STICCON XIX REPORT

SOGNI E REALTÀ
di Riccardo "Summer" Palazzani


Ci sono sogni che tieni in un cassetto, nascosti fra i molteplici, che si ritiene non abbiano la benché minima possibilità di avverarsi.
Per alcuni invece abbiamo almeno remote possibilità, illusorie speranze. Ma altri sono più vicini a desideri da genio della lampada, che insistiamo a tenere riposti in quel cassetto più per affezione, rammentandoci quanto sia frustrante l'impossibile.

Domenica 22 maggio uno di quei sogni impossibili si è avverato. Il Capitano Kirk, ben più di William Shatner, è stato, anzi lo è tuttora più che mai, un mito che mi accompagna, che ho interiorizzato, che in qualche misura ha influito sulla mia formazione di uomo.

È un personaggio di fantasia e niente e nessuno mi permetterà di incontrarlo realmente, ma ho avuto la doppia possibilità da un lato di poterne ascoltare la sua voce dal vivo, durante il bellissimo intervento di Natale Ciravolo, suo storico doppiatore (che per ironia della sorte somiglia fisicamente molto più al capitano Picard!) e dall'altra di sostare per un'ora buona a non più di una dozzina di metri dall'uomo che per molti anni è stato il volto del mitico capitano dell'Enterprise.
Seduto in platea, per un breve istante ho serrato le palpebre mentre Ciravolo discorreva, narrando aneddoti relativi alla vita professionale del doppiatore, tentando di astrarmi dalla confusione.

Sembrava davvero di avere il buon Kirk lì, sul palco (in compagnia di Magnum P.I.!) L'intervento del doppiatore è stato davvero molto interessante e divertente, grazie anche alla squisitezza e simpatia dell'ospite. Durante la pausa pranzo il nostro mitico redattore Alf il Lirico si faceva incidere da Ciravolo, per me e la mia futura sposa una dedica personalizzata. Auguri per le future nozze direttamente dal XXIII secolo.
Peccato che il buon Alf, tanto bravo ad acchiappare Ciravolo per le vie di Bellaria non lo sia stato altrettanto al momento di maneggiare il suo registratore portatile. Come solo ad un Fantozzi poteva succedere, l'apparecchio non era acceso!

Pazienza, resta il ricordo di un momento speciale. Kirk, o meglio solo la sua voce italiana, mi ha fatto le congratulazioni! (Posso anche affermare che c'era presente anche Tom Selleck…)
Per me però, l'intervento più atteso, per il quale bramavo da 365 giorni, ovvero dalla Sticcon 2004, era l'intervento di Shatner. Per mesi ho temuto un bidone galattico dell'ultimo minuto, cosa non infrequente con questi attori super impegnati, ma per mia e vostra fortuna, Shatneruccio è calato nel Belpaese come promesso (e pagato) esibendosi nella giornata di sabato e domenica. Il sottoscritto ha presenziato solo all'incontro domenicale, che a sentire i commenti altrui è stato il più fortunato dei due.
Pare che il sabato Bill abbia fatto un paio di battute fuori luogo sul popolo italiano, con un esterrefatto Guidoni ad fulminarlo con lo sguardo.

Come prevedevo la sala è praticamente piena, come mai avevo visto ad una Sticcon. Non avendo prenotato attendo di sapere se e quali posti liberi rimangono, con il mio cavalletto e macchina fotografica alla mano. Dal principio finisco praticamente in ultima fila, tanto che per scorgere Shatner sono costretto ad utilizzare il display della macchina fotografica come cannocchiale.
Poi qualcuno da lassù mi deve avere dedicato cinque minuti e grazie alla nostra caporedattrice Anna, che probabilmente, vedendomi tanto lontano dal mio "idolo" mentre lei aveva trovato un posto vuoto in terza fila, mossa a compassione mi cede la sua postazione e finalmente, senza schiacciare gli occhi, Shatner si materializza sulla mia retina in maniera definita e chiara. Sulle prime mi sono dedicato più che altro ad immortalarlo in almeno 150 scatti diversi, costantemente osservato dalla vigilanza interna a causa del vistoso cavalletto, temendo che stessi facendo dei filmati (nota: ragazzi, sta cosa dei filmati è una vera rottura, ci fate sentire dei delinquenti) con un orecchio teso ad ascoltare il suo piccolo show.
Per mia fortuna Shatner parla un inglese piuttosto pulito e soprattutto ad una velocità accettabile, permettendomi di comprendere senza difficoltà un buon 80% del suo intervento senza l'ausilio di cuffie o traduttori umani. Verso la fine mi sono reso conto che ero talmente preso dalla macchina fotografica che nonostante fosse lì, a meno di 10-12 metri, continuavo ad osservarlo attraverso il piccolo schermo dell'apparecchio. Come guardarlo in tv.

Diamine!
Ce l'ho lì!
Dal vivo!
E io continuo a seguirlo attraverso il filtro di uno schermo!

A quel punto ho spento l'apparecchio, mi sono rilassato sulla poltrona concentrando lo sguardo sul volto di quell'uomo anziano che teneva un microfono in mano, ondeggiando ritmicamente. Non vi è mai capitato di trovarvi un luogo affollato e di sentirvi improvvisamente soli?
Piacevolmente soli? Al punto che persino i rumori sembrano scomparire, attenuarsi, ovattati?
Un'illuminazione mistica? Un calo di zuccheri?
Non lo so, la sensazione è stata breve ma intensa. Mi sembrava che io e Shatner fossimo soli, che lui si stesse esibendo solo per me. Ho persino creduto che sarebbe sceso dal palco, venendomi incontro per stringermi la mano e ringraziarmi. Per tutti i sogni, per la passione, per le volte che vi ho parlato di Kirk e Star Trek sullo Stim.
E io ringraziare lui semplicemente di essere lui. Shatner e Kirk, come ha detto qualcuno, sono la stessa cosa. Non c'è Kirk senza Shatner e viceversa. Entrambi devono le loro fortune l'uno all'altro. Il massimo sarebbe stato che Shatner improvvisamente avesse iniziato a parlare in italiano, ma con il timbro di Ciravolo.
Quando tutto è finito, Lui se ne è andato in un lampo, fra uno scroscio di applausi. Le mie mani battevano lente, intorpidite. Non volevo che il mio cervello si distraesse mentre lo osservavo uscire dalla sala, venendo proprio nella mia direzione tanto che me lo sono trovato a pochi metri.

"Mai stati così vicini…"

La citazione era d'obbligo.

Tutto finito.
Sono rimasto lì, a richiudere il cavalletto, ripensando al piccolo, troppo breve momento mistico. Non so se mi si leggeva in faccia, ma dentro sorridevo di quella gioia infantile che fa scomparire in un istante il pianto per una sbucciatura. Ho ripensato a quel bambino che sono stato, seduto sul pavimento a guardare Star Trek il pomeriggio, sognando di fare l'astronauta, in un'età in cui il futuro è lontano e tutto sembra possibile.

Gioia, serenità che mi ha accompagnato per tutto il resto della giornata, con punte di molesta euforia (mi sono esibito in una paio di freddure da era glaciale con cui mi sono giocato la stime ed il rispetto di mezza redazione).
Mentre scrivo ho letto per la Rete di molte lamentele per le esibizioni di Shatner a causa principalmente della freddezza con cui ha presenziato la sessione degli autografi. Non toccatemi, non datemi regali, non baciatemi, non guardatemi, non respirate ecc. ecc.
Mi spiacciono perché onestamente va detto che Mr. Shatner non è stato un gran signore quanto a disponibilità anche se lo si può giustificare dopo decenni di convention e probabilmente milioni di autografi rilasciati.

Immaginando tutto questo ero partito alla volta di Bellaria senza eccessive aspettative, senza alcuna pretesa e ho fatto la scelta giusta. Ho ricevuto quello che ha avuto da darci senza pregiudizio alcuno. Lui è la star, noi siamo la massa, e come tale non possiamo pretendere un trattamento diverso. Sarebbe sostanzialmente illogico.
Così come non pretendo che una persona, per quanto pagata, salga su di un palco per esibirsi come un animale da circo.
Shatner mi è sembrato sostanzialmente se stesso, senza forzature eccessive, senza fare troppo l'attore. Non ero lì per la performance. Ero lì per ciò che il suo volto rappresenta nel mio immaginario.

Ero lì per toccare il creatore, o almeno avvicinarmi il più possibile!
Si sarà divertito? Annoiato?
Che passava realmente in quella testa mentre ci osservava dalla sua posizione privilegiata? Saremo riusciti a lasciare anche un piccolo segno o andremo persi nel limbo delle convention?
Il mio orgoglio di italiano vorrebbe che, tornando negli Usa, in prima classe, riflettesse sull'esperienza Sticcon e convenisse che erano anni che non gli capitava una convention così piacevole, con magari, sotto sotto, un malcelato desiderio di fare il bis.
Esagero?
Un nuovo sogno da mettere nel cassetto. Tanto mi si è liberato un posto.


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