MA MI FACCIA IL PIACERE
di Paolo "Exidor" Longarini


Facciamo il punto.
La serie che avrebbe dovuto rilanciare il marchio di Star Trek nel mondo ha chiuso i battenti in maniera penosa dopo solo quattro stagioni, non certo indimenticabili.
Gli ultimi film sono delle vaccate strabilianti.
La Paramount sembra aver venduto il settore televisivo ma non tutto, solo un pezzetto, magari una ‘nticchietta e ancora nessuno sa dove e di chi siano i diritti di ST.
Startrek.com chiude i battenti.
La premiata ditta B&B sembra, ancora, la maggior referente per il rilancio del marchio (come dire che per i prossimi mondiali in terra di Germania, gli attaccanti titolari della nostra nazionale saranno Aldo Serena e Nanu Galderisi) e non passa giorno senza che non diano alle stampe qualche progetto idiota comprendente clonazioni, l’inedito e sorprendentemente innovativo stratagemma dei viaggi temporali o degli universi alternativi per cercare di ributtare nel mezzo uno dei protagonisti della TOS.
Chiamato a rispondere su una sua possibile partecipazione ad un fantomatico prossimo film, addirittura Patrick Stewart (che, ricordiamo, è un affermato attore scespiriano, esattamente come, da ultime statistiche, il 76% della popolazione inglese, turisti inclusi. Anche io, che a capacità interpretative rivaleggio con il Massimo Ciavarro di “Sapore di mare” o con un rubinetto, una volta, passeggiando per Trafalgar Square mi sono ritrovato a declamare il discorso della battaglia di San Crispino tra ali di folla entusiasta), si è permesso di rispondere “non so, ho un agenda piuttosto fitta PER I PROSSIMI ANNI (come dire garbatamente attaccateve ar pipparuolo).
Tutto lascia pensare, quindi, che di Star trek non gliene freghi più nulla a nessuno e che per molto, molto tempo, non avremo nulla altro che i bei ricordi a farci compagnia.

E allora?

Io non mi fascio la testa, non mi preoccupo e non smetto di considerare ST una delle cose che mi piacciono della vita che conduco.
Star Trek, così come tutte le nostre vere passioni non finirà e non morirà mai, sopravviverà anche a dieci, quindici anni di silenzio completo, totale ed assoluto. Se per tanto, tantissimo tempo non ci dovesse essere un film, uno straccio di spettacolo, un musical (Fanno i musical pure sulle Winx! Inutile sforzarvi, se non avete figlie piccole non siete così sfigati da sapere di cosa sto parlando), una nuova serie o se nessuno degli attori di una qualsiasi stagione non si dovesse ricordare all’improvviso, dopo anche vent’anni “Opporcamiseria, non avevo detto di essere gay”, di collezionare teste rimpicciolite o di essere convinto di rappresentare un Budda, anche se nulla di questo dovesse mai più succedere, ci saremmo sempre noi, avremmo comunque tante e tante puntate in DVD a nostra disposizione di cui dibattere ed una discreta valanga di libri per discutere.
La nostra passione resterà.
Può sembrare banale e demagogico, semplice e anche stupido ma, scusate, abbiamo davvero bisogno di conferme, abbiamo davvero bisogno di un nuovo progetto bello o brutto che sia per rinnovare la nostra voglia di parlare, discutere di St o di vedere una vecchia puntata? Ve la faccio semplice, molti di voi sono anche tifosi di una squadra di calcio. Molti di voi fanno il tifo per una squadra che non ha mai vinto e mai vincerà uno scudetto, non me ne vogliano i tifosi marchigiani, ma, con tutta la buona volontà, vedo molto difficile (e di difficile possibilità) che l’Ascoli, ad esempio, possa vincere uno scudetto da qui ai prossimi dieci, vent’anni, ebbene, questo fa sì che qualcuno di questi tifosi si scoraggi e decida di cambiare squadra o abbandonare la passione per ventidue miliardari che pigliano a calci una sfera composta da un cadavere bovino?
Non credo.
E allora perché dovrebbe esserci un calo della nostra passione?
Possono esserci altri amori, altre serie che ci prendono come ST (attualmente seguo con grande interesse “Medium” una splendida serie dove hanno riscoperto cosa fa una grande telefilm: delle belle storie. Adoravo, finché l’hanno trasmessa, “la zona morta”, posseggo fieramente una delle poche VHS ancora esistenti di una vecchia miniserie di RaiDue, “Il Mastino”, con Eros Pagni), possiamo deviare la nostra attenzione su altri interessi ma, se sei un trekker, resti un trekker. Non ti stanchi di parlarne, non ti stanchi di leggerne, non ti stanchi di vederne.
Non ci credete? Prendete almeno cinque esemplari di sesso maschile a casaccio e metteteli intorno ad un tavolo fornendogli sigarette, tramezzini ed alcol, non importa da dove vengano, non importa quanti anni abbiano, non importa per quante volte si ripeterà questa esperienza. Parleranno di donne, calcio, motori e politica.
Che, guarda caso, sono gli argomenti che la popolazione maschile tratta dall’alba dei tempi (o quantomeno dall’invenzione del motore a scoppio).
Prendi un numero qualsiasi, il minimo indispensabile per definirlo “plurale”, di appassionati di ST, senza necessariamente metterli in un ridente paesello in provincia di Timbuctu (voci incontrollate ed incontrollabili lo danno come esistente da anni sulla riviera romagnola ma, considerando quanto tempo ci si mette per raggiungerlo, come minimo Bellaria è uno stato centrafricano), e azzarda una frase tipo “in fondo, Spock è un allegrone” e si metteranno di parlare di klingon, Enterprise, camicette rosse, vulcaniani e romulani, differenze intrinseche tra il push up di Sette di nove ed il più rassicurante e materno balconcino betazoide, tra le magliette strappate di Kirk e la faccia da “te rimorchio pure si movo solo le recchie” di Riker, del ballo da odalisca di una ottuagenaria Uhura e di reazioni di dilitio.

Crisi di idee?
Momento di stanca?
E a noi cosa ce ne frega, noi siamo già arrivati là dove nessun’altro è mai giunto prima.
(una chiusa di questo tipo e non ho nemmeno fatto il classico, mi bacerei da solo)

Se volete commentare questo articolo scrivete a Warp Mail