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RICORDI DA UN PROSSIMO FUTURO
di Guillaume Riggio
Dovrebbe essere
un giorno speciale, entro poche ore vi ritroverete con una persona che
ha avuto un ruolo importante nella vostra vita, vi sentite eccitati e
felici di poterla rivedere dopo tanto tempo. Ma la gioia dell’incontro
viene interrotta quasi subito, nel giro di pochi scambi di battute passate
dalle condoglianze per la perdita subita dal vostro caro amico al ricordo
di un’altra persona che amavate e che non c’è più,
che un tempo era la vostra vita e che adesso è soltanto un tenue
ricordo che solo di tanto in tanto si affaccia alla memoria, ma che comunque
lascia sempre dietro di sé una scia scura che vi segue nelle lunghe
ore al lavoro così come nei vostri sogni.
Il sentimento della perdita si fa lentamente largo dentro di voi, penetra
ogni angolo dei vostri pensieri e si insinua spietato nei sentimenti,
minando il vostro umore, risvegliando al suo passaggio tutte le lacrime,
tutte le notti insonni, tutte le grida della solitudine.
Allora decidete di cercare conforto alla vista di persone a voi care,
persone che rappresentano l’ultimo baluardo tra voi e quel senso
di assoluto isolamento che avete provato alla perdita della persona che
amavate e con la quale pensavate di trascorrere il resto della vostra
vita.
Non volete più pensare a quella sensazione di abbandono, ed è
per questo che per allontanarlo avete bisogno di vedere coloro che vi
amano, coloro che nel presente rappresentano la vostra felicità,
con le quali avete ricostruito il vostro cammino dopo quell’assurda
perdita.
La loro sola presenza vi calma, vi fa rendere conto che non siete più
soli, perlomeno non come quella notte, e subito vi sentite già
meglio, la tranquillità del presente ha il sopravvento sul sapore
metallico del passato.
Ed è a questo punto che inizia l’incubo.
Una dopo l’altra tutte le persone che conoscete, coloro che rappresentano
le fondamenta della vostra vita presente iniziano a scomparire, e di loro
non rimane altra traccia se non nella vostra memoria.
Nessun’altro oltre voi ricorda che quelle persone siano mai esistite
e le uniche prove che potete portare a sostegno delle vostre affermazioni
sono uno sguardo colmo d’orrore nell’elencare tutti quelli
che mancano all’appello e la sensazione che ci sia qualcosa di terribilmente
sbagliato in quel che sta accadendo.
Non è uno dei soliti problemi tecnologici, non ci sono prove di
sospettare influenze esterne, tutto sembra suggerire che siate voi ad
essere stati strappati dalla realtà, mentre questa continua ai
vostri occhi a farsi ogni momento più agghiacciante; la totale
mancanza di logica della situazione e la spietatezza di essere gli unici
testimoni della scomparsa di persone con cui fino a poco tempo prima avevate
avuto a che fare vi lascia quasi paralizzati, increduli di quel che sta
accadendo e impotenti di fronte alla perdita dei vostri cari.
La solitudine diventa quasi palpabile, come la follia stessa con cui è
intessuta tutta la situazione, la razionalità sembra sfaldarsi
sotto i colpi dell’adrenalina che continua a scorrere lungo tutto
il vostro corpo, mozzandovi il respiro quando, voltandovi verso il punto
dove fino a a pochi istanti prima c’era una delle figure principali
del vostro presente, non trovate più nulla, e vi rendete conto
che l‘unica cosa che separa quell’essere umano dall’oblio
sono i ricordi che conservate su di lui.
Alla fine non è rimasto nessuno.
Solo voi… ed i vostri ricordi.
Come ben saprete, il 13 Maggio 2005
andrà in onda l’ultimo episodio della serie Enterprise, dal
titolo “These are the Voyages”.
Sinceramente,
avendo visto solo pochi episodi dell’ultima nata in casa Trek, tra
l’altro esclusivamente della prima stagione, non ho ancora sentimenti
al riguardo, non so dire se essere sollevato che finalmente abbiano posto
fine alle sofferenze di quella che molti considerano una creatura indegna
di essere considerata parte della grande famiglia di Star Trek oppure
se dovrei rammaricarmi della sospensione di quello che poteva essere un
bel tassello nel mosaico del nostro angolo di universo preferito che magari
non ha avuto la possibilità di mostrare interamente le proprie
potenzialità.
Fortunatamente l’uscita in dvd dei cofanetti delle quattro stagioni
(o, come appunto direbbero in molti, della ‘pizza’….
ok perdonatemi, come vedete anche io ho i miei cali di stile però
almeno non me ne vergogno ed invece di cancellarli cerco di distrarvi)
prevista entro l’anno dovrebbe permettermi di dare una risposta
al quesito in tempi abbastanza brevi.
Avendo visto circa una mezza dozzina di episodi non ho avuto modo di conoscere
l’equipaggio ed affezionarmici, in realtà ad essere sinceri
non ho avuto la possibilità neppure di accennare un giudizio sulla
qualità della serie, punto tra l’altro molto dibattuto, per
cui posso dire che a livello emotivo teoricamente non dovrebbe dispiacermi
più di tanto il fatto che il tredici maggio la serie verrà
chiusa.
Eppure, paradossalmente, è esattamente quel che sta succedendo.
A livello inconscio è come se stessi facendo un conto alla rovescia
in attesa del giorno in cui Star Trek, per la prima volta negli ultimi
diciotto anni, non sarà più in programmazione nel palinsesto
americano.
Pur non avendo sentimenti nei confronti della serie che sta per terminare,
provo una specie di magone a pensare che, da adesso fino a data da destinarsi,
tutti gli appassionati di Star Trek ripiomberanno in un limbo simile
a quello degli anni settanta, dove sembrava che il viaggio della nostra
saga preferita fosse giunto al termine.
L’arrivo dei primi film prodotti, per onor di cronaca, grazie alla
scia di successo che la famosa trilogia di Lucas aveva ottenuto e che
aveva riportato ai fasti della gloria la fantascienza, ci ha permesso
di poter nuovamente ammirare i nostri eroi, ormai creduti persi per sempre,
in nuove avventure.
L’avvento in seguito di “The Next Generation”
ci ha mostrato una rinascita controversa dell’universo creato da
Roddenberry, che inizialmente ricevette aspre critiche dallo ‘zoccolo
duro’ dei fan che altro non avrebbero accettato se non una nuova
serie con il cast originale.
Ma alla fine TNG, grazie alla qualità delle sue storie e alla genialità
di alcuni personaggi, riuscì a trovare il suo posto nel cuore di
molti Trekker e quando la serie stava per volgere al termine i produttori
si resero conto delle potenzialità ancora da sfruttare in Star
Trek.
C’erano ancora storie ambientate su una stazione spaziale aliena
posta nei pressi di un tunnel spaziale da raccontare, c’era ancora
la possibilità di spedire una nave dall’altra parte della
galassia, persa a migliaia di anni luce da casa, si poteva giocare sull’ottima
idea di osservare un universo ormai familiare ritornando alle origini,
tornando indietro nel tempo prima ancora della nascita della Federazione,
per ritrovare il gusto dell’esplorazione e della scoperta, per riscoprire
il senso di meraviglia da una nuova prospettiva.
Non sembrava potessero mancare nuovi spunti, così come non pareva
possibile che in onda non ci fosse almeno una serie Trek.
Eppure adesso sembra sia così.
Sembra che non ci sia più nulla
da raccontare, nuovi spunti da approfondire, nuove prospettive da prendere
in considerazione.
Sono in molti ad essere convinti che Star Trek abbia ormai saturato il
mercato, che non abbia più nulla da dire o che comunque ci sia
bisogno di una pausa di riflessione per raccogliere le idee.
Naturalmente,
da questo punto di vista non posso non trovarmi d’accordo, io stesso
sono ben conscio del fatto che tutto vada preso con misura e che qualsiasi
cosa, alla lunga, possa diventare ‘stopposa’.
D’altro canto, però, mi rendo anche conto che tante, troppe
volte coloro che hanno preso in mano le redini dell’universo creato
da Roddenberry si sono permessi delle licenze che avevano davvero poco
a che fare con la filosofia di Gene e non mi sorprende che molti si siano
disaffezionati proprio a causa di questi excursus decisamente fuori luogo.
Dal tredici maggio in poi, in ogni
caso, inizierà un periodo di quiete soltanto apparente per gli
appassionati di Star Trek, che rimarranno in attesa di notizie riguardo
la sorte del loro programma preferito.
Ci sarà una ricerca spasmodica di indiscrezioni sull’undicesimo
film prima e sulla sesta serie in seguito; ci saranno forum di discussione
sulle notizie che trapeleranno e sulle eventuali conferme o smentite,
per mesi si vocifererà delle ambientazioni, dell’occhio alieno
e della classe dell’astronave.
Se ben conosco il popolo Trek ci sarà fermento finchè non
vedremo in giro il trailer del nuovo lungometraggio o le descrizioni ufficiali
del cast della prossima serie, non soltanto perché si abbia costantemente
bisogno di intrattenimento di qualità ma anche e soprattutto perché
non è mai facile dire addio ai propri sogni.
Ed in fondo chi è fortunato, chi lo è davvero, non riesce
mai a farlo fino in fondo.
Una delle prime cose che mi vengono in mente ripensando all’episodio
“Ricordatemi” della quarta stagione, è
un vago senso di angoscia che affonda le proprie radici oltre che nel
pathos e nel senso costante di oppressione per l’apparente irrazionalità
con cui si sviluppa la trama, anche nelle considerazioni a cui mi hanno
portato i due argomenti principali della storia: la memoria e la solitudine.
In
questo particolare episodio Beverly deve fare i conti con la solitudine,
una delle ataviche paure dell’uomo, che viene a mio parere splendidamente
approfondita da entrambi i punti di vista, sia da quello diciamo ‘esterno’,
materiale, con la progressiva scomparsa di tutti i membri dell’equipaggio
fino al completo isolamento della dottoressa che rimane l’unica
e l’ultima a bordo dell’Enterprise alla disperata ricerca
di una soluzione a questo inquietante enigma, sia da una prospettiva più
interiore, essendo la sola ad essere cosciente della situazione, sola
contro una realtà dei fatti distorta che appare perfettamente logica
e naturale a tutti gli altri.
La dottoressa Crusher è costretta a fare affidamento solo sui suoi
ricordi, sulla sua memoria, proprio in una situazione che mette in dubbio
la sua stessa sanità mentale, ed è proprio ad essi che lei
si aggrappa per non scivolare totalmente nella follia.
Anche se il computer si ostina a non trovare traccia del suo vecchio amico
Dalen Quaice, anche se per tutti sembra nell’ordine naturale delle
cose il fatto che lei sia l’unico dottore a bordo, Beverly non dubita
mai della propria memoria, sa che centinaia di persone non sono frutto
della sua mente ed anche se non trova spiegazioni razionali non può
credere che tutti i suoi ricordi siano falsi, creati da un improvvisa
malattia mentale.
La dottoressa si rende conto che tradire i suoi ricordi, voltare loro
le spalle sarebbe non solo come tradire se stessa, ma anche come lasciar
andare tutti coloro che non ci sono più, negando in un certo senso
la loro esistenza.
Che cosa saremmo noi in fondo se non
ci portassimo dietro il nostro bagaglio di esperienze, di ricordi, di
memorie? A volte capita di rimanere aggrappati troppo a lungo al ricordo
di un evento o di una persona, a volte invece ci accorgiamo di quanto
la nostra memoria possa essere fallace, capace di distorcere dal piccolo
particolare fino a interi dialoghi, oppure ci troviamo a riflettere su
quanto possa essere ruvido o tagliente un particolare ricordo, capace
di scatenare reazioni anche a livello fisico, o come, di contro, ripensare
ad una carezza possa farci scorrere un intenso brivido lungo la schiena
anche a distanza di anni.
Ci ricordiamo eventi belli, incastoniamo nella nostra memoria degli attimi
di pace e di felicità, registriamo senza neppure accorgercene particolari
che sul momento sembrano insignificanti ma che alla luce del ricordo brillano
con un intensità particolare, aggiungendo qualcosa in più
alla semplice descrizione di come si è svolto un evento, ci leghiamo
a degli odori, a dei profumi, ad un particolare sguardo o ad un espressione,
come se fossero tanti segnalibri nella nostra anima a cui poter tornare
nei momenti di sconforto.
Certo, a volte capita che la memoria sia ingannevole, persino infida quando
inaspettatamente cattura delle immagini del nostro passato, o meglio di
come noi vediamo il nostro passato, e ce le presenta davanti agli occhi
senza preavviso, stimolata magari da uno stralcio di canzone o da qualche
altro particolare, ma allo stesso tempo se d’un tratto ci trovassimo
senza i nostri ricordi più cari ci troveremmo perduti, privi della
nostra identità, incompleti.
Dal tredici maggio per chissà quanto tempo non avremo nuovi episodi
di Star Trek “ufficiali” di cui parlare, anche se potremo
continuare come abbiamo fatto fin’ora ad analizzare le vecchie puntate,
a trovare nuovi spunti di riflessione e potremo sempre emozionarci seguendo
trame che ormai conosciamo per filo e per segno ma che, come per magia,
riescono ancora a regalarci dei brividi.
Probabilmente, come accadde alla chiusura della Serie Classica, ci sarà
un aumento della fan-fiction per cui se ogni tanto avremo voglia di passare
qualche ora in compagnia di vecchi amici o di equipaggi del tutto nuovi
non avremo che da cercare sulla rete… per quanto mi riguarda fortunatamente
non devo andare neanche troppo lontano, avendo ‘sottocasa’
le storie dei Virgonauts che mese dopo mese mi appassionano sempre più.
In ogni caso, nell’attesa che
ci separa dalla prossima avventura Trek possiamo sempre ricordarci di
Data, di Jean-Luc, di Kirk e Spock, di Odo e Kira, di Janeway e del Dottore
e, perché no, anche di Sarek e di Thug, di Garak e degli altri
che, insieme a loro, sono stati l’incarnazione dei sogni di tutti
noi.
Dopotutto, almeno per quanto mi riguarda, dimenticarli sarebbe come negare
una parte di me stesso.
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