DVD VOYAGER
di Susanna Ricci

Chi non ha dato fondo a tutti i propri risparmi per comprare i DVD della propria serie preferita? Io non faccio certo eccezione e sto accumulando dischi su dischi contenenti quelle che sono, per me, le mie “ottave” meraviglie del mondo.
Con calma e in perfetto relax mi riguardo le puntate, assaporandole come un buon bicchiere di brandy sorseggiato davanti al caminetto acceso, mollemente adagiata su una pelle d’orso… vabbè non ho il camino e al massimo posso accarezzare il gatto, ma il concetto è quello.
E poi alla fine di ogni stagione, nell’ultimo dvd, ci sono i contenuti speciali.
Ieri sera ho ceduto alla tentazione e ho sfogliato alcune pagine contenute appunto nell’ultimo disco nella quinta stagione: sono ricchissime, contengono interviste, piccoli flash su episodi particolari, collage riassuntivi che mettono in luce la crescita di vari personaggi.
Ma…
Io sono sempre quella dei ma…

Io non voglio vedere Sette di Nove in accappatoio, che fa i palloncini con la cicca mentre aspetta l’inizio delle riprese!
Non voglio vedere Tuvok con le orecchie tonde e una barba ispida e mezza bianca, che sorride mentre parla della sua regia!
Non voglio vedere Neelix senza basettoni e con gli occhiali!! (a dire il vero mi basterebbe anche non vedere affatto Neelix).
Non voglio vedere cosa ci sta dietro a Voyager o alla creazione di una qualsiasi serie di Star Trek, perché io voglio che Star Trek sia VERO!

È una cosa un po’ da psicanalisi, lo ammetto, ma mi sento alle volte come Fox Moulder: “I want to believe”.
Voglio credere che Star Trek sia vero e che i personaggi che compongono questo meraviglioso universo siano reali e vivi, non delle sagome di cartone tridimensionale. Per carità gli attori sono bravissimi e occorre dare loro credito per l’impegno profuso e proprio per il fatto che rendono così ricchi e profondi i personaggi da loro interpretati. Ma ecco, una volta che hanno creato queste nuove persone, gli attori devono sparire in sottofondo, di loro deve rimanere appena come un ronzio in sordina.
Sì, lo sappiamo tutti che dietro ci sono registi ed effetti speciali e scrittori fantastici e costumisti e truccatori e protesi di gomma, ma io non lo voglio sapere!
Sette di Nove è un ex drone borg che ha difficoltà ad adattarsi alla sua nuova dimensione umana e spesso litiga con la sua nuova “mamma” in una sorta di crisi adolescenziale di ribellione/emulazione.
Non è una splendida attrice americana che ride moltissimo e che proprio a causa di questo spesso rischia che le si stacchi la finta protesi di plastica e metallo che ha attaccato allo zigomo.
Tuvok è un Vulcaniano, sposato e con figli, austero e profondamente leale al suo capitano.
Non è un uomo con tante sfaccettature che ha imparato anche il mestiere di regista, riscoprendo in questo una vera e propria passione e vocazione.
Torres è un diamante grezzo che non sa ancora bene come collocare e miscelare i due aspetti della sua personalità: l’aggressività klingon che cerca in tutti i modi di controllare e la sua dimensione umana comunque ribelle che cerca disperatamente di avere dei consensi e ricevere dei segni di fiducia.
Non è una mamma affettuosa, rimasta incinta durante le riprese e per questo un po’ in difficoltà nell’indossare le tutine della Federazione.
Voglio che Star Trek sia vero, perché mi parla di un futuro in cui chiunque ha almeno una possibilità nella vita di essere valorizzato per quello che effettivamente è. Perché non ha importanza il pianeta di provenienza, si può fare amicizia con chiunque. Perché gli esseri viventi si rispettano e cercano di migliorare continuamente non solo il proprio stile di vita, ma soprattutto il proprio bagaglio di conoscenze e di esperienze.
Voglio che Sette di Nove esista, perché con l’andare del tempo ho imparato ad apprezzarla e a volerle bene, come ad una sorella a cui si vorrebbe tendere una mano per una carezza di conforto. Perché anche noi, tante volte, ci sentiamo come ex droni che non riescono a trovare un senso nel bandolo della matassa della nostra vita. Perché anche noi vorremmo avere una Janeway che ci tira le orecchie quando commettiamo una sciocchezza, ma che ci offre anche tutto il sostegno necessario quando ne sentiamo la necessità.
Voglio credere che un futuro così sia possibile e voglio adoperarmi per fare in modo di arrivarci: non è in fondo questo il sogno di tutti i trekker?
Quindi bastalà: niente più contenuti speciali, guastano la festa.
Limitiamoci al brandy e alla pelle d’orso.


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