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SVISTA LA RIVISTA
di Domenico Ciccone
È da
un po’ di tempo che non mi ritrovavo a “mazzolare”
gli articoli dell’Inside Star Trek
Magazine, la rivista ufficiale dello Star
Trek Italian Club, e mi pare che sia tornato il momento di farlo.
Intendiamoci, la rivista ha tanti pregi, ci sono tante rubriche divertenti
e interessanti, ma quando si tratta di intervistare qualche attore storico
della serie, chissà perché vengono fuori delle castronerie
che si sarebbero potute facilmente evitare. E poi non bisogna dimenticare
che il trekker medio è abituato a fare le pulci sulla minima discrepanza
di date ed eventi fra le centinaia di episodi delle cinque serie; figuriamoci
se non lo fa anche con il “verbo scritto”.
Leggiamo ins ieme
alcuni estratti dall’ISTM nr. 117 di Luglio-Agosto 2005, che riporta
un’intervista a William Shatner,
fatta dal direttore responsabile della rivista, Giovanni Lani (accipicchia).
Dopo poche righe dall’inizio dell’articolo, si legge la seguente
frase: “Da buon Americano (anzi
da cow-boy dei grandi sentimenti) non si sottrae all’obbligo morale
di sfruttare la propria popolarità per aiutare i più deboli
(…)”. Che Shatner sia canadese,
e non americano, lo sanno anche i sassi, quindi non sarebbe stato male
correggere l’evidente errore prima di dare alle stampe il giornale,
magari scrivendo “Nordamericano”,
se proprio si vuol far riferimento al continente.
Anche perché, a pagina 11, nel report di Gabriella Cordone sull’incontro
di sabato, si legge: (SHATNER) “Io
sono Canadese. Quando ero in Canada, la prima cosa che feci fu recitare
in teatro”.
Continuando nella lettura dell’articolo di Lani, ho rilevato quest’altra
curiosa affermazione : “Ho visto
parlare bambini che non potevano parlare. Ho visto camminare dei bambini
che non potevano più farlo. Ho visto miracoli” racconta
Shatner in una pausa nel suo camerino al Centro Congressi di Bellaria,
dopo aver autografato centinaia di immagini e oggetti per i covenuti alla
Convention dello STIC.
Va bene che si descriveva la lodevole iniziativa di Shatner legata al
recupero di bambini traumatizzati dalla guerra tramite l’ippoterapia,
ma farlo passare per la quintessenza della disponibilità mi sembra
esagerato. Ricordiamo, infatti, che la sessione di autografi era sì
aperta a massimo 300 persone (peraltro a 38 euro a cranio), ma quanto
alla disponibilità del buon Bill, vale quanto detto prima dell’apparizione
da Nicola Vianello. (Se volete sentire, cliccate QUI:
per dovere di correttezza, informiamo che NESSUNA REGISTRAZIONE
è stata fatta DURANTE le due apparizioni di Shatner alla Sticcon,
come richiesto specificatamente dagli organizzatori e dal Signor Shatner).
Tornando al report di Gabriella Cordone, leggo a pagina 10 le seguenti
affermazioni : Gigione, pronto alla
battuta, ha dichiarato di essere in Italia per la prima volta. “Questo
è il mio primo viaggio in Italia, e prima di venire ho pensato
‘Italia; là troverò degli spaghetti! Gli spaghetti
in Italia saranno perfetti!…Ma non è così! Non ho
trovato spaghetti! Tortellini…maccheroni…Donde sono gli
spaghetti? E non spaghetti alla Bolognese, spaghetti con burro e un pò
di aglio…non sono riuscito a trovarli. Non ci sono spaghetti in
Italia!”. Strappando le risate del pubblico, consapevole di essere
una leggenda agli occhi degli astanti, ha cominciato la sua lunga chiacchierata
con i fan…Capisco che la povera Gabriella si sia limitata,
per carità di patria, a riportare queste affermazioni senza particolari
commenti, ma un paio di precisazioni, secondo me, andavano fatte, seppure
a rischio di far passare Shatner per un vecchio rimba. 
Il viaggio in Italia: se vogliamo chiamare ‘viaggio’ solo
la visita a più città di uno stesso Stato, allora ci può
anche stare che questo sia il primo viaggio di Shatner in Italia. Ma nella
più normale accezione di spostamento dal luogo di residenza ad
un altro luogo, di viaggio in Italia Shatner ne avrebbe compiuto almeno
uno nel 1997 per partecipare al programma “Anima
mia” di Fabio Fazio. Dico avrebbe perché, se lui dichiara
di essere in Italia per la prima volta, magari siamo stati noi ad aver
sognato che lui fosse presente in uno studio televisivo di Roma.
Per concludere, ribadendo che la presenza di una rivista di Star Trek
nel sempre più difficile panorama editoriale è cosa buonissima
e meritoria, mi sembra che la veste di “ufficialità”
che la rivista ha avuto dopo gli accordi con la Paramount, abbia avuto
un qualche effetto sulla possibilità di scrivere certe impressioni.
Alla prossima.
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