‘Non
fare il bambino cattivo!’ soleva dire la mamma quando da
piccoli facevamo i capricci, ci arrabbiavamo per motivi futili o ci
comportavamo con quell’innato egoismo e arroganza che contraddistingueva
il nostro innocente credere di essere al centro dell’universo.
Ma dietro tutti questi sentimenti così forti, in fondo, come
in ogni bambino, si nascondeva solo una gran debolezza di ovvia origine
evolutiva: la corazza, se mi consentite la similitudine, che ci avvolgerà
poi da grandi non è ancora del tutto costruita e il bambino si
fa capire verso la società solo attraverso gesti estremi.
Come Darth Vader?
Così sembra suggerirci la nuova trilogia! Con calma,
con calma, andiamo con ordine. Fin qui serviva solo per attirare la vostra
attenzione.
Prima di tutto, ora che anche la seconda trilogia di Guerre
Stellari è completa, sono doverose alcune considerazioni d’insieme.
La prima trilogia di Star Wars, quella del 1977 per intenderci, è
sicuramente e soggettivamente superiore in qualità e bellezza.
La seconda trilogia ci porta nei tempi antecedenti con lo scopo secondo
me di gettare nuova luce sulla prima trilogia. E se ci riesce lo fa
soprattutto con questo terzo film.
Trovo la nuova trilogia un’opera che se presa fine a sé
stessa lascia il tempo che trova. Infatti solo nella sua visione d’insieme
(tre rispettivamente su sei film) acquista forza. Attraverso
La vendetta dei Sith sono riuscito infatti a cogliere i motivi
di film assolutamente più mediocri come La minaccia fantasma
o L’attacco dei cloni. Nello stesso tempo tutta
la trilogia poggia il suo senso nella figura di Darth Vader, e quindi
negli episodi quattro, cinque e sei, sconvolgendone in parte la visione.
Insomma
non abbiate dubbi: se volete mostrare per la prima volta Star Wars ad
un vostro amico ancora vergine della saga, dovrete iniziare sempre dal
quarto capitolo. Non perché la prima trilogia sia più
bella, ma perché la giusta linea narrativa è quella che
Lucas ci propone nel tempo di produzione dei film. La seconda trilogia
è un complemento della prima, anche se è, nella finzione,
antecedente.
Come dicevo, la Vendetta dei Sith ci accompagna per mano nell’inferno
che porterà alla creazione del personaggio chiave di tutta Star
Wars e lo fa con una forza e un impatto degni di un gran film.
I limiti invece sono ormai sempre gli stessi e viene da chiedersi se
siamo noi ad essere troppo cresciuti dai magici tempi della prima trilogia
o è Lucas ad essere regredito con gli anni: mezz’ora di
inutili e vuote scene d’azione , un esubero di effetti speciali
e dialoghi imbarazzanti rubano come sempre spazio al dramma vero e proprio,
agli attori veri e all’approfondimento dei personaggi e della
trama. Basta cogliere quel che ci interessa in quel marasma di suoni
e colori, impresa ne convengo non sempre facile soprattutto quando ormai
si è troppo spesso storto il naso dal disgusto, per arrivare
al fascino vero della pellicola e al suo senso tutt’altro che
banale.
Il tema principale del film è sicuramente il passaggio
al lato oscuro del protagonista della nuova trilogia Anakin Skywalker.
Erroneamente si è sempre creduto che Vader avesse il semplice ruolo
di cattivo nella prima trilogia. Se andrete a ripescare il mio articolo proprio
su questo personaggio negli arretrati o più semplicemente vi fidate
delle dichiarazioni di Lucas capirete che invece è proprio lui il vero
perno sui cui ruota la saga. Sicuramente quindi una dei più importanti
cambi di prospettiva che offre la nuova trilogia influenzando quella vecchia
è questo slittamento che ci viene imposto dal portare tutta la nostra
attenzione da Luke Skywalker alla figura di Anakin/Darth Vader.
Una
delle curiosità più spasmodiche che attendevano questi
nuovi tre film era di indagare come mai uno
Jedi come Anakin sia passato al lato oscuro della Forza. Le critiche
dopo l’uscita del terzo episodio non sono mancate, sostenendo
la poca credibilità e la eccessiva velocità con cui tale
processo è avvenuto. In realtà non sono assolutamente
d’accordo. Questo anche perché per farci capire il lento
passaggio al lato oscuro di Anakin abbiamo dovuto sorbirci due film
assolutamente mediocri che solo la presenza del terzo, come dicevo appunto
sopra, ha giustificato.
Il passaggio al lato oscuro di Anakin nasce da una innumerevole
serie di fattori concomitanti che, agendo casualmente o sotto un disegno preciso
difficile a dirsi, portano Anakin verso il lato oscuro.
La nascita di Anakin, come detto ne La minaccia fantasma, è
già avvolta nel mistero e solo nel terzo film ci viene suggerito come
egli possa essere figlio del primo Sith della storia, nonché
primo maestro dell’attuale Imperatore (anche questo ci viene
solo suggerito), in grado di portare questi famigerati Midichlorian
(che seppur citati, la loro atavica presenza ridona un tocco di misticismo
al danno fatto col primo film) all’auto-produzione di un essere vivente.
Anakin è quindi un predestinato Sith? Forse è
quello il suo ruolo di prescelto? Forse, ma sarebbe banale se fosse SOLO così.
Questa causa genetica innata aiuta la visione d’insieme influenzando
anche diversi altri fattori come vedremo in seguito e nello stesso tempo ribadisce
quanto, al di là di ogni possibile motivazione, il male non sia mai
una giustificazione.
Sempre nel primo film ci viene mostrato come Anakin viene salvato dalla sua
schiavitù e portato nel mondo civile, democratico e libero della Repubblica.
Da questo momento Anakin giura, attraverso la vocazione di Jedi visti i suoi
poteri, fedeltà a quel mondo che lo ha portato via dalla sofferenza
derivata dall’inciviltà e dalla schiavitù. La sua fede
cieca e la sua totale devozione verso la Repubblica sono anche cause del suo
inconscio passaggio al lato oscuro.
Lucas ha infatti costruito una trama politica (secondo grande tema della nuova
trilogia) che, anche su più quotidiani, è stato spesso definita
come un bella metafora della politica di casa sua. Il cattivissimo impero
nasce, o meglio viene covato, proprio in seno alla repubblica e solo in pochi
si accorgono di questo cambiamento. E mentre, citando Padme, la libertà
muore in un applauso scrosciante, quelli che prima erano i buoni repubblicani
diventano i cattivi imperiali, mentre i cattivi separatisti diventano i ribelli,
buoni protagonisti della prima trilogia.
Anakin non vede o non vuole vedere questo cambiamento e le parole del Cancelliere
Palpatine suonano su di lui come echi di democrazia e libertà anche
davanti all’evidenza del suo complotto.
Dal
canto suo Anakin è arrogante, sfrontato, capriccioso e irriverente
e nel secondo film abbiamo modo di conoscerlo. Egli si innamora perdutamente
di Padme e fa di tutto per lei. Nello stesso film però ci accorgiamo
che tanto amore viene contappuntato da altrettanto odio verso gli esseri
che hanno rapito e ucciso la madre che lui lasciò alle sue spalle
nel film precedente. Non riuscendo a scendere a patti col suo rimorso
e col suo dolore, egli si vendica nel più terribile dei modi.
È in questo punto (la scena migliore del secondo film) che Padme
intuisce che il suo amore totale l’ha portata in un vortice senza
uscita: pur provando orrore alle parole di odio e vendetta di Anakin,
ella si accascia al suolo al suo fianco e piange con lui, ormai consapevolmente
schiava di quell’amore.
Quando Anakin viene a sapere attraverso gli stessi sogni che lo avvertirono
della morte della madre, che anche Padme è condannata egli si
sente ancor più perso, anche perché, come ribadito nel
secondo film, il loro è un amore proibito.
Sarebbe da indagare l’origine di questi sogni, dato
che sono proprio loro una delle più importanti spinte verso il lato
oscuro che Anakin riceve. Sono forse essi frutto della potente mente dell’imperatore?
O sono invece endogeni e generati dagli stessi malvagi midchlorian che circolano
nel suo corpo?
Resta il fatto che Palpatine sfrutta questo fattore, oltre alla devozione
di Anakin verso la Repubblica, per parlargli della Forza del lato oscuro e
di come essa possa salvare sua madre o qualsiasi altro “oscuro”
- nel senso di celato - amore.
Ma
anche gli Jedi secondo me hanno una responsabilità verso questo
e Kenobi se ne rende conto quando nel duello finale grida di aver fallito
con lui, quasi in cerca di perdono.
Il carattere arrogante e caparbio di Anakin unito alla sua incommensurabile
forza portano il concilio a temere il giovane Skywalker. Dopo aver ostacolato
il suo naturale e sincero bisogno d’amore verso Padme (è
forse anche questa una metafora dell’attuale questione religiosa?)
la goccia che fa traboccare il vaso è il rifiutare ad Anakin
il grado di maestro Jedi, nonostante sia stato eletto da Palpatine stesso
membro del concilio. Gli Jedi, non fidandosi di Anakin (vuoi per il
suo carattere, vuoi perché percepiscono “qualcosa di oscuro”…mmm….saranno
ancora quei dannati midichlorian malefici?) celano a lui l’esistenza
del lato oscuro, il suo tremendo potere e le pericolosità in
esso contenute.
L’ignoranza non è mai una buona cosa e per questo gli stessi
Jedi, nell’errore, facilitano il passaggio al alto oscuro di Anakin.
Egli infatti percepisce il lato oscuro come un'estensione
del suo naturale potere e vede nel male in realtà solo un altro
modo di impostare determinate cose. Insomma, la definizione di lato
oscuro, nel senso di sbagliato, assume per Anakin un valore relativo.
Tenuto nella perfetta ignoranza sulla vera natura del lato oscuro, è
innegabile che il suo esserne plasmato sarà più facile.
Consci dell’errore, la situazione cambierà nell’addestramento
di Luke nella seconda trilogia, dove viene detto a chiare lettere che
Luke, per diventare un vero Jedi deve confrontarsi con sentimenti quali
odio, rabbia, dolore e sofferenza lasciandosi tentare dal lato oscuro:
in poche parole viene detto a Luke che dovrà confrontarsi con
Vader stesso, confronto che non si limiterà ai colpi di spade
laser.
Dopo
aver letto tutto questo, chi ha ancora il coraggio di dire che il passaggio
verso il lato opsucro di Anakin sia troppo repentino?
Forse qualcuno c’è. In effetti Lucas sceglie di dare ad
Anakin un preciso punto di svolta. Dopo aver ucciso
Mace Windu egli si accascia spaventato e si chiede
cosa ha fatto: in quel momento, come per incanto, egli viene posseduto
dal lato oscuro, si china davanti al suo nuovo maestro e viene battezzato
col nome di Darth Vader. Le sue ultime parole di rammarico
verso un destino che presto lo travolgerà, sono quanto rimane
del buono che c’è in lui che viene via via soffocato nel
corso del film. Il passaggio vero e proprio è sicuramente repentino
e veloce, come vuole la tradizione di favola fantasy dove il male possiede
le persone e le trasforma, ma la predisposizione di Anakin verso di
esso è tutt’altro che repentina, banale o ingiustificata.
Darth vader è così nato: non con una maschera o una corazza,
ma semplicemente negli occhi di un ragazzo che abbiamo visto crescere
e a cui ci eravamo affezionati. La maschera più famosa del cinema
è solo una conseguenza che arriverà in seguito: Vader
non è solo una maschera e un’armatura nera!!!
Quello che più sconvolge nella nuova triologia,
andando a cambiare anche la nostra visione della prima trilogia, è
proprio la figura di Darth Vader. Adesso sappiamo che dietro quella maschera
c’è un ragazzo, ormai uomo, che per amore ha venduto la sua anima.
Un amore immaturo, maturato da un ragazzo immaturo, che nessuno ha aiutato
a crescere. L’amore di Anakin è proprio quello di un bambino:
è egoista e arrogante. Verso la madre che prima abbandona e poi vendica
per rimorso verso se stesso per averla lasciata, verso Padme che sposa di
nascosto, che professa di amare ma che tenta di uccidere quando si oppone
al suo agire insieme al suo mentore. E farà lo stesso in futuro con
Luke, suo figlio, quando gli proporrà di unirsi a
lui verso il lato oscuro piuttosto di essere lui ad avvicinarsi a Luke (scena
che si ripete, una delle mille citazioni, quasi parola per parola con Padme
prima del definitivo e violento addio). Anakin cerca di fare del bene, ma
nella sua fanciullesca inesperienza riesce solo a fare del male e alla fine
si rassegna ad esso.
Vader capirà cosa vuol dire veramente amare solo nell’ultima
scena de Il ritorno dell Jedi, quando salverà il figlio
a costo della sua vita: il sacrificio sarà per Anakin l’unica
redenzione possibile.
La stessa scena con l’imperatore che massacra a colpi di raggi il povero
Luke e Vader che esce dal lato oscuro della Forza liberando il figlio e mettendosi
contro l’imperatore, si ritrova al contrario nel terzo film con Mace
Windu come vittima. Questo é forse l’omaggio più bello;
l’entrata e l’uscita di Anakin dal lato oscuro si compiono quando
egli ha davanti agli occhi praticamente la stessa scena.
Sconvolge
quindi un po’ sapere, e questo è tutto merito della nuova
trilogia, che dietro la maschera più inquietante del cinema e
con la quale sono cresciuto anche io, c’è solo un semplice
ragazzo, da sempre mosso da un bisogno di grande amore: un amore immaturo,
egoista e infantile, ma un bisogno di amore innato in noi tutti.
Proprio per questo Padme prima di morire dice a Obi Wan, che c’è
del buono in lui (altra citazione della frase di Luke verso
il padre al loro secondo incontro). Quel buono è proprio quell’amore
forte che Anakin aveva e che cercava di esprimere: non potrò
mai dimenticare quegli occhi in lacrime di Anakin dopo il massacro su
Mustafar o il suo grido disperato con occhi tremanti “Ti
odio!” prima di venire abbandonato da Obi Wan che, fallendo
su due fronti, non riesce nemmeno ad ucciderlo.
La figura di Anakin-Darth Vader è presa dalla più
classica tragedia shakesperiana e non può non stringersi il cuore nel
rivedere Anakin bambino e sapere tutto quel percorso che lo attende. Nel vortice
di disperazione che ci porta questo film, in cui nonostante la conclusione
sia nota fin dal principio non riusciamo a perdere la speranza ogni minuto
che passa di un lieto fine, solo nella sequenza finale ci viene ricordato,
con quel tramonto su Tatooine che aprì gli occhi a Luke - e a noi -
nel primo film del 1977, che prima o poi tutto si risolverà.
Ed è questa la vera ultima scena della saga.
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