SHATNER ULTIMO ATTO
di Domenico Ciccone


L’ultima puntata della Shatner-saga abbraccia gli anni ’90 e i primi 2000, particolarmente tristi se non altro per il decadimento fisico del nostro eroe.
In “Land of the Free” (1998) vediamo uno Shatner perfido e cattivo, nemico della patria e degli ideali americani (accipicchia!!!!).Bill, infatti, interpreta la parte di Aiden Cardell, industriale americano in procinto di diventare senatore, grazie anche alla bravura di Jeff Speakman, il suo manager elettorale. Mentre Jeff sta raccogliendo informazioni per il suo lavoro, viene casualmente a scoprire (chissà perché queste cose accadono sempre casualmente) che Cardell è un pezzo grosso di un’organizzazione militare che progetta un rovesciamento governativo. Speakman non ci pensa due volte, e denuncia Cardell. A questo punto Speakman e la sua famiglia vengono messi sotto protezione dall’FBI, perché Cardell, latitante, ha scatenato le sue milizie paramilitari contro il suo ex-collaboratore. Naturalmente questa protezione non sortirà effetto alcuno, visto che quasi tutti gli agenti FBI verranno neutralizzati come una massa di idioti, mentre Speakman riesce da solo a evitare tutti gli attentati contro di lui (fra l’altro è anche campione di arti marziali, qualità sicuramente indispensabile per uno che nella vita fa il pubblicitario).
La qualità del plot viene resa ancora meglio da questo anonimo spettatore americano, che la narra a modo suo, un modo molto vicino al nostro: “Aiden Carvill è un candidato al Senato, ed è anche il perno di una cospirazione di milizie di estrema destra che vogliono conquistare il Paese. Fortunatamente, Carvill assume come consulente un esperto di arti marziali, ex marine, e sopravvissuto all’esplosione del pianeta Krypton, la cui moglie è esperta di guida in percorsi di guerra. Quando l’FBI decide di entrare in ballo, le milizie di estrema destra commettono l’errore di tormentare Superman e la sua famiglia. Da quel momento il film è tutto in discesa, finendo con l’eroe che uccide il cattivo. Gli altri membri della cospirazione sopravvivono, ma sono troppo intimiditi da questo omone per tentare ulteriori azioni”.
Naturalmente i commenti sulla trashaggine di questo film si sprecano: Michael Butts, dal Wyoming, la prende larga: “William Shatner non è mai stato considerato un grande attore. Certo, ha portato STAR TREK all’immortalità, ma questo principalmente perché la serie ha dimostrato di funzionare in sé, con il Capitano Kirk che mano a mano diventava una caricatura da venerare come l’esatto opposto del concetto di ‘recitazione’. In questo buffo e improbabile film, Shatner interpreta un manager che sta per diventare senatore (…) Ci sono parecchi scontri d’auto, pallottole che volano, e un rapporto quasi umoristico tra Shatner e Speakman. Però potrebbe capitarti di affittare di peggio, in una piovosa notte di ottobre”. Un anonimo commentatore, invece, ironizza sulla possibilità che il plot del film si avveri e che Shatner prenda il potere come Capo assoluto degli Stati Uniti d’America : “Vi immaginate di rendere obbligatorio per i cittadini di guardare ‘TJ Hooker’ ogni giorno, mentre 'Rocket Man' interpretata da Shatner suona liberamente in tutti gli ascensori dello Stato? Il resto del film offre Speakman che tenta di essere eroico (e non ci riesce) e drammatico (e ci riesce come il rumore di unghie grattate su una lavagna), e tipiche scene di macchine che saltano in aria e scuolabus dirottati. Il classico film che bisognerebbe vedere una sola volta e mai più”.

Fisicamente sempre più disfatto, Shatner gira nel 2000 “Falcon Down”, ennesimo polpettone militar-aeronautico basato su intrighi politici e tecnologia guerresca. La trama: il pilota Hank Thomas viene sbattuto fuori dall’aeronautica statunitense dopo che il suo migliore amico è rimasto ucciso in un’esercitazione, il fallimento della quale ha provocato pure il deragliamento di un aereo di linea. Dopo tre anni da questi fatti incresciosi, Hank viene contattato da un gruppo di agenti della CIA, fra i quali c’è il suo vecchio (letteralmente…) comandante, il maggiore Robert Carson (Shatner). Gli agenti della CIA raccontano a Thomas di aver scoperto, dopo accurate indagini, che in realtà l’incidente e il deragliamento di tre anni prima sono stati provocati da un aereo supersonico da battaglia, invisibile ai radar, chiamato “Falcon”. Rivelatosi pericoloso, il progetto era stato abbandonato, e l’unico esemplare di Falcon costruito era stato chiuso in una base di Area 51. La compagnia costruttrice dell’aereo, però, non è disposta a rinunciare ai suoi lauti guadagni, e ha progettato di rubare l’aereo per rivenderlo ai Cinesi. Scoperto tutto ciò, la CIA chiede l’aiuto di Thomas per spostare segretamente l’aereo in una più sicura base in Alaska, proponendogli il reintegro immediato nell’Aeronautica e mille scuse per il modo in cui era stato trattato. Accettata la cosa, il gruppo viene segretamente paracadutato nell’Area 51, e Thomas si mette ai comandi dell’aereo per portarlo via. Una volta in volo, però, Thomas si accorge che una squadriglia di caccia si è levata in volo al loro inseguimento, e ascoltando le loro comunicazioni capisce che in realtà il maggiore Carson e compagni non sono agenti della CIA, ma sono i mercenari che vogliono vendere l’aereo ai cinesi. Ovviamente realizza anche di essere un perfetto idiota, ma non così tanto come i mercenari, visto che il film si conclude con l’intrepido pilota che riesce a salvare capra e cavoli, sconfiggendo i cattivi, riportando l’aereo al suo posto, e finendo pluridecorato e ovazionato. Visto che mettere un orientale nel cast fa sempre la sua porca figura, in questo film abbiamo un tal Donald Li nei panni del Capitano Chow: ve lo segnalo perché Shatner abbinato ad un orientale il cui personaggio si chiama Capitano Chow mi sembra infinitamente più ridicolo rispetto all’abbinamento Shatner-personaggio orientale di nome Guardiamarina Sulu. Nella foto a lato potete ammirarle Li in compagnia di Bill nel suo trionfo di pappagorgia e cascami di pelle vari. Michael O’Keefe, dall’Oklahoma, è estremamente lapidario nel suo commento al film: “Non c’è azione. Non c’è suspance. Effetti speciali mediocri. Spacciato anche per Sci-Fi. Quasi tutti sono sopra le righe. Una cattiva imitazione di un buon film”.

Per la serie “errare è umano, perseverare è diabolico”, chiudiamo l’ampia rassegna dedicata a Shatner con il suo secondo film da regista: “Groom Lake” (2002). Captain-54, americano del Minnesota, si augura anche che sia l’ultimo, visto che inizia il suo commento al film su IMDB con “Please...no more” vale a dire “Per favore…..mai più”. La pellicola è stata definita dallo stesso Shatner “a science fiction love story”, e il buon Bill, oltre a dirigere ed interpretare un ruolo, risulta anche fra gli autori della sceneggiatura (garanzia di qualità, dunque, non vi pare?)
Ma andiamo con ordine: la protagonista è Amy, una ragazza condannata alla morte da un male incurabile, e il suo devoto marito Andy cerca di farle passare i suoi ultimi giorni felice. La ragazza ha un unico desiderio: essere sicura che c’è vita nell’universo, che l’umanità non è sola. Andy decide allora di portare la moglie in campeggio a Groom Lake, per il semplice fatto che il campeggio è vicino alla famosissima Area51 (arieccola); Andy è sicuro che in quel posto misterioso Kate avrebbe trovato la risposta alle sue domande. Una volta giunti a Groom Lake, i due si accampano, ma una notte qualcosa aggredisce Kate lasciandole una strana traccia violacea sul corpo. Il referto medico dell'accaduto viene comunicato ai militari, e poco dopo alcuni uomini in tenuta scura rapiscono la giovane. Andy, disperato, decide di avventurarsi clandestinamente all'interno della base nel tentativo di liberare Kate, ma ad un certo punto viene contattato da uno strano tipo di nome John Gossner (Shatner). Gossner rivela a Andy di essere in contatto con gli alieni, di essere una specie di loro osservatore privilegiato, e che anche lui ha interesse a vedere Kate libera per evitare che, dalle analisi con il contatto alieno, i militari possano recare danno agli extraterrestri. Con l’aiuto di Gossner, Andy riesce a penetrare nella base, scoprendo che essa è in realtà un’enorme struttura che fornisce supporto logistico a una colonia aliena lì insediata. Dopo una serie di peripezie, Andy riesce a liberare Kate, la quale muore felice.
In altre parole: una tizia sta per morire, e il suo unico desiderio è quello di sapere se gli alieni esistono; allora per soddisfare la sua curiosità il marito non pensa niente di meglio che portarla in campeggio all’Area 51, nell’eventualità di incontrare qualche extraterrestre che passa di lì per caso (un po’ come uno che và in campeggio nel Parco Nazionale dello Stelvio nella speranza di vedere qualche stambecco saltellare per i dirupi). Naturalmente, un tizio qualunque riesce a provare quello che nugoli di scienziati e ricercatori non hanno mai potuto lontanamente dimostrare, e cioè la presenza di Alieni nell’Area 51. Assolutamente, inconfutabilmente, senza ombra di dubbio trash all’ennesima potenza.
In termini di commenti, quello del succitato Captain-54 è più un grido di dolore : “Io adoro Bill Shatner. Ho visto tutto quello che ha fatto. Non avrebbe dovuto girare più nessun dannatissimo film. Prima quello stupido show sui cuochi (nda si riferisce a un programma televisivo americani del tipo ‘La prova del cuoco’ ) e ora questo orribile, orribile film. Bene, sono rimasto disidratato per due giorni a forza di sputare sul DVD e di maledire il nome di Bill Shatner”.

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