Vi chiedevate forse dove fossi
finita, cari lettori dello Stim? Ebbene, sono tornata. Proprio oggi riflettevo
sul fatto di non avere scritto una riga per cinque mesi; già, dal
Marzo 2015, il numero che ci è costato la spiacevole denuncia penale
da parte della Presidenza del Consiglio. Ma non vi preoccupate, non sono
certo scomparsa dalla circolazione perché mi hanno sbattuto in
galera; no, quella mi tocca a Novembre: grazie alle nuove, comode forme
di pagamento giudiziario noi della redazione abbiamo rateizzato la pena,
col risultato che i nove anni, ora, ce li facciamo a rotazione, ventidue
giorni a testa ogni tre mesi. Anche se col Navarca in preda a una sospettosa
amnesia e Alf in tournee con La Traviata (i suoi gorgheggi hanno incantato
l'Uzbekistan e la parte non terremotata del Giappone) dobbiamo dividerci
pure i loro turni. Longarini ha risolto con stile: al suo posto manda
l'androide Suocera 6.
Archiviata
la prigione, vi confesserò perché sono stata assente così
a lungo. Ebbene sì, l'ho fatto: settimana prossima il mio nuovo
libro sarà in tutti i supermercati. L'elaborazione è stata
particolarmente lunga perchè la mia casa editrice non era entusiasta
della prima stesura e ho dovuto scendere a qualche, chiamiamolo così,
piccolo compromesso nella trama, nella struttura, nella sintassi e negli
ologrammi allegati. Purtroppo mi duole ammettere che valuto il romanzo
non coerente con la mia produzione letteraria passata, motivo per cui
sarà pubblicato omettendo il mio cognome. Ciò non toglie
che possa offrire al lettore svariati spunti di riflessione e -perché
no- qualche momento di piacevole svago. "Cento bottarelle"
a firma Chiara S. vi aspetta in tutti i supermercati. Che altro potevo
fare? Dovrò pur pagare l'affitto. La mia quadrilogia romanzesca
sull'eremitaggio norvegese di Wittgeinstein non ha venduto come speravo
(dove eravate voi lettori dello Stim quando l'editore osava definirmi
"poco commerciale"? Tutti questi anni a scrivere gratis per
voi e quando arriva il momento non comprate neanche una copia, razza
di ingrati). Il mio gattopotamo, poi, mangia come un dannato: fortuna
che gli incroci genetici sono garantiti dalla carta del consumatore
"I pregi del felino uniti alla comodità dell'erbivoro",
diceva il depliant, e io che già pensavo di risparmiare su crocchette
e scatolame; avrei dovuto leggere le righe piccole: "col solo svantaggio
di un leggero aumento di dimensioni". Leggero aumento di dimensioni?
Se al posto della lettiera di plastica ho dovuto lasciargli la vasca
da bagno ci sarà un motivo. E almeno brucasse. No, mangia zucchine.
Con quello che costano le zucchine al chilo: sedici Rubli, dico io.
E così ho accettato
di raffazzonare questa serie di racconti incentrati sul sesso con androidi,
ferri da stiro, robot da cucina, lavastoviglie, tavoli, distributori
automatici di merendine, insomma, sesso con qualunque cosa non respiri
(mi hanno spiegato che secondo le ultime psicostatistiche il feticismo
è ormai l'inclinazione sessuale più diffusa in occidente
-deve essere per questo che il mio ex fidanzato cercava sempre di rubarmi
i bigodini). Spero vogliate contribuire alla causa comprando una copia.
Suvvia, ci sono anche gli ologrammi a grandezza naturale.
Comunque
lasciamo da parte le questioni commerciali: bisogna festeggiare! Allegria,
amici lettori (come diceva il sempreverde Mike Bongiorno prima di trovarsi
con due rametti di rosmarino nelle narici ed essere cotto arrosto dai
bambini di Genius durante la puntata dedicata al "Signore delle
mosche"), benvenuti nel cinquantesimo anniversario della nascita
di Star Trek. Non solo: con questo numero sono ben quindici anni tondi
che scrivo per lo Stim. Ci credereste? Sono quindici anni che ogni mese
cerco un argomento legato a Star Trek da trattare, quindici anni che
la direttrice mi insegue con una pistola elettrica per i miei ritardi
di consegna degli articoli, quindici anni che nutro pazientemente l'iguana
redazionale e lucido il modello 1:1 dell'Enterprise in cortile. Nonostante
mi sembri di avere iniziato ieri, molte cose sono cambiate e ovviamente
non parlo del solo fatto che lo Stim sia diventato uno degli omeodiani
più autorevoli ("Rossella Marchiselli - la Regina Elisabetta
dei direttori italiani", titolava a fine Luglio la Settimana Enigmistica
riferendosi alla durata del suo incarico). È arrivato il momento
di fare un bilancio. Cosa ci rimane, oggi, di Star Trek? A che punto
siamo nel viaggio per raggiungere la fantascientifica utopia di Gene
Roddenberry?
Be'.
Mmmh.
D'accordo, occorre premettere che sono diventata molto cinica, altro
che l'agnellino venticinquenne che credeva in Babbo Natale. Ho visto
troppe cose negli ultimi anni: ho visto J.K. Rowling comprare la Microsoft,
i Sigur Rós cantare "Baby one more time" in islandese,
il Regno Unito dichiarare Colin Firth patrimonio nazionale. E soprattutto
ho visto il Vaticano invadere la Spagna -o almeno provarci. La versione
ufficiale dice che lo scontro è stato evitato grazie al "duro
lavoro della diplomazia", ma io ricordo bene com'è andata
(non per nulla sono redattrice Stim, la più prestigiosa fonte
giornalistica italiana insieme a Studio Aperto).
Quando
alle 16 spaccate del 31 Ottobre 2012 il generale delle Guardie Svizzere,
col grazioso pigiama a righe blu e arancio, l'elmetto e l'alabarda,
ha tirato fuori la pergamena e si è messo a leggere con spiccato
accento tedesco la dichiarazione di guerra ("
per kontinuo
unt intefesso spregio ti sakra istituzione ti familia
") i
doganieri alla frontiera vicino a Port Bou sono scoppiati a ridere.
Se durante la prima carica dei fanti stentavano ormai a respirare, all'arrivo
delle catapulte erano ormai tutti riversi a terra per le risate; non
avvezze a sconfiggere i nemici sommergendoli di umorismo involontario,
a un certo punto le Guardie hanno iniziato a subire i colpi della vergogna
decidendo, dopo una breve consultazione, di riprendere mestamente la
via di Roma. Il loro capo spirituale non l'ha presa bene. A proposito,
vi ricordate quando in giro lo chiamavano "Papa di transizione"?
Ah, che ridere! E infatti l'Inter non ha più vinto una Coppa
Italia dal 2005. Tira avanti da anni, un po' sciupato, a dire il vero:
le vene in rilievo sul viso non gli donano. Scommetto che anche il Segretario
di Stato cui si accompagna ha visto giorni migliori, con quel respiro
affannoso da bronchite cronica e la tunica nera integrale (sembra abbia
avuto un terribile incidente durante una certa vacanza sull'Etna, ma
le voci sono contraddittorie). Dopo la pessima figura, il Vaticano ha
deciso di modernizzarsi. Hanno venduto il baldacchino del Bernini, quello
con i torciglioni, a Bayer-McDonalds (che lo usa come simbolo pubblicitario,
avrete visto, per la nuova linea di fusilli take away) e con i soldi
del ricavato hanno investito nell'aerospaziale. Adesso stanno costruendo
una specie di satellite artificiale. Che se ne faranno, di un oggetto
così poco versatile.
Capirete dunque come oggi,
all'alba dei trentasette anni, dopo avere assistito a simili spettacoli,
io sia diventata la vecchia cinica che tutti conoscete. Se guarderò
"Star Trek Phoenix"? Be', ho qualche dubbio, con "Twin
Peaks redux" in controprogrammazione: dopo il successo del nono
Harry Potter (e soprattutto dopo avere finalmente ammesso che l'autore
segreto di quella vecchia serie televisiva, i Teletubbies, era proprio
lui -ha! L'ho sempre sospettato) David Lynch è tornato in forma
smagliante. No, miei cari lettori, questa cinica carriola l'ha passata
da tempo, la fase della cieca passione per Star Trek; a dirla tutta,
più passano gli anni, più assume uno sgradevole sapore
di datato. I costumi, le scenografie di compensato, i finti tricorder
di legno col mattone dentro (come il digitale terrestre che ai tempi
d'oro mio cugino vendeva negli autogrill). I personaggi, poi. Picard
che legge Shakespeare: impraticabile, per uno scrittore avere il nome
di un frappé è un suicidio commerciale. E i Borg, gli
esseri che pensano all'unisono e vivono in simbiosi con la tecnologia
più avanzata; ah, e dimenticavo i Bajoriani, il popolo per cui
la religione è questione di stato: assurdità. Va bene,
c'è la questione della fantascienza come strumento per trasfigurare
la realtà; ma oggi tutti i sogni, tutti gli incubi, sono già
stati fatti e infranti: che bisogno abbiamo, noi, della fantascienza?
Soprattutto mi chiedo come
abbiamo potuto cascarci per così tanto tempo. E io che per anni
ho continuato a inventarmi articoli su questa innocua fiaba, con le
sue innocenti utopie e i miscugli di teorie da socialismo reale. Quella
faccenda dell'abolizione del denaro, ad esempio, o l'equa distribuzione
delle risorse. Fandonie. Storie del terrore che racconterò ai
miei nipoti, salvo poi tranquillizzarli giurando loro che il libero
mercato non morirà mai. Già. Mai.
Bah.
Però
che sussulto ho avuto il 4 Novembre 2008, quando l'uragano Heidi ha
reso sgradevole a molti cittadini degli stati del sud il compito di
andare a votare per le presidenziali USA, offrendo al mondo Hillary
Rodham Clinton come primo presidente donna. "È fatta",
ho detto fra me e me, "è il primo passo, ora sarà
tutto più semplice"; e poi, con la sua ferma condanna per
la tentata invasione vaticana della Spagna, quella si gioca la rielezione
in favore di Chuck Hall, il tizio della Chiesa Evangelica Presbite Intercostale.
Ora per decreto legge il novanta per cento dei bambini americani crede
che le rane nascano spontaneamente dal fango degli stagni e che il T-rex
del Museum of Natural History di New York sia un mosaico di ossi di
cane assemblato da studenti ubriachi di una confraternita.
No, amici, credetemi. Troppo
è stato il tempo speso a fuggire dal mondo reale invece di abituarci
ad esso, e nonostante le ore passate a filosofare con gli amici possano
esservi sembrate divertenti, ricordate che non ne è valsa la
pena. Chi vi obbliga a spulciare ancora quegli obsoleti dvd per vedere
un gruppo di omini che fa finta di scuotersi quando l'Enterprise vira
bruscamente, o un paio di capitani pelati con le loro questioni morali,
o ancora pezzi di galassia inesistenti, così lontani dal nostro
sole che basterebbe la punta di uno spillo a oscurarlo, in cerca di
uno stralcio di nebulosa, una cometa ghiacciata, qualcosa, qualunque
cosa, un vorace buco nero, un tunnel spaziale, un pianeta verdognolo.
E poi loro, gli alieni. Le uniche creature in grado di renderci, con
la semplice notizia della loro esistenza, improvvisamente umani. Il
motivo per cui qualche sera, col naso per aria, avete sfiorato il cielo
con un'occhiata veloce in cerca di una luce diversa dalle altre, magari
di una strana scia. Chi vi impone di sprecare minuti preziosi confidando
ancora nell'irrealizzabile fantasia del disadattato? Chi ve lo fa fare?
Chi me lo fa fare. Sembra così tardi, ora. Così tardi
che forse abbiamo davvero raggiunto l'estremità della circonferenza,
l'abbiamo oltrepassata e siamo tornati al punto di partenza, dove possiamo
concederci un nuovo giro ricominciando tutto da capo. Forse.
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