HARRY POTTER E L'ELMO DI MAMBRINO
di Di J.K. Rowling
Editore:Salani
Prezzo: 69 euro

di
Paolo "Exidor" Longarini


Sono passati i consueti tre anni e quindi eccoci di nuovo alle prese con le nuove avventure del mago più famoso del mondo.
In questa decima avventura si nota sempre di più come il passaggio dall'adolescenza all'età adulta di Harry lo stia portando su toni sempre più cupi: l'abbandono di Hogwarts (evidente metafora del guscio familiare), conseguenza del rifiuto a diventarne insegnante, il matrimonio con uno dei due personaggi che, Harry a parte, da sempre caratterizzano la serie, la perdita di tutte le sue fortune custodite nella banca gnomesca, sono tutte contaminazioni del mondo reale nella saga "fantastica" per eccellenza, che hanno fatto storcere il naso a molti dei fan.
Personalmente condivido la scelta della Rowling: non potendo più contare su nuovi lettori ormai da molto tempo, cerca di venire incontro alle esigenze di un pubblico adulto, quello che formava la base delle sue opere iniziali e che, per forza di cose, è ora composto da persone adulte con problemi reali.

La storia:
Fierobecco, dato per morto, trova Harry e gli consegna una lettera in cui un misterioso "amico" chiede di raggiungerlo promettendo la consegna di una lettera, finora rimasta nascosta, dei suoi genitori.
Temendo una trappola, anche se il coinvolgimento di Fierobecco tenderebbe ad escluderlo, Harry chiede consiglio allo zio, l'unico di cui si fida e decide di partire. Il viaggio dovrà svolgersi a piedi (Fierobecco risente ancora delle ferite riportate in "Harry Potter e la finale di coppa" e, quindi, non può volare), inoltre, come in tutte le lettere anonime che si rispettino, si chiede di garantire l'assoluto silenzio sullo scopo della missione e partire da soli.
Harry parte quindi per un viaggio che lo porterà in città mai viste (come lo stesso Harry ammette "anche un quartiere diverso dal mio è per me terra straniera"), a conoscere nuove persone ed interagire con esse e con i pericoli che ne deriveranno, senza l'aiuto della magia in quanto, all'apparenza senza volere, Fierobecco rompe quasi subito la bacchetta magica di Harry.
Il viaggio metterà Harry di fronte alle responsabilità che comporta l'uso della magia ma, soprattutto, il rendersi conto di come, ormai, dipendesse interamente da essa. Uno scontro con dei normalissimi teppisti da strada fa sì che Harry perda anche l'aiuto di Fierobecco, il quale tornerà solo per il gran finale del libro. Durante il viaggio affronterà pericoli mai incontrati e quando sembra tutto perduto ecco che il fantasma di Hermione (scomparsa nell'ottavo libro delle avventure del maghetto), arriverà a toglierlo dai guai.
Sono sicuro che voi, come tutti i novecento milioni di persone che hanno acquistato il libro, lo avete già letto e che quindi, contrariamente a quel che faccio di solito, posso parlare anche del finale. Anche perché su questo ci sono le dolenti note.
Appartengo alla schiera di lettori della prima ora, ho sempre difeso la Rowling anche nelle scelte più radicali che ha scelto di operare alla serie, in questo caso mi unisco al coro dei critici che hanno trovato l'idea portante del libro alquanto discutibile: per farla breve, la lettera ricevuta altro non era che l'ennesima trappola di Voldemort che, approfittando del fatto che tutti gli eroi sono anche dei fessi, riesce ad attirare Harry in un luogo preparato per rendere inutili, o comunque molto deboli, le sue difese magiche. Naturalmente non poteva prevedere che tutto il viaggio altro non era che una lenta preparazione di Harry a potersela cavare senza magia e quindi a riuscire a cavarsela anche in questa occasione. Mentre il cattivo giace a terra con ancora un filo di vita, appare Fierobecco che, sanato dalle ferite, trasmette con raggi luminosi uscenti dagli occhi l'immagine della madre di Harry.
La cosa potrebbe anche finire qui ma la Rowling ci riserva una inaspettata sorpresa: l'episodio che finora ci era stato descritto milioni di volte ci viene presentato in una nuova luce, ora. La sera in cui Voldemort entrò in casa Potter per sterminarne gli occupanti, riuscì ad uccidere solo il padre di Harry. La madre, prima di venire uccisa, riuscì a separare il suo corpo astrale da quello fisico e, solo a distanza di anni, riuscire a reincarnarsi in Fierobecco.
Non difese affatto Harry.
Sapeva che non ce ne era bisogno.
I maghi non possono uccidere i propri figli, almeno non con la magia.
La madre di Harry racconta questa storia, la storia di una donna innamorata di due uomini, dai quali, o meglio, da uno dei quali ha avuto un figlio.
Memorabile la frase "È lui tuo padre, Harry!" che riesce a pronunciare Mamma-Fierobecco rivolta verso Voldemort.
Insomma, la serie e l'autrice in particolare, ha tentato di dare una svolta adulta ad un personaggio che, almeno nelle nostre menti, avrà sempre al massimo sedici anni, riuscendo a fare uno strano miscuglio tra un libro on the road ed una saga familiare.
Un libro che non ha appassionato immediatamente come i precedenti ma che forse ha bisogno di una seconda ed una terza lettura prima di essere apprezzato pienamente.


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