziale degli Alfani sia in un qualche modo legato al destino, risulterebbe altrimenti difficile credere alle premesse di tale serie che vede gli Alfani incontrare peripezie con una probabilità ben troppo al di sopra della logica ragione.
Ecco quindi la seconda grande differenza tra Star Trek e Spazio 1999. La parte scientifica di Spazio 1999 viene unita, e per assurdo che possa sembrare viene fatto per razionalizzarla, ad una forte dose di misticismo.
L’uomo di Star Trek è figlio dell’Illuminismo, l’uomo di Spazio 1999, benché non legato ad una precisa fede religiosa, resta fortemente spirituale.
La ricerca di un nuovo mondo, l’abbandono del vecchio e tutte le vicende che intercorrono tra questi due eventi (anche se noi non vedremo mai - almeno ufficialmente in quanto esiste un episodio finale girato dai fan - il definitivo sbarco su una nuova terra degli Alfani) sono impregnati di una forte componente e carica spirituale che prescinde la scienza. L’ambientazione temporale stessa della serie (meno di trenta anni avanti rispetto ai tempi di produzione) fu una scelta che contribuì ad alimentare una fede più spirituale che scientifica: è infatti più facile affidarsi alle tecnologie di un'astronave del ventitreesimo secolo rispetto ad una base lunare di trent’anni più moderna. Perfino il ruolo del computer di Alfa appare in parte mistico: prima di tutto il suo legame insostituibile e insolubile con l’umano Kano sono una componente sconosciuta in Star Trek (dove addirittura si creò una sorta di computer itinerante biologico con la mente evoluta del signor Spock prima o parabiologico di Data poi). Inoltre ben poco peso sembra avere il computer che spesso si limita a dare sterili dati o nozioni già note o ancora a dire semplicemente “non lo so” o a guastarsi.

Le singole storie di Spazio nella prima stagione sono una conferma delle due grosse caratteristiche qui sopra discusse: il pilot della serie è forse la puntata più fuori dal coro dell’intera serie in quanto non presenta alcun particolare elemento fantascientifico…o sarebbe meglio dire nessun elemento fanta-mistico. Si recupera velocemente con il celebre “Sole nero”, episodio emblematico per il finale aperto e mistico che dà il primo decisivo colpo di volta stilistico alla serie. Ma praticamente ogni storia si chiude con una sorta di interrogativo o riflessione sulla vita, che, grazie alla situazione straordinaria vissuta da questi uomini, sembra assumere sempre nuovi contorni.

Spazio 1999 non lesina di certo su altre componenti molto più immediate, ma egualmente efficaci: il mistero è la componente più massiccia di quasi ogni episodio e tiene ancorato lo spettatore alla poltrona. Questo mistero si risolve spesso nel sense of wonder (termine inglese per descrivere quel senso di meraviglia e sorpresa che si ha soprattutto in vicende fantastiche) di cui parlavamo prima e di cui serie più recenti sono scarse. Lasciando libero spazio alla fantasia, non lasciandola troppo ancorata ai rigidi schemi di logica legati ad una serie realistica, ogni scrittore ottiene una libertà infinita e dalle grandi potenzialità. La troppa logica e realisticità ha reso l’universo in cui si svolgono serie come ad esempio Star Trek Voyager (serie dalle premesse non poi così distanti da Spazio 1999, ma da questo punto di vista decisamente non così efficace), molto meno misterioso e più accogliente rispetto al misterioso ed inquietante universo sconosciuto di Spazio 1999, dove tutto, ma davvero tutto, è possibile, e non si sa mai cosa aspettarsi.

I personaggi di Spazio sono più al servizio delle storie che a loro stessi, ed é forse questa è l’unica critica movibile alla serie. Di per sé, anche se la serie è legata dai fil rouge finora descritti, ogni puntata è a sé stante e si potrebbe mescolare tutto l’intero ordine della prima serie senza sconvolgerne la continuità. I personaggi sono e restano quello che sono (come del resto non si evolvevano i vari Magnum PI, MacGyver, Fonzie o perfino Kirk e Spock nel contesto della serie classica) per tutta la serie.

Possiamo però immaginarci noi oggi una loro evoluzione: con due facili calcoli ormai sono in viaggio da quasi sei anni.
In una notte stellata senza luna, volgete lo sguardo all’infinito come solevano fare Koenig e compagni alla fine di ogni episodio e chiedetevi anche voi se lassù, da qualche parte, si è compiuto il destino degli Alfani.



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