Ormai non sarà più
possibile: niente avi di Kirk nella serie di Archer. Qualcuno tira un
sospiro di sollievo, qualcuno asciuga di nascosto una lacrimuccia di
nostalgia, nessuno potrà rimirare Shatner strizzato nella tutina
da meccanico di Enterprise.
Però possiamo fare delle ipotesi.
Intanto
il personaggio interpretato, un ipotetico James T. Kirk senior, sarebbe
stato sicuramente un vecchio coriaceo, nato e cresciuto
nello Iowa, in una fattoria di quelle vere, dove ci
si alza alla mattina alle quattro per mungere le vacche e raccogliere
il fieno. Sposato e con due figli, di cui uno diventerà il nonno
paterno del Kirk che conosciamo, riesce a vivere abbastanza a lungo
per poter conoscere il bisnipotino e per poter imprimere sul futuro
Capitano la sua impronta indelebile. Mentre il piccolo James scorrazza
per la fattoria rincorrendo felice le galline, il bisnonno gli mostrerà
le stelle luminosissime durante le terse notti estive della prateria.
Gli racconterà di come anche a lui sarebbe piaciuto fare l’esploratore
e di come quella volta, con il capitano Archer, abbia vissuto una esperienza
meravigliosa ed irripetibile: una esperienza talmente coinvolgente da
fargli sognare, almeno per il piccolo discendente, un futuro di avventure
ed incontri alieni.
E James Tiberius, di anni sette, rimane così
invischiato nel racconto del bisnonno da crescere spronato da questo
obiettivo.
Beh,
questa potrebbe essere perlomeno la premessa: campo lungo, Shatner ulteriormente
invecchiato per impersonare l’avo incartapecorito, un bambino
vivace sulle sue ginocchia, di notte attorno ad un falò, ammiccando
alla stessa scena di bivacco vista in Star Trek V. Anzi, i due potrebbero
anche intonare Row Row Row your boat…
Il vecchio inizia il proprio racconto e la scena si sposta a bordo dell’Enterprise,
con Shatner alla sua età attuale al fianco di Archer: posa plastica,
tipica del Kirk che conosciamo, con il culo puntato all’indietro
e lo sguardo che buca lo schermo.
E se la storia che lo vede coinvolto con Archer fosse incentrata su
uno scontro con i Klingon? Direi che ci potrebbe stare, e potrebbe spiegare
ancora di più e meglio, la naturale antipatia di James T. per
il nemico di sempre: persino il bisnonno è stato vessato da quei
felloni!
Dunque, vediamo. Intanto dovremmo trovare una giustificazione valida
per cui un contadino dello Iowa potrebbe trovarsi a bordo di una astronave
da esplorazione….
Beh,
non è tanto difficile, tutto sommato è stato a
Broken Bow che è iniziato tutto il putiferio con i
Klingon, per mano di un altro vaccaro armato di fucile. Magari i due
cowboy si conoscevano (Nebraska e Iowa sono confinanti), Kirk anzi potrebbe
essere il miglior amico dell’anonimo proprietario del silos in
cui si scontrano Klingon e Sulibani. Dopo quello scontro il fattore
aveva avuto serie ripercussioni legali per aver sparato un colpo contro
gli alieni, ed era stato ridotto sul lastrico: per questo motivo il
vecchio Kirk decide di chiedere aiuto ad Archer (perché anche
lui amico per lungo tempo del padre di Archer, che buonanima, conosceva
tutta la gente che conta).
E siccome l’Enterprise è sempre disponibile quando si tratta
di fare delle missioni diplomatiche verso l’impero Klingon, ecco
che i nostri eroi si imbarcano verso Qo'noS, con l’obiettivo
di chiedere una sorta di risarcimento per tutti i guai passati dal contadino
amico di Kirk.
Non è che regga molto, ma insomma, ne abbiamo viste di peggio.
Naturalmente
le cose che non devono assolutamente mancare nel corso della puntata
sono: Kirk che bacia una qualsiasi femmina, giovane e bellissima, che
faccia da coprotagonista durante lo svolgimento della storia (meglio
se inserita unicamente con il chiaro intento di farsi baciare, non importa
che sia funzionale allo sviluppo degli avvenimenti); Kirk che prende
il comando dell’astronave in un momento cruciale (possibilmente
mentre c’è in atto una grossa crisi, magari si deve anche
sparare qualche colpo, o si deve far impazzire un computer utilizzando
una logica ferrea e distorta).
Il finale dovrebbe immancabilmente vedere il ritorno del nostro eroe
sulla Terra, dopo aver ottenuto il suo scopo, e salvato l’umanità
come effetto collaterale: quando rende il comando dell’astronave
ad Archer, tutti i protagonisti, compreso lo stesso
capitano, si complimentano con lui per i successi ottenuti e si rammaricano
per il fatto di non poter usufruire più a lungo della sua esperienza
e del suo formidabile intuito nel risolvere situazioni ingarbugliate
e apparentemente senza soluzione.
Il finale torna al campo lungo sul fuoco del campeggio, dove bisnonno
e nipotino continuano a mangiare marshmellow: l’ultimissima scena
è un primo piano del bambino che guarda le stelle con aria sognante
e dice “Un giorno sarò io il capitano dell’Enterprise!”.
Fine.
Commozione&Lacrime.
Applausi.
Delirio dei fan.
Ehhhhhh….?
Potrei fare la sceneggiatrice?
Ma dov’è che ho messo quell’indirizzo della Paramount,
quello a cui mandare le sceneggiature da parte di giovani talenti in
erba? No, non quella che si fuma, vi ho sentiti….
Beh, a parte gli scherzi, per quest’anno lo avremo tutto per noi:
il grande, poderoso William Shatner sarà presente
alla STICCON. Non posso che augurare a tutti buon divertimento e attenti
alle fidanzate!!
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Nota: questo articolo è stato scritto PRIMA della STICCON. Per conoscere
i commenti di Susanna Ricci DOPO avere assistito all'apparizione di
Shatner alla Convention, leggere l'articolo "Perché
Wil Wheaton non è sceso alla STICCON?"
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