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AVVENTURE LETTERARIE
di Paolo
"Exidor" Longarini
Ho un fratello, Luca.
Luca, come me, ha la passione per i libri. Leggiamo molto.
Io mi vanto di avere gusti variegati ma ricercati, lui è fiero di leggere
sempre le stesse cose, riassumendo in termini chiari, legge una marea di frescacce.
I migliori libri (e film) secondo lui, sono
quelli che contengono la parola “omicidio” nel titolo, nella trama
comprendono l’uso di un sommergibile e alla fine della storia hanno ridotto
il parco partecipanti di almeno la metà per morte violenta.
Per mio dichiarato snobismo non ho mai nemmeno voluto toccare robaccia simile.
Lui si nutre avidamente di Cussler, Robinson, Patterson, mai
Clancy perché troppo verosimile e tecnico (“che
mi frega di come funzionano i missili? Quello che importa è il grado
di distruzione che ottengono”) e, recentemente, la scoperta Reilly.
Nell’ultimo mese ho fatto una full immersion nel suo mondo, ne porterò
per sempre le conseguenze.
Dunque, iniziamo con Cussler.
Clive
Cussler è un signore di abbondante mezz’età
con due passioni dichiarate: le macchine d’epoca e la gnocca, elementi
che non manca mai di inserire nei suoi libri. Il suo personaggio principale
è Dirk Pitt, fantomatico miscuglio tra Capitan
America, Rocco Siffredi, James Bond e McGyver, un ricercatore della NUMA,
società che si occupa del recupero di relitti sommersi e tesori
nascosti.
Fido compagno d’avventura è Al Giordino,
“costruito con pezzi di scarto di un caterpillar”,
come viene descritto dall’autore, spalla comica (al suo attivo ci
sono battute in grado di gelare le chiappe ad un pinguino) e saltuario
eroe.
I due si occupano di recuperare il Titanic, navi vichinghe, ufo incastrati
in iceberg, navi confederate che hanno attraversato l’oceano in
un fiume sottomarino e sono sbucate in Africa, liberano dalla minaccia
russa dei ricercatori imprigionati nel laboratorio lunare (ancora a cercare
l’area 51? Dilettanti), mentre fanno tutto questo non si precludono
nulla, fanno saltare carri armati tirandogli addosso bidoni di nafta (infiammabile
come la coca cola) usando una catapulta costruita con pezzi di recupero,
attraversano l’oceano a bordo di un trattore modificato e sopravvivono
tagliandosi pezzi di chiappa e mangiandoseli.
In tutto questo il nostro Dirk trova il tempo di farsi sempre la bella
di turno.
È andato a letto anche con il segretario generale delle Nazioni
Unite.
Calma, solo nella realtà è un attempato signore africano
di mezz’età, nei libri di Cussler è una ex miss America
fresca quarantenne, bionda, atletica e tettona che, nonostante sia ricoverata
in ospedale per fratture varie, trova il modo di ricompensare il bel Dirk.
Robinson e Patterson
differiscono solo nel mezzo di locomozione: per uno sono necessariamente
sommergibili, per l’altro aerei o navi in generale. Quel che conta
è il nemico giurato, la Cina.
I cinesi sono tanti, piccoli, infidi, bugiardi, senza onore, traditori
e, sostanzialmente, dei poveri deficienti.
Entrambi sono estremamente precisi nelle descrizioni degli armamenti e
delle tattiche di combattimento ma non fanno della precisione la loro
maggiore attrattiva (al contrario di come fa, appunto, Clancy,
tanto documentato e tanto competente da essere addirittura stato chiamato
come consulente dal congresso degli stati uniti), il fulcro dei loro libri
è nel confronto tra le grandi, leali ma a volte sfortunate truppe
americane e le infingarde, sculatissime ma brancaleonesche truppe cinesi.
Gli americani hanno sempre le attrezzature migliori e cribbio se le sanno
usare, i cinesi hanno delle attrezzature vecchie, antiquate e nessuno
sa farle funzionare a dovere e, nella sventurata ipotesi che i rapporti
di forza tecnologica siano equivalenti è solo perché i cinesi
hanno rubato delle risorse americane o le hanno comprate dai russi.
La
preparazione militare delle truppe cinesi è a stento sufficiente
a non permettere che i soldati dagli occhi a mandorla si sparino tra loro
o carichino i fucili con le banane anzichè con pallottole, hanno
dalla loro il grande numero ed una fortuna fuori misura.
Visto che sono i cattivi, e sono cattivi fuori da ogni umana comprensione,
tutti i mezzi che i buoni, buonissimi, angelici soldati americani hanno
a disposizione sono leciti e ammessi, qualsiasi tipo di spionaggio è
giustificato.
In un libro di Robinson, ad esempio, i fetenti gialli
hanno rubato dei piani segreti per la costruzione di un sommergibile grande
e silenzioso, o meglio, si crede che lo abbiano fatto ma, come potete
immaginare, il sospetto è più che sufficiente per emettere
condanna. Ora, chiaramente si lancia una missione di spionaggio da attuare
in acque territoriali nemiche, comandata da un eroe, figlio di eroi, nipote
di eroi e genitore di futuri eroi con in testa null’altro che la
bandiera, la torta di mele ed un sovrano rispetto per la ragazza della
porta accanto. Questa missione, proprio nel momento in cui tutto sembrava
fatto (trovate le prove del furto, scoperto che non distinguevano dei
fogli tecnici dall’ultimo numero di Paperino alle Crociate, pronti
per tornare in tempo per il superbowl), il sommergibile rimane invischiato
in un cavo radar che i cinesi avevano svolto quasi senza accorgersene,
per colpa di un ordine sbagliato da parte di un ufficiale incompetente
che poggia le sue inadeguate chiappe sul fior fiore della marina americana
solo perché è figlio del presidente degli stati uniti.
Parte, a questo punto, la più classica delle missioni di recupero
dei Seal che sgominano un battaglione di soldati nemici usando solo stuzzicadenti
usati e vecchie motofalciatrici.
Finale scontatissimo in cui i buoni vincono, i cattivi perdono facendo
la figura dei deficienti.
Ma la parte davvero grandiosa è l’assunto finale dell’autore
e cioè che la politica rovina quello che ogni buon militare sa:
nulla aiuta le relazioni internazionali con un paese rivale come una bella
scarica di missili. In breve, gli americani salvano sì tutti quanti
e fanno la parte dei buoni ma perdono comunque il sommergibile e qualcuno
ne deve essere responsabile, di certo non il figlio del presidente. Si
incolpa quindi il comandante che, vinto dal disonore, si suicida.
Il
migliore, il libro idiota definitivo, la summa di tutto ciò che
di fuori dal mondo esista va sicuramente a Matthew Reilly,
autore di “Ice Station” ma soprattutto di
“Tempio”.
Cito solo questi due perché da noi sono stati pubblicati solo questi
due libri, non che ne abbia scritti molti altri, per nostra fortuna, ma
aver avuto l’onore (?) di essere citato da Cussler (in uno dei libri
di Dirk Pitt, il nostro protagonista confessa di aver molto apprezzato
“Ice Station”) non è certamente cosa da poco.
In “Tempio”, il protagonista è un
assurdo professore universitario di lingue antiche che viene catapultato
in america latina alla ricerca di un idolo inca composto da un materiale
immaginario che, misto ad una bomba inesistente, dovrebbe causare un esplosione
in grado di distruggere l’intero pianeta.
Non basta?
Sulle tracce di questo idolo ci sono i soliti neonazisti, la mafia, dei
gruppi paramilitari americani e tutte le forze armate statunitensi in
conflitto tra loro.
Al di là del fatto che il nostro eroe sopravvive ad un'esplosione
seminucleare (come fa un esplosione a essere mezza nucleare?)
chiudendosi in una cassaforte, precipita da un aereo a bordo di un carro
armato e lui, MENTRE PRECIPITA disattiva una altra bomba nucleare immettendoci
come codice di sblocco la matricola militare di Elvis, come se non bastasse
si salva senza usare nessun paracadute, semplicemente SALTANDO dal carro
armato un attimo prima che questo tocchi terra (la legge di conservazione
del moto, si sa, è un indicazione d’intenti, a definirla
legge sono solo i precisetti del piffero). Senza contare che lo stesso
autore dimostra di avere un orgasmo ogni volta che si trova a descrivere
un arma.
Il nostro eroe sta precipitando da un burrone? Quale momento migliore
per descrivere il mitra che ha in mano? In un'altra occasione i nostri
protagonisti (chiedo scusa, non avevo detto che all’atletico e geniale
professore di lingue morte si affiancavano un gruppo di marines americani,
i seal, altri quattro professori di cui due gnocche e una ex-fiamma che
poi si scopre farsela con un altro salvo scoprire che era sposata con
il fratello dell’eroe ma è una spia. E sto solo a metà)
si trovano di fronte la seconda ondata dei cattivi, bene, l’autore
usa una pagina per informarci delle potenzialità dei mitra. Informazione
di importanza vitale (almeno quanto sapere il numero dei b.p.m. negli
anni ottanta) è conoscere la potenza di fuoco misurabile nel rapporto
proiettili al secondo.
Signori, dopo tutti questi libri ho capito
due cose: la prima è che si abbattono davvero troppi alberi nel
mondo, la seconda è che queste pagine sono intrise di un sottile
psicofarmaco che induce assuefazione. Ti rendi conto di come tu, sagace
lettore di Henry James, appassionato ricercatore di Joyce, amante delle
pagine di Beckett, divoratore della saga Pizzo Nero e gran promulgatore
di fesserie, non riesca più a fare a meno di leggere queste idiozie.
È un vortice, un gorgo. Scopri l’estasi e la sensazione di
rilassatezza indotta dalla lettura di improbabili personaggi coinvolti
in avventure talmente stupide da risultare insultanti, avverti chiaramente
che l’autore ti sta prendendo in giro e guadagna fior di quattrini
vendendoti idiozie ma tu sei sotto la sua finestra e ne chiedi ancora
e ancora.
Finché siete in tempo, salvatevi.
Non iniziate.
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