Bzz, 1991:
mi sono ubriacato la prima volta.
Bzz, 1977: eccomi mentre nasco.
Bzz. 1954: potrebbe essere il
futuro dell’homecomputer. A descriverlo è uno scenziato
della RAND corporation (Research AND Development). Fra 50 anni, nel
2004, un computer domestico potrebbe essere così: video e cassa
audio in alto nell’angolo. Telescrivente al centro. Valvole e
manovelle negli armadi a muro. Ammette che la tecnologia necessaria
non è stata ancora inventata, e quando la inventeranno, si spera
che i prezzi diventino accessibili. Nel frattempo si ipotizzano sistemi
di propulsione in grado di sfuggire all’attrazione terrestre.
Mumble.
Bzz, 2005: il comp sta nel mobiletto,
dal satelitte mi fanno sapere che pioverà, toh vedo anche la
melma di Titano. Shariamo.
Vediamo…
Bzz, II secolo AC: a Tebe chi vuole accedere ad una carica pubblica
deve aver cessato ogni attività lucrativa da almeno 10 anni.
MUMBLE.
Bzz, 2005: sigh. Vabbè...
Mamma se son curioso.
Bzz, 9 mesi A.C.:
…
Bzz, 2005. Non avrei dovuto
farlo.
La RAND Corporation è
nata subito dopo la seconda guerra mondiale seguendo propositi principalmente
di carattere militare. Comprensibile, visto che la padronanza della
tecnica determinò tutto l’andamento del conflitto: aviazione,
missilistica e non per ultima la raccapricciante potenza della bomba
atomica. Fu così che in America qualcuno concepì questo
progetto di coordinamento scientifico per fare fronte ad improvvise
emergenze. Nel giro di qualche anno, probabilmente dopo aver allargato
il concetto di “improvvisa emergenza”, divenne una organizzazione
no-profit per lo studio di applicazioni civili. Avessero forse intuito
qualcosa di importante?
Questo
al lato è infatti il “futuribile” home computer,
così come veniva ipotizzato nel 1954. Fa sorridere come questi
aggeggi dei tempi passati, così ingenui se visti oggi, riescano
quasi ad essere profetici, dando in qualche modo la sensazione di quello
che volevamo un tempo, che sicuramente vogliamo ancora. Non a caso vediamo
questa immagine nello splendore dei suoi 15 kappa. Fra cinquant’anni
chissà cosa ricorderemo, e come lo ricorderemo: probabilmente
ci ritroveremo alle prese con devastanti sessioni tecno-amarcord tra
amici, di quelle che si fanno già adesso, parlando di telefoni,
automobili, elettrodomestici. Ricordare, dal futuro verso il passato.
Al tempo vendevano il martello di gommapiuma per picchiare il Commodore64.
Sempre allora parlavano di possibili programmi senzienti in grado di
propagarsi, a quel tempo in maniera del tutto ipotetica, attraverso
reti di computer. Brrrr. Bastardi, non vedevano l’ora.
Che
sia il caso di sondare l’avvenire? Magari tenendo a portata di
mano gli antipiretici? Cittadini del mondo (così almeno diceva
la maestra alle elementari), società multietnica, pace mondiale,
inquinamento zero, piani demografici, automazione e benessere. Se in
cinquant’anni siamo riusciti a mettere dentro al mobiletto quell’”home
computer” del ricercatore, forse potremmo aggrapparci a qualche
pia illusione. Molto pia, ma soprattutto molta illusione: solo il più
ingenuo dei bonaccioni potrebbe credere alla maestra (ed infatti, erano
le elementari). Cittadini del mondo? Quale dei tanti. Inquinamento zero?
Lavori in corso. Società multietnica? Deflagrazioni in corso.
Benessere… mah! Stamattina mi son svegliato un po’ incazzato,
leggermente più di ieri. Eppure, basterebbe passare un fine settimana
nella campagna umbra, nel rudere dei contadini. Credevo non esistessero
più, invece ancora prendono le uova dalle loro galline, accendono
il fuoco anziché la luce, aspettano che i biscotti si finiscano
di cuocere, e mentre fuori piove, un bicchiere di vino. Se ne bevi un
goccio, proprio davanti al fuoco, magicamente comprendi che forse siamo
andati troppo oltre. Avevamo molto, volevamo di più. Lo abbiamo
avuto. Certo, non possiamo lamentarci, diranno i più. Passano
gli anni, passano i secoli, passano le guerre. Speriamo passi anche
questa. Speriamo.
Già,
il mondo piange. La terra ha alzato le acque, prima in Indonesia, poi
sulle coste americane, e non solo. Piogge torrenziali e tempeste uccidono
ancora in molte zone del pianeta, e già da tempo. Anche qui ci
stiamo abituando a rovesci tropicali. E quando non è la Terra
a maledirci, lo facciamo da soli: esplosioni, guerre, avvelenamenti,
omicidi, suicidi. Non c’è male, l’odio scorre, inesorabile.
Il momento critico, il punto di non ritorno, quello pronosticato da
anni, potrebbe arrivare a momenti. Pentitevi, dicono sia già
arrivato, e ci siamo nel mezzo. Sarà altrettanto antipatico dirlo,
decisamente antipatico, se usiamo un drammatico rafforzativo: siamo
nell’occhio del ciclone. Scusate se insisto.
Continueremo con le nostre distrazioni? I nostri palliativi? I nostri
placebo per curare la verità? Scelte infauste, ingerenze politiche,
costrizioni economiche, lobby, e quant’altro. Il serpente monetario
struscia per le nostre tasche, ci entra nello stomaco, scivola via tra
i problemi di tutti i giorni, sopravvive uccidendo chissà quanti.
Noi lo abbiamo creato, tanto voluto e desiderato. Chiusi nella nostra
roccaforte, assolutamente sicuri, ora aleggia l’impressione di
vivere dentro un castello di carte: dopo gli ultimi avvenimenti, ci
appare proprio fragile e pericoloso. Brutto periodo. Avete qualche dubbio
in merito?
Sappiamo
uscirne? Non consolano più le grandi ricerche, i grandi progetti,
la nostra “supercultura”. Di cosa abbiamo bisogno? Che conforto
può dare sapere che arriveremo su Marte? Di quale utilità
sarà allora la ricerca (e la politica) nei prossimi anni? Chi
saprà rappresentare noi, ed i veri problemi che abbiamo? Esiste
ad oggi qualcuno, o qualcosa, in grado di farlo? Pensateci, fate un
Bzz nel 2055, ed immaginatevi da soli le conseguenze di scelte non appropriate.
Se potessimo parlare con Mr. 15 kappa, se potessimo fargli vedere quello
che siamo adesso, a quali conclusioni giungerebbe? Mi chiedo cos’altro
riuscirebbe ad immaginarsi per il domani. Si chiederebbe anche lui dove
sono finiti i buoni propositi, ed anche il buon senso. Dovremmo ritornare
più vicini al pianeta, è il caso di dirlo, con i piedi
per terra. Qualcosa di più pratico, e forse meno avveniristico:
solidarietà, educazione, rispetto. Le pie illusioni di sempre,
quelle che avremmo voluto realizzare, quelle che avrebbe voluto realizzare
anche lui, magari aiutato da quel grande home computer.
Bzz, riproviamoci.
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