SECONDA STELLA A DESTRA...
di William Shatner e Peter David

di
Riccardo "Summer" Palazzani


E' arrivato nelle mie mani l'ultimo capitolo dell'accoppiata Shatner-David, a cui va il merito negli ultimi cinque anni di aver tenuto vivo il mito del capitano Kirk e dell'astronave Enterprise, poche settimane dopo la triste notizia che ha sconvolto il fandom trek circa le condizioni di salute di William Shatner.
Dopo Kelley, Doohan e la Nichols, un altro dei membri del mitico cast che negli anni sessanta dello scorso secolo diedero corpo ed anima al mito di Star Trek ci sta per lasciare.
Colpito da un ictus, Shatner giace da allora in coma farmacologico e secondo i medici che lo stanno curando, vista l'età avanzata del paziente, è solo una questione di tempo prima che arrivi il decesso.
Mentre questa terribile notizia giungeva alla mia nuova console telematica attraverso la nuova e performante Internet 2 (che gioia ora navigare!) UltimoAvamposto mi consegnava l'ultima fatica letteraria di Shatner, edita negli Usa circa due mesi fa e tradotta dal software Jana dell'IntelTranslater in modo impeccabile e a tempo di record per il pubblico italiano.
Il mio primo pensiero, dopo aver letto l'ultima pagina è stato : che Shatner (e anche Peter David, non dimentichiamocelo) presagisse quanto stava per accadergli?
Il romanzo, il ventiquattresimo per la precisione, ci presenta un Kirk un poco diverso da come eravamo stati abituati a vederlo, o meglio immaginarlo. Praticamente assente ogni collegamento con Fame di Vendetta, il romanzo precedente, che ci lasciava con una Flotta Stellare in lotta con i temibili Signori Oscuri, il nuovo spauracchio della Federazione di fine XXIV secolo che abbiamo imparato a conoscere in Star Trek: Phoenix, trasmesso su Canale 7 lo scorso inverno, si concludeva con un Kirk sempre più invecchiato ma combattivo indossare i panni di Picard, quando, più di vent'anni fa lo seppellì su Veridiano 3. Solo che questa volta sotto le pietre si trovava il corpo di Spock, ucciso da Jarjan'es durante un fallito tentativo di mediazione con l'Alleanza.
Mi aspettavo che il nuovo romanzo riprendesse le fila da dove ci aveva lasciato, facendo luce sui numerosi punto in sospeso, quali l'uscita di scena di Spock, abbastanza inattesa e la tresca amorosa del primo ufficiale, il tenente Thomas Vargant con un alieno, prima vera storia di stampo omosessuale dichiarata nel campo Trek.
Invece il duo Shatner-David ha scelto di raccontarci una storia completamente nuova, ambientata dieci anni dopo i fatti di Fame di Vendetta, con un Kirk ormai novantenne, ritiratosi in pensione con Scotty e Picard su Risa.
I tre, ormai definitivamente in pensione (divertente l'intermezzo iniziale con cui Picard rifiuta di partecipare come mediatore ad una missione diplomatica adducendo come scusa l'artrite!) hanno preso una grande casa in comune, con un vasto giardino, lontana dal caos delle città turistiche. I tre passano le serate a raccontarsi l'un l'altro storie vissute durante gli sfolgoranti anni al comando delle migliori navi stellari della Flotta, seduto sotto un grande patio e infatti buona parte del romanzo è costituito dal vorticoso intrecciarsi di tre diverse sottotrame che riguardano la giovinezza di questi grandi, intervallate da copiose bevute di birra romulana d'importazione illegale, fatale per i fragili metabolismi dei tre anziani pensionati.
Scotty racconta il suo primo incontro con l'Enterprise, quando era sotto il comando del capitano Pike. Picard torna all'Accademia per illustrarci come riuscì a vincere la corsa campestre riservata ai cadetti. Kirk descrive uno dei molteplici primi contatti con civiltà aliene di cui fu protagonista durante la ormai mitica missione quinquennale.
Le sottotrame si intervallano in maniera quasi casuale, con Kirk che interrompe la narrazione di Scotty, propone un brindisi e poi invita Picard a proseguire la sua storia. Picard che interrompe Kirk per rivolgere a Scotty domande su quanto stava raccontando poco prima, quasi non avesse prestato attenzione alle parole di Kirk. Il tutto procede confusamente, a volte è quasi irritante come Shatner e David tronchino le narrazioni sul più bello per dare spazio ad un altro protagonista. In certi momenti regna una certa confusione.
Le sottotrame sono tenute insieme da una trama principale quasi apparente, incidentale, sulle prime senza importanza.
Mentre i tre discorrono con un boccale di birra romulana in mano, viene dato un maggiore spazio alle riflessioni interiori di Kirk, che spaziano dalla nostalgia per i vecchi tempi andati, al convincimento interiore di aver dato tutto quello che poteva e di meritarsi ora finalmente un po' di sano riposo. Le vicende che lo riguardano si accavallano con intime riflessioni sul senso della sua vita, sul suo operato come capitano dell'Enterprise. Una specie di consuntivo finale sulla sua esistenza, spesso impietoso, sarcastico, a volta al limite del blasfemo. Shatner rinnega Kirk e viceversa?
Un ripensamento dell'ultimo momento? La frustrazione di una vita e di un successo mondiale dipendente dal personaggio del capitano dell'Enterprise? O una forma di solenne omaggio ad un personaggio di fantasia che ha saputo cambiare la sua vita più di uno reale?
Fino a che Kirk non si alza dalla seggiola e con una scusa abbandona i due compagni d'avventura. Sente il bisogno incontrollabile di restare solo. Termina, mentalmente, di raccontare la sua storia mentre si allontana barcollando dal patio, perdendosi nell'oscurità della notte di Risa, ignorato dai due compagni, troppo presi dalla birra romulana e dai ricordi per rendersi conto di quanto sta per accadere. Si allontana dalla casa perdendosi nel vasto giardino fino a raggiungere un grande albero, dal fusto possente ed accasciarsi, strisciando con la schiena contro di esso. Un momento estremamente commovente, in cui Kirk percepisce l'avvicinarsi della fine ma non ne è intimorito. Anzi, gioisce di fronte all'ennesima opportunità di sfidare la morte, che non è stato altro che il sale della sua intera esistenza.
Le ultime righe sono vaghe, non si comprende chi, fra il capitano Kirk e la Morte abbia prevalso. Il tutto sembra rimandare all'ennesimo romanzo. Ma non questa volta, a meno di un miracolo, Shatner, sarà nell'alto dei cieli prima dell'uscita del prossimo numero dello Stim.




Se volete commentare questo articolo scrivete a
Warp Mail