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FATEMI
FIGO
di Guillaume Riggio
Al principio
fu "Generazioni", il famoso-famigerato settimo capitolo della saga cinematografica
di Star Trek, in cui oltre al passaggio di consegne tra il cast della
Serie Classica e quello di The Next Generation, assistiamo alla morte
del capitano James Tiberius Kirk.
Dico 'al principio' perché il film in questione, invece di rappresentare
il punto di arrivo delle vicende del Capitano, altro non è che uno dei
tanti capitoli della sua vita; al massimo si può dire che ha rappresentato
la sua ultima avventura in televisione o al cinema, ma sicuramente non
l'epilogo delle sue gesta.
In 'Generazioni' Kirk ha avuto la possibilità di dimostrare per l'ennesima
volta il suo animo eroico abbandonando l'idillio del Nexus per rituffarsi
in una situazione che richiedeva il suo intervento. La Federazione chiama
e il coraggioso capitano Kirk risponde.
Questa
volta il cattivo di turno è Soran, un El-Auriano disposto a spegnere il
sole del sistema Veridiano, condannando a morte 230 milioni di persone
pur di accedere al Nexus, una dimensione senza tempo dove tutto è possibile
e dove avrebbe finalmente trovato la pace.
Inutile dire che il vecchio Kirk, grazie all'aiuto di Jean-Luc Picard,
riesce a impedire a Soran di portare a termine il suo folle piano, salvando
così gli inconsapevoli abitanti di Veridiano IV. Sfortunatamente il buon
capitano perde la vita alla fine della missione, lasciando un vuoto incolmabile
nel cuore di tutti i fan.
Non che la morte possa ovviamente essere un ostacolo insormontabile per
il vecchio Kirk. Dato che per la Paramount l'ultimo, definitivo giaciglio
del Capitano sarebbe stato Veridiano III, Shatner iniziò a rimboccarsi
le maniche e, col supporto dalla coppia di scrittori Judith e Garfield
Reeves-Stevens (autori tra l'altro di alcuni episodi di Enterprise), decise
di continuare a narrare le avventure di Kirk per conto proprio, iniziando
a sfornare un romanzo dopo l'altro.
Ora, lasciando da parte le fin troppo facili e scontate battute sul conflitto
d'interessi insito nel fatto che scrive romanzi basati sul suo personaggio,
mi è venuto spontaneo chiedermi perché lo facesse, perché fosse così deciso
a non lasciarsi Kirk alle spalle.
Motivazioni economiche a parte, ovviamente.
Posso capire il fatto che Shatner non abbia particolarmente apprezzato
il modo in cui "Generazioni" lo faceva uscire di scena, sicuramente la
sua morte non sarà annoverata tra le più eroiche (inteso in senso classico)
della storia del cinema, ma in ogni caso rimane pur sempre più che dignitosa.
Dato
che la Serie Classica non ha avuto un peso molto rilevante nella mia formazione
di appassionato di Star Trek, non essendo quindi emotivamente coinvolto,
ho cercato di trovare una risposta a questa semplice domanda: c'è ancora
bisogno di nuove avventure del Capitano Kirk, anche a causa del retrogusto
agrodolce che il settimo film di Star Trek ha lasciato nei Trekkie, oppure
si tratta solo di un bisogno narcisistico dell'autore, che non può fare
a meno di lasciarsi alle spalle il ruolo per cui sarà sempre ricordato?
Sicuramente, come ci insegna una delle basilari regole d'economia, senza
domanda l'offerta non ha ragione d'esistere, per cui ne deriva che se
Mr. Shatner è arrivato a pubblicare otto romanzi col nono in dirittura
d'arrivo ovviamente c'è ancora voglia di scoprire in quale nuova, pericolosa
avventura ritroveremo il nostro amato Kirk.
D'altro
canto mi trovo ad osservare le copertine degli ultimi tre libri; inizialmente
sono disorientato dal fatto che negli ultimi due il nome William Shatner
occupi più o meno metà pagina, vabbè, mi dico, lo fanno in tanti, serve
a catturare l'attenzione, non sarà mica una questione di vanità. Non saltiamo
subito alle conclusioni.
Poi mi riprendo e guardo i titoli originali: "Captain's Peril", "Captain's
Blood" e "Captain's Glory".
Bene.
Non
so se anche per voi c'è qualcosa che balza subito alla vista o se è solo
una mia impressione, ma qualcosa mi dice che non si tratta di improvvisa
mancanza di fantasia al momento di scegliere i titoli.
Premetto che non ho avuto modo di leggere neppure una riga di questi ultimi
tre libri, ho giusto dato un occhiata alla sinossi delle trame, ma se
non ho perso tutto il mio intuito così ad occhio Kirk, spalleggiato da
Picard, si troverà costretto in situazioni drammatiche, che lo porranno
di fronte a difficili scelte morali, su di lui ricadrà la responsabilità
di comportarsi sempre come un esemplare modello di etica, dovrà ovviamente
salvare l'universo, mantenere inalterata la linea temporale, affrontare
minacce provenienti dal passato, dal presente, dal futuro, dall'universo
dello specchio e probabilmente troverà anche il tempo per dire che "ha
fatto solo quello che andava fatto".
Ma c'è di più.
Dato che un eroe senza macchia e senza paura, di quelli che salvano il
mondo ed arrivano a sera senza nemmeno un capello fuori posto, dopo un
po' diventa noioso e ripetitivo (se non addirittura odioso), ci vuole
qualche bel drammone a fare da contorno o da traino alla storia.
Allora, tornando alle sinossi dei libri, leggo che nel primo ci sarà un
povero bambino in fin di vita e Picard sarà disperso (che fortunata coincidenza
avere il palcoscenico tutto per lui dopo, immagino, cinquanta-cento pagine),
nel secondo sembrerà che Spock sia assassinato e la vita di Joseph, il
bambino che ha avuto con Teilani, sarà in pericolo, ed infine nel terzo
avrà Janeway come spalla e dovrà combattere contro Jean-Luc, salvare Spock
e affrontare il fatto che apparentemente per salvare la situazione dovrà
sacrificare la vita di suo figlio.
Così almeno avremo il drammone già pronto per il prossimo libro.
Cercando
di essere obiettivi, io credo che se il protagonista non fosse Kirk e
che se lo scenario fosse diverso da quello familiare della Federazione,
con annessi amici e nemici, avremmo molte riserve a dedicare il nostro
prezioso tempo ad un prodotto del genere.
Ma dopotutto sono avventure del nostro Capitano, scritte da lui in persona
e quindi ci lasciamo ammaliare, vogliamo scoprire quali sono le nuove
frontiere che esploreremo questa volta…
Già, ma anche su questo….siamo sicuri che li scriva lui 'aiutato' dai
due scrittori o magari semplicemente manda loro qualche e-mail specificando
i punti chiave della storia e sottolineando il fatto che, a fine storia,
dev'esser chiaro a tutti che lui è il più bravo, il più bello, il più
tutto di tutti?
In realtà più penso al commento che ha fatto quella ragazza alla STICCON
quando ha detto all'illustre ospite: "Lei ha passato una vita a fare telefilm
di Star Trek, a fare film di Star Trek, a scrivere libri su Star Trek,
a partecipare a convention su Star Trek... Mr. Shatner: get a life!",
più mi rendo conto di quanto offensiva e ipocrita sia sempre stata quest'affermazione
detta da Shatner, scagliata in faccia proprio a coloro che avevano cullato
i loro sogni guardando il suo viso, ascoltando la sua voce, la stessa
voce che ora sembrava deriderli.
Posso anche prendere in considerazione il fatto che sia stata detta 'a
fin di bene', ma anche in questo caso il tono grezzo e aspro della frase
mi fa rabbrividire e mi fa sospettare che quell'uomo non abbia capito
assolutamente nulla della filosofia di Roddenberry.
Che sottile ironia sarebbe.
Tornando
al discorso principale, probabilmente quella ragazza (che ha tutta la
mia stima e che sempre l'avrà) ha voluto fare una semplice battuta, facendogli
rendere conto dell'assurdità della sua affermazione dato che appunto ha
avuto e tuttora ha a che fare con Star Trek. Ma probabilmente lui l'intendeva
dall'American Point of View (o era Way of Life?): finché ti procura
quattrini, allora prosegui pure, ma se dev'essere qualcosa che non ti
permette di diventare ricco… lascia perdere (o era Ferengi?).
Nel nostro caso è passione, è filosofia, nel suo, a parer mio, è una questione
prettamente economica, d'immagine e di ego, soprattutto alla luce del
fatto che quella contraddizione in termini a forma di bipede da una parte
ci dice di farci una vita, dall'altra sforna romanzi con un Kirk sempre
più patinato al ritmo quasi di uno all'anno, manco fosse Grisham o King.
Sia
beninteso che non era mio intento criticare la fantasia o la voglia di
leggere nuove avventure dei nostri beniamini, semplicemente trovo indegno
il fatto che questo venga fatto quasi esclusivamente per soddisfare un
personale bisogno di essere sempre al centro dell'attenzione che a parer
mio affligge Mr.Shatner.
Strumentalizzare l'affetto che i fan provano nei confronti del Capitano
creando delle storie che lo vedono sempre il più bravo, sempre il migliore,
il più invidiato dagli uomini, il più desiderato dalle donne, non solo
cristallizzano così l'ideale che si ha di Kirk, impedendoci di lasciarlo
riposare in pace su Veridiano III, ma la cosa davvero triste è che venga
trasformato quasi nella parodia di se stesso, costretto ad affrontare
prove sempre più ardue (drammoni compresi) per mantenere la sua fama ed
essere all'altezza della sua ombra.
Tutti questi romanzi, per quanti spunti interessanti possano avere, non
ci permetteno di guardare avanti, ci costringono a restare ancorati a
qualcosa che è stato bello, che ci ha ispirati, ci ha fatto sognare ma
che ora non c'è più.
Ed è davvero un peccato che nessuno gli abbia fatto notare che "All good
things…"
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