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| R.I.P.
STAR TREK di Matteo "Norton" Bistoletti Per la prima volta dal lontano 1987 (ma considerando
l’avventura cinematografica e il largo consenso ottenuto negli
anni settanta con il preludio alla nuova serie - divenuta poi il primo
film - alla fine del decennio potremmo aggiungere molti più anni),
con l’avvento della nuova stagione televisiva e cinematografica
ci rendiamo conto della fine di un epoca. Anche se per buona parte di
noi fan italiani il fatidico momento è rimandato di qualche mese,
non possiamo non fermarci a riflettere mestamente sulla fine della nostra
saga preferita. Ebbene sì, perché questa volta, nolenti
o volenti, si tratta di una vera e propria fine. La fine è resa ancor più triste perché
esso non esce dal palco principale, esce in sordina, senza meriti, esce
stanco e consumato, tra i fischi di quel pubblico che l’aveva
da sempre applaudito, esce a testa bassa dalla porticina sul retro,
dove si getta la roba vecchia e inutilizzata, insieme agli sconfitti,
mentre la gente, compresi i suoi vecchi fan, applaudono nuovi successi.
Star Trek, o chi per essi, ha scelto di non uscire quando avrebbe dovuto,
quando era qualcuno, quando dominava il palco, quando ero amato e stimato,
quando era sulla bocca di tutti, dagli estimatori fino al grande pubblico,
dall’élite culturale ai critici più severi. E la
vera grandezza di qualcuno qualcosa sta nell’uscire di scena quando
è il momento giusto. Non è tutta colpa Sua, certo. Oggi il mercato
è cresciuto in qualità. Nei decenni passati Star Trek
era un prodotto unico anche per la mediocrità da cui era circondato.
Oggi le puntate di Enterprise devono vedersela con serie che hanno davvero
qualcosa da dire, che non si limitano a strizzare l’occhio a quello
che avrebbero potuto essere, che non si celebrano né piangono
addosso senza mezzi sterili per tirare a campare. Vorrei ancora vedere nei miei amici Trekker quegli
occhi di meraviglia quando si mettevano davanti ad un singolo episodio.
Vorrei ancora vedere in loro quegli occhi ricolmi di nostalgia. I loro
sguardi verso Star Trek sono invece solo stanchi e annoiati, come quelli
di un vecchio che si consuma lentamente in un vecchia casa di riposo
abbandonato da tutti. Vorrei che un giorno Star Trek rinasca. Ma rinasca sul serio. Vorrei di nuovo provare quel senso di meraviglia e sorpresa, quel sentirmi a casa fra le stelle sconosciute. Vorrei ancora quel Qualcosa che rendeva l’universo misterioso e nello stesso tempo affascinante. Vorrei ancora quella serie che mi portava a cercare a tutti i costi qualcuno per poter condividere l’entusiasmo dilagante che il vedere un episodio mi regalava. Vorrei provare ancora quei brividi e quelle commozioni. Perché se un cielo stellato non riesce più ad emozionarti è davvero arrivato il momento di volgere lo sguardo altrove. L'anno prossimo Star Trek compirà quarant'anni. Sarà un compleanno mesto, diverso dai suoi venticinque anni o dai suoi trenta. E mentre Berman spegnerà le sue candele tutto solo, noi Trekker punteremo i nostri videoregistratori su un altro canale. Finché un giorno apriremo quei vecchi DVD con tutta quella meraviglia di un tempo, nell’attesa che una persona dallo spirito pari a quello di gente come Moore, Roddenberry, Coon, Fontana o Menosky faccia altrettanto…e anche qualcosa di più. E alla fine di tutto questo dire, é bene ricordarlo ancora una volta: sarà pure finita così, ma Star Trek è e resta per me la migliore serie mai concepita. E tale resterà…sempre. “Please…remember me….” Dr. Beverly Crusher, “Remember me” (TNG, 4 stagione) Se volete commentare questo articolo scrivete a Warp Mail |
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