Eh, no. Per scoprire il come, il dove, il quando
e il perché, dovrete avere pazienza e leggervi prima tutto il report.
D'altra parte, sono mesi che ho la stilografica secca e oggi che l'ho
ricaricata pretendo la vostra totale attenzione. :)
1. Io, noi, tutti
Arrivo a Bellaria venerdì sera, dopo aver affrontato il delirio della
tangenziale bolognese (1 ora e mezza circa per arrivare da Casalecchio
a San Lazzaro, as usual). Il primo pensiero, come ad ogni altra Sticcon,
è quello di ritrovare tutti, abbracciare, baciare, raccontare, ascoltare
racconti e aggiornamenti di vita, andare in baracca. E così è.
Quest'anno, tra l'altro, siamo molti di più del solito a partecipare,
tra STIMmers, frequentatori di chat irc, di forum vari e altre nicchie
più o meno vistose ribollenti in rete. Per qualcuno è la prima Sticcon,
per qualcun altro (come me) l'ennesima, ma l'euforia che ci spinge a
fare l'alba tra un bicchiere e una chiacchiera è sempre la stessa. È
questo, lo ripeto ogni volta, ciò che mi esalta veramente ad ogni Sticcon,
al di là di qualsiasi possibile presenza in termini di ospiti.
Sappiamo che questa (un po' come lo fu quella con Nimoy) sarà una Sticcon
storica, e ci aspettiamo molto da essa. Ma, e credo sia abbastanza naturale,
allo stesso tempo siamo preparati (almeno io lo sono) all'eventualità
di una sonora delusione.
Anche
se è tardi quando arrivo, e gli altri mi aspettano direttamente all'Oktoberfest
(ormai luogo di punta di default dei trekker in convention), dopo una
piadina e una birretta per riprendermi dal viaggio faccio un salto al
Centro Congressi, in tempo per beccare Q - Lorenzo Griffi che si prepara
alla Kobayashi Maru di quest'anno e per trasecolare di fronte alla prima
sorpresa: appena oltre l'ingresso, immenso, c'è il Guardiano
del Tempo della TOS. Che a tratti s'illumina, e fuma. E che, come scopriremo
l'indomani poco prima dell'epifania di Shatner, è anche dotato
di parola. "Un buco con il tempo intorno", si autodefinirà,
tra le risate degli astanti. Decisamente, uno dei protagonisti più
simpatici di tutta la Sticcon. Anche perché, a parte Mr. Girovita
Perfetto Shatner, non è che quest'anno ce ne siano molti.
Dicevamo,
incontri, vecchie conoscenze e conoscenze nuove: tutte, indiscutibilmente,
degne. L'atmosfera tra tutti, vecchi e nuovi, si fa immediatamente familiare
(un altro dei miracoli che puntualmente si verificano alle Sticcon),
sì, perché in una quindicina condividiamo due appartamenti,
e sì, perché tra tutti è una full immersion di
3 giorni 24/24 ore; ma soprattutto perché condividiamo tutti
la stessa inattaccabile passione. Così, ad esempio, seduta sui
gradini del Centro Congressi, domenica sera mi ritrovo a raccontare
di me
(e
cose davvero molto personali) a Davide e Catia, giunti direttamente
dalla nostra chat IRC preferita e che ho conosciuto di persona soltanto
un giorno e mezzo prima; così, venerdì notte passo qualche
ora al pub a discutere molto animatamente con il nostro Navarca (che
conosco sì da tempo, ma che vedo praticamente una volta all'anno),
con indicibile confidenza e spontaneità, come se ci fossimo visti
ieri l'altro... Che ci sia accordo o meno sulle opinioni, poco importa;
importa il confronto, e il modo in cui esso avviene in un ecosistema
particolare come la Sticcon: c'è poco tempo, e insieme c'è
il desiderio di approfondire il più possibile quei rapporti che
durante il resto dell'anno restano inevitabilmente virtuali, c'è
la voglia di scoprire anime nuove e di farlo approfittando al massimo
dell'occasione che la vita reale, coniugata alla comune passione,
regala. Tutto ciò, incredibilmente, avvicina in modo quasi istantaneo
e permette di creare legami che, seppur destinati a durare quasi sempre
soltanto l'arco della convention, si rivelano a volte di una profondità
spiazzante.
Dal punto di vista umano, per questo, io credo che nessuna Sticcon mi
deluderà mai.
2. La Convention: gioie e dolori
Veniamo alla Convention di nome e di fatto, e qui invece qualche delusione
quest'anno (come già l'anno scorso) l'ho avuta. E passo ai tempi
storici.
Indubbiamente, la poderosa (e non solo metaforicamente) presenza di
Mr. Shatner ha dirottato gran parte dell'organizzazione in un unico
senso, togliendo agli aspetti per così dire "minori"
molta dell'importanza di cui al cotrario negli anni precedenti godevano.
Primi fra tutti, gli ospiti "secondari". Ancora una volta,
le sempreverdi Trek Babes (ormai decisamente non più Babes e
direi a stento anche Trek), protagoniste di sporadici episodi della
Serie Classica, sono state chiamate a fare da riempimento e sinceramente
dopo - quanti sono? - 3 o 4 anni un filo di depressione sfiorava lo
spirito a vederle collocate dietro i solitari banchetti sulla Passeggiata,
impegnate più che altro a far passare il tempo chiacchierando
tra di loro.
Anche
la Passeggiata ormai non è più quella di un tempo, da
un paio di anni e forse più; pochi gli stands, pochi gli espositori,
e a parte un tedesco (se non sbaglio) che aveva foto meravigliose di
quasi tutte le serie sci-fi e l'onnipresente Richard Arnold (che quest'anno
sfoggiava il suo nuovo assistente di vendita, la nostra vecchia conoscenza
NX-74210) con le sue migliaia di carte trek, c'era anche poco materiale
interessante. Escludendo un paio di gadgets di Babylon 5 di cui mi sono
prontamente appropriata.
Pochi
anche i costumi davvero intriganti, se si pensa alle Sticcon di qualche
tempo fa, eccezion fatta per lo splendido Mugato e per il simpaticissimo
Horta radiocomandato (da quel disgraziato di Q), che attraverso tutta
la convention persisteva in tentativi di accoppiamento con i piedi dei
passanti, miei compresi. E giacché siamo in discorso, tragicamente
soporifera la sfilata di quest'anno, stagnata in ore e ore di stallo
tra una chiamata e l'altra sul palco per le assonnate, interminabili
votazioni. "La Kobayashi Maru del pubblico", come *qualcuno*
l'ha definita.
Esilaranti invece, come sempre, i nuovi spot prodotti dallo STIC per
l'occasione: dall'"E non ci lasceremo mai" con Massimo Grande
Nagus Romani, all'Ammiraglio Lisiero che con l'Inside entra - come Sky
TV - nelle case degli italiani, al "Don't touch my brain"
con Spock, al "Zei belliZZima!" di Vedek Bareil a Kira...
Nota decisamente positiva di questa Sticcon sono state anche due notevoli
presenze, al di là di Shatner: Umberto Guidoni, l'astronauta
italiano che sabato mattina con il suo intervento "La vita nello
spazio" ha riempito la Sala Enterprise e che successivamente si
è prestato al delirio fotografico dei fans, seduto sulla poltrona
di comando di Kirk; e Natale Ciravolo, lo storico doppiatore del Capitano
della TOS, emozionatissimo all'idea di incontrare il suo mito e disponibile
al punto da farci un regalo che mai ci saremmo aspettati, che ci ha
riempito di emozione e che potrete
condividere
con noi volando alla pagina della
Gallery. (Beh, tale regalo è frutto anche dell'intraprendenza
dei vostri Alf e Ro`Laren, eh... ihihih!!!)
Anche il Farscape
Italian Club, a me particolarmente vicino (chissà
perché :p), anche quest'anno dotato del suo banchetto, ha fatto
numerosi nuovi adepti e ha addirittura sfoggiato due fan in costume:
frell!!!
Ma il momento più toccante di tutta la convention, senza alcun
dubbio, è stato quando, a sorpresa, l'Ammiraglio Raffaello è
stato chiamato sul palco per ricevere un premio per così dire
"alla carriera": non se lo aspettava, e con la voce rotta
dalle lacrime non è riuscito nemmeno a ringraziare. Dai nostri
posti in Sala Enterprise io, Francesca e Rossella non siamo riuscite
a trattenere i goccioloni.
3. William "L'unico vero Capitano sono io" Shatner
Sono le 15.00 circa di sabato pomeriggio. Ci siamo. La Sala enterprise
è gremita. Il Paolo Bonolis della situazione, il simpaticissimo
Nicola Vianello dello STIC, ci avverte: non possiamo toccarlo, non possiamo
parlargli, non possiamo avvicinarci, non possiamo dargli nessun regalo
(regalo? che regalo?), non personalizzerà autografi, non si farà
vedere da nessuna parte dopo la sua apparizione... a meno che non si
siano pagati i 40 euro per la foto autografata o i 50 per la foto insieme
a lui mummificato sulla sua stessa poltrona di capitano (soldi che,
comunque, in gran parte andranno in beneficenza).
Finalmente,
ecco il tanto atteso momento: annunciato dallo stesso Umberto Guidoni,
William Shatner si materializza sul palco.
È leggermente meno pesante di quanto mi aspettassi, ma il suo
girovita ancora declama il De Profundis, il suo collo è praticamente
un ricordo annebbiato e sulla sua faccia rubiconda sono innegabili i
segni che - tra le altre cose - della Romagna deve aver apprezzato parecchio
il Sangiovese. Apre le danze con una battuta decisamente infelice nei
confronti di Guidoni, per la quale cercherà poi di farsi perdonare
nella sua apparizione del giorno dopo. Prosegue con un monologo di qualche
minuto in cui racconta di come sia stato fermato a Bologna da un paio
di poliziotti che hanno gridato: "Guarda!!! TJ Hooker!!!",
di quanto lui "looooooooooves spaghetti", rivela di non capire
nulla dell'italiano e immediatamente chiede al pubblico di porgli "questioni"...
..."questioni"
a cui risponde deviando allegramente dagli argomenti per dire ciò
che si era evidentemente preparato e che per un buon 80% non c'entra
assolutamente nulla. Così, veniamo a sapere che - poiché
l'unico, il solo, il vero Capitano di Star Trek è lui - a parte
la TOS non ha mai visto nient'altro di Star Trek; ci racconta un paio
di aneddoti su Leonard Nimoy e la sua incontenibile fame; ci dice del
chihuahua di DeForest Kelley che lui, amante dei dobermann, considerava
un topo. Riesce a divertirci, in ogni caso, soprattutto con i suoi "HEH!"
"BASTA!" urlati a bloccare le domande troppo prolisse, tiene
abbastanza bene il palco anche se rischia di rovinare al suolo quando
alla fine della performance tenta di oltrepassare il Guardiano del Tempo
con un balzo... E domenica, dopo il fantastico "Lei ha passato
una vita a fare telefilm di Star Trek, a fare film di Star Trek, a scrivere
libri su Star Trek, a partecipare a convention su Star Trek... Mr Shatner:
get a life!"
gridatogli
da una fan - la Sala Enterprise è praticamente esplosa -, il
nostro Capitano è capace di due considerazioni che mi lasciano
piacevolmente sorpresa. Alla domanda di un fan "In confronto alle
mega-convention americane o tedesche, cosa ne pensa della nostra piccola
convention italiana?", Shatner risponde esattamente come avrei
risposto io: alle convention come la Sticcon le persone partecipano,
più che per la presenza di Kirk, di Spock o di qualsiasi altro
grande personaggio, per il desiderio di incontrarsi e di interagire.
E aggiunge che è la prima volta che partecipa a una convention
in cui si fa tanta beneficenza.
Sentimenti sinceri? Ai posteri l'ardua sentenza. A me in ogni caso ha
fatto piacere che l'abbia detto.
4. Il caso Triky
È
domenica sera, la Sticcon ha chiuso i battenti e noi vogliamo concludere
degnamente questa ennesima trasferta: si decide, come accadde l'anno
scorso, per una cena alla leggendaria "Sangiovesa" di Santarcangelo
di Romagna. Per molti, lunghissimi minuti ciondoliamo davanti al Centro
Congressi, tra una chiacchiera e l'altra, mettendoci d'accordo, decidendo
gli equipaggi per le diverse auto a disposizione. Per molti, lunghissimi
minuti siamo lì, passeggiamo, ci abbandoniamo mollemente sugli
scalini, fumiamo una sigaretta, salutiamo chi parte. Tutti, in teoria,
sappiamo chi siamo, dove siamo, cosa facciamo, da dove veniamo, dove
andiamo, e soprattutto con chi dobbiamo salire in macchina. Perciò,
a un certo punto, finalmente partiamo. Ognuno, quasi senza pensare,
con ineffabile noncuranza si accomoda su un veicolo, così, serenamente.
Innocentemente. Senza guardare, senza contare, senza chiedere niente.
Tre macchine, a carovana una dietro l'altra, imboccano la stradina di
campagna che collega Bellaria a Santarcangelo (un 10-12 km., suppongo),
cariche di spensierati individui che continuano allegramente a fare
battute, commenti, a raccontare aneddoti ed esperienze di vita, così,
senza peso.
Finché, quando siamo ormai a metà strada, il cellulare
di Rossella squilla. Lei, previdente, ha una suoneria diversa per ciascun
nome della sua rubrica. Lei, immediatamente, prima di chiunque altro
a bordo, comprende.
"Triky!" esclama, ancor prima di rispondere.
"No!" facciamo coro noi, a nostra volta fulminati da un lampo
di consapevolezza.
Pare
che all'altro capo del cellulare, con un filo di voce, il povero siracusano
abbandonato abbia domandato: "Ma... dove siete?"
Il grido di terrore misto a una subdola ondata di crudele quanto insensibile
ilarità esplode all'interno dell'autovettura:
"Ci siamo scordati Triky!!!"
Invertiamo la rotta e a curvatura 9.9 ci fiondiamo di nuovo verso Bellaria,
perfettamente consapevoli della terribile mancanza commessa. E delle
conseguenze che ci aspettano. Siamo l'ammiraglia della carovana, le
due macchine dietro di noi non capiscono, Rodman ci affianca, io urlo
"TRIKYYYYYYYYYYYY!!!", vedo il Cial'trone sbiancare, farfugliare
qualcosa, poi ridacchiare istericamente, e infine accelerare per superarci
con una sgommata degna di TJ Hooker. Raggiungiamo il parcheggio e Triky
è là, immobile, una maschera impenetrabile sul volto.
Rodman inchioda la macchina davanti a lui, scende, cade in ginocchio
ai suoi piedi, supplicando: invano. Triky si avvia verso il mezzo provvisto
di un posto libero a passo deciso, impassibile, senza proferire verbo.
Passa accanto alla nostra vettura, noi abbassiamo il finestrino per
chiedere perdono. Triky si ferma, si avvicina leggermente, ci guarda...
e in perfetto, cadenzatissimo siculo pronuncia una sola, semplice, pregnante
parola:
"Infami".
Ma sì, ovvio che è finita a tarallucci e vino, o meglio
a piadina e sangiovese.
E soprattutto, è finita con una nebbiosa incognita su chi sarà
l'ospite della prossima edizione.
Voci di corridoio non ancora confermate adombrano, per l'anno prossimo,
la presenza di Patrick.
Chissà.
Da buona bajoriana, pregherò i Profeti.
E se è vero, ho già pronto un piano.
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Ah, a proposito, ditemi... Ma Rodman e il Pilota...
non vi sembra che la somiglianza sia a dir poco inquietante? mahuahauahuahauhauahah!!!
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