STICCON XIX REPORT

SCONOSCIUTI DA UNA VITA
di Guillaume "Guglie" Riggio


Mi stropiccio gli occhi, cerco di mettere a fuoco la vista ed i pensieri mentre mi alzo con fatica dal letto. Mi sento esausto, per la prima volta da quando sono arrivato alla STICCON ho avuto difficoltà ad addormentarmi ed ho passato un'oretta buona a girarmi e rigirarmi prima di riuscire a prender sonno, riducendo così ulteriormente il poco tempo a disposizione per dormire. È stata una lunga notte, ma in fondo non mi pento di aver passato l'ultima serata fuori a bere qualcosa insieme a coloro che son stati i miei compagni di viaggio durante questi pochi giorni invece di rimanere a casa a riposarmi.
Finisco di preparare i bagagli, entro un'ora dovremo lasciare l'appartamento e tornare verso le nostre rispettive case, alla vita di sempre.
Ma c'è ancora tempo per un ultimo caffè prima di andarsene.
La Compagnia è già decimata, molti hanno preferito tornare verso casa ieri, rimaniamo io, la Docca ed il suo ragazzo, la Rolla, Gullyt, Triky e Rodman.
Già, che strana sensazione chiamarli con i loro nick, mi rendo conto che se penso ai loro volti non mi vengono in mente i loro veri nomi, non mi viene spontaneo chiamarli Rossella, Mario, Anna, Stefano, Salvatore ed Emiliano.
Esco sul balcone con questa riflessione ancora sospesa nella mente, incerto se considerarla come uno dei bizzarri postumi della mancanza di riposo o se invece ci sia qualcosa di più sotto, qualcosa che abbia a che fare con la convention, con Star Trek, con questi ultimi giorni passati in loro compagnia.
Non riesco a star dietro al flusso di pensieri che si accavallano l'uno sull'altro, non prima di un caffè perlomeno. Penserò a tutto questo dopo, ho tre ore abbondanti di macchina da affrontare, avrò tutto il tempo di approfondire la cosa in autostrada. Il cielo è abbastanza nuvoloso e l'aria sembra voler avvisare col suo aroma la possibilità che si metta a piovere. Mi auguro che non sia così. Torno dentro e finisco di preparare le ultime cose e dopo pochi minuti siamo tutti pronti ad andare verso il piccolo bar sulla spiaggia per una colazione veloce prima di lasciare Bellaria.
Rodman decide di partire subito, Triky sta ancora dormendo e Gullyt credo stia finendo di preparare i suoi bagagli, per cui andiamo io, Ro, la Docca e Mario.
Ancora con questi nomi. Ho davvero bisogno di un caffè.
Pochi passi e siamo subito in spiaggia, ordiniamo e ci mettiamo seduti ad un tavolino, lanciando qualche sguardo a quel bollettino di guerra che chiamano giornale.
Meglio evitare di soffermarmi sulla cronaca se non voglio passare il resto della giornata in compagnia di un delizioso bruciore di stomaco.
Il sole ha deciso, seppur timidamente, di far capolino ed io mi dedico completamente ad assorbire il piacevole tepore di questa strana mattinata, lasciando che il flusso di pensieri scorra senza una meta precisa.
Inizio a sentire gli effetti del caffè che sta cominciando ad entrare in circolo, la mente si schiarisce e, proprio come mi aspettavo, sono immediatamente catapultato nelle preoccupazioni e nei pensieri di tutti i giorni. Mi alzerò da questo tavolo, andrò a prendere i bagagli, mi metterò in macchina, guiderò fino a Siena e poi andrò al lavoro. Stasera, se ancora mi rimarranno un po' di forze, dovrò anche scrivere il report sulla convention. Già, quasi dimenticavo. Ora come ora non ho la più pallida idea di cosa raccontare, dopo tutto sono arrivato venerdì notte, sabato non sono neppure entrato e ieri ho visto giusto l'apparizione di Shatner e poco più.
A pensarci bene la maggior parte del tempo l'ho passato all'Oktoberfest, il pub vicino al centro congressi, insieme alla Compagnia.
Ci vorrà davvero fantasia, stavolta.
Sorseggio un altro goccio di caffè. So già che non mi basterà. Vado al banco ed ordino anche un cappuccino. La Docca si alza e annuncia che andrà in cerca di qualche conchiglia sulla spiaggia. La guardo allontanarsi cercando di immaginare come sarà la sua giornata, se già sta pensando a quel che l'aspetta a casa o se si sta godendo gli ultimi istanti di questa breve vacanza.
Cerco di distrarmi un po' facendo due chiacchiere con Ro e Mario, ma in un modo o nell'altro non riesco a non pensare che anche questa STICCON è giunta al termine, che sto per tornare alla vita di sempre e che non ho la più pallida idea di cosa raccontare ai lettori dello STIM.
Ma soprattutto penso al fatto che entro poche decine di minuti dovrò congedarmi dai miei amici sperando di poterli rivedere quanto prima.
Mi tornano alla mente i saluti che ho già dovuto fare ieri quando sono partiti Teo e Chiara nel pomeriggio e al Navarca, a Q ed a Summer ieri sera.
Rifletto un secondo sull'ultimo pensiero e mi rendo conto di averli considerati "amici".
Buffo, solitamente utilizzo questo termine soltanto dopo molto tempo e soprattutto quando mi sento totalmente a mio agio con le persone che frequento.
Altro materiale su cui riflettere tornando a casa.
Ro mi sorride.
Adoro quando lo fa, ha un sorriso che mi ispira fiducia e che mi rende tranquillo, mi fa sentire felice.
Non so perché.
Ma quanto ci mettono a portarmi il cappuccino?
Ripenso a queste ultime serate in loro compagnia, a tutte le chiacchierate che abbiamo fatto al pub, alle cose che ho detto loro che normalmente richiederebbero giorni, forse settimane di conoscenza prima di essere confidate, allo strano collegamento mentale che mi ha permesso di entrare in sintonia con persone che non avevo mai visto prima o con le quali avevo scambiato giusto due battute alla STICCON dell'anno scorso o addirittura in chat.
È strano che sia riuscito a dare tanta confidenza a persone con cui non ho mai avuto nulla a che fare, che sia riuscito a ridere ed a scherzare, a fare discorsi seri mettendo in gioco le mie idee, a condividere ricordi intimi come se stessi parlando ad amici che conosco da sempre.
Finalmente la seconda dose di caffeina arriva a darmi man forte per cercare di capirci qualcosa. Mi torna in mente quel che ha detto Shatner ieri, che in realtà secondo lui noi italiani non andiamo alla STICCON solo per gli attori ospiti o per mostrare le nostri uniformi o i nostri costumi, ma anche e soprattutto per un senso di appartenenza che ci fa vivere la manifestazione in modo completamente differente rispetto a coloro che vanno alle megaconvention americane o europee. Che sia stata questa particolare atmosfera a permettermi di lasciarmi andare, di annullare le solite barriere che nella vita di tutti i giorni ci autoimponiamo per "difenderci" dagli altri, di farmi sentire libero di essere me stesso?
Per sentirci davvero liberi di comportarci naturalmente dobbiamo trovarci in situazioni eccezionali? E già che ci sono, devo sempre pormi queste domande alla Sex & the City?
Mi viene da sorridere e per un attimo riesco a godermi il mio presente, guardo la spiaggia e vedo la Docca in lontananza godersi beata la sua passeggiata.
Ancora con questi nick.
Ma forse in fondo è il modo più giusto per definirli, in effetti in questi giorni non ho conosciuto davvero Anna o Rossella, Matteo o Chiara, ho giusto avuto modo di incontrare i loro alter-ego trek, e probabilmente, così come il Guglie della vita di tutti i giorni, vederli calati nella quotidianità non sarebbe stato così interessante, non mi avrebbe forse trasmesso le stesse sensazioni che ho provato qui a Bellaria, con la STICCON sullo sfondo a rendere l'incontro così speciale.
Chissà, probabilmente come me anche loro oggi tornando a casa ripiegheranno con cura questo lato della personalità per tornare a vestire gli abiti di gala o le armature della loro vera identità, magari senza rendersene neppure conto, forse lo faranno in modo totalmente istintivo non appena qualcuno ricorderà loro degli impegni in sospeso, delle grane da risolvere, di tutto quello che si erano lasciati alle spalle partendo per Bellaria.
Sì, probabilmente è stato meglio incontrarli e conoscerli in questa sorta di limbo senza limiti, fatto di birre rosse al pub e di passeggiate sulla spiaggia all'alba, fatto di emozioni suscitate dalla vista di un essere sospeso tra mitologia e realtà, fatto da tutti noi per tutti noi.
In ogni caso mi riservo il diritto di invitarli a casa mia per una grigliata per controllare.
Magari una grigliata davanti a qualche buon episodio Trek, chissà.

La Docca torna verso di noi e ci fa segno che c'è da liberare l'appartamento.
Cerco di inspirare più a fondo possibile, sperando che i ricordi di queste giornate non svaniscano, che non vengano rimpiazzati dal primo problema che dovrò affrontare al lavoro, farò in modo di nasconderli da qualche parte, in qualche angolo buio dove il tempo non andrà a cercarli, li terrò stretti a me e andrò a sbirciarli quando mi sentirò triste o semplicemente quando avrò voglia di un particolare colore nelle giornate che sembreranno fotocopie l'una dell'altra.
Questo è quello che spero, ma si sa, la vita ha sempre altri progetti.
Tutta questa magia, dunque, termina qui, in questo piccolo bar di fronte al mare, con molti dei miei ricordi che, simili a granelli di sabbia stretti nel pugno, pian piano scivoleranno lungo le mie dita e verranno dispersi dalla brezza del tempo; tutti i particolari che hanno reso speciali queste giornate sfumeranno e mi rimarrà solo l'aroma speziato di un evento che ho vissuto fino in fondo accompagnato da perfetti sconosciuti che hanno assunto i contorni di amici come non ne ho mai avuti e come non ne avrò mai più.
Almeno fino alla STICCON dell'anno prossimo.
Ci alziamo.
È ora di andare.


Se volete commentare questo articolo scrivete a
Warp Mail