STICCON XIX REPORT

A PIE' DI PAGINA
di Matteo "Norton" Bistoletti


A leggere tutti i report della scorsa Sticcon viene da chiedersi se è il caso che anche io scriva qualcosa in proposito. In fondo è stato scritto davvero di tutto, ogni aspetto di questa convention è stato sviscerato nei minimi particolari e sotto i vari punti di vista. Cosa posso offrire al lettore che si è infognato in questo ennesimo articolo sulla passata Sticcon che già non abbia letto?
Non so. O forse non serve. A volte penso che questi report Sticcon li scriviamo più per noi stessi che per voi altri, per ricordare, per ribadire e per sottolineare quanto siamo stati bene in quelle ore sotto il cielo di Bellaria. Servono per ringraziarci l'un l'altro e dirci per iscritto quelle cose che a Bellaria abbiamo solo pensato, che erano sottointese e ovvie alla maggior parte di noi.
E tutto quello che ho letto, dalle risate alle commoventi parole, lo condivido in pieno: dalle frecciatine e i sorrisi, misti ad un ovvia emozione alla presenza di Shatner, alla delusione per i banchetti vendita che non hanno stimolato il mio portafogli, fino a tutta quella gente che saluti puntualmente ad ogni convention, alle piacevoli chiacchierate fatte con gli amici vecchi e nuovi sotto il cielo di Bellaria e al sorgere del sole di domenica mattina ammirato in tutto il suo splendore con Anna, Stefano e Chiara in riva al mare.

C'è solo una piccola riflessione che condividerò con voi in questo articolo e che forse lo potrà giustificare. È un banale episodio che mi è capitato durante la giornata di sabato, e che mi ha portato, seppur nella sua semplicità, un po' a riflettere.
Sabato, poco dopo essere entrato in Sticcon, sono andato al bancone STIC a rinnovare il mio abbonamento al club scaduto lo scorso aprile. Gabriella Cordone mi ha accolto con la sua solita simpatia e disponibilità e dopo le quattro chiacchiere di rito ho pagato la mia quota associativa, per due anni, dato che non so mai se riesco da un anno all'altro a venire alle Sticcon.
Gabriella mi ha ringraziato e mi ha detto: "Caspita, ormai sei con noi da un sacco di anni, sei stato promosso a tenete comandante!" e mi ha dato come "premio" un libriccino, il Trekmecum, una sorta di piccolo compendio Trek.
La cosa lì per lì mi ha lasciato indifferente, poi allontanandomi tutto solo ho avuto uno sprazzo di malinconica riflessione. Avevo appena sborsato una cifra considerevole (calcolate che la mia quota è più cara della vostra, in quanto io sono un extracomunitario) e per tutto quel denaro mi ritrovavo per le mani unicamente un libriccino colmo di cose che sapevo bene o male già a memoria.
Eppure ero contento. In un batter d'ali, ho rivisto il momento della mia iscrizione allo STIC quindici (!) anni or sono, quando chiesi a mia madre il permesso di iscrivermi a una "strana associazione" di fan di Star Trek (lei annuì sorprendentemente senza fare troppe domande), quando andai in posta a spedire il primo vaglia verso l'Italia, ai tempi in cui in posta andavo al massimo per chiedere un francobollo; ho ricordato il mio primo Inside - il giornalino dello Stic di allora -, che era solo un insieme di fotocopie, ma ricolmo di notizie e articoli che mi illuminavano ad ogni pagina, che mi facevano conoscere aspetti della saga a me completamente ignoti, facendomi sognare. Poi l'evoluzione: i primi video inviatimi per posta da altri fan sparsi per tutta Italia, il calvario di TNG in televisione, le Statcom, gli amici, le convention, i forum e, non da ultimo, lo STIM.

Star Trek è una passione che ho praticamente da sempre. Mi ha accompagnato per tutta la vita, mi ha visto crescere e maturare e io ho visto crescere e maturare "lui".
Oggi lo STIC è quasi una multinazionale con la Paramount alle spalle, con una rivista patinata e splendida ma che sfoglio a malapena, con Internet che fa da supporto; anche il concetto di fandom è radicalmente cambiato e le nuove puntate di Star Trek stesso (ormai reperibili in molteplici forme) non suscitano in me nessuna emozione, neppure negativa, e il riscontro del pubblico verso di esse è altrettanto minimo.
Eppure, da qualche parte, Star Trek in me vive ancora in piena auge. Per questo pagare tutti quei soldi per un libriccino è stato tutto sommato naturale, quasi una sorta di atto dovuto. Star Trek per me vive nella passione di un tempo verso serie come la Classica e TNG, e dopo questa ennesima Sticcon posso dire che per me Star Trek vive anche in tutti voi, vive nell'amicizia così sentita con Anna, nello scoppiettante entusiasmo nel rivedersi ogni anno con Lorenzo Q, nella perfetta intesa con persone che scopri in un paio di giorni come Guglie, nella cortesia di Francesco, nella dolcezza di Susanna o nella dilagante simpatia di Alf; per me vive nei miei articoli per lo STIM che tanto mi danno da fare ogni mese e che tanto mi danno soddisfazione anche quando al giorno 20 non ho ancora idea di cosa scrivere e Rossella comincia la fumata nera; per me Star Trek vive perché è l'unica serie che è riuscita a darmi emozioni ed insegnamenti attraverso 45 minuti di televisione e continua a farlo; infine per me Star Trek vive perché è attraverso di esso che ho conosciuto amori e amicizie, sentimenti verso persone speciali che per sempre saranno nel mio cuore.
Di tutto questo sono in parte grato a Star Trek

Non so come sarebbe stata la mia vita senza questa saga, ma non è fanatismo quando in risposta alla famosa frase di Shatner "Get a Life" io rispondo: "Io ce l'ho, ed è migliore anche grazie a Star Trek".
Potrebbe proprio lui negarlo?

Varrà pure i soldi di un iscrizione ad un club, no?


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