TRASPORTI IN STAR TREK
di Paolo "Exidor" Longarini


Basta trovarsi, almeno una sola volta nella vita, a passare per il Raccordo Anulare. O la Tangenziale. O la Complanare.
Prima o poi capita a tutti, non c’è scampo.
Tutte le volte che capita di trovarsi imbottigliati nel traffico perché qualche imbecille ha pensato “io sorpasso quando cribbio mi pare” e si è stampato contro un pioppo, o quando riducono ad una sola simpatica corsia il Raccordo per qualcosa tipo tre chilometri, usando allegri cartelli Stiamo Lavorando Per Voi e tu, dopo i sopranominati tre chilometri arrivi finalmente in fondo e scopri che il cartello era sbagliato visto che per dire “stiamo”, plurale, bisognerebbe che di quelle sei persone intente a chiacchierare e scambiarsi commenti sulle letterine che guardano l’unico, singolare, scemo che lavora con un martello pneumatico in mano, avessero almeno la buona grazia di scusarsi per averti fatto fare due ore di fila e ammettessero che il cartello è una burla.
Ecco, tutte queste volte parte spontaneo il pensiero di abbassare il finestrino e rivelare a quei signori la vera natura della loro messa al mondo e, soprattutto, viene in mente “quanto vorrei il teletrasporto”.
Calma.
Nel mondo di Star Trek i trasporti non sembrano essere assolutamente un problema. In qualsiasi parte del mondo, Terra o meno, l’Enterprise attraccasse, nessuno si è mai sognato di chiedere “potremmo mica atterrare più vicino a casa mia?”. Questo perché c’è non solo il teletrasporto ma anche quelle simpatiche navette con la forma vagamente rassomigliante ad un ferro Rowenta, composte da null’altro che apparente lamiera e della stessa traballante consistenza, che hanno però il vantaggio di essere veloci come schegge.
Non ci sono taxi o autobus, non esiste il traffico. Apparentemente non sembrano esserci in giro nemmeno automobili.
Ma come caspita si spostano?
Ok, navicelle e teletrasporto, ma se devo andare a prendere il pane (niente pane, dentro casa avranno quel coso che gli dici “pizza coi peperoni come la faceva nonna” e bum, vi appare una teglia davanti agli occhi con ancora le impronte digitali della vecchia sul bordocrosta), se voglio dire una cosa ad un amico (nada anche in questo caso, monitor grandi come una finestra con cui dialoghi tranquillamente con tutti e non paghi una lira di abbonamento aggiuntivo), ok, mettiamo che un fantomatico Mario ti debba restituire 25 euro e io glieli voglia chiedere perché mi servono (cippa, primo perché non esiste moneta perché come dice il pelato “l’umanità tende solo a migliorarsi" e nessuno fa uno scquaqquaramerlo di niente dalla mattina alla sera, tanto che pure quello col martello pneumatico ha preso in mano il thermos del caffè e dice la sua su Victoria Silvested e poi, al limite, ti fa un bonifico, quello lo potrebbe fare anche oggi), d’accordo, mettiamo che qualcuno abbia chiesto alla mia bambina di uscire stasera e io non voglia accontentarmi delle minac... raccomandazioni verbali ma che voglia, di persona, andare da lui e ridurlo una mera poltiglia (….ok, questa sì), bene, se io volessi fare una cosa del genere, come potrei fare?
A piedi?
Io a piedi non vado nemmeno dalla cucina al salone.
Bene, sembra che l’universo di Star Trek sia strutturato per i lunghi viaggi, per i grandi scopi, ma che non tenga abbastanza conto delle piccole cose: un padre che vuole sgrugnare un adolescente, come dovrebbe fare secondo loro?
Non posso certo pensare che ogni famiglia abbia un coso lamieroso a disposizione perché la struttura delle città che hanno sempre fatto vedere non mostrava né lamieroni volanti e nemmeno cosi quadratiformi parcheggiati a destra o sinistra.
Quindi se la versione light di un Runabout viene messa a disposizione di ogni famiglia terrestre, dove caspita sono? E dove li parcheggiano?
Considerando che anche nel 24esimo secolo una donna resta una donna (e che quindi non si accontenterebbe mai di avere a casa una semplice camicia premendo un pulsantino ma che, per il fatto stesso di essere donna, quindi un incontrovertibile verità biologica, vi deve prendere un sabato o una domenica, costringervi a ore di traffico e ricerca di parcheggio perché, quella stessa camicia la deve comprare nel negozio più nascosto del più lontano anfratto commerciale esistente), i trasporti cittadini DEVONO per forza di cose esistere ancora.
Dove sono?
Ok, noi siamo Star Trek, noi pensiamo in grande, facciamo tutto grande e queste sciocchezze non ci riguardano (ci penserà Okuda in qualche manualetto).
Il teletrasporto.
Banalizzando molto ma molto la spiegazione, il teletrasporto funziona mettendosi sopra dei dischi luminosi sul pavimento che non si vedevano neanche allo Studio 54 quando c’era Tony Manero, O’Brien (o chi per lui), tira in su un paio di levette, voi piano piano scemate insieme a delle lucette. Ecco, in questo preciso momento un computer ha diviso le vostre particelle, vi ha “memorizzato” nel proprio buffer di memoria e vi spedisce ad una velocità superiore a quella della luce laddove dovete andare, ricomponendovi all’arrivo.
Bene.
Un piffero, bene, male, anzi malissimo.
Tralasciamo come per incanto i problemi relativi alla conversione analogico-digitale dell’essere umano, ed analizziamo la presenza di una sala teletrasporto su di una nave stellare.
A che caspita serve? A fare fico?
In ogni puntata Picard e soci vengono presi e portati ovunque senza alcun bisogno di essere sopra le lucette. Come è possibile?
Verrebbe da chiedersi che, o le lucette non servono ad un beneamato piffero, oppure se servono come terminale della conversione analogico-digitale, si compia un errore assurdo in ogni puntata.
La Ricomposizione. Come avviene?
Se io non ho bisogno di un terminale di partenza e di arrivo, significa che il computer processa il mio “essere” a distanza, senza bisogno che i miei atomi, fotoni e cellule, passino attraverso i suoi circuiti.
Allora perché parlano sempre di buffer?
Potrei capire per la prima scomposizione, mettiamo che i computer abbia un raggio “distruttore” in grado di separare le mie cellule e di attirarle a sé nelle proprie memorie, questo ha un senso, ma come fa a ricomporre le stesse cellule a distanza senza una lucetta, un macchinario di riconversione digitale-analogico? Vedete, a questo punto entra in scena la biologia, non solo la fisica e questa dice che se io separo due cellule, queste restano separate. Il corpo umano non tende alla ricomposizione, come a qualcuno potrebbe sembrare.
Per non parlare di un piccolo particolare, una insignificante bazzecola simil-teologica.
L’anima?
Andiamo con calma. Qui ognuno la pensa come caspita gli pare come è giustissimo che sia, possino cecamme se ho intenzione di mettermi a fare discorsi pseudoreligiosi o similia varia (personalmente non credo nell’anima immortale, ma nessuno al mondo potrebbe convincermi che io sono come sono, penso, ragiono, mi commuovo, amo mia moglie e le mie figlie, odio quello che mi ha fregato il tappo della vespa nel 1981 e tutto solo grazie a delle reazioni chimiche e fisica dei fluidi, non esiste al mondo. Non sarà immortale, non andrà né in paradiso né all’inferno ma noi non siamo solo carne e sangue, questa è la mia visione, tutto qui e solo per chiarezza), ma solo tornare a pensare in termini di Star Trek e basta.
In questo mondo di fantasia, l’anima esiste.
Spock ha trasmesso la propria anima dentro McCoy per poi essere successivamente resuscitato, Picard e compagnia hanno avuto esperienze simili per decine di volte, la moglie di Sisko poi è apparsa tante di quelle volte quasi da reclamare un posto nei titoli di testa.
Tutto questo per dire che dobbiamo tenere presente anche questo aspetto.
Quindi cosa succede? Viene scomposta anch’essa? Come per magia sa già dove saranno ricomposte le cellule corporee e si fa trovare pronta all’arrivo? Domande simili se le sono poste anche scrittori affermati come William Gibson (nel suo racconto “Hinterland express”, alcune persone che compiono un viaggio attraverso un portale dimensionale tornano indietro pazze o non tornano affatto) e, più nello specifico, Stephen King (nel suo racconto “Il viaggio” si pone esattamente questo problema, risolve con la specifica condizione che il teletrasporto debba essere fatto da addormentati, poiché la velocità di teletrasporto del corpo è ben diversa da quella dell’anima, molto più lenta, e chiunque faccia il viaggio da sveglio, torna invariabilmente impazzito dagli anni passati in completa solitudine nello spazio. Qui si ipotizza quindi una netta separazione tra il corpo-guscio e l’anima-essere; l’uno arriva immediatamente e senza rischi, l’altra fa il viaggio separatamente e si muove con modalità che esulano le leggi fisiche. Un simile assunto è accettato anche dall’universo Trek: Picard vive una intera vita quando nella realtà sono passati pochi secondi dando quindi credibilità ad una ipotesi di diverse velocità tra leggi fisiche e leggi del puro spirito) e solo parzialmente sono riusciti a dare una risposta, in Star Trek, molto più semplicemente, non si pongono il problema.
Volendo continuare su questo livello potremmo anche arrivare a chiederci se davvero il teletrasporto sposti le nostre molecole o non si limiti a distruggerle dopo averle copiate nei buffer e a copiarle a destinazione. In breve, la molecola “Antonio” viene davvero presa, memorizzata, inviata a destinazione e ricomposta? Oppure la sorte di Antonio non sia quella di essere distrutta ma con la promessa che a destinazione si faccia una copia para para ad Antonio?
Se io fossi Antonio, propenderei per la prima possibilità (anche se dovessero giurarmi su un quintale di bibbie che la molecola Antonio copiata sono comunque io, non sarei proprio Io Io ma sarebbe, vabbè, lasciamo stare) ma nel mondo di Star Trek queste due ipotesi convivono allegramente. Infatti, anche se ci viene detto che le molecole trasportate sono le originali, per motivi inspiegabili, l’errore più classico del teletrasporto è quello di creare cloni.
Come si spiega?
Tecnicamente non dovrebbe esserci massa per fare due Will Riker (anche se in questo caso, di massa, da qualche anno a questa parte ce ne sta, eccome), se io trasporto un Wil Riker da dove caspita prendo la “sostanza” per farne un altro? A rigor di logica potrei farne due alti e grossi la metà, ma così non è stato (piccola parentesi, in un film beota come “Hulk”, film in cui il gigante verde si trova costretto a combattere contro dei barboncini mannari, hanno pensato ad una cosa del genere, infatti quando Hulk si ritrasforma in Banner si vede una grossa quantità di liquido scendere dall’asfalto). Altro problema che non si sono posti. Per carità, ci mancherebbe altro se lo ponessero, se dovessero rispondere a tutti i piccoli quesiti che la fantascienza solleva staremmo freschi e la nostra serie preferita sarebbe di una noia mortale, dovrebbe spiegarci anche perché, ad esempio, esiste una naturale ritrosia verso i bottoni.
Fateci caso, i bottoni sono tabù, tutti i vestiti, che siano essi pigiamiformi o meno, si chiudono col velcro o con una zip, ci fosse un bottone a pagarlo. Questo era un fuori tema dal problema trasporti ma passatemelo, sono anni che mi tormenta.
Sappiamo che il cibo dei replicatori non è saporitissimo, o comunque non comparabile con il cibo cucinato in casa con prodotti freschi (anche se ci viene sempre detto il contrario, Scotty si porta da bere da casa, i parenti di Picard sono viticultori, Neelix è un cuoco, quindi usano il replicatore solo se costretti da viaggi lunghi), quindi la gente del futuro trekiforme ha comunque voglia o necessità di mangiare fuori (anche perché in tutti gli appartamenti terrestri visti finora, da quello di Kirk in su, ce ne fosse uno con una cucina), bene, mettiamo che io voglia andare a mangiare nel ristorante del padre di Sisko, come ci arrivo? Ma soprattutto, la cucina caraibica è speziatissima, mi conviene andarci?
L’unico mezzo di trasporto terrestre su ruota che ci hanno fatto vedere su Star Trek è quella sottospecie di dune-buggy con cui Picard e compagnia andavano per spiagge a raccogliere al volo pezzi di androidi (unico esempio di mezzo guidato da un volante, tra l’altro) e delle macchinette simil vetturetta da golf intraviste nello sfondo dell’Accademia (nella mitica puntata in cui Wesley ed un gruppo di cadetti combinano un casino grosso, poi uno enorme, uno fenomenale, infine uno ci rimette la buccia e solo allora si dicono soddisfatti).
Da tutto questo possiamo chiudere dicendo che se ci troviamo in difficoltà sul raccordo, se quello che ci ha sorpassato a destra rombando a 240 Km/h si è, giustamente, spalmato su di un platano, uscendone indenne per prendersi gli sputazzi di tutti i sorpassati creando due ore di fila, non avremmo comunque avuto nessun vantaggio con la tecnologia di Star Trek e poi, cosa più importante, se un adolescente brufoloso con piercing e tatuaggi soprannominato “il cencio”, dovesse iniziare a corteggiare le nostre figlie, teletrasporto o non teletrasporto, il modo per arrivare fino a lui a rompergli le corna, lo troviamo sempre.

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