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SALVATECI
DALLE CROCIATE!
di Martina Grusovin
Sì, già vi vedo,
voi fan dei film fantastici, appassionati d’avventura, indifferenti
al fatto che si svolga in questo o altri universi, già vi vedo
pronti a comprare un biglietto e ad immergervi questa volta in una storia
vera (o quasi), quella delle crociate. Vi era giunta voce che il regista
sarebbe stato proprio quel Ridley Scott che tanto ha
ossessionato i vostri incubi con Alien, e catapultato la vostra visione
del futuro in una mostruosa immagine urbana, fatta di replicanti più
umani dei cacciatori che li inseguivano. Certo, vi siete anche detti,
le ultime prove del suddetto regista non hanno brillato per qualità
artistica e, cercando di non pensare ad Hannibal e riducendo il Gladiatore
ad un polpettone non troppo indigesto, avete continuato a sperare. Inoltre
nel cast avete visto spiccare come protagonista quell’Orlando
Bloom che, dopo aver portato i lunghi capelli biondo platino
di Legolas, nonché la divisa da pirata ne La
maledizione della prima luna, è diventato suo malgrado
un’icona per i beniamini del genere.
È con
tali premesse che vi vedo attendere nella sala buia del cinema dietro
casa, con la speranza in cuore vostro, di esservi ormai lasciati alle
spalle Alexander, Artù, Achille e simili. Ebbene, siete ormai pronti
ad immergervi nell’avventura del fabbro che, dopo aver ricevuto
inaspettatamente la notizia di essere il figlio bastardo di un nobil uomo
francese, lascia la propria casa per trovar fortuna a Gerusalemme. Cercate
di non pensare ai primi dieci minuti in cui Balian (Bloom) in quest’ordine:
seppellisce la moglie resasi colpevole di suicidio a causa della morte
del figlio, conosce il padre che lo invita a Gerusalemme, ferra i cavalli
del padre e del suo seguito, rifiuta di andare a Gerusalemme, uccide il
prete reo di aver rubato una catenina alla moglie defunta, decide di seguire
il padre a Gerusalemme, viene inseguito dai soldati del vescovo per l’assassinio
del prete, si scatena una battaglia tra questi e il seguito del padre
che viene ferito, il quale poi, tra qualche altro minuto (di pellicola),
morirà nominandolo suo unico erede.
Ok, vi ripetete,
ora finalmente siamo a Gerusalemme! Ammirate grandiose inquadrature dall’alto,
panoramiche spettacolari, mercatini esotici, cavalli, palazzi e altre
riprese che vi fanno capire con precisione chirurgica che vi trovate in
un’affascinante terra da Mille e una notte. Certo, il protagonista
è stato l’unico sopravvissuto di un rovinoso naufragio, e
quando si è svegliato, non avete potuto non notare che aveva trattenuto
magicamente in mano la spada e gli oggetti che il padre morente gli aveva
dato. Sempre casualmente aveva trovato un cavallo, anch’esso incredibilmente
sopravvissuto al disastro, e dopo un po’ di nervosismo da parte
dell’equino, i due avevano persino fatto amicizia.
Ma ora basta pensare al passato, vi ripetete, ora andrà meglio.
Indubbiamente la figura del principe, futuro successore di un re lebbroso
e pacifista, è quella di un uomo brutto, cattivo e guerrafondaio
ma con una moglie bellissima, sorella del re (pacifista), non rappresenta
una gran novità. Anche il re malato che però crede nel bel,
triste, tenebroso Orlando non spicca per originalità, se poi ci
mettete vicino che le terre ereditate dal buono e bello sono pure misere
e decentrate, ma che lui in pochi secondi trova l’acqua, costruisce
un sistema d’irrigazione e va a letto con la bella principessa,
cominciate ad avere dei seri dubbi.
Il film prosegue
su questo tono e voi fate qualcosa che non avreste mai ritenuto possibile,
non solo rimpiangete il Gladiatore, ma persino Ben Hur e le interpretazioni
di Charlton Heston. Il povero Orlando sarà anche carino (e ve lo
dice una delle sue massime estimatrici) ma, quanto ad espressività,
fa ripensare con nostalgia a Clint Easwood dei tempi di Sergio Leone.
Così siamo arrivati alla presa di Gerusalemme mentre voi, nel frattempo,
avete imparato a bestemmiare in arabo e in molte altre lingue conosciute.
Parlate con un amico durante il discorso di Balian ai soldati, altrimenti
la retorica di quelle parole potrebbe procurare seri danni al vostro sistema
nervoso già seriamente compromesso.
Improvvisamente però, come emersa dalle nebbie di un non troppo
lontano passato, una visione vi sorprende. Troncate lì per lì
la conversazione, se pure interessante con il vostro amico, convinti di
essere entrati in un tunnel temporale, mentre la vostra coscienza continua
a ripetere che non è possibile, che nessuno può arrivare
a tanto. Eppure è lì davanti ai vostri occhi, la battaglia
del fosso di Helm! Non ci sono Uruk-hai questo è vero, ma gli arabi
con le loro torri d’attacco e le catapulte che perforano mura di
pietra sono una valida alternativa. Vi guardate intorno con aria furtiva
aspettando l’arrivo di Gandalf, e quando lo stregone bianco non
appare sulla collina ad Est insieme a Eomer a agli altri cavalieri di
Rohan, ne siete quasi deluso. Alla fine dovete constatare che gli “infedeli”
si sono rivelati più misericordiosi di qualunque Orchetto, e almeno
questo a Ridley Scott glielo dovete concedere, ma una domanda continua
ad ossessionarvi. Che Peter Jackson, così come il buon George Lucas
ai tempi della prima trilogia di Star Wars, abbia segnato inesorabilmente
l’immaginario collettivo? Dopo Luke Skywalker e compagni la fantascienza
non è più stata la stessa, ed ora vi domandate se anche
per il Signore degli Anelli non varrà lo stesso destino. Non che
vi spiaccia, voi adorate quel film, ma conoscete fin troppo bene l’opera
di vampirizzazione che il cinema, e soprattutto Hollywood riesce a compiere,
e vi chiedete se il vostro futuro da qui ai prossimi trent’anni
non sarà costellato da repliche infinite della Terra di Mezzo.
Troppo presto per parlarne, vi domandate con aria truce mentre uscite
stancamente dalla sala. Francamente non lo sapete e per il momento non
v’interessa ancora. Avete fame e forse dopo due ore e mezza d’immobilità,
persino voglia di andare al bagno. Un desiderio però prevale su
tutti. Voi siete di quelli che alle copie preferisce l’originale,
così vi è venuta una gran voglia di tornare a casa. È
ancora presto e domani non dovete andare al lavoro, così, vi dite,
“perché no, ci darò solo un’occhiata”
e inserite nel lettore DVD il Cd de Le due torri. Il
tempo passa e voi non ve ne accorgete, perciò decidete che, già
che ci siete, potreste rinfrescarvi la memoria guardando anche La
Compagnia dell’anello e Il ritorno del re.
Avete già visto tutta la trilogia diverse volte, ma se un merito
si vuol trovare a Le Crociate di Ridley Scott, pensate, è proprio
quello di continuare a farvi apprezzare sempre di più film come
Il Signore degli Anelli.
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