ANIMALETTI PERICOLOSI E CRISTALLI DEL TEMPO
di Anna "Ro`Laren" Manfredini


Riciclo questo articolo alla luce delle affermazioni rilasciate da William Shatner alla STICCON XIX, secondo le quali il Nostro non avrebbe mai visto NIENTE ALTRO di Star Trek a parte la TOS (e, ovviamente, "Generazioni").
Sorge spontanea una domanda: Bill, ma sei sicuro che non hai visto neanche questo di episodio? E le royalty almeno ti sono arrivate? [n.d.R.]


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Due episodi cult, ormai, nella storia di Star Trek.
Distanti uno dall'altro ben 29 anni. Ma straordinariamente integrati, secondo quella tendenza al miracoloso che tanto spesso si osserva lungo la timeline della nostra leggendaria serie. Due episodi traboccanti di scene storiche, di frasi memorabili, di pietre miliari nell'universo trek.
Sto parlando, ovviamente, delle due puntate dedicate ai tenerissimi, delicatissimi, morbidissimi "animaletti pericolosi", i triboli (o tribbli, come preferite), fonte impensabile di tante magagne per in nostri eroi (eloquenti la scelta del nome e i giochi di parole che ne derivano nei titoli): "The Trouble with Tribbles" (TOS, 1967, "Animaletti pericolosi", appunto) e "Trials and Tribble-ations" (DS9, 1996, quasi 30 anni dopo).
Chi non ha impressa nella memoria la stratosferica faccia di Kirk sommerso dalle migliaia di batuffoli di pelo, dopo la faticosa apertura del portello del magazzino di approvvigionamento sulla stazione K-7? Chi non ricorda l'irritante puntualizzazione di Spock (magistralmente rimessa in bocca a Jadzia nell'episodio di DS9) sulla velocità di riproduzione dei triboli - "Al momento sono 1.771.561, ma poiché ogni 12 ore ognuno genera in media 10 cuccioli..."? O l'accesso d'orgoglio che esplode in Scotty quando l'Enterprise viene definita "immondezzaio" dal Klingon di turno? O la mitica frase di Worf (ovviamente nell'episodio parallelo di DS9) sul mistero della cresta dei Klingon?
Inutile stare ad elencare ora tutti i gioielli presenti in questi due episodi, man mano che procederemo nell'analisi ne sottolineeremo la grandezza.
Ciò che è stupefacente, io credo, al di là delle vicende che tutti ben conosciamo e considerando i 30 anni trascorsi tra un episodio e l'altro, è la perfetta integrazione visiva, testuale e contestuale, psicologica, storica, d'atmosfera. È forse il miglior esempio di "continuità" narrativa e visiva che si sia mai visto in Star Trek, di quella tendenza a non lasciare mai (o quasi mai) nulla in sospeso lungo la storia, a riprendere fatti e personaggi lontani anche decenni grazie alla miracolosa capacità di tenere sotto controllo tutti i fili del racconto - ne ho già parlato ampiamente nei tre articoli dedicati alle "Emanazioni" verso e da TNG (STIM anno 3, n° 4, 5, 6).

L'anello di congiunzione tra i due episodi è Arne Darvin, il Klingon alterato chirurgicamente per sembrare un umano che a suo tempo (in TOS "The Trouble with Tribbles") si infiltrò fra i Terrestri sulla Stazione K-7 per avvelenare un'enorme fornitura di quadritriticale (un particolare tipo di frumento) destinata al pianeta Sherman's, con l'intento di ostacolarne i rapporti con la Federazione. Smascherato da Kirk - proprio con il prezioso aiuto di un tribolo - alla fine dell'episodio, Darvin riappare sotto falso nome (ed è lo stesso attore che lo interpreta, Charlie Brill, nelle due foto qui a sinistra e sotto) a bordo della Defiant, che ha appena preso in consegna dai Cardassiani il Cristallo del Tempo e sta facendo rotta verso Bajor per riconsegnarlo ai legittimi proprietari. Neanche da dire, Darvin trova il modo di accedere al Cristallo e proietta la Defiant indietro nel tempo, al giorno esatto - 105 anni, 1 mese e 12 giorni prima, venerdì - in cui sulla stazione K-7 Kirk scoprì l'intrigo.
Il miracoloso "allineamento" tra le due dimensioni temporali comincia a prendere forma dal momento in cui sugli schermi della Defiant compare l'Enterprise originale, la prima, classe Constitution. La sua nave. Quella comandata dal solo ed unico: James T. Kirk (sono parole di Sisko).
Già la memorabile "cerimonia della vestizione" di Sisko e compagni ci immerge in un'atmosfera fortemente evocativa, immediatamente contestualizzata attraverso il breve dialogo di "bonesiana" memoria che accompagna la scena:

Bashir: "Wait a minute. Aren't you wearing the wrong color?"
O'Brien: "Don't you know anything about this period?"
Bashir: "I'm a doctor, not a historian."
Sisko: "In the old days, operations officers wore red, commanding officers wore gold..."
Dax: "...And women wore less!"
(Bashir: "Un momento. Non è che indossate i colori sbagliati?"
O'Brien: "Non sai proprio nulla di questo periodo?"
Bashir: "Sono un dottore, non uno storico."
Sisko: "Nei tempi passati gli ufficiali operativi indossavano il rosso, quelli in comando il giallo..."
Dax: "...e le donne indossavano meno!")

La genialità nella costruzione dell' "episodio nell'episodio" sta nel fatto, a mio avviso, che non ci rendiamo immediatamente conto di quanto a fondo l'integrazione e l'interazione (non solo a livello tecnico e di immagine, ma anche di contenuti) siano destinate a giungere; all'inizio siamo semplicemente messi di fronte alla vecchia Enterprise, a Sisko e i suoi abbigliati con le uniformi dell'epoca, alla ricostruzione perfetta degli ambienti... Ma nulla più. Non immaginiamo di veder comparire Kirk, o Spock, o McCoy...
Finché arriva la scena del bar sulla stazione K-7. Odo è già lì, seduto a un tavolo, in attesa del ritorno di Darvin che ha visitato il locale poco prima. Ed ecco entrare Uhura e Chekov, nella prima delle mirabili sovrapposizioni che rendono questo episodio unico. Non so esattamente quali accorgimenti tecnici siano stati necessari per ottenere un risultato di tale livello, ma chi fosse interessato può consultare il sito Double Trouble with Tribbles, in cui vengono analizzate una per una tutte le scene da un punto di vista strettamente tecnico; so solo che quando mi vidi davanti i due protagonisti della Serie Classica (di cui è mantenuta evidentemente anche l'ambientazione, seppur con le "manipolazioni" digitali e non richieste dal caso) sgranai gli occhi e mi concentrai come non avevo mai fatto per altri episodi. E mi invase un desiderio incontenibile di riguardarmi immediatamente l'episodio originale della TOS.
Odo è sempre là anche nella scena successiva, quando Uhura va in brodo di giuggiole tenendo il tribolo in mano; la sentiamo parlare, e sentiamo la sua voce in sottofondo mentre la macchina restringe sul primo piano del mutaforma... Man mano che la storia procede, i due episodi diventano uno, le spiegazioni lasciate in sospeso 105 anni prima (29 nella realtà televisiva) emergono come da un vaso di Pandora, veniamo messi di fronte alla sconcertante eventualità di un "paradosso di predestinazione", ma nello stesso tempo è come se il tempo non fosse trascorso, nulla nelle immagini, nei dialoghi, nelle ambientazioni ci pare fuori posto o anacronistico. E in questo ci aiuta sicuramente Dax, che è l'unica ad avere il chiaro ricordo di quell'epoca e a sentirne una fortissima e quasi infantile nostalgia, tanto da essere protagonista di numerose piccole scene cariche di piacevolissima ironia. Indimenticabile ad esempio il commento appassionato, mentre accarezza delicatamente quello che tiene in mano, sulla bellezza dei vecchi tricorder: "I love classic 23rd century design... Black finished... Silver highlights..." ("Adoro il design classico del 23° secolo... Finiture in nero... Particolari in argento...").
O quando, con nostra infinita meraviglia e commozione, finalmente vede passare lungo il corridoio dell'Enterprise gli eroi di un tempo, impegnati nell'organizzazione delle procedure di sicurezza per l'arrivo della nave del capitano Koloth alla stazione spaziale; la fusione dei due piani temporali (e visivi e narrativi) è ormai avvenuta, anche se ancora manca l'interazione diretta, in una scena che - insieme a quelle che seguiranno di lì a poco - è destinata a restare nella storia non solo di Star Trek, ma della fantascienza in generale.
Mentre Kirk e Spock, infatti, danno disposizioni attraverso il sistema di comunicazione, alle loro spalle Sisko e Jadzia cercano di inserirsi nei circuiti della nave per localizzare Darvin. Sono lì, dietro di loro, fisicamente presenti, mirabilmente integrati nella scena, come appartenessero anch'essi alla storia originale. Grandioso. Come grandioso, ancora una volta, l'intervento di Jadzia, che con occhi languidi guarda da lontano i due miti del passato e commenta, con voce carica di passione: "Non avevo idea... È molto più bello di persona... Che occhi..." E Sisko, che non ha colto il riferimento: "Sì, Kirk era considerato un gran dongiovanni..." "Non lui! Spock!"
Finalmente sentiamo anche Kirk parlare (non avevo mai visto un episodio della Serie Classica in lingua originale) ed è solo a questo punto che - almeno questo è successo a me - ci rendiamo conto del tempo trascorso: non per qualche incongruenza nella scena, non per qualche difetto di regia, bensì semplicemente per l'accento un po' strascicato ma così "americano Anni '60" che caratterizza la parlata del Capitano più amato dai trekker. Anche i dialoghi, i toni, il lessico usato risultano piacevolmente "surreali", fuori dal tempo, eppure in qualche modo amalgamati nell'atmosfera "sospesa" che riesce a fondere perfettamente due epoche tanto lontane.

E i teneri triboli? Li abbiamo lasciati all'inizio della storia, quando Cyrano Jones - l'incallito mercante ben noto ai frequentatori della Stazione K-7 - ne ha donato un esemplare a Uhura. Odo è ancora seduto a un tavolo del bar, è stato raggiunto da Worf e ha scoperto che i dolcissimi animaletti sembrano provare un'avversione istintiva per i Klingon, avversione che, conferma l'infastidito guerriero, è reciproca. E qui si apre una parentesi memorabile nell'episodio e nella storia della saga: tutti ci eravamo chiesti, dopo TOS "The Trouble with Tribbles", che sorte avessero avuto le pallottoline di pelouche capaci soltanto di consumare provviste e riprodursi su scala galattica; eravamo rimasti al simpatico scherzetto di Scotty, che al tempo aveva deciso bene di teletrasportare tutti i triboli sui pianeti dell'Impero Klingon. Ora, veniamo a sapere da un serissimo quanto convinto Worf che gli animaletti si moltiplicarono a tal punto da divenire una vera e propria calamità per l'Impero, tanto che intere schiere di guerrieri furono impegnate per anni nella caccia e nell'eliminazione radicale della "piaga", fino ad ottenerne la completa estinzione. A questo punto un'altra battuta storica, stavolta in bocca a un incredulo Odo che, accarezzando il suo tribolo mentre guarda con aria di compatimento il Klingon, sentenzia acidissimo: "Another glorious chapter of Klingon history. Tell me, do they still sing songs of the Great Tribble Hunt?" ("Un altro glorioso capitolo nella storia klingon. Mi dica, si cantano ancora canzoni sulla Grande Caccia al Tribolo?")
Ma ormai siamo al punto critico della storia: Koloth e i suoi sono arrivati sulla stazione (e la capricciosa Jadzia fa di tutto per convincere Sisko a lasciare l'Enterprise per trasferirsi su K-7, desiderosa di vedere il vecchio amico di Curzon nel fiore degli anni) per prendersi una sana licenza e il bar ora pullula di Klingon. Ovviamente, Klingon della Serie Classica. Quelli senza cresta. Ed è agli sguardi stupiti di O'Brien e Bashir ("Quelli sono Klingon?"), è alla nostra curiosità che finalmente dopo anni e anni sentiamo sul punto di essere soddisfatta, che Worf risponde con una tra le più pregnanti - e deludenti - frasi di tutti i tempi:
"They are Klingons. And it is a long story. But we do not discuss it with outsiders."

("Sono Klingon. Ed è una lunga storia. Ma non ne discutiamo con i forestieri.")
Siamo vicini ad una delle scene più famose dell'intera saga, la mitica rissa scatenata dalle offensive parole che il secondo di Koloth prununcia a proprosito dell'Enterprise e che smuovono il caldo sangue di Scotty. Già nell'episodio originale questa sequenza è indimenticabile; ora, con la sovrapposizione dei protagonisti e dei piani temporali, risulta addirittura da manuale. Sono innumerevoli i particolari carichi di significato, dall'ingegnosità tecnica della ricostruzione ai dialoghi, alla convergenza delle emozioni, al coinvolgimento totale dei personaggi dell'una e dell'altra linea temporale in difesa della dignità dell'unico vero, immortale simbolo della Federazione e dei suoi ideali: l'Enterprise.
Al bar della stazione fanno il loro ingresso Scotty e Chekov, accompagnati da alcuni compagni. Subito al tavolo di Odo scoppia il fermento, in seguito all'abbaglio di O'Brien che scambia Chekov per il capitano Kirk; Scotty risponde senza mezzi termini alle provocazioni del Klingon con il suo tipico accento scozzese, incalzato dall'americano stentato di Chekov (non ce ne siamo mai accorti nelle edizioni doppiate!) che scalpita, finché, complici la vodka e lo scotch - impensabili su Deep Space Nine -, la rabbia esplode, originando quella scazzottata degna di un saloon a cui tutti avevamo sorriso già in "The Trouble with Tribbles".
Ma qui si va oltre: se al primo destro di Scotty per un attimo rimpiangiamo il genuino e verace ardore dei nostri eroi della TOS, subito dopo scopriamo con somma soddisfazione che l'orgoglio di esser parte della storia che sta sotto il nome Enterprise è vivo e bruciante anche in O'Brien, in Bashir e soprattutto in Worf. A nulla valgono i richiami di Odo: i tre si gettano nella mischia, sublimando definitivamente l'unicità di intenti, di ideali e di passioni che lega insieme più di due secoli di storia. E ora come allora, le conseguenze della rissa sono esattamente le stesse; con il particolare - divinamente reso a livello televisivo - che stavolta anche O'Brien e Bashir vengono arrestati e interrogati, in quella che considero una delle scene più incredibili che si siano mai viste.
È la prima volta dall'inizio dell'episodio che assistiamo all'interazione diretta tra i protagonisti dell'una e dell'altra linea temporale; O'Brien e Bashir sono allineati tra le fila degli arrestati dell'episodio originale; Kirk passeggia avanti e indietro, squadrando i suoi dalla testa ai piedi con aria sorniona; ed è proprio a O'Brien che pone la fatidica domanda, "Chi ha dato il primo pugno?", lasciandoci letteralmente a bocca aperta.
Non ci sembra nemmeno una ricostruzione, tanto precisi sono i dettagli: ombre, tinte, scambio di battute... Perfetto, inappuntabile, sconvolgente. Come sconvolta è la risposta di Miles, che quasi atterrito non osa guardare il suo mito negli occhi e risponde (come l'anonimo guardiamarina nell'episodio originale) "Non lo so, signore", e subito dopo scambia uno sguardo preoccupato con Bashir, in piedi al suo fianco.
Com'è possibile?, mi sono chiesta dopo la prima visione. Come hanno fatto? E senza neppure cercare una risposta mi sono limitata a godere del miracolo.
Meraviglioso, semplicemente meraviglioso.
E non finisce qui. Ormai il tripudio della totale fusione si è realizzato, e da questo momento fino alla conclusione dell'episodio è un susseguirsi di "colpi di scena" visivi.

Proprio mentre la rissa incalza, Darvin "il vecchio" viene colto mentre tenta di fuggire lungo un corridoio oltre la soglia del bar, catturato da Odo e riportato sulla Defiant, dove si scopre che ha posizionato una bomba in un tribolo per cambiare il corso della storia. Intanto i triboli si sono moltiplicati a dismisura sia sull'Enterprise che sulla stazione spaziale, creando difficoltà estreme nella ricerca dell'ordigno.
Sisko e Jadzia si infiltrano sul ponte di comando della nave, per accedere ai sensori interni e verificare se la bomba è a bordo: anche qui, una delle scene più impressionanti di cui io abbia memoria.
Nell'episodio originale della Serie Classica Kirk - con i nervi a fior di pelle per le migliaia e migliaia di triboli che hanno invaso ogni angolo della sua nave - raggiunge la sua poltrona in plancia, rischia di schiacciare uno dei "trillanti" animaletti e con un sospiro getta uno sguardo stanco e rassegnato alle palle di pelo che frullano su tutti i comandi; nella versione di 30 anni dopo, il suo sguardo viene fatto cadere su Jadzia, ora presente in sala comando, la quale con un sorrisetto ironico gli risponde scrollando impercettibilmente le spalle.
Sisko è seduto a una console, lei lo raggiunge attraversando tutta la sala comando, mentre McCoy entra in plancia e ragguaglia Kirk sulla situazione triboli; altro indimenticabile commento di Jadzia, che ricorda il vecchio Bones ai tempi dell'Accademia con una punta non troppo nascosta di malizia: "Me lo sentivo che avrebbe fatto il dottore. Aveva il tocco da chirurgo."
La bomba non è sull'Enterprise; mentre Kirk, Spock e McCoy, ignari di quanto sta accadendo, cercano di arginare i danni causati dai triboli (ora traboccano anche nei condotti dei riproduttori di cibo), Sisko e Jadzia tentano di restringere il campo di ricerca; l'illuminazione arriva da uno scambio di battute che colgono in sala mensa, durante l'ennesima scena da manuale che questo meraviglioso episodio ci offre. A ulteriore conferma del fatto che gli anni non sembrano trascorsi e che la serie in realtà è e resterà sempre una sola, osserviamo Kirk e Spock passare tranquillamente dietro il tavolo al quale sono seduti Sisko e Dax, con il Vulcaniano che addirittura sembra rivolgere uno sguardo cosciente proprio verso di loro.
Alle parole "magazzini di provviste", più volte pronunciate da Kirk e i suoi preoccupati delle sorti del quadritriticale in balia dei triboli, Sisko comprende che proprio là Darvin può aver sistemato la bomba; ed eccoci proiettati verso il gran finale. Mentre ci avviciniamo alla leggendaria scena dell'apertura del portello e della conseguente cascata di triboli, all'interno del magazzino Sisko e Jadzia scandagliano bestiola per bestiola finché non trovano l'ordigno e riescono ad evitare la catastrofe.
E quando, immancabilmente, ci viene riproposta la pioggia di triboli sulla testa del capitano... Immaginare che nello stesso istante, anche se Kirk non lo sa, Dax e Sisko sono là dentro, proprio sopra il suo capo... Che i triboli che continuano a fioccare su Kirk sembrano davvero gli stessi che Sisko getta via dopo averli analizzati con il tricorder...
Tutto questo mi dà sempre, ad ogni visione, un lungo brivido di piacere.
Come mi dà un brivido assistere al coronamento di quello che forse è il più grande sogno per Sisko come per qualsiasi ufficiale della Flotta nato successivamente all'epoca della Serie Originale: poter esprimere direttamente all'unico, al solo, all'immortale James Tiberius Kirk la propria ammirazione.
Ed è proprio quello che accade (e che viene addirittura perdonato a Sisko dai due agenti della Sezione per le Investigazioni Temporali), per scelta volontaria di Benjamin, che sa di non poter perdere una tale occasione e che si presenta al capitano con un ruolino di bordo tra le mani, rispondendo alla sua osservazione: "Bene, tenente... tenente?" con la memorabile frase "Benjamin Sisko, signore. In assegnazione temporanea all'Enterprise. Prima di andarmene volevo dirle che è stato un onore servire sotto di lei, signore."
È l'unica scena ricostruita utilizzando un altro episodio della Serie Classica, "Specchio, specchio" (anch'esso origine di diverse "emanazioni" nelle serie successive); Sisko prende il posto del bel tenente Marlena Moreau (al secolo Barbara Luna, una delle Babes della TOS), in una perfetta integrazione di immagini e dialoghi.

"Trials and Tribble-ations" è e resterà un capolavoro nella storia di Star Trek; a conferma di questo fatto (oltre ai costi di produzione, circa tre milioni di dollari, altissimi per lo standard della serie) stanno le numerose nominations ricevute, dal Premio Hugo all'Emmy.
Ma è e resterà un capolavoro soprattutto per aver dato a noi trekkers trentenni la possibilità di rivivere, con rinnovato spirito e nuovi orizzonti interpretativi, le ineguagliabili emozioni che soltanto la Serie Classica aveva saputo offrirci.
Ah, a proposito!
Gli innocui e soffici triboli il cui completo sterminio Worf faceva oggetto di gran vanto... Beh, proprio grazie all'avventura trans-temporale di Sisko e compagni, hanno avuto una inattesa quanto miracolosa seconda opportunità...

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