Ci
sono sogni che tieni in un cassetto, nascosti fra i molteplici, che
si ritiene non abbiano la benché minima possibilità di avverarsi.
Per alcuni invece abbiamo almeno remote possibilità, illusorie speranze.
Ma altri sono più vicini a desideri da genio della lampada, che insistiamo
a tenere riposti in quel cassetto più per affezione, rammentandoci quanto
sia frustrante l'impossibile.
Domenica 22 maggio uno di quei sogni impossibili si è avverato. Il Capitano
Kirk, ben più di William Shatner, è stato, anzi lo è tuttora più che mai,
un mito che mi accompagna, che ho interiorizzato, che in qualche misura
ha influito sulla mia formazione di uomo.
È un personaggio di fantasia e niente e nessuno mi permetterà
di incontrarlo realmente, ma ho avuto la doppia possibilità da un lato
di poterne ascoltare la sua voce dal vivo, durante il bellissimo intervento
di Natale Ciravolo, suo storico doppiatore (che per ironia della sorte
somiglia fisicamente molto più al capitano Picard!) e dall'altra di
sostare per un'ora buona a non più di una dozzina di metri dall'uomo
che per molti anni è stato il volto del mitico capitano dell'Enterprise.
Seduto in platea, per un breve istante ho serrato le palpebre mentre Ciravolo
discorreva, narrando aneddoti relativi alla vita professionale del doppiatore,
tentando di astrarmi dalla confusione.
Sembrava davvero di avere il buon Kirk lì, sul palco (in compagnia
di Magnum P.I.!) L'intervento del doppiatore è stato davvero molto interessante
e divertente, grazie anche alla squisitezza e simpatia dell'ospite.
Durante la pausa pranzo il nostro mitico redattore Alf il Lirico si
faceva incidere da Ciravolo, per me e la mia futura sposa una dedica
personalizzata. Auguri per le future nozze direttamente dal XXIII secolo.
Peccato che il buon Alf, tanto bravo ad acchiappare Ciravolo per le vie
di Bellaria non lo sia stato altrettanto al momento di maneggiare il suo
registratore portatile. Come solo ad un Fantozzi poteva succedere, l'apparecchio
non era acceso!
Pazienza, resta il ricordo di un momento speciale. Kirk, o meglio solo
la sua voce italiana, mi ha fatto le congratulazioni! (Posso anche affermare
che c'era presente anche Tom Selleck…)
Per me però, l'intervento più atteso, per il quale bramavo da 365 giorni,
ovvero dalla Sticcon 2004, era l'intervento di Shatner. Per mesi ho
temuto un bidone galattico dell'ultimo minuto, cosa non infrequente
con questi attori super impegnati, ma per mia e vostra fortuna, Shatneruccio
è calato nel Belpaese come promesso (e pagato) esibendosi nella giornata
di sabato e domenica. Il sottoscritto ha presenziato solo all'incontro
domenicale, che a sentire i commenti altrui è stato il più fortunato
dei due.
Pare che il sabato Bill abbia fatto un paio di battute fuori luogo sul
popolo italiano, con un esterrefatto Guidoni ad fulminarlo con lo sguardo.
Come prevedevo la sala è praticamente piena, come mai avevo visto ad
una Sticcon. Non avendo prenotato attendo di sapere se e quali posti
liberi rimangono, con il mio cavalletto e macchina fotografica alla
mano. Dal principio finisco praticamente in ultima fila, tanto che per
scorgere Shatner sono costretto ad utilizzare il display della macchina
fotografica come cannocchiale.
Poi qualcuno da lassù mi deve avere dedicato cinque minuti e grazie
alla nostra caporedattrice Anna, che probabilmente, vedendomi tanto
lontano dal mio "idolo" mentre lei aveva trovato un posto vuoto in terza
fila, mossa a compassione mi cede la sua postazione e finalmente, senza
schiacciare gli occhi, Shatner si materializza sulla mia retina in maniera
definita e chiara. Sulle prime mi sono dedicato più che altro ad immortalarlo
in almeno 150 scatti diversi, costantemente osservato dalla vigilanza
interna a causa del vistoso cavalletto, temendo che stessi facendo dei
filmati (nota: ragazzi, sta cosa dei filmati è una vera rottura,
ci fate sentire dei delinquenti) con un orecchio teso ad ascoltare
il suo piccolo show.
Per mia fortuna Shatner parla un inglese piuttosto pulito e soprattutto
ad una velocità accettabile, permettendomi di comprendere senza difficoltà
un buon 80% del suo intervento senza l'ausilio di cuffie o traduttori
umani. Verso la fine mi sono reso conto che ero talmente preso dalla
macchina fotografica che nonostante fosse lì, a meno di 10-12
metri, continuavo ad osservarlo attraverso il piccolo schermo dell'apparecchio.
Come guardarlo in tv.
Diamine!
Ce l'ho lì!
Dal vivo!
E io continuo a seguirlo attraverso il filtro di uno schermo!
A quel punto ho spento l'apparecchio, mi sono rilassato sulla poltrona
concentrando lo sguardo sul volto di quell'uomo anziano che teneva un
microfono in mano, ondeggiando ritmicamente. Non vi è mai capitato di
trovarvi un luogo affollato e di sentirvi improvvisamente soli?
Piacevolmente soli? Al punto che persino i rumori sembrano scomparire,
attenuarsi, ovattati?
Un'illuminazione mistica? Un calo di zuccheri?
Non lo so, la sensazione è stata breve ma intensa. Mi sembrava che io
e Shatner fossimo soli, che lui si stesse esibendo solo per me. Ho persino
creduto che sarebbe sceso dal palco, venendomi incontro per stringermi
la mano e ringraziarmi. Per tutti i sogni, per la passione, per le volte
che vi ho parlato di Kirk e Star Trek sullo Stim.
E io ringraziare lui semplicemente di essere lui. Shatner e Kirk, come
ha detto qualcuno, sono la stessa cosa. Non c'è Kirk senza Shatner e
viceversa. Entrambi devono le loro fortune l'uno all'altro. Il massimo
sarebbe stato che Shatner improvvisamente avesse iniziato a parlare
in italiano, ma con il timbro di Ciravolo.
Quando tutto è finito, Lui se ne è andato in un lampo, fra uno scroscio
di applausi. Le mie mani battevano lente, intorpidite. Non volevo che
il mio cervello si distraesse mentre lo osservavo uscire dalla sala, venendo
proprio nella mia direzione tanto che me lo sono trovato a pochi metri.
"Mai
stati così vicini…"
La citazione era d'obbligo.
Tutto finito.
Sono rimasto lì, a richiudere il cavalletto, ripensando al piccolo,
troppo breve momento mistico. Non so se mi si leggeva in faccia, ma
dentro sorridevo di quella gioia infantile che fa scomparire in un istante
il pianto per una sbucciatura. Ho ripensato a quel bambino che sono
stato, seduto sul pavimento a guardare Star Trek il pomeriggio, sognando
di fare l'astronauta, in un'età in cui il futuro è lontano e tutto sembra
possibile.
Gioia, serenità che mi ha accompagnato per tutto il resto della giornata,
con punte di molesta euforia (mi sono esibito in una paio di freddure
da era glaciale con cui mi sono giocato la stime ed il rispetto di mezza
redazione).
Mentre scrivo ho letto per la Rete di molte lamentele per le esibizioni
di Shatner a causa principalmente della freddezza con cui ha presenziato
la sessione degli autografi. Non toccatemi, non datemi regali, non baciatemi,
non guardatemi, non respirate ecc. ecc.
Mi spiacciono perché onestamente va detto che Mr. Shatner non è stato
un gran signore quanto a disponibilità anche se lo si può giustificare
dopo decenni di convention e probabilmente milioni di autografi rilasciati.
Immaginando tutto questo ero partito alla volta di Bellaria senza eccessive
aspettative, senza alcuna pretesa e ho fatto la scelta giusta. Ho ricevuto
quello che ha avuto da darci senza pregiudizio alcuno. Lui è la star,
noi siamo la massa, e come tale non possiamo pretendere un trattamento
diverso. Sarebbe sostanzialmente illogico.
Così come non pretendo che una persona, per quanto pagata, salga su di
un palco per esibirsi come un animale da circo.
Shatner mi è sembrato sostanzialmente se stesso, senza forzature eccessive,
senza fare troppo l'attore. Non ero lì per la performance. Ero
lì per ciò che il suo volto rappresenta nel mio immaginario.
Ero lì per toccare il creatore, o almeno avvicinarmi il più possibile!
Si sarà divertito? Annoiato?
Che passava realmente in quella testa mentre ci osservava dalla sua posizione
privilegiata? Saremo riusciti a lasciare anche un piccolo segno o andremo
persi nel limbo delle convention?
Il mio orgoglio di italiano vorrebbe che, tornando negli Usa, in prima
classe, riflettesse sull'esperienza Sticcon e convenisse che erano anni
che non gli capitava una convention così piacevole, con magari, sotto
sotto, un malcelato desiderio di fare il bis.
Esagero?
Un nuovo sogno da mettere nel cassetto. Tanto mi si è liberato un posto.
Se volete commentare questo articolo scrivete a
Warp
Mail