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BATMAN BEGINS
di Fabio
Miele
Direttamente
dai fumetti della DC Comics, Batman torna al cinema.
Di nuovo? Non proprio. Batman torna al cinema per la prima volta. Tim
Burton e il suo Joker Nicholsoniano? Tutto da rifare,
o meglio, tutto da disfare. Aspetta un memento, dirà qualcuno,
ma di che parli?
Christopher Nolan ricrea il mito dell’uomo pipistrello,
attinge direttamente dal fumetto, prendendosi ovviamente delle libertà,
ma lo ripulisce di tutta quella patina di fintismo e supereroismo da cartone
animato per proporre la storia di un uomo, di un dolore, di una ossessione.
Un film su Batman e non un film sui suoi nemici, come
gli ultimi quattro esperimenti cercavano sempre di ricordare. Non un film
sull’attorone di turno che fa il cattivo in un film di Batman perché
“voglio fare divertire i miei figli,” ma un film che vuole
rendere omaggio, in modo anche raffinato, al più umano degli eroi
della “comics family” americana. Batman trova forza non in
un organismo kryptoniano o in strani poteri derivanti da esperimenti andati
male o animali radioattivi, ma è la sua umanità e il suo
dolore che lo portano a diventare un ossesso quasi al pari dei criminali
che assicura alla giustizia. E l’ossessiva ricerca della giustizia
è ciò che anima le notti dell’uomo pipistrello, per
esorcizzare le sue paure e trasferirle su quegli umani degradati e deviati
che hanno reso la sua vita un inferno. Questo è Batman e l’altra
sera, uscendo dal cinema, mi sono detto: ma l’ho davvero visto?
Sono
finalmente riuscito a vedere in vita mia un film su Batman? Finalmente?
Sì, ancora adesso che scrivo ne ho uno strano ricordo: provando
a ripensarci sembra di ricordare un sogno e non una cosa che ho realmente
visto ed è terribilmente in linea con l'idea del film in sé.
Chissà se era voluto? Ci sono dei momenti di pura estraniazione
e ciò che vedi non sembri neanche sicuro di averlo visto. È
frammentato e al rallentatore. Così lento da poter a volte pensare
che sia noioso eppure va avanti, inesorabile, con uno storytelling
non lineare, senza esplosioni di eroismo, senza cattivoni ghignanti dai
piani demenziali. Tanti parti di un puzzle e non un insieme organico,
per trasferire la frammentazione dell’animo umano di fronte a forze
più grandi, come la paura. Un effetto voluto, lo deve senz’altro
essere, ma è tanto voluto e ricercato da poterlo vedere come un
difetto. L'idea di mettere insieme tutto ciò che è Batman
è ammirevole e si respira, piaciuto il film oppure no, la certezza
che non è solo un nuovo film sui supereroi. La colonna sonora ha
aiutato tantissimo in questo e tantissimo l’ho apprezzata. Niente
di pomposamente eroico e orecchiabile, nulla che si possa rifischiettare.
Lontane sono le le marce del Batman di Tim Burton o di
Spider man. Batman Begins è attraversato dall’inizio
alla fine da un tappeto sonoro quasi ossessivo e di grande contributo
allo stato "onirico" dell’insieme; un buon sottofondo
per le ossessive psicosi dei personaggi coinvolti, per l’opprimente
degrado di Gotham City, per il dolore di un bambino interrotto che si
tormenta nei ricordi. Al tempo stesso (vantaggio o svantaggio) ne ha dato
un basso profilo, ti dici se quello che stai guardando è davvero
la storia di un supereroe o solo un action-thriller sulle deviazioni mentali
di un uomo.
C’è una chiara volontà di ribadire un concetto dimenticato:
il film è su Batman. Lui uomo. Ci sono voluti quattro film uno
più in discesa dell’altro per arrivare finalmente a capire
quale dovesse essere la strada giusta, per renderlo credibile in carne
ed ossa. Se è vero che è l’antagonista a definire
il profilo dell’eroe, è anche vero che per le pellicole sul
cavaliere oscuro si è distorto questo concetto puntando solo al
prossimo grande nome di Hollywood da associare ad uno dei tanti cattivi
di turno. Anche questa volta c’erano grandi nomi. Una quantità
"rintronante" di facce conosciute ma anche loro come parte di
un messaggio: nessuno nei panni di un mefistofelico e sghignazzante rivale
del paladino di Gotham ma tutti a fare uomini normalissimi: Gary
Oldman è
il futuro commissario Gordon, di incredibile somiglianza
con la sua controparte in carta stampata; poi Alfred
interpretato dall’eccellente Michael Caine; Rutger
“è tempo di morire” Hauer
è il CEO opportunista della Wayne Enterprise e Morgan Freeman,
l’uomo che al cinema ormai lo vedevi solo se faceva il Presidente
degli Stati Uniti o Dio, che si ritrova qui nel ruolo di un defilato Q
bondiano, inventore geniale. Un messaggio anche questo. Quattro
“grandi vecchi” del cinema che nonostante sembrino relegati
al ruolo di comprimari sono a parer mio le quattro colonne che contribuiscono
a reggere la tecnica impeccabile di questo nuovo esperimento.
D’accordo, c'è Liam Neeson. Lui non è
certo ordinario, ma se di cattivo si può parlare è un cattivo
sui generis. Secondo me strepitoso, molto bravo. Non so se merito realmente
suo o del doppiaggio di Alessandro Rossi (Jean-Luc Picard,
una
voce su tutte), ma mi è sembrato perfetto. Deludente invece il
doppiaggio di Christian Bale (Bruce Wayne, Batman) che non mi ha convinto.
Altre voci in questo film non mi hanno convinto. Sembravano, come dire,
svogliate, distratte. A volte mi sono pure immaginato che uno di questi
guardasse l’orologio per vedere se era arrivata l’ora per
la pausa pranzo. Peccato. Forse è solo una mia personalissima impressione,
ma peccato. Sono comunque curioso di vederlo in lingua originale, cosa
che farò immediatamente non appena mi sarà possibile. Tornando
a all’essenza del film, a me è piaciuto vedere finalmente
la filosofia del personaggio perfettamente rispettata: del personaggio
come è ora nei fumetti, cambiato da anni di evoluzione, molto in
linea con un Batman alla Frank “Sin City” Miller, con un Batman
da graphic novel (Year One, The Killing Joke) e soprattutto con lo stile
di collane quali Legends of the Dark Knight. La genesi è perfetta:
Joe Chill ha ucciso i suoi genitori, Chill è un
criminale comune e Batman cerca ossessivamente la giustizia, non la vendetta.
È un personaggio dark e il suo più grosso difetto
(che è ciò che piace agli appassionati) è il suo
prendersi sul serio, la sua maschera dura, la scorza dell’eroe.
Una missione di dedizione e sofferenza la sua. Insomma, un eroe tragico
uscito dalla mitologia. Poi ovviamente hanno cambiato qualcosa, ci sono
delle libertà, perché non si può in due ore di film
essere mai totalmente fedeli al fumetto; si attinge dallo stile e, quando
possibile, dalle idee, ma qualcosa deve sempre essere deviato per rispettare
le regole del cinema e far rientrare anni di approfondimento sul personaggio
in due ore di pellicola. L'unico modo per conoscere veramente un eroe
dei fumetti resta sempre leggere il fumetto.
Bruce
Wayne, quello su carta, ha girato il mondo facendo tutto quello che ha
fatto, più o meno come il film attesta, ha studiato arti marziali
sulle montagne innevate dell'oriente; ha vissuto una carriera criminale
e, allo stesso tempo, ha pure fatto parte dell'FBI giusto il tempo di
ottenere l'addestramento necessario all'investigazione. Ra's Al Ghul nel
fumetto compare solo molto più tardi (1971), non c’è
fedeltà in questo, ma sono lo spirito e l’essenza ad essere
fedeli. La trasformazione di un uomo in un simbolo.
Sono molto contento abbiano fatto questo film, forse ce n’era davvero
bisogno anche se non può essere ritenuto un capolavoro o anche
se può non piacere, perché ha raddrizzato alcuni torti fatti
coi precedenti film e, in un certo modo, li ha pure cancellati con un
rapido passaggio di gomma, ridisegnando poi una nuova vita in celluloide
per un eroe amato da molti.
Posso spendere due parole su un retaggio del passato che hanno invece
fatto fatica ad abbandonare: il costume. Ancora una volta non mi ha convinto,
ancora una volta era una corazza più limitante che altro. Ci sono
tanti modi per liberarsene e mantenere l'effetto del tenebroso uomo pipistrello.
Hanno il terrore che possa apparire, in live action, come un uomo in tutina.
Il digitale e una buona sarta possono davvero fare molto al giorno d’oggi.
L’Arrampicamuri di Raimi ne è un esempio.
Batman è una sorta di ninja moderno, agile, imprendibile, un’ombra
tra le ombre. Quella corazza così comune nei suoi film lo allontanano
sempre da questo concetto. In Batman Begins è certo più
credibile del rigido scafandro di Michael Keaton nel 1989, che non gli
permetteva neanche di girare la testa e che lo faceva muovere come se
portasse sempre il busto, ma continua a sembrare un po’ restrittiva,
un po’ limitante.
Fantastica l’impronta tipica di Batman, comparire e scomparire nelle
ombre, voltarsi e non trovarlo più là. Questo lo definisce.
Questo è necessario. Come anche nel film viene inteso che “la
teatralità è tutto,” Batman è proprio questo.
E la love story? Troppo poco necessaria l’apparizione di Katie
Holmes; non mi è dispiaciuta ma il suo personaggio non
aveva altro scopo se non supportare l’immancabile sub-plot di amoreggiamenti
e svolgere il canonico ruolo del love interest dell’eroe.
Poco forzato nel resto del film ma troppo invasivo in un finale se vogliamo
già visto. Un finale che però porta buone speranze. Speranze
che Batman, così come è nuovamente rinato, possa ancora
tornare al cinema e riscrivere un altro po’ della sua storia facendo
vedere finalmente ciò che un fan di Batman si aspetta di vedere.
Un film consigliato? Se piace il genere, sì. Non è per tutti.
Chi adora l’uomo pipistrello sarà finalmente soddisfatto.
Certo, anche fra questi ci saranno certamente delle eccezioni, non si
generalizza, ma credo questa sia veramente la volta buona per strappare
loro un applauso.
L’ho detto, non c'è fedeltà alla lettera, così
come non c'è in Spider Man, ad esempio, ma utilizzando le regole
stilistiche di una produzione cinematografica one-shot, quello che stavolta
hanno cercato di ottenere, come in Spider Man, è stato lo stile,
lo spirito, l'anima di Batman.
E ci sono riusciti.
Finalmente.
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