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CHARLIE E LA
FABBRICA DI CIOCCOLATO
di Rossella
"DrBev" Marchiselli
Devo dire che nonostante la firma di Tim Burton e la presenza
di Johnny Depp, sono partita fortemente prevenuta alla visione di questo
film. Sono molto legata al film del 1977, che ho sempre ritenuto
un piccolo capolavoro di fantasia, e un ottimo esempio di cinema dell'assurdo.
Ho quindi affrontato la visione del film con la riserva
di chi pensa che un remake sia , in qualche modo, inesorabilmente e fatalmente,
peggiore dell'originale.
Sono quindi la prima persona ad ammettere di
essermi sbagliata clamorosamente.
Johnny Depp è grandioso. Al di
là del fatto che non riesce ad essere imbruttito nemmeno dal trucco che
lo fa assomigliare ad una di quelle foto in bianco e nero dei primi del
secolo che venivano colorate in rosa per dare loro un aspetto meno severo,
al di là della chiostra dentale che lo fa assomigliare a un manichino,
conferma la sua versatilità di interpretazione, la capacità di passare
dalla commedia al drammatico al farsesco, sfruttando appieno una vasta
gamma di espressioni facciali assolutamente degne di un attore di prima
grandezza.
Il genio di Tim Burton - questa è la quarta volta
in quindici anni che lavorano insieme - è riuscito ancora una volta a
fare in modo di esaltare lo straordinario talento di questo attore, che
a mio parere non ha ancora ricevuto un oscar solamente perchè penalizzato
dalla sua bellezza.
La trama è sostanzialmente la stessa dell'originale: Charlie
è il bambino povero che trova uno dei biglietti messi in palio da Willy
Wonka, il misterioso ed eccentrico proprietario della Fabbrica di Cioccolato
davanti alla quale Charlie passa tutti i giorni; uno dei cinque proprietari
del biglietto diventerà l'erede di Willy.
Le differenze sostanziali sono nei paesaggi della Fabbrica:
girato interamente nei leggendari studi cinematografici di Pinewood
(quelli di 007, per intenderci) Burton ha saputo creare un'atmosfera che
manca nel film originale: i colori vivissimi, i paesaggi fantastici, le
ambientazioni decisamente oniriche ricalcano ma non copiano di pari passo
quelle del film preesistente, aggiungendo un tocco personale che esalta
la qualità del film stesso.
L'interpretazione di Depp, da sola, regge il film: la caratterizzazione
di un uomo fondamentalmente avulso dalla realtà, un po' più sadico di
quanto non ci si aspetti, con un'ironia ed un senso dell'assurdo in ogni
scena del film, sfocia nella personificazione di un uomo fondamentalmente
solo, introverso, timoroso del contatto umano (porta guanti da chirurgo
e si spaventa se abbracciato), con una difficile infanzia alle spalle
(la perla del film è la partecipazione di Christopher Lee nel
ruolo del padre di Willy, personaggio creato per cercare di dare una spiegazione
all'eccentricità di Willy) e con problemi irrisolti che lo portano ad
essere un eterno bambino.
Circondato solo dai suoi Oompa Loompa (che sono TUTTI interpretati
da un solo attore, Deep Roy ["Big Fish"], replicato
all'infinito dalla grafica digitale) Willy vive una esistenza fantastica
e solitaria, persa in un mondo astratto, bastante a se stesso e inadeguato
a partecipare alla società "chiusa" al di fuori della Fabbrica.
In Charlie troverà l'erede spirituale al suo lavoro, e per
merito suo inizierà a crescere lentamente per diventare un essere sociale,
pur mantenendo tutto il suo candore e la sua ironia dell'assurdo.
Costato 150 milioni di dollari (giudicati inizialmente una spesa
sconsideratamente alta), il film vede la partecipazione dello stesso Roald
Dahl che aveva scritto il libro da cui è stato tratto
il primo film, che vede così il suo libro portato sugli schermi per ben
due volte nell'arco della sua vita. Charlie è interpretato da Freddie
Highmore, che aveva già lavorato con Depp in Neverland -
Un sogno per la vita, e Helena Bonham Carter caratterizza
la mamma di Charlie, mentre la si attende sugli schermi (sempre con Burton
e Depp) con "The Corpse Bride".
Memorabile, a mio avviso, lo spettacolo degli scoiattoli mentre
selezionano le noci.
Nel film troviamo alcune citazioni:
una tavoletta di cioccolato diventa il monolito
di 2001 Odissea nello spazio; la scena della tavoletta ha come sottofondo
"Così parlò Zarathustra";
le prime parole di benvenuto che Willy legge
agli ospiti sono, nella versione originale: "Good morning, starshine,
the earth says hello," da una delle canzoni del musical Hair;
la scena in cui Willy taglia
il nastro ricorda Edward Scissorhands, perchè Willy non ha la mano;
il padre di Charlie lavora alla Smilex
Toothpaste Company (Smilex è il gas avvelenato usato dal Joker nel film
Batman);
le sequenze "acquatiche dei film di Esther Williams;
e altri riferimenti a "La Mosca", ai Beatles
e alla Famiglia Addams.
A chi non l'avesse riconosciuto, ricordo il nostro grandissimo Arnoldo
Foà come voce narrante del film.
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