STICCON XIX REPORT

RO`LAREN A ENTERPRISE, INVERTIRE LA ROTTA:
CI SIAMO SCORDATI TRIKY!

di Anna "Ro`Laren" Manfredini


Eh, no. Per scoprire il come, il dove, il quando e il perché, dovrete avere pazienza e leggervi prima tutto il report. D'altra parte, sono mesi che ho la stilografica secca e oggi che l'ho ricaricata pretendo la vostra totale attenzione. :)

1. Io, noi, tutti

Arrivo a Bellaria venerdì sera, dopo aver affrontato il delirio della tangenziale bolognese (1 ora e mezza circa per arrivare da Casalecchio a San Lazzaro, as usual). Il primo pensiero, come ad ogni altra Sticcon, è quello di ritrovare tutti, abbracciare, baciare, raccontare, ascoltare racconti e aggiornamenti di vita, andare in baracca. E così è.
Quest'anno, tra l'altro, siamo molti di più del solito a partecipare, tra STIMmers, frequentatori di chat irc, di forum vari e altre nicchie più o meno vistose ribollenti in rete. Per qualcuno è la prima Sticcon, per qualcun altro (come me) l'ennesima, ma l'euforia che ci spinge a fare l'alba tra un bicchiere e una chiacchiera è sempre la stessa. È questo, lo ripeto ogni volta, ciò che mi esalta veramente ad ogni Sticcon, al di là di qualsiasi possibile presenza in termini di ospiti.
Sappiamo che questa (un po' come lo fu quella con Nimoy) sarà una Sticcon storica, e ci aspettiamo molto da essa. Ma, e credo sia abbastanza naturale, allo stesso tempo siamo preparati (almeno io lo sono) all'eventualità di una sonora delusione.
Anche se è tardi quando arrivo, e gli altri mi aspettano direttamente all'Oktoberfest (ormai luogo di punta di default dei trekker in convention), dopo una piadina e una birretta per riprendermi dal viaggio faccio un salto al Centro Congressi, in tempo per beccare Q - Lorenzo Griffi che si prepara alla Kobayashi Maru di quest'anno e per trasecolare di fronte alla prima sorpresa: appena oltre l'ingresso, immenso, c'è il Guardiano del Tempo della TOS. Che a tratti s'illumina, e fuma. E che, come scopriremo l'indomani poco prima dell'epifania di Shatner, è anche dotato di parola. "Un buco con il tempo intorno", si autodefinirà, tra le risate degli astanti. Decisamente, uno dei protagonisti più simpatici di tutta la Sticcon. Anche perché, a parte Mr. Girovita Perfetto Shatner, non è che quest'anno ce ne siano molti.
Dicevamo, incontri, vecchie conoscenze e conoscenze nuove: tutte, indiscutibilmente, degne. L'atmosfera tra tutti, vecchi e nuovi, si fa immediatamente familiare (un altro dei miracoli che puntualmente si verificano alle Sticcon), sì, perché in una quindicina condividiamo due appartamenti, e sì, perché tra tutti è una full immersion di 3 giorni 24/24 ore; ma soprattutto perché condividiamo tutti la stessa inattaccabile passione. Così, ad esempio, seduta sui gradini del Centro Congressi, domenica sera mi ritrovo a raccontare di me (e cose davvero molto personali) a Davide e Catia, giunti direttamente dalla nostra chat IRC preferita e che ho conosciuto di persona soltanto un giorno e mezzo prima; così, venerdì notte passo qualche ora al pub a discutere molto animatamente con il nostro Navarca (che conosco sì da tempo, ma che vedo praticamente una volta all'anno), con indicibile confidenza e spontaneità, come se ci fossimo visti ieri l'altro... Che ci sia accordo o meno sulle opinioni, poco importa; importa il confronto, e il modo in cui esso avviene in un ecosistema particolare come la Sticcon: c'è poco tempo, e insieme c'è il desiderio di approfondire il più possibile quei rapporti che durante il resto dell'anno restano inevitabilmente virtuali, c'è la voglia di scoprire anime nuove e di farlo approfittando al massimo dell'occasione che la vita reale, coniugata alla comune passione, regala. Tutto ciò, incredibilmente, avvicina in modo quasi istantaneo e permette di creare legami che, seppur destinati a durare quasi sempre soltanto l'arco della convention, si rivelano a volte di una profondità spiazzante.
Dal punto di vista umano, per questo, io credo che nessuna Sticcon mi deluderà mai.

2. La Convention: gioie e dolori

Veniamo alla Convention di nome e di fatto, e qui invece qualche delusione quest'anno (come già l'anno scorso) l'ho avuta. E passo ai tempi storici.
Indubbiamente, la poderosa (e non solo metaforicamente) presenza di Mr. Shatner ha dirottato gran parte dell'organizzazione in un unico senso, togliendo agli aspetti per così dire "minori" molta dell'importanza di cui al cotrario negli anni precedenti godevano. Primi fra tutti, gli ospiti "secondari". Ancora una volta, le sempreverdi Trek Babes (ormai decisamente non più Babes e direi a stento anche Trek), protagoniste di sporadici episodi della Serie Classica, sono state chiamate a fare da riempimento e sinceramente dopo - quanti sono? - 3 o 4 anni un filo di depressione sfiorava lo spirito a vederle collocate dietro i solitari banchetti sulla Passeggiata, impegnate più che altro a far passare il tempo chiacchierando tra di loro.
Anche la Passeggiata ormai non è più quella di un tempo, da un paio di anni e forse più; pochi gli stands, pochi gli espositori, e a parte un tedesco (se non sbaglio) che aveva foto meravigliose di quasi tutte le serie sci-fi e l'onnipresente Richard Arnold (che quest'anno sfoggiava il suo nuovo assistente di vendita, la nostra vecchia conoscenza NX-74210) con le sue migliaia di carte trek, c'era anche poco materiale interessante. Escludendo un paio di gadgets di Babylon 5 di cui mi sono prontamente appropriata.
Pochi anche i costumi davvero intriganti, se si pensa alle Sticcon di qualche tempo fa, eccezion fatta per lo splendido Mugato e per il simpaticissimo Horta radiocomandato (da quel disgraziato di Q), che attraverso tutta la convention persisteva in tentativi di accoppiamento con i piedi dei passanti, miei compresi. E giacché siamo in discorso, tragicamente soporifera la sfilata di quest'anno, stagnata in ore e ore di stallo tra una chiamata e l'altra sul palco per le assonnate, interminabili votazioni. "La Kobayashi Maru del pubblico", come *qualcuno* l'ha definita.
Esilaranti invece, come sempre, i nuovi spot prodotti dallo STIC per l'occasione: dall'"E non ci lasceremo mai" con Massimo Grande Nagus Romani, all'Ammiraglio Lisiero che con l'Inside entra - come Sky TV - nelle case degli italiani, al "Don't touch my brain" con Spock, al "Zei belliZZima!" di Vedek Bareil a Kira...
Nota decisamente positiva di questa Sticcon sono state anche due notevoli presenze, al di là di Shatner: Umberto Guidoni, l'astronauta italiano che sabato mattina con il suo intervento "La vita nello spazio" ha riempito la Sala Enterprise e che successivamente si è prestato al delirio fotografico dei fans, seduto sulla poltrona di comando di Kirk; e Natale Ciravolo, lo storico doppiatore del Capitano della TOS, emozionatissimo all'idea di incontrare il suo mito e disponibile al punto da farci un regalo che mai ci saremmo aspettati, che ci ha riempito di emozione e che potrete condividere con noi volando alla pagina della Gallery. (Beh, tale regalo è frutto anche dell'intraprendenza dei vostri Alf e Ro`Laren, eh... ihihih!!!)
Anche il Farscape Italian Club, a me particolarmente vicino (chissà perché :p), anche quest'anno dotato del suo banchetto, ha fatto numerosi nuovi adepti e ha addirittura sfoggiato due fan in costume: frell!!!
Ma il momento più toccante di tutta la convention, senza alcun dubbio, è stato quando, a sorpresa, l'Ammiraglio Raffaello è stato chiamato sul palco per ricevere un premio per così dire "alla carriera": non se lo aspettava, e con la voce rotta dalle lacrime non è riuscito nemmeno a ringraziare. Dai nostri posti in Sala Enterprise io, Francesca e Rossella non siamo riuscite a trattenere i goccioloni.

3. William "L'unico vero Capitano sono io" Shatner

Sono le 15.00 circa di sabato pomeriggio. Ci siamo. La Sala enterprise è gremita. Il Paolo Bonolis della situazione, il simpaticissimo Nicola Vianello dello STIC, ci avverte: non possiamo toccarlo, non possiamo parlargli, non possiamo avvicinarci, non possiamo dargli nessun regalo (regalo? che regalo?), non personalizzerà autografi, non si farà vedere da nessuna parte dopo la sua apparizione... a meno che non si siano pagati i 40 euro per la foto autografata o i 50 per la foto insieme a lui mummificato sulla sua stessa poltrona di capitano (soldi che, comunque, in gran parte andranno in beneficenza).
Finalmente, ecco il tanto atteso momento: annunciato dallo stesso Umberto Guidoni, William Shatner si materializza sul palco.
È leggermente meno pesante di quanto mi aspettassi, ma il suo girovita ancora declama il De Profundis, il suo collo è praticamente un ricordo annebbiato e sulla sua faccia rubiconda sono innegabili i segni che - tra le altre cose - della Romagna deve aver apprezzato parecchio il Sangiovese. Apre le danze con una battuta decisamente infelice nei confronti di Guidoni, per la quale cercherà poi di farsi perdonare nella sua apparizione del giorno dopo. Prosegue con un monologo di qualche minuto in cui racconta di come sia stato fermato a Bologna da un paio di poliziotti che hanno gridato: "Guarda!!! TJ Hooker!!!", di quanto lui "looooooooooves spaghetti", rivela di non capire nulla dell'italiano e immediatamente chiede al pubblico di porgli "questioni"...
..."questioni" a cui risponde deviando allegramente dagli argomenti per dire ciò che si era evidentemente preparato e che per un buon 80% non c'entra assolutamente nulla. Così, veniamo a sapere che - poiché l'unico, il solo, il vero Capitano di Star Trek è lui - a parte la TOS non ha mai visto nient'altro di Star Trek; ci racconta un paio di aneddoti su Leonard Nimoy e la sua incontenibile fame; ci dice del chihuahua di DeForest Kelley che lui, amante dei dobermann, considerava un topo. Riesce a divertirci, in ogni caso, soprattutto con i suoi "HEH!" "BASTA!" urlati a bloccare le domande troppo prolisse, tiene abbastanza bene il palco anche se rischia di rovinare al suolo quando alla fine della performance tenta di oltrepassare il Guardiano del Tempo con un balzo... E domenica, dopo il fantastico "Lei ha passato una vita a fare telefilm di Star Trek, a fare film di Star Trek, a scrivere libri su Star Trek, a partecipare a convention su Star Trek... Mr Shatner: get a life!" gridatogli da una fan - la Sala Enterprise è praticamente esplosa -, il nostro Capitano è capace di due considerazioni che mi lasciano piacevolmente sorpresa. Alla domanda di un fan "In confronto alle mega-convention americane o tedesche, cosa ne pensa della nostra piccola convention italiana?", Shatner risponde esattamente come avrei risposto io: alle convention come la Sticcon le persone partecipano, più che per la presenza di Kirk, di Spock o di qualsiasi altro grande personaggio, per il desiderio di incontrarsi e di interagire. E aggiunge che è la prima volta che partecipa a una convention in cui si fa tanta beneficenza.
Sentimenti sinceri? Ai posteri l'ardua sentenza. A me in ogni caso ha fatto piacere che l'abbia detto.

4. Il caso Triky

È domenica sera, la Sticcon ha chiuso i battenti e noi vogliamo concludere degnamente questa ennesima trasferta: si decide, come accadde l'anno scorso, per una cena alla leggendaria "Sangiovesa" di Santarcangelo di Romagna. Per molti, lunghissimi minuti ciondoliamo davanti al Centro Congressi, tra una chiacchiera e l'altra, mettendoci d'accordo, decidendo gli equipaggi per le diverse auto a disposizione. Per molti, lunghissimi minuti siamo lì, passeggiamo, ci abbandoniamo mollemente sugli scalini, fumiamo una sigaretta, salutiamo chi parte. Tutti, in teoria, sappiamo chi siamo, dove siamo, cosa facciamo, da dove veniamo, dove andiamo, e soprattutto con chi dobbiamo salire in macchina. Perciò, a un certo punto, finalmente partiamo. Ognuno, quasi senza pensare, con ineffabile noncuranza si accomoda su un veicolo, così, serenamente. Innocentemente. Senza guardare, senza contare, senza chiedere niente. Tre macchine, a carovana una dietro l'altra, imboccano la stradina di campagna che collega Bellaria a Santarcangelo (un 10-12 km., suppongo), cariche di spensierati individui che continuano allegramente a fare battute, commenti, a raccontare aneddoti ed esperienze di vita, così, senza peso.
Finché, quando siamo ormai a metà strada, il cellulare di Rossella squilla. Lei, previdente, ha una suoneria diversa per ciascun nome della sua rubrica. Lei, immediatamente, prima di chiunque altro a bordo, comprende.
"Triky!" esclama, ancor prima di rispondere.
"No!" facciamo coro noi, a nostra volta fulminati da un lampo di consapevolezza.
Pare che all'altro capo del cellulare, con un filo di voce, il povero siracusano abbandonato abbia domandato: "Ma... dove siete?"
Il grido di terrore misto a una subdola ondata di crudele quanto insensibile ilarità esplode all'interno dell'autovettura:
"Ci siamo scordati Triky!!!"
Invertiamo la rotta e a curvatura 9.9 ci fiondiamo di nuovo verso Bellaria, perfettamente consapevoli della terribile mancanza commessa. E delle conseguenze che ci aspettano. Siamo l'ammiraglia della carovana, le due macchine dietro di noi non capiscono, Rodman ci affianca, io urlo "TRIKYYYYYYYYYYYY!!!", vedo il Cial'trone sbiancare, farfugliare qualcosa, poi ridacchiare istericamente, e infine accelerare per superarci con una sgommata degna di TJ Hooker. Raggiungiamo il parcheggio e Triky è là, immobile, una maschera impenetrabile sul volto. Rodman inchioda la macchina davanti a lui, scende, cade in ginocchio ai suoi piedi, supplicando: invano. Triky si avvia verso il mezzo provvisto di un posto libero a passo deciso, impassibile, senza proferire verbo. Passa accanto alla nostra vettura, noi abbassiamo il finestrino per chiedere perdono. Triky si ferma, si avvicina leggermente, ci guarda... e in perfetto, cadenzatissimo siculo pronuncia una sola, semplice, pregnante parola:
"Infami".

Ma sì, ovvio che è finita a tarallucci e vino, o meglio a piadina e sangiovese.
E soprattutto, è finita con una nebbiosa incognita su chi sarà l'ospite della prossima edizione.
Voci di corridoio non ancora confermate adombrano, per l'anno prossimo, la presenza di Patrick.
Chissà.
Da buona bajoriana, pregherò i Profeti.
E se è vero, ho già pronto un piano.

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Ah, a proposito, ditemi... Ma Rodman e il Pilota... non vi sembra che la somiglianza sia a dir poco inquietante? mahuahauahuahauhauahah!!!



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