ANNO 2016: IL FUTURO E' QUI
di Susanna Ricci

Pensavamo che non avremmo più avuto loro notizie.
Dopo ben 11 anni dalla chiusura prematura della serie di Star Trek universalmente riconosciuta come la meno riuscita in assoluto, Enterprise fa ancora parlare di sé in termini polemici.
Gli autori non si sono mai veramente arresi di fronte alla decisione della grande casa di produzione, la Google-Paramount, di porre fine in così malo modo a quella che era ormai una tradizione consolidata dell'allora televisione americana.
Da qui la decisione di passare ad una produzione indipendente, che è riuscita ad aggirare i problemi di royalties e diritti d'autore, per riportare sugli oloschermi le avventure un po' imbalsamate dei primi esploratori dello spazio, a bordo di quella che venne definita la prima astronave chiamata Enterprise, in barba a tutta la cronologia di Star Trek scritta fino a quel momento.
Sappiamo che il fandom non si è mai completamente ripreso dagli stravolgimenti che furono messi in opera dagli autori Brannon e Braga e che ancora oggi si discute se considerare canon o meno le storie da loro raccontate.
Ma ben presto avremo delle risposte a tutti i nostri quesiti, visto che i nuovi autori, Manny Coto e suo figlio Josh, hanno intenzione di riprendere le fila del discorso esattamente da dove era stato interrotto.
Proprio così.
Esattamente da allora.
Ma come è possibile, visto che gli attori che hanno interpretato i personaggi di Archer, T'Pol, Reed e tutti gli altri sono ormai invecchiati di 11 anni? Jolene Bablock ha recentemente fatto sapere che sostituirà le protesi mammarie in silicone con il "flubber", la nuova sostanza di riempimento atossica e molto più modellabile brevettata dalla Micheline, ma anche con tutto il botulino del mondo non potrà mai far finta di avere ancora 25 anni!
E qui entra in scena la Calvin Enterprises & Co, che si è recentemente conquistata le luci della ribalta con i suoi nuovi modelli di androidi più veri del vero.
Ricordate quando, proprio nel 2005, venne proposto al pubblico il primo modello di androide, costruito seguendo le fattezze e la personalità di Philip K. Dick? Nessuno si aspettava il clamoroso successo che ottenne: sebbene fosse legnoso nei movimenti e la sintopelle lasciasse ancora parecchio a desiderare, la ricostruzione della personalità con l'inserimento del chip di memoria contenente tutti i libri, diari e confessioni del grande scrittore, era talmente tanto vicina alla realtà, che il prototipo riuscì persino a produrre nuove opere, del tutto simili per stile e contenuti, a quelle del vero Dick.
Ora siamo all'estremo perfezionamento della tecnica allora utilizzata, e la Calvin Ent. ha deciso di entrare nel business di produzione della quinta stagione di Enterprise, proprio per dimostrare quanto l'impiego dei propri androidi possa essere variegato e sorprendente.
La stessa Susan Calvin (nome d'arte di una delle più promettenti menti scientifiche moderne, di cui nessuno conosce la vera identità), ha dichiarato, tramite il sito ultraweb da lei messo a disposizione dei clienti, di essere una fan sfegatata di Star Trek e di non aver mai potuto digerire l'idea della sua interruzione prematura.
L'occasione che ora si presenta, di poter riprendere la messa in onda dei telefilm con degli androidi che riproducano non già gli attori, ma effettivamente i personaggi della serie televisiva, è irripetibile e rappresenta una scommessa tecnologica senza precedenti.
Non si tratta di creare dei robot che possano essere di aiuto agli esseri umani, svolgendo le mansioni più umili e difficoltose. Si tratta di creare dal nulla dei "personaggi" nati nel 1966 per volontà di un uomo morto da tempo, Gene Roddenberry. L'ormai anziana Majel Barret ha commentato che il marito sarebbe stato veramente felice di sapere che la sua più sfrenata fantasia avrebbe potuto effettivamente diventare reale e si dichiara entusiasta dell'idea dei Coto di riprendere la storia da dove era stata interrotta, tralasciando l'ultima puntata della quarta stagione per cause di forza maggiore.
Ed è tanto più entusiasta dell'idea, proprio per il fatto che il tutto avviene quest'anno, 2016, anno in cui ricorre il cinquantenario della nascita del fenomeno Star Trek.
Pare che tutta la troupe stia facendo i salti mortali per rispettare l'appuntamento dell'otto settembre, per la messa in onda del primo episodio della quinta stagione di Star Trek: Enterprise, un ulteriore tributo al Grande Uccello della Galassia e a tutti i fan che non si sono mai stancati di tenere alto l'interesse per questo straordinario fenomeno di costume.
Anche lo STIM raggiunge un bel traguardo: sono ormai 17 anni che la nostra redazione mette on line puntualmente un nuovo numero ogni mese.
Senza nessuna retribuzione, senza nessun riconoscimento se non quello del nostro amato pubblico che ci ha seguito per tutto questo tempo, i redattori dello STIM sono ormai diventati dei paciosi signori un po' in là negli anni, che non vedono l'ora di poter "toccare" con mano uno degli androidi della quinta stagione di Ent alla prossima STICCON.
Finalmente potremo chiedere direttamente ai personaggi cosa hanno provato in una determinata avventura, e non dovremo più accontentarci di commenti filtrati dall'animo degli attori che li hanno interpretati. Non ci potranno essere più idiosincrasie tra ciò che pensa l'attore e ciò che rappresenta il personaggio, e gli androidi potranno dirci "esattamente" come ci si sente a comandare una nave spaziale o a incontrare delle nuove specie aliene.
Ricordo che già nel 2003 era sorta una discussione molto animata se un personaggio interamente creato in digitale come Gollum potesse essere insignito di un premio Oscar.
Ora la questione è ancora più complessa: questi nuovi "esseri" saranno tanto sofisticati da rappresentare veramente un uomo?
Se così non fosse i telefilm che andranno a vivere non saranno di alcun successo. Ma se sono veramente credibili, perché completi di personalità complessa e di sentimenti, come ci possiamo porre di fronte a loro? Siamo in presenza di una intelligenza artificiale tale da doverci confrontare con il dilemma di Data?
Cosa ci da la "misura di un uomo"?
Forse la prova più inconfutabile potrebbe essere questa: se sbufferanno al momento di dover firmare gli autografi, allora sapremo che la finzione ha smesso di essere tale ed è diventata una solida realtà…


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