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NEWS
a cura di Paolo
"Exidor" Longarini
Sono stato io, me ne
assumo tutta la responsabilità.
L’ho uccisa.
Per tanti anni mi ha servito fedelemente, l’unica su cui potevo
contare sempre ed in ogni momento, l’unica che sapeva cosa volevo.
Sempre. E me lo dava senza fiatare, a volte sbuffando ma era sempre disponibile.
Ho rotto la mia moka da sei.
Sarà per l’arrivo della seconda figlia, Irene (il cui nome,
in antico fenicio, significa “ colei
che si sveglia alle 2, alle 3, alle 4 tutte le sante notti che vengono
sulla terra”), sarà perché il caffè è
una delle cose per cui vale la pena vivere, sarà perché
il caffè è una delle cose che mi fanno vivere (sono sei
mesi che non tocco un vasetto di nutella, due lunghissimi, estenuanti,
assurdi ed alquanto incazzosi mesi che non fumo ma non reggerei due giorni
senza caffè. Senza abbondanti dosi di caffè. Senza bagni,
impacchi, suffumigi, immersioni nel caffè) ma da qualche tempo
a questa parte, dentro casa mia (due adulti) si facevano anche tre macchinette
al giorno. Ne ho sempre bevuto tanto ma da quando non fumo il consumo
è salito esponenzialmente (“Mamma! Mamma! Ho detto esponenzialmente!”,
“Bravo! Hai visto che è convenuto andare alla stessa scuola
di Del Piero? Adesso metti a dormire l’uccellino e lavati le mani”),
il dottore direbbe che è uno sbaglio ma, se ci fate caso, i medici
sono quelli che ti dicono di smettere di fumare e loro hanno il portacicche
pieno, ti dicono di mangiare meno mentre si fanno un Mars e di fare movimento
mentre ritagliano i buoni sconto di Mc Donald.
Adesso capisco perché lo chiamano sempre Dott. Berlusconi.
Comunque, dicevo.
La preparazione del caffè di casa Longarini è semplice:
acqua a metà valvola, caffè fino a che la forza di gravità
e le leggi della statica permettono e si stringe la macchinetta alla morte,
tanto che tutte le volte che la pulisce mia moglie si sente un urlo tarzanico
perché non riesce ad aprirla.
Il segreto è quello. La devi stringere talmente tanto che la forza
necessaria per riaprirla è solo lievemente inferiore a quella che
ti farebbe dire “o la metto nella morsa o non la apro”.
L’altro segreto è nella temibile forza dell’acciaio.
La risposta è nell’acciaio, dicevano bene sia Conan sia Kurgan,
mollate quelle stupide macchinette in alluminio che dopo poco tempo si
spanano, si macchiano e si deformano.
Acciaio.
Due sere fa, mentre la stringevo aiutato da quei due martinetti idraulici
che ho attaccati ai polsi (“Signò, sta mano po’ esse
fero o po’ esse piuma”), il manico della mia amatissima moka
si è rotto. Irrimediabilmente.
Non so come fare.
ME LA VOLETE DARE, SI’ O NO?
Michael Straczynsky (questa è l’ultimissima
volta che scrivo il suo cognome, vi avevo già detto che lo chiamerò
Pogo, eccheccacchio, ma che razza di cognome è? Va bene che le
vocali costano 500 euro ma santa Peppa, mettercene una sola mi sembra
davvero assurdo), dicevo, Pogo ha bussato ancora alla porta della Paramount
offrendosi come autore di una prossima serie Trek (dichiarando a mezza
bocca ed in via assolutamente non ufficiale che quelli della Paramount
non capiscono una beneamata di come si dovrebbe trattare Star Trek),
solo per sentirsi rispondere “…mah…non so…vedremo….chissà
cosa ci riserva il futuro….prendiamoci una pausa di riflessione”,
in pratica vogliono tenere tutto il mondo trek in fermo biologico per
almeno due annetti.
Ok, ma almeno potreste spendere due minutini ad ascoltare le proposte
di uno degli autori fantascientifici più interessanti degli ultimi
anni che scalpita per entrare a far parte del mondo trek? Troppo disturbo?
BILLONE NOSTRO.
Come ormai tutti sapete, Billone Shatner è stato l’ospite
d’onore della Sticcon testè trascorsa, svoltosi anche quest’anno
in quella ridente cittadina in provincia di Urano che è Bellaria.

Bene, sul suo inutile e fastidioso sito, in cui tiene anche un “blog”
con il fantastico aggiornamento di un intervento al mese, è apparsa
la drammatica notizia che recandosi per vacanze in Italia (doveva andare
in Germania a ritirare un premio, non ben specificato ma credo si trattasse
del “Miglior attore con le iniziali WS”), lui e la sua signora
avevano voglia di spaghetti ma che, ossignur, ossanti, ommaria, non
sia riuscito a trovarne. Sbigottito e deluso da questo ha fatto rotta
per la terra che ha dato i natali a menti eccelse come Beethoven e Rummenigge.
Personalmente non so come definire uno che non riesce a trovare un cavolo
di piatto di spaghetti in Italia, considerando che ha alloggiato a Bologna
e Venezia, bastava
solo che decidesse per una direzione, camminasse per al massimo sette
minuti per imbattersi, matematico, in un ristorante. Ecchecacchio, d’accordo
che non mi sta simpatico ma, santa miseria, questo è deficiente.
Molto probabilmente Shtanerone nostro non riuscirebbe a mangiare dello
zucchero filato a Disneyland, andrebbe in bianco con la signora Staller
e per soffiarsi il naso abbisogna di aiuto esterno.
Come deficenti sono anche i frequentatori del suo sito, tra i quali
mi fregio di annoverare, i quali, uno in particolare, si lamentavano
della stessa cosa. Per un altro, per mangiare la pasta migliore bisogna
andare a New York.
Per fortuna c’è anche il mio nuovo eroe, Paolo
Attivissimo che, molto garbatamente si presenta (era il suo
traduttore a quella strana manifestazione che gli ha permesso di visitare
l’Italia gratis e che lui non ha sentito il bisogno di, non dico
ringraziare, neanche citare. A parziale discapito del ciccione bisogna
dire che non lo fa con nessuna manifestazione se non quelle che organizza
lui stesso), e che, altrettanto garbatamente gli fa presente l’impossibilità
di non trovare un piatto di banalissimi spaghetti nel nostro paese.
Posso sbagliare, e se così fosse me ne scuso con Attivissimo,
ma credo di aver colto anche una gentilissima e fenomenale presa per
il culo quando gli fa presente che da noi, la pasta, si trova in pacchi
e non in barattolo e che non si mangia della stessa consistenza della
colla da parati.
Se invitavate il vecchio Wil vi cucinava l’arrabbiata per tutti,
ecco.
ODDIO, MICA CANTERA’.
George “Star Wars” Lucas è stato
insignito dall’American Film Institute del prestigioso premio
alla carriera. Alla cerimonia hanno partecipato tutti gli attori e colleghi
che hanno partecipato ai suoi film. 
Hanno fatto un filmino della serata e, stranamente, le immagini riuscivano
a rimanere fisse, senza stacchetti, tendine assurde, tagli improvvisi
per addirittura più di sette secondi. Nonostante ci fosse Lucas
di mezzo.
La serata era completamente in suo onore e tutto filava liscio.
Almeno finchè non hanno chiamato sul palco LUI, Billone Shatner
nostro che, brandendo il microfono ha annunciato un omaggio “da
un viaggiatore spaziale ad un altro” e, tra le urla, i pianti
e le suppliche dei presenti, che avevano già capito dove voleva
andare a parare (non potevano neanche scappare, Billone aveva serrato
le porte), ha CANTATO “My Way” di Sinatra.
Sembra che al termine dell’esibizione il fantasma di Sinatra abbia
offerto ai presenti diecimila dollari se gli portavano la testa di Shatner.
Con il senso dell’umorismo e la grazia che lo contraddistingue,
Billone ha augurato “Lunga vita ma non prosperità, poichè
di quella ne hai avuta fin troppa” a Lucas, il quale non ha potuto
applaudire al termine dell’esibizione visto che aveva una mano
occupata.
SCENDETELO HERE.
Il nostro Wil preferito è sempre più grande.
Negli ultimi tempi, non avendo un piffero da fare, non solo ha allungato
sensibilmente i sui interventi nel blog ma ha visto un sacco di film.
Tra gli altri “Star Wars”, “Il giorno più lungo”
e “Cincinnati Kid”.
Il mio cuoricino batte a mille visto che, la scorsa settimana, anche
io ho rivisto per la sessantesima volta quel capolavoro che è
Cincinnati Kid. Siamo dello stesso parere, Steve Mc Queen era un grandissimo
attore dotato di uno sguardo impressionante, Karl malden era praticamente
perfetto e Ann Margret una gnocca fuori da ogni grazia di Dio che avrebbe
avuto il potere di farmi ballare sulla capocchia di uno spillo se solo
me lo avesse chiesto.
Ragazzi, fatelo venire alla prossima Sticcon, questo non è un
cretino, è un tizio con una solida preparazione alla base, che
si lava sempre i denti prima di andare a dormire, che aiuta tutte le
vecchiette ad attraversare, anche e specialmente quelle che NON devono
attraversare, che fa il bollino blu ogni due settimane, che se gioca
a flipper non dà il classico colpo di bacino (equivalente ad
un settimo grado controllato della Mercalli, abbastanza per incrinare
il vetro ma non abbastanza per fare tilt) perché “gli sembra
di barare”, è un ragazzo che come Pasquale Zagaria ama
la mamma e la polizia, che si spettina, suda e che ogni tanto ne molla
anche una.
È uno di noi.
Scendetelo here.
Trip!
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