L'EPOPEA DI UN BAMBINO CATTIVO
di Matteo "Norton" Bistoletti

Non fare il bambino cattivo!’ soleva dire la mamma quando da piccoli facevamo i capricci, ci arrabbiavamo per motivi futili o ci comportavamo con quell’innato egoismo e arroganza che contraddistingueva il nostro innocente credere di essere al centro dell’universo. Ma dietro tutti questi sentimenti così forti, in fondo, come in ogni bambino, si nascondeva solo una gran debolezza di ovvia origine evolutiva: la corazza, se mi consentite la similitudine, che ci avvolgerà poi da grandi non è ancora del tutto costruita e il bambino si fa capire verso la società solo attraverso gesti estremi.

Come Darth Vader?

Così sembra suggerirci la nuova trilogia! Con calma, con calma, andiamo con ordine. Fin qui serviva solo per attirare la vostra attenzione.

Prima di tutto, ora che anche la seconda trilogia di Guerre Stellari è completa, sono doverose alcune considerazioni d’insieme.
La prima trilogia di Star Wars, quella del 1977 per intenderci, è sicuramente e soggettivamente superiore in qualità e bellezza.
La seconda trilogia ci porta nei tempi antecedenti con lo scopo secondo me di gettare nuova luce sulla prima trilogia. E se ci riesce lo fa soprattutto con questo terzo film.
Trovo la nuova trilogia un’opera che se presa fine a sé stessa lascia il tempo che trova. Infatti solo nella sua visione d’insieme (tre rispettivamente su sei film) acquista forza. Attraverso La vendetta dei Sith sono riuscito infatti a cogliere i motivi di film assolutamente più mediocri come La minaccia fantasma o L’attacco dei cloni. Nello stesso tempo tutta la trilogia poggia il suo senso nella figura di Darth Vader, e quindi negli episodi quattro, cinque e sei, sconvolgendone in parte la visione.
Insomma non abbiate dubbi: se volete mostrare per la prima volta Star Wars ad un vostro amico ancora vergine della saga, dovrete iniziare sempre dal quarto capitolo. Non perché la prima trilogia sia più bella, ma perché la giusta linea narrativa è quella che Lucas ci propone nel tempo di produzione dei film. La seconda trilogia è un complemento della prima, anche se è, nella finzione, antecedente.
Come dicevo, la Vendetta dei Sith ci accompagna per mano nell’inferno che porterà alla creazione del personaggio chiave di tutta Star Wars e lo fa con una forza e un impatto degni di un gran film.
I limiti invece sono ormai sempre gli stessi e viene da chiedersi se siamo noi ad essere troppo cresciuti dai magici tempi della prima trilogia o è Lucas ad essere regredito con gli anni: mezz’ora di inutili e vuote scene d’azione , un esubero di effetti speciali e dialoghi imbarazzanti rubano come sempre spazio al dramma vero e proprio, agli attori veri e all’approfondimento dei personaggi e della trama. Basta cogliere quel che ci interessa in quel marasma di suoni e colori, impresa ne convengo non sempre facile soprattutto quando ormai si è troppo spesso storto il naso dal disgusto, per arrivare al fascino vero della pellicola e al suo senso tutt’altro che banale.

Il tema principale del film è sicuramente il passaggio al lato oscuro del protagonista della nuova trilogia Anakin Skywalker. Erroneamente si è sempre creduto che Vader avesse il semplice ruolo di cattivo nella prima trilogia. Se andrete a ripescare il mio articolo proprio su questo personaggio negli arretrati o più semplicemente vi fidate delle dichiarazioni di Lucas capirete che invece è proprio lui il vero perno sui cui ruota la saga. Sicuramente quindi una dei più importanti cambi di prospettiva che offre la nuova trilogia influenzando quella vecchia è questo slittamento che ci viene imposto dal portare tutta la nostra attenzione da Luke Skywalker alla figura di Anakin/Darth Vader.

Una delle curiosità più spasmodiche che attendevano questi nuovi tre film era di indagare come mai uno Jedi come Anakin sia passato al lato oscuro della Forza. Le critiche dopo l’uscita del terzo episodio non sono mancate, sostenendo la poca credibilità e la eccessiva velocità con cui tale processo è avvenuto. In realtà non sono assolutamente d’accordo. Questo anche perché per farci capire il lento passaggio al lato oscuro di Anakin abbiamo dovuto sorbirci due film assolutamente mediocri che solo la presenza del terzo, come dicevo appunto sopra, ha giustificato.

Il passaggio al lato oscuro di Anakin nasce da una innumerevole serie di fattori concomitanti che, agendo casualmente o sotto un disegno preciso difficile a dirsi, portano Anakin verso il lato oscuro.
La nascita di Anakin, come detto ne La minaccia fantasma, è già avvolta nel mistero e solo nel terzo film ci viene suggerito come egli possa essere figlio del primo Sith della storia, nonché primo maestro dell’attuale Imperatore (anche questo ci viene solo suggerito), in grado di portare questi famigerati Midichlorian (che seppur citati, la loro atavica presenza ridona un tocco di misticismo al danno fatto col primo film) all’auto-produzione di un essere vivente.
Anakin è quindi un predestinato Sith? Forse è quello il suo ruolo di prescelto? Forse, ma sarebbe banale se fosse SOLO così. Questa causa genetica innata aiuta la visione d’insieme influenzando anche diversi altri fattori come vedremo in seguito e nello stesso tempo ribadisce quanto, al di là di ogni possibile motivazione, il male non sia mai una giustificazione.
Sempre nel primo film ci viene mostrato come Anakin viene salvato dalla sua schiavitù e portato nel mondo civile, democratico e libero della Repubblica. Da questo momento Anakin giura, attraverso la vocazione di Jedi visti i suoi poteri, fedeltà a quel mondo che lo ha portato via dalla sofferenza derivata dall’inciviltà e dalla schiavitù. La sua fede cieca e la sua totale devozione verso la Repubblica sono anche cause del suo inconscio passaggio al lato oscuro.
Lucas ha infatti costruito una trama politica (secondo grande tema della nuova trilogia) che, anche su più quotidiani, è stato spesso definita come un bella metafora della politica di casa sua. Il cattivissimo impero nasce, o meglio viene covato, proprio in seno alla repubblica e solo in pochi si accorgono di questo cambiamento. E mentre, citando Padme, la libertà muore in un applauso scrosciante, quelli che prima erano i buoni repubblicani diventano i cattivi imperiali, mentre i cattivi separatisti diventano i ribelli, buoni protagonisti della prima trilogia.
Anakin non vede o non vuole vedere questo cambiamento e le parole del Cancelliere Palpatine suonano su di lui come echi di democrazia e libertà anche davanti all’evidenza del suo complotto.

Dal canto suo Anakin è arrogante, sfrontato, capriccioso e irriverente e nel secondo film abbiamo modo di conoscerlo. Egli si innamora perdutamente di Padme e fa di tutto per lei. Nello stesso film però ci accorgiamo che tanto amore viene contappuntato da altrettanto odio verso gli esseri che hanno rapito e ucciso la madre che lui lasciò alle sue spalle nel film precedente. Non riuscendo a scendere a patti col suo rimorso e col suo dolore, egli si vendica nel più terribile dei modi. È in questo punto (la scena migliore del secondo film) che Padme intuisce che il suo amore totale l’ha portata in un vortice senza uscita: pur provando orrore alle parole di odio e vendetta di Anakin, ella si accascia al suolo al suo fianco e piange con lui, ormai consapevolmente schiava di quell’amore.
Quando Anakin viene a sapere attraverso gli stessi sogni che lo avvertirono della morte della madre, che anche Padme è condannata egli si sente ancor più perso, anche perché, come ribadito nel secondo film, il loro è un amore proibito.

Sarebbe da indagare l’origine di questi sogni, dato che sono proprio loro una delle più importanti spinte verso il lato oscuro che Anakin riceve. Sono forse essi frutto della potente mente dell’imperatore? O sono invece endogeni e generati dagli stessi malvagi midchlorian che circolano nel suo corpo?
Resta il fatto che Palpatine sfrutta questo fattore, oltre alla devozione di Anakin verso la Repubblica, per parlargli della Forza del lato oscuro e di come essa possa salvare sua madre o qualsiasi altro “oscuro” - nel senso di celato - amore.

Ma anche gli Jedi secondo me hanno una responsabilità verso questo e Kenobi se ne rende conto quando nel duello finale grida di aver fallito con lui, quasi in cerca di perdono.
Il carattere arrogante e caparbio di Anakin unito alla sua incommensurabile forza portano il concilio a temere il giovane Skywalker. Dopo aver ostacolato il suo naturale e sincero bisogno d’amore verso Padme (è forse anche questa una metafora dell’attuale questione religiosa?) la goccia che fa traboccare il vaso è il rifiutare ad Anakin il grado di maestro Jedi, nonostante sia stato eletto da Palpatine stesso membro del concilio. Gli Jedi, non fidandosi di Anakin (vuoi per il suo carattere, vuoi perché percepiscono “qualcosa di oscuro”…mmm….saranno ancora quei dannati midichlorian malefici?) celano a lui l’esistenza del lato oscuro, il suo tremendo potere e le pericolosità in esso contenute.
L’ignoranza non è mai una buona cosa e per questo gli stessi Jedi, nell’errore, facilitano il passaggio al alto oscuro di Anakin. Egli infatti percepisce il lato oscuro come un'estensione del suo naturale potere e vede nel male in realtà solo un altro modo di impostare determinate cose. Insomma, la definizione di lato oscuro, nel senso di sbagliato, assume per Anakin un valore relativo. Tenuto nella perfetta ignoranza sulla vera natura del lato oscuro, è innegabile che il suo esserne plasmato sarà più facile.
Consci dell’errore, la situazione cambierà nell’addestramento di Luke nella seconda trilogia, dove viene detto a chiare lettere che Luke, per diventare un vero Jedi deve confrontarsi con sentimenti quali odio, rabbia, dolore e sofferenza lasciandosi tentare dal lato oscuro: in poche parole viene detto a Luke che dovrà confrontarsi con Vader stesso, confronto che non si limiterà ai colpi di spade laser.

Dopo aver letto tutto questo, chi ha ancora il coraggio di dire che il passaggio verso il lato opsucro di Anakin sia troppo repentino?
Forse qualcuno c’è. In effetti Lucas sceglie di dare ad Anakin un preciso punto di svolta. Dopo aver ucciso Mace Windu egli si accascia spaventato e si chiede cosa ha fatto: in quel momento, come per incanto, egli viene posseduto dal lato oscuro, si china davanti al suo nuovo maestro e viene battezzato col nome di Darth Vader. Le sue ultime parole di rammarico verso un destino che presto lo travolgerà, sono quanto rimane del buono che c’è in lui che viene via via soffocato nel corso del film. Il passaggio vero e proprio è sicuramente repentino e veloce, come vuole la tradizione di favola fantasy dove il male possiede le persone e le trasforma, ma la predisposizione di Anakin verso di esso è tutt’altro che repentina, banale o ingiustificata.
Darth vader è così nato: non con una maschera o una corazza, ma semplicemente negli occhi di un ragazzo che abbiamo visto crescere e a cui ci eravamo affezionati. La maschera più famosa del cinema è solo una conseguenza che arriverà in seguito: Vader non è solo una maschera e un’armatura nera!!!

Quello che più sconvolge nella nuova triologia, andando a cambiare anche la nostra visione della prima trilogia, è proprio la figura di Darth Vader. Adesso sappiamo che dietro quella maschera c’è un ragazzo, ormai uomo, che per amore ha venduto la sua anima. Un amore immaturo, maturato da un ragazzo immaturo, che nessuno ha aiutato a crescere. L’amore di Anakin è proprio quello di un bambino: è egoista e arrogante. Verso la madre che prima abbandona e poi vendica per rimorso verso se stesso per averla lasciata, verso Padme che sposa di nascosto, che professa di amare ma che tenta di uccidere quando si oppone al suo agire insieme al suo mentore. E farà lo stesso in futuro con Luke, suo figlio, quando gli proporrà di unirsi a lui verso il lato oscuro piuttosto di essere lui ad avvicinarsi a Luke (scena che si ripete, una delle mille citazioni, quasi parola per parola con Padme prima del definitivo e violento addio). Anakin cerca di fare del bene, ma nella sua fanciullesca inesperienza riesce solo a fare del male e alla fine si rassegna ad esso.
Vader capirà cosa vuol dire veramente amare solo nell’ultima scena de Il ritorno dell Jedi, quando salverà il figlio a costo della sua vita: il sacrificio sarà per Anakin l’unica redenzione possibile.
La stessa scena con l’imperatore che massacra a colpi di raggi il povero Luke e Vader che esce dal lato oscuro della Forza liberando il figlio e mettendosi contro l’imperatore, si ritrova al contrario nel terzo film con Mace Windu come vittima. Questo é forse l’omaggio più bello; l’entrata e l’uscita di Anakin dal lato oscuro si compiono quando egli ha davanti agli occhi praticamente la stessa scena.

Sconvolge quindi un po’ sapere, e questo è tutto merito della nuova trilogia, che dietro la maschera più inquietante del cinema e con la quale sono cresciuto anche io, c’è solo un semplice ragazzo, da sempre mosso da un bisogno di grande amore: un amore immaturo, egoista e infantile, ma un bisogno di amore innato in noi tutti.
Proprio per questo Padme prima di morire dice a Obi Wan, che c’è del buono in lui (altra citazione della frase di Luke verso il padre al loro secondo incontro). Quel buono è proprio quell’amore forte che Anakin aveva e che cercava di esprimere: non potrò mai dimenticare quegli occhi in lacrime di Anakin dopo il massacro su Mustafar o il suo grido disperato con occhi tremanti “Ti odio!” prima di venire abbandonato da Obi Wan che, fallendo su due fronti, non riesce nemmeno ad ucciderlo.

La figura di Anakin-Darth Vader è presa dalla più classica tragedia shakesperiana e non può non stringersi il cuore nel rivedere Anakin bambino e sapere tutto quel percorso che lo attende. Nel vortice di disperazione che ci porta questo film, in cui nonostante la conclusione sia nota fin dal principio non riusciamo a perdere la speranza ogni minuto che passa di un lieto fine, solo nella sequenza finale ci viene ricordato, con quel tramonto su Tatooine che aprì gli occhi a Luke - e a noi - nel primo film del 1977, che prima o poi tutto si risolverà.
Ed è questa la vera ultima scena della saga.



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