R.I.P. STAR TREK
di Matteo "Norton" Bistoletti

Per la prima volta dal lontano 1987 (ma considerando l’avventura cinematografica e il largo consenso ottenuto negli anni settanta con il preludio alla nuova serie - divenuta poi il primo film - alla fine del decennio potremmo aggiungere molti più anni), con l’avvento della nuova stagione televisiva e cinematografica ci rendiamo conto della fine di un epoca. Anche se per buona parte di noi fan italiani il fatidico momento è rimandato di qualche mese, non possiamo non fermarci a riflettere mestamente sulla fine della nostra saga preferita. Ebbene sì, perché questa volta, nolenti o volenti, si tratta di una vera e propria fine.
Dopo i fasti fantasiosi del nostro numero futuristico, in cui si prospettavano nuove serie di grande successo e bellezza inestimabile, col mese di ottobre - insieme alla pioggia e il freddo che incalzano - dobbiamo confrontarci con la realtà delle cose.
Star Trek è finito. È morto. Forse morto lo era già da tempo, ma adesso anche la sua ombra, lo spettro di quello che era che si aggirava da tempo, è scomparsa. Già si parla di nuovi film, di possibili sceneggiatori per nuove serie, ma è solo un modo per negare la realtà delle cose. Star Trek è davvero finito. Al di là infatti della plausibilità di tutti i progetti futuri legati a Star Trek, non si può non mettere la parola ‘fine’ in questo momento della nostra saga. Un po’ perché Star Trek, come dicevo sopra, è davvero “finito”: nel senso che non ha più niente da raccontare che non sia già stato detto e non ha più nessuno che abbia ancora la voglia di ascoltare quello che ormai non riesce più a dire. Un po’ invece perché questa volta Star Trek deve riposare per davvero e, se tornerà, sarà per essere davvero nuovo e rinato e nello stesso tempo risorto per ritrovare quel suo essere un prodotto unico, una perla di raro splendore, che lo ha distinto da sempre rispetto al resto del panorama artistico negli anni passati.

La fine è resa ancor più triste perché esso non esce dal palco principale, esce in sordina, senza meriti, esce stanco e consumato, tra i fischi di quel pubblico che l’aveva da sempre applaudito, esce a testa bassa dalla porticina sul retro, dove si getta la roba vecchia e inutilizzata, insieme agli sconfitti, mentre la gente, compresi i suoi vecchi fan, applaudono nuovi successi. Star Trek, o chi per essi, ha scelto di non uscire quando avrebbe dovuto, quando era qualcuno, quando dominava il palco, quando ero amato e stimato, quando era sulla bocca di tutti, dagli estimatori fino al grande pubblico, dall’élite culturale ai critici più severi. E la vera grandezza di qualcuno qualcosa sta nell’uscire di scena quando è il momento giusto.
Non era morto con la terza stagione della serie classica, non morì nemmeno dopo nessun film nonostante gli attori deperivano, ha rimesso tutto in gioco puntando su un sequel in cui nessuno credeva e ha sfondato un’altra volta. È riuscito a mettersi in discussione attraverso una serie da sempre fonte di dibattito contenutistico, ma di innegabile valore.
Poi, tra lo scroscio degli applausi, Star Trek ha cominciato a gongolarsi: con la penultima serie ha rischiato più volte il didascalismo e l’autocelebrazione, ha cominciato a costruirsi una gabbia dorata dalla quale era difficile uscire.
Dei suoi ultimi deboli respiri degli ultimi quattro anni poi abbiamo già detto e ridetto. Non era più Star Trek, sembrava uno di quei vampiri che di umano avevano solo l’aspetto ma non la sostanza: era solo un ricordo di se stesso.
Star Trek si è piegato al mondo e ha smesso di dettare le regole da lui stesso create.

Non è tutta colpa Sua, certo. Oggi il mercato è cresciuto in qualità. Nei decenni passati Star Trek era un prodotto unico anche per la mediocrità da cui era circondato. Oggi le puntate di Enterprise devono vedersela con serie che hanno davvero qualcosa da dire, che non si limitano a strizzare l’occhio a quello che avrebbero potuto essere, che non si celebrano né piangono addosso senza mezzi sterili per tirare a campare.
Cosa offre di buono oggi Star Trek che altre serie non offrono?

Vorrei ancora vedere nei miei amici Trekker quegli occhi di meraviglia quando si mettevano davanti ad un singolo episodio. Vorrei ancora vedere in loro quegli occhi ricolmi di nostalgia. I loro sguardi verso Star Trek sono invece solo stanchi e annoiati, come quelli di un vecchio che si consuma lentamente in un vecchia casa di riposo abbandonato da tutti.
Noi abbiamo abbandonato Star Trek in una casa anziani. Noi l’abbiamo lasciato morire di morte lenta e sotto tortuose agonie. Forse nostro malgrado, certo, ma avremmo, o qualcuno in nostra vece, avrebbe dovuto dire basta tempo fa. E noi lo avremmo ricordato con occhi pieni di gioia, in quell’ultima grande e scrosciante ovazione, in piedi, applaudendo fino ad aver rosse le mani.

Vorrei che un giorno Star Trek rinasca. Ma rinasca sul serio. Vorrei di nuovo provare quel senso di meraviglia e sorpresa, quel sentirmi a casa fra le stelle sconosciute. Vorrei ancora quel Qualcosa che rendeva l’universo misterioso e nello stesso tempo affascinante. Vorrei ancora quella serie che mi portava a cercare a tutti i costi qualcuno per poter condividere l’entusiasmo dilagante che il vedere un episodio mi regalava. Vorrei provare ancora quei brividi e quelle commozioni. Perché se un cielo stellato non riesce più ad emozionarti è davvero arrivato il momento di volgere lo sguardo altrove.

L'anno prossimo Star Trek compirà quarant'anni. Sarà un compleanno mesto, diverso dai suoi venticinque anni o dai suoi trenta. E mentre Berman spegnerà le sue candele tutto solo, noi Trekker punteremo i nostri videoregistratori su un altro canale. Finché un giorno apriremo quei vecchi DVD con tutta quella meraviglia di un tempo, nell’attesa che una persona dallo spirito pari a quello di gente come Moore, Roddenberry, Coon, Fontana o Menosky faccia altrettanto…e anche qualcosa di più.

E alla fine di tutto questo dire, é bene ricordarlo ancora una volta: sarà pure finita così, ma Star Trek è e resta per me la migliore serie mai concepita. E tale resterà…sempre.

“Please…remember me….”

Dr. Beverly Crusher, “Remember me” (TNG, 4 stagione)

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