R...ESTATE CON SHATNER
di Domenico Ciccone


I ruggenti anni ’80 di Shatner sono quelli di quattro film di STAR TREK e della universalmente nota serie televisiva TJ HOOKER. Naturalmente tra un film di ST e un episodio di TJ HOOKER il nostro Bill ha anche trovato il tempo di piazzare qualche fetecchia: il decennio si apre con “Il sequestro del Presidente” (1980), film d’azione ambientato durante una visita del Presidente degli Stati Uniti in Canada. Come suggerisce il titolo, durante questa visita il Presidente viene rapito da un commando di terroristi sudamericani, di quelli con la faccia butterata e i baffoni che tanto andavano di moda prima che i cattivi diventassero gli arabi. I terroristi rinchiudono il Presidente dentro una macchina imbottita di esplosivo, pronta ad esplodere se il governo statunitense non acconsentirà alle loro richieste di riscatto. Shatner entra in scena come capo dei servizi segreti, di quelli che, perbacco, non stanno a comandare i sottoposti ma si buttano personalmente nell’azione, sparando, scazzottando, saltando da elicotteri in volo e da treni in corsa. Il film è stato girato interamente in Canada per questioni di budget, ma almeno ha il merito di far vedere i luoghi dell’azione quali originariamente sono (ad esempio, la scena del rapimento avviene a Toronto in Nathan Phillips Square, che è veramente quella, e non un semplice esterno magari fatto passare per una via di New York). Nel cast, interessante la presenza di Hal Holbrook come presidente Adam Scott, anche perché Holbrook avrebbe ricoperto il ruolo di Presidente degli States in almeno altre sette-otto miniserie o film tv. E c’è pure una bollita Ava Gardner per la quale ho trovato questa gentile critica: “Ava Gardner ha una piccola parte come intrigante moglie del vicepresidente, e la sua incontrollata isteria è una vera zeppa per questo film”.
La stessa fonte afferma che “Shatner regna in tutto il suo ‘kirkismo’, ma solo raramente ti aspetti che tiri fuori un comunicatore e cacci fuori qualche miracolo del 23° secolo”, mentre un altro spettatore afferma che “IL RAPIMENTO DEL PRESIDENTE ha un plot ridicolo con cui fare i conti, pieno di buchi e cose implausibili lungo tutta la storia. Comunque la sceneggiatura riesce anche ad offrire buoni spunti lungo il film, creando alcune situazioni secondarie che riescono a tenere alta la tensione”. Come spesso accade nei manifesti di alcuni film, poi, certe cose scritte a commento sembrano riferite alla qualità del film in sé e per sé: “impensabile, improbabile, incredibile”….appunto. Quasi dimenticavo!!! La parte più originale e veramente incredibile del film!! Il personaggio di Shatner non ha una relazione con alcuna donna.

Se “Il sequestro del Presidente” sembra che qualche elemento positivo l’avesse, nulla può salvare “Visiting Hours”, film del 1982 con cui Shatner ritorna al thriller dopo la significativa esperienza di “Impulse” (vedi STIM di APRILE 2005). La sua non è una parte principale, a vero dire, ma si inserisce a meraviglia nella trashaggine del film. L’indiscusso protagonista è invece Michael Ironside, in uno dei suoi primi ruoli da cattivo-psicopatico-duro-criminale-affaristasenzascrupoli etcetera etcetera che porta avanti da vent’anni circa. Il suddetto Ironside è Colt Hawker, addetto alle pulizie presso un network televisivo dove lavora la giornalista Deborah Ballin; Deborah sta portando avanti una forte campagna mediatica a favore di una donna che, maltrattata dal marito, alla fine lo ha ucciso. Il suo produttore (Shatner) le fa presente che forse dovrebbe essere meno aggressiva, per non correre il rischio di attirarsi troppe antipatie o chissà cosa di peggio. Detto fatto, sullo stile di quella portasfiga suprema di Jessica Fletcher, Colt Hawker comincia a manifestare smanie omicide nei confronti della giornalista, essendo un soggetto mentalmente instabile. E perché è mentalmente instabile? Ce lo rivela un flash-back che mostra Colt bambino sottoposto alle angherie di un padre violento, con la condiscendenza di una madre debole e violentata pure lei (ooohhh…..novità!!). Colt ha così sviluppato un odio viscerale nei confronti delle donne, tutte identificate nella figura della madre che non lo ha saputo proteggere dalle angherie del padre. Allora, dopo essere furtivamente penetrato all’interno della casa di Deborah, al suo ritorno dal lavoro la sorprende sotto la doccia aggredendola con un coltello (wow…omicidio sotto la doccia con un coltello…dove ho già sentito questa cosa?). La foto qui a lato, riferita a questa topica scena, penso renda bene il pathos del momento, nevvero? Colt scappa credendo di avere ucciso Deborah, ma la giornalista, seppur gravissima, è ancora viva. Viene allora ricoverata in ospedale e sottoposta a strettissima sorveglianza, ricevendo anche l’amorevole visita del suo capo: potete ammirare Shatner e la sua espressione imbesuita mentre conforta Deborah nella foto qui a lato.
Colt naturalmente viene a sapere che la giornalista non è morta, e cerca in tutti i modi di entrare nell’ospedale dove è ricoverata, per finire il lavoro. Secondo me, qui il film si trasforma da pseudo-thriller a una specie di “L’ospedale più pazzo del mondo”, considerando tutti i modi che escogita il maniaco per entrare in ospedale. La prima volta si introduce dallo scantinato, ma arrivato nella stanza di Deborah, scopre che è stata trasferita da un’altra parte, e allora in preda all’ira stacca il tubo dell’aria a un’anziana donna lì ricoverata e la fotografa mentre rantola per mancanza di ossigeno. Successivamente si traveste da medico ed entra, ma viene riconosciuto da una zelante infermiera amica della giornalista, e deve quindi rifuggire. Alla fine, decide di provocarsi ferite varie con una bottiglia di birra rotta, chiama egli stesso l’ambulanza e riesce a farsi ricoverare in quello stesso ospedale come paziente (Gesù…). Dopo una serie di inseguimenti dentro i corridoi dell’ospedale, finalmente lo psicopatico viene fatto fuori dalla giornalista con una bella coltellata nello stomaco, inflitta con il suo stesso arnese.
Critiche piuttosto unanimi: “In superficie, VISITING HOUR sembra essere un thriller poco convenzionale, con una protagonista stranamente di mezza età e la…ahem…. presenza decisiva di un attore della…doppio ahem….statura di William Shatner. La verità è che si tratta di un film da stroncare in ogni sua parte”. Un altro internauta richiama anche un illustre precedente, quando dice: “Thriller privo di senso e totalmente ordinario che sembra pagare un tributo a ‘Halloween II’ uscito giusto un anno prima. Ha tutti gli elementi di ambientazione: l’azione che si svolge in ospedale, il maniaco in libertà, vittime agghiacciate, coltelli che sprizzano sangue. Ma sono scopiazzati in modo così spudorato, che è veramente difficile per uno spettatore provare interesse per l’intera durata (molto lunga) del film.”

Dal thriller-horror improbabile al melò diabeticamente sdolcinato il passo è molto breve, ed infatti Shatner lo compie nel film-tv “Broken Angel” del 1988. Bill interpreta la parte di Chuck Coburn, un devoto padre di famiglia americano, di quelle famiglie così perfette che al confronto la pubblicità del Mulino Bianco è roba da pornografi. Un giorno la sua giovane e saggia figlia Jamie viene coinvolta in una sparatoria tra gangs all’esterno della sua scuola a Los Angeles. Gli affranti genitori si recano all’obitorio per riconoscere il cadavere della figlia, ma scoprono che vittima non è Jamie, ma la sua amica Jenny. Allora, che fine ha fatto Jamie? Paparino decide così di mettersi in cerca di Jamie, partendo dal mondo delle gangs giovanili, i cui scontri hanno originato tutto questo macello. Scoprirà che la figlia non era così santa come egli credeva, ma era coinvolta in un giro di droga con le peggiori bande della città, nel cui tormentato e squallido ambiente paparino si tuffa per riportare la figlia sulla retta via. Lapidario il commento sul sito FILMS della Microsoft : “Film lodevole nelle intenzioni ma assolutamente non nella realizzazione” Un paio di interessanti curiosità: nel film compare anche Roxann Biggs-Dawson, futura B’Elanna Torres di VOY, nei panni di un’assistente sociale che aiuta Coburn. Inoltre la figliola finta semplice è interpretata da Erika Eleniak, che spero riusciate a distinguere nel manifesto del film con il suo visetto acqua e sapone e la sua chiomona bionda vaporosa. Molti, immagino, la ricorderanno meglio come una delle prime e storiche bagnine tettone di BAYWATCH, oltre che come successiva protagonista di tanti bel filmonzoli pere-al-vento nel corso degli anni ’80-90. Per chi non la ricordasse a dovere, allego una foto che credo valga più di mille parole.

Al prossimo mese.

Se volete commentare questo articolo scrivete a Warp Mail